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Università degli Studi di
Urbino
Facoltà di Scienze della
Formazione
Corso di Laurea in
Psicologia
__________________________
"LE
DINAMICHE FAMILIARI DEI BAMBINI IMMIGRATI NELLA PERCEZIONE DEGLI OPERATORI SANITARI
Unindagine
esplorativa nella Regione Marche".
di Alessia Barbarano*
estratto dalla tesi di
laurea
Relatore: Chiar.mo prof.
Roberto Cerabolini
§
Il fenomeno della
migrazione costituisce da sempre, nella storia dellumanità, in tutte le sue epoche
storiche, una condizione dellessere
umano. A livello psicodinamico, il tema storico millenario della migrazione può essere
interpretato secondo diverse chiavi di
lettura: si può configurare come spinta
alla conoscenza, o come simbolo di nascita . Alcuni miti biblici ci riportano al tema
della migrazione come bisogno di andare verso la conoscenza, e tra questi cè
sicuramente il mito dellEden, in cui la cacciata dal paradiso è conseguenza della
punizione di Dio nei confronti dellimpulso
verso la conoscenza , che implica una trasgressione da parte di Adamo ed Eva ed una rottura del
legame ideale tra Dio e luomo . Altre interpretazioni simboliche rimandano a
miti di nascita, nei suoi aspetti più traumatici e dolorosi, che implicano
necessariamente sensi di colpa e di persecuzione . Questi miti ci aiutano a capire, come,
sia ieri che oggi, langoscia e la colpa siano sentimenti quasi inevitabilmente
presenti nellesperienza migratoria, ai quali spesso si accompagnano anche ansia,
tristezza, dolore e nostalgia, che, insieme alle illusioni piene di speranza, formano il
bagaglio che ogni migrante porta con sé. Lemigrante però deve affrontare non solo
il difficile compito di elaborazione dei propri vissuti interni legato alle esperienze di
separazione e di lutto, ma anche problemi di ordine contingente non sempre favorevoli. La
relazione che lindividuo ha con gli oggetti interni, precedentemente interiorizzati, insieme al senso di fiducia che gli procurano e
allintegrazione raggiunta, contribuirà in maniera decisiva a sviluppare in lui la
capacità di sopportare le separazioni e lassenza degli oggetti esterni conosciuti e
familiari.Tale capacità si rende indispensabile soprattutto allinizio
dellesperienza migratoria, perché lindividuo deve poter contare solo su
oggetti interni e sullintegrità personale. Egli deve affrontare sia la perdita
delle figure familiari, sia linevitabile esclusione presente nella prima fase di
questa esperienza, da parte della nuova comunità ospitante, al quale il soggetto è ancora estraneo. Sulla
base di tali premesse, sarà possibile, per il soggetto emigrato, sviluppare con il tempo,
in maniera più o meno efficace, un nuovo senso di appartenenza in cui potranno confluire
gli aspetti del passato, gli oggetti attuali, le
esperienze antiche e le esperienze nuove.
Generalmente, nelle dinamiche dei flussi
migratori, si distinguono due tipi di forze
fondamentali che agiscono come cause dellemigrazione in modo complementare: i
fattori di espulsione (sono quei fattori che troviamo nei paesi poveri del cosiddetto
terzo e quarto mondo: esplosione demografica, sfruttamento da parte di paesi ricchi,
indebitamento, disoccupazione, degrado) e i fattori di attrazione (questi fattori sono
presenti nei Paesi ricchi e sviluppati. Il fattore più importante è sicuramente il
fattore economico, ma non è lunico). Una seconda dimensione caratteristica dei
processi emigratori è il collegamento tra situazione anagrafica e familiare e tipologia
dellinsediamento nuovo: si tratta della cosiddetta catena migratoria,
nella quale possiamo distinguere quattro
fasi.
-Fase 1 : lavoratori giovani e celibi ; permanenza
breve.
