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Riflessioni conclusive sul progetto 285/97 "Il bambino e la famiglia nella società multietnica".   

di Mauro Gonzo* e Roberta Zordan**


 

L'Ovest Vicentino è una zona a elevata industrializzazione costituita da 22 comuni, che comprendono  la Valle dell’Agno, quella del Chiampo e la zona di pianura attorno a Montecchio Maggiore, nei quali si sono avuti negli ultimi dieci anni un forte sviluppo industriale e una concomitante immigrazione, che risulta essere tra le più consistenti in Italia e la maggiore nel Veneto.

Il progetto 285/97 "Il bambino e la famiglia nella società multietnica" (clicca il link per collegarti al testo completo del progetto) realizzato negli anni 1998/2000 riguardava un intervento integrato di comunità nell'Ovest Vicentino per favorire l'inserimento dei bambini immigrati in ambito scolastico e sociale.

Esso aveva come obiettivi generali:

  • la sensibilizzazione e la creazione di un clima multiculturale di convivenza fra le diverse culture presenti nel territorio

  • la creazione di una rete informativa e preventiva tra le diverse agenzie educative (scuola, centri educativi, famiglie)

  • il sostegno educativo alle famiglie immigrate

 

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Vediamo ora in breve quali erano le attività previste dal progetto:

  • rilevazione di dati statistici sul fenomeno immigrazione, in due fasi, iniziale e finale, al fine di conoscere meglio il fenomeno

  • attuazione di laboratori interculturali in scuole campione e in centri educativi pomeridiani

  • formazione congiunta per insegnanti, operatori socio-sanitari e volontari

  • osservazione e studio dei processi interattivi tra insegnanti e alunni attraverso appositi questionari

  • realizzazione di giornate studio fra servizi socio-sanitari, scuole, comuni e volontariato.

Cerchiamo ora di enucleare sinteticamente le caratteristiche salienti del progetto e i fattori che possono essere considerati positivi rispetto alla realizzazione e ai risultati. Il progetto cercava di affrontare un problema molto vasto e urgente (siamo passati ad una presenza media sul territorio del 10% di immigrati rispetto a zero in circa 12 anni) con delle risorse limitate (un piccolo gruppo di operatori a tempo parziale).

Per quest'ultimo motivo si è basato principalmente su risorse esistenti e potenzialmente attivabili (ad esempio gli insegnanti delle scuole e gli operatori dei servizi) e sulla collaborazione fra diversi enti che aderivano al progetto.

Tale collaborazione da parte di operatori apartenenti ad enti diversi da quelo attuatore - l' Ulss n.5 - si è concretizzata nel contributo fornito nella fase di progettazione, nella collaborazione per la raccolta dei dati (rilevazione statistica), nella partecipazione al gruppo di coordinamento interistituzionale che si riuniva mensilmente, nella partecipazione agli incontri di formazione e infine nell'appoggio fornito alla realizzazione delle diverse attività.

Riteniamo quindi che la collaborazione fattiva e continuativa fra enti diversi sia