-Fase 2 : lavoratori meno giovani; permanenza più
lunga.
-Fase 3 :
presenza di donne, bambini e adolescenti ; permanenza stabile.
-Fase 4 : limmigrazione si stabilizza, si
sviluppano le strutture etniche dei gruppi.
Secondo Sluzki (1979),alla sequenza oggettiva,
esterna, del processo migratorio, corrisponde una sequenza interiore, di stati
danimo. A ciascuna fase del processo migratorio, cioè, sono riconducibili
determinate problematiche psicologiche, le quali saranno vissute e assimilate diversamente
a seconda delletà che ha lindividuo al momento della migrazione. Riguardo i
minori immigrati, cè da chiedersi cosa vuol dire per un bambino abbandonare la propria terra per raggiungere un
altro luogo, spesso anche molto lontano, che è sconosciuto e immaginato solo attraverso
la fantasia. Per un bambino, il viaggio si carica di aspetti che hanno significati
differenti rispetto a quelli degli adulti che lo accompagnano. Il bambino è diviso tra
emozioni contrastanti: da un parte cè la paura per lignoto che lo aspetta e
che si unisce alla curiosità del nuovo, dallaltra cè una forte carica
emotiva che gli viene trasmessa dalla famiglia, e infine da non sottovalutare cè
anche un inizio di nostalgia che non ha ancora avuto il tempo di consolidarsi perché sopraffatta dalla curiosità.
Oltre alla dimensione esteriore del
viaggio, cè poi quella interiore che riguarda la perdita degli ambienti
e dei luoghi nei quali il bambino è cresciuto, e ai quali ha avuto accesso dalla
nascita,e naturalmente delle figure di riferimento con le quali il bambino è vissuto. Egli perciò cercherà di
mitigare il dolore per la separazione portando con sé qualcosa che gli è familiare, come
un oggetto, un abitudine, un modo di fare, ecc..
Una volta che il bambino è arrivato nel nuovo
paese, manifesterà una sensibilità molto intensa verso tutto ciò che è nuovo e
sconosciuto. Le sue reazioni dipenderanno dalle relazioni oggettuali precedenti già
interiorizzate, che ha instaurato con le figure parentali. Tra i meccanismi di difesa che
il bambino potrebbe mettere in atto per placare gli aspetti conflittuali presenti dentro
di sé troviamo: la Scissione e la
Regressione.La prima serve a bloccare sia le ansie persecutorie che quelle depressive, e
anche ad evitare la minaccia dei sentimenti confusionali causati dal non saper
discriminare tra il vecchio e il nuovo. La seconda invece è una modalità di ritorno a
fasi precedenti dello sviluppo che si può manifestare in un bambino che si sente
invaso da un mondo che percepisce come sconosciuto ed ostile. Il rischio che
il bambino corre nel mettere in atto meccanismi difensivi di questo tipo è naturalmente
quello di subire un blocco nel suo itinerario psicologico-evolutivo. Il bambino quindi
può rimanere ancorato ai luoghi, ai modelli culturali, e alle figure affettive del paese
dorigine, che vengono pertanto mitizzate creando situazioni di disagio e di non
adattamento positivo alla nuova realtà.E perciò molto importante il contributo dei
genitori nel favorire linserimento del minore nel nuovo contesto di vita. Uno dei
compiti evolutivi più difficili per i bambini immigrati è quello di stabilire un
equilibrio interno tra i due riferimenti (quello proprio della cultura di origine, e
quello del paese ospite), e di articolare i
legami tra lo spazio esterno pubblico e quello interno familiare. Per far sì che il
processo di crescita dei figli avvenga senza troppi traumi e ambivalenze è necessario che
vi siano alcune condizioni di base. Innanzitutto è necessario che i genitori siano
convinti che lappartenenza a due culture sia più arricchente per il bambino di
quanto non sia il riferimento ad un solo mondo culturale. Questo significa in alcuni casi
accettare che il figlio sia in parte diverso da come i genitori se lo erano immaginato e
quindi in un certo senso meno fedele alle origini di quanto essi avrebbero
voluto. In questa dinamica familiare tra mantenimento e mutamento, la madre ha un ruolo
fondamentale di trait-dunion. Ella infatti deve continuamente tessere il
legame tra il mondo del bambino (che è già quello del futuro) e quello del padre (che è
ancora quello del passato), fatto di ricordi, nostalgie e memorie.
La migrazione comporta spesso dei rischi per la
salute del soggetto immigrato, e può determinare linsorgere di disagi psico-fisici.
Il cambiamento legato al passaggio da una società in cui si è culturalmente integrati,
ad una società in cui vi sono infiniti elementi di diversità, di novità, crea uno stato
di fragilità nellindividuo. Numerosi studi hanno dimostrato che se i cambiamenti di
vita sono di grande intensità e frequenza, vi è un elevato rischio per la salute
dellindividuo. Spesso, laccumulo di piccoli e grandi cambiamenti nello stile
di vita dellindividuo emigrato e nelle sue abitudini, provocano un senso di
confusione e di smarrimento che sono difficilmente verbalizzabili, e tendono invece a
trasformarsi in sintomi somatici. La malattia si manifesta, in questo caso, come la
manifestazione di un crollo psicologico. Possiamo perciò dedurre facilmente
che le patologie più tipiche del soggetto immigrato sono quelle da
adattamento ( causate da una serie di eventi come: il dolore per le
separazione dalle figure parentali,e lo stress provocato dallevento migratorio) , e
da sradicamento (le quali vengono vissute dal soggetto come una perdita dal
suo universo di vita abituale, generando pertanto una condizione di instabilità psichica
e di insicurezza ).
Molto spesso il bambino immigrato può esprimere
il proprio malessere e la propria sofferenza per le perdite subite, attraverso disturbi
psicosomatici, tra laltro molto frequenti anche negli individui immigrati adulti. In
questi casi il bambino si ammala, e questa malattia del corpo non è altro che
lespressione di un disagio psicologico dovuto allo sradicamento dal proprio mondo
emotivo-relazionale di appartenenza.
La malattia di un figlio può avere diversi
significati e diversi effetti nei vari momenti del ciclo di vita di una famiglia. E
importante, quindi, il modo in cui viene affrontata dai membri della famiglia. Il ruolo
della famiglia e la qualità delle sue relazioni
interne ed esterne sono perciò essenziali per la salute del singolo individuo.La
capacità di prevenire e di risolvere le malattie dipende quindi dalladeguatezza
dellorganizzazione familiare, la quale a sua volta dipende dalla cultura della
stessa famiglia. Da alcune ricerche è emerso come la madre giochi un ruolo fondamentale
nel comportamento della famiglia relativamente alla salute. E lei infatti
lagente centrale di cura allinterno del complesso familiare. Il suo
atteggiamento verso limmunizzazione, ad esempio, è molto importante e dipende da
fattori quali la sua educazione e il suo status socio-economico. Molte indagini
epidemiologiche dimostrano che i tassi di morbosità sono superiori nei bambini che hanno
situazioni familiari più deboli, conflittuali e frammentate, o che comunque non possono
contare su una famiglia disponibile come risorsa. E evidente quindi che
la situazione dellimmigrazione può essere un fattore di rischio per la salute del
bambino immigrato. La famiglia si trova a dover affrontare una situazione familiare più
difficile e problematica, e questo può portare ad accrescere la sensibilità verso
malattie sia fisiche che psichiche.
Nel rapporto tra il medico italiano e il paziente
straniero, troviamo un problema in più che si va ad aggiungere a tutto il resto, e cioè
quello dellintegrazione tra medicina occidentale e quella tradizionale, tipica della
cultura e del vissuto dellimmigrato.Emergono inoltre difficoltà nel comprendere
ciò che lo straniero vuole comunicare, difficoltà che non sono solo linguistiche, ma
anche dovute alla possibilità di capire qual è il bisogno che spinge lutente a
rivolgersi al medico, e quali sono le aspettative che egli ha circa la visita. A
complicare ulteriormente la situazione, ci sono anche differenze nei patterns comunicativi
non verbali, dovute ad un diverso background culturale, e ciò può ostacolare
linstaurarsi di un clima di fiducia e di collaborazione tra medico e paziente
immigrato. Analizzando quindi la comunicazione clinica tra medico e paziente straniero in
unottica interculturale, si capisce facilmente quanto sia importante la strategia
della mediazione linguistica-culturale, e la necessità dinserimento della figura
del MLC (mediatore linguistico culturale).
La mediazione linguistico-culturale si presenta
come un tipo particolare di comunicazione, nella quale il mediatore si colloca come il
terzo elemento, allinterno della relazione medico-paziente straniero .Questa
particolare relazione sociale prende il nome di triangolo terapeutico e si
potrebbe definire come un processo comunicativo ideale, nel quale il MLC mette a confronto
i due modelli esplicativi della malattia, quello del medico e quello del paziente,
complementari o conflittuali, che, durante il colloquio clinico, sono esplicitamente o
implicitamente presenti, e che non di rado creano dei malintesi tra medico e paziente
straniero. Questo tipo di comunicazione è caratterizzata dal fatto che i due soggetti
principali appartengono a due culture diverse, e presentano un grado più o meno
accentuato di diffidenza culturale, la quale rappresenta una barriera che impedisce la
comunicazione. Linserimento del MLC dovrebbe perciò aiutare a spezzare questa
barriera.
Allo scopo
di approfondire la conoscenza della relazione tra il minore straniero, la sua famiglia, e
gli operatori sanitari, ho condotto unindagine esplorativa sul campo presso alcune
Aziende Sanitarie ( sia ASL che Ospedali ) della
Regione Marche. Come strumento dindagine è stato utilizzato un questionario creato
per loccasione, sulla base delle risultanze di alcune interviste ad operatori sanitari della Regione Marche, i
quali avevano frequenti contatti con pazienti stranieri di età compresa tra 0 e 18 anni,
e con le loro famiglie. Il questionario, anonimo, è composto da 22 domande a scelta
multipla e da una domanda finale aperta. Nella parte introduttiva del questionario vengono
raccolti i dati socio- anagrafici personali
di ciascun operatore ( come lazienda sanitaria di appartenenza, il reparto/servizio
in cui opera, la qualifica, gli anni di servizio presso lattuale struttura, il sesso
e letà ). Gli argomenti sui quali vertono le domande sono di carattere sociale e
psicologico: innanzitutto si vogliono ottenere dei dati il più possibile oggettivi sulla
percentuale di minori stranieri con la quale viene a contatto ogni singolo operatore,
sulle fasce detà maggiormente presenti nei vari servizi, sulle modalità di arrivo
dei minori, e sui problemi di salute che più spesso li colpiscono. Cè poi una
serie di items che sono dedicati alla relazione tra loperatore e il genitore
straniero ( le difficoltà incontrate, e il grado di soddisfazione/insoddisfazione che
loperatore ha percepito da questa relazione).Oltre le opinioni si è inoltre
interessati a conoscere altre variabili soggettive, quali le preferenze
delloperatore circa gli strumenti che servirebbero per favorire laccesso ai
servizi sanitari da parte degli immigrati, e gli strumenti professionali cui avrebbe
bisogno lui stesso. Lultima domanda è aperta, e si chiede alloperatore di
esprimere delle possibili proposte per poter risolvere le problematiche medico sanitarie e
relazionali, che ha incontrato durante la sua esperienza, con questa categoria di utenti.
Di
seguito viene riportato il questionario utilizzato nellindagine.
QUESTIONARIO RIVOLTO AGLI OPERATORI SANITARI DELLA REGIONE MARCHE
LO
SCOPO DEL PRESENTE QUESTIONARIO E DI CONTRIBUIRE ALLA CONOSCENZA DELLE DINAMICHE
DELLA RELAZIONE
CON
IL MINORE STRANIERO E LA SUA FAMIGLIA. SI ASSICURA CHE IL QUESTIONARIO EANONIMO E
CHE VERRAUTILIZZATO
SOLO A SCOPO DIDATTICO. RINGRAZIAMO ANTICIPATAMENTE PER LA VOSTRA GENTILE
COLLABORAZIONE.
Azienda
sanitaria di appartenenza:
________________________
Reparto/servizio:
________________________
Qualifica:
________________________
Anni di servizio presso
lattuale struttura: ________________________
Sesso:
________________________
Età:
_______________________
1.Quale percentuale degli utenti con cui viene a contatto è costituita da
minori stranieri ?
· Meno
del 10%
·
Tra il 10% ed il 25%
...
·
Tra il 25% ed il 50%
...
2.Quale fascia detà è maggiormente presente nel servizio in cui
opera ?
· 0-5
anni
·
5-10 anni
...
..
·
10-18 anni
........
3. Quali sono i canali attraverso cui più di frequente arrivano
i minori ?
· Spontaneamente
con i genitori
·
Per segnalazioni scolastiche
............................
·
Tramite linvio da parte di assistenti sociali, volontari o
educatori
.
4. Quali sono le problematiche di salute che più spesso ha incontrato
trattando con minori stranieri?
· Malattie di tipo specificamente
organico
....
(Es.: esantematiche, influenzali, polmonari, ecc.)
· Malattie
di carattere
psicosomatico
.
(Es.: disturbi del sonno, dellalimentazione,
cefalea ,ecc.)
· Disagio
psichico
.
( Es.: fobie , depressione, ansia ,ecc.)
5. Ritiene che limpatto dellemigrazione abbia avuto conseguenze
negative sulla salute dei minori immigrati ?
· Si
.
· No
...
6. Se si, quali sono i fattori legati alla migrazione che ritiene
maggiormente responsabili ?
· Scarse
condizioni igieniche presenti nelle comunità di immigrati.
·
Malnutrizione
..................................................
·
Condizioni economiche e abitative
precarie
.
7.
Nel corso della sua esperienza come potrebbe definire il comportamento delle madri
straniere nei confronti dei figli riguardo ai loro problemi di salute ?
·
Sufficientemente responsabile ed adeguatamente collaborativo..
·
Ansioso/preoccupato/impaurito
·
Poco affidabile e poco collaborativo
·
Non adeguatamente fornito di conoscenze mediche di base
..
·
Diffidente
8. In che
percentuale, secondo lei, i padri si presentano ad accompagnare i figli ai presidi sanitari?
· Tra
il 10% ed il 15%............................................
·
Tra il 20% ed il 25%............................................
·
Tra il 25% ed il 50%...........................................
9. Come
definirebbe il comportamento dei padri nei confronti dei figli ?
·
Sufficientemente responsabile ed adeguatamente collaborativo..
·
Ansioso/preoccupato/impaurito
·
Poco affidabile e
collaborativo
.
·
Non adeguatamente fornito di conoscenze mediche di base
..
·
Di delega alle figure
femminili
..
.
·
Diffidente
10. Che tipo
di aiuto le chiedono più di frequente le madri e i padri di minori stranieri ?
· Medico-sanitario
.
·
Psicologico
.
.
·
Di assistenza sociale
.
11. Hanno
accettato facilmente i sostegni che ha proposto ?
·
Assolutamente si
·
Abbastanza frequentemente
.
..
·
Non sempre
.
.
12.
I minori stranieri con i quali è venuto in contatto sono poi tornati
da lei per ulteriori controlli ?
· Si
..
·
No
·
A volte
13. Se si, potrebbe affermare di
essere riuscito ad instaurare una relazione terapeutica continuativa nel tempo ?
· Si
..
·
No
·
Raramente
14. Quali difficoltà ha riscontrato principalmente con questa
categoria di pazienti ?
· Culturali
..
·
Linguistiche
..
· Difficoltà
a far seguire le prescrizioni mediche
..
15. Come ha affrontato queste diverse
situazioni ?
· Chiedendo
laiuto di un collega
..
·
Contando sulle sue risorse personali
·
Altro
.
16. Come ha cercato di risolvere eventuali problemi dovuti alla
lingua/cultura dei pazienti immigrati ?
· Con
laiuto di un mediatore linguistico- culturale
·
Provvedendo personalmente ad aggiornarsi in merito
..
·
Partecipando a corsi di
formazione
..
17. Secondo lei, per un operatore che si relaziona con un paziente immigrato,
quanto importanti sono le seguenti competenze?
|
moltissimo |
molto |
abbastanza |
poco |
per nulla |
interculturali |
|
|
|
|
|
psicologiche |
|
|
|
|
|
mediche |
|
|
|
|
|
18. Come definirebbe il suo rapporto professionale
con i minori stranieri confrontandolo con quello che ha con i minori italiani ?
·
Più
difficile
·
Abbastanza difficile
·
Ugualmente soddisfacente
.
·
Molto soddisfacente
..
19. E come definirebbe invece, il suo rapporto
professionale con i genitori dei minori stranieri, confrontandolo con quello
che ha con quelli dei minori italiani ?
·
Difficile
·
Abbastanza difficile
·
Ugualmente soddisfacente
.
·
Molto soddisfacente
..
20. Cosa ritiene che sia necessario per conoscere più a fondo i
problemi di salute dei minori stranieri ?
·
Un maggior numero di studi
epidemiologici
..
·
Corsi di aggiornamento sui fattori di rischio e sulle patologie più
frequenti nei minori
immigrati
...
·
Attivare o estendere campagne di screening
.
21. Di quali strumenti
professionali ha bisogno loperatore, secondo lei?
·
corsi di formazione relativi allutenza
straniera
·
maggiori contatti con le associazioni o con i gruppi di immigrati presenti
sul territorio
..
·
corsi di lingue
22. Quali strumenti propone per favorire laccesso ai servizi
sanitari da parte degli immigrati ?
·
Maggiori informazioni sulle modalità di erogazione dellassistenza
sanitaria
Presenza
di una segnaletica in più lingue per facilitare la divulgazione di informazioni relative
ai servizi a disposizione
·
Campagne informative sui tipi di servizi socio-
sanitari
·
Altro
23.Si chiede di esprimere delle proposte sulle possibili soluzioni che
auspica per le problematiche medico-sanitarie o relazionali che ha riscontrato con questa
categoria di pazienti.
(......................................................................................................................................)
TABELLA delle risposte ottenute:
DOMANDA |
CATEGORIA |
N. |
% |
| 1) Meno del 10 % |
8 |
16,0% |
| 2) Tra il 10% e il 25 % |
30 |
60,0% |
| 3) Tra il 25 % ed il 50 % |
12 |
24,0% |
|
|
|
|
| 1) 0-5 anni |
39 |
78,0% |
| 2) 5-10 anni |
5 |
10,0% |
| 3) 10-18 anni |
0 |
0,0% |
| 12) 0-10 anni |
5 |
10,0% |
| 123) 0-18 |
1 |
2,0% |
|
|
|
|
| 1) Spontan. con i genitori |
49 |
98,0% |
| 2) Per segnalazioni
scolastiche |
1 |
2,0% |
| 3) Tramite Ass. Soc. |
0 |
0,0% |
|
|
|
|
4 |
1) Malattie organiche |
43 |
86,0% |
Malattie più frequenti nei minori |
2) Malattie psicosomatiche |
0 |
0,0% |
|
3) Disagio psichico |
0 |
0,0% |
|
123) Org. + Psicosom. + psic. |
1 |
2,0% |
|
13) Org. + Psic. |
1 |
2,0% |
|
5,6,7,8) Altro |
5 |
10,0% |
|
|
|
|
5 |
1) Si |
19 |
38,0% |
Impatto dellimmigrazione sulla salute |
2) No |
31 |
62,0% |
|
|
|
|
| 1) Scarse condiz. Igien. |
16 |
32,0% |
| 2) Malnutrizione |
8 |
16,0% |
| 3 ) Condizioni economiche e
abitative precarie |
15 |
30,0% |
|
|
|
|
7 |
1) Sufficentemente
responsabile e collaborativo |
26 |
52,0% |
Comportamento madri |
2)
Ansioso/Preoccupato/Impaurito |
7 |
14,0% |
|
3) Poco affidabile e poco
collaborativo |
7 |
14,0% |
|
4) Non adeguatamente fornito
di conoscenze med. |
14 |
28,0% |
|
5) Diffidente |
1 |
2,0% |
|
|
|
|
| 1) Tra il 10 % ed il 15 % |
15 |
30,0% |
| 2) Tra il 20 % ed il 25 % |
17 |
34,0% |
| 3) Tra il 25 % ed il 50 % |
18 |
36,0% |
|
|
|
|
9 |
1) Sufficentemente
responsabile e collaborativo |
23 |
46,0% |
Comportamento padri |
2)
Ansioso/Preoccupato/Impaurito |
3 |
6,0% |
|
3) Poco affidabile e poco
collaborativo |
6 |
12,0% |
|
4) Non adeguatamente fornito
di conoscenze med. |
12 |
24,0% |
|
5) Di delega alle figure
femminili |
15 |
30,0% |
|
6) Diffidente |
1 |
2,0% |
|
|
|
|
10 |
1) medico-sanitario |
46 |
92,0% |
Tipo di aiuto richiesto |
2) psicologico |
0 |
0,0% |
|
3) di assistenza sociale |
1 |
2,0% |
|
13) medico-sanitario + di
assistenza sociale |
3 |
6,0% |
|
|
|
|
| 1)Assolutamente si |
14 |
28,0% |
| 2)Abbastanza frequentemente |
25 |
50,0% |
| 3)Non sempre |
11 |
22,0% |
|
|
|
|
| 1)Si |
39 |
78,0% |
| 2)No |
0 |
0,0% |
| 3)A volte |
11 |
22,0% |
|
|
|
|
| 1)Si |
40 |
80,0% |
| 2)No |
1 |
2,0% |
| 3)Raramente |
8 |
16,0% |
|
|
|
|
| 1)Culturali |
22 |
44,0% |
| 2)Linguistiche |
31 |
62,0% |
| 3)Difficoltà a far seguire le
prescrizioni mediche |
17 |
34,0% |
|
|
|
|
15 |
1)chiedendo l'aiuto di un
collega |
5 |
10,0% |
Come affrontare le diverse situazioni |
2)contando sulle sue risorse
personali |
43 |
86,0% |
|
3)altro |
0 |
0,0% |
|
12)aiuto collega + risorse
personali |
2 |
4,0% |
|
|
|
|
16 |
1)con l'aiuto di un mediatore |
21 |
42,0% |
Come risolvere problemi legati alla lingua/cultura |
2)provvedendo personalmente ad
aggiornarsi |
21 |
42,0% |
|
3)partecipando a corsi di
formazione |
6 |
12,0% |
|
12)mediatore + provvedendo
personalmente |
1 |
2,0% |
|
23)personalmente + corsi
formazione |
1 |
2,0% |
|
|
|
|
17 |
1)interculturali-moltissimo |
17 |
34,0% |
Importanza delle competenze |
1)interculturali-molto |
21 |
42,0% |
|
1)interculturali-abbastanza |
10 |
20,0% |
|
1)interculturali-poco |
2 |
4,0% |
|
1)interculturali-nulla |
0 |
0,0% |
|
2)psicologiche-moltissimo |
4 |
8,0% |
|
2)psicologiche-molto |
34 |
68,0% |
|
2)psicologiche-abbastanza |
10 |
20,0% |
|
2)psicologiche-poco |
2 |
4,0% |
|
2)psicologiche-nulla |
0 |
0,0% |
|
3)mediche-moltissimo |
7 |
14,0% |
|
3)mediche-molto |
32 |
64,0% |
|
3)mediche-abbastanza |
9 |
18,0% |
|
3)mediche-poco |
2 |
4,0% |
|
3)mediche-nulla |
0 |
0,0% |
|
|
|
|
18 |
1)più difficile |
13 |
26,0% |
Rapporto professionale con minori stranieri |
2)abbastanza difficile |
3 |
6,0% |
|
3)ugualmente soddisfacente |
34 |
68,0% |
|
4)molto soddisfacente |
0 |
0,0% |
|
|
|
|
19 |
1)difficile |
8 |
16,0% |
Rapporto professionale con genitori |
2)abbastanza difficile |
15 |
30,0% |
|
3)abbastanza soddisfacente |
25 |
50,0% |
|
4)molto soddisfacente |
2 |
4,0% |
|
|
|
|
20 |
1)studi epidemiologici |
5 |
10,0% |
Necessario per conoscere i problemi di salute dei minori |
2)corsi di aggiornamento |
26 |
52,0% |
|
3)campagne di screening |
11 |
22,0% |
|
123)studi + aggiorn.+ campagn. |
2 |
4,0% |
|
23)corsi + campagn. |
6 |
12,0% |
|
|
|
|
21 |
1)corsi di formazione |
26 |
52,0% |
Strumenti professionali di cui ha bisogno loperatore |
2)maggiori contatti con
assoc.di immigrati |
14 |
28,0% |
|
3)corsi di lingue |
5 |
10,0% |
|
12)maggiori contatti +
formazione |
4 |
8,0% |
|
13)lingue + formazione |
1 |
2,0% |
|
|
|
|
22 |
1)maggiori informazioni su
assistenza sanitaria |
36 |
72,0% |
Strumenti necessari per favorire laccesso ai servizi sanitari per
immigrati |
2)presenza di segnaletica in
più lingue |
16 |
32,0% |
|
3)campagne informative |
18 |
36,0% |
|
4)altro |
1 |
2,0% |
CONCLUSIONE
Da questindagine e da unanalisi dei risultati di tipo
descrittivo, sono emerse alcune conclusioni importanti per quanto riguarda il modo
personale di ciascun operatore sanitario di relazionarsi con il minore immigrato e con la
sua famiglia. Innanzitutto cè da dire che nei servizi sanitari della Regione Marche
presi in considerazione nel lavoro di ricerca, cè una percentuale piuttosto elevata
di minori stranieri che accede regolarmente ai reparti di pediatria, pronto soccorso,
malattie infettive, ecc.. Le difficoltà incontrate nella relazione sono soprattutto
linguistiche (62%) seguite da quelle culturali (44%). Inoltre dal confronto tra il
rapporto professionale che loperatore ha con i minori stranieri, emerge sicuramente
che questo è più difficile ( 26%) ma che nello stesso tempo è ugualmente soddisfacente
(68%) rispetto a quello con i minori italiani. Anche quello con i genitori del minore
viene considerato abbastanza difficile (30%).Le proposte degli operatori per poter interagire al meglio con questa
categoria di utenti sono quelle di garantire più informazioni sanitarie per i soggetti
immigrati, e allo stesso tempo sperano essi stessi di poter acquisire maggiori conoscenze
sui loro pazienti.
Per maggiori delucidazioni sull'argomento scrivere
all'autrice.
* Alessia Barbarano e.mail: alessia_barbarano@virgilio.it
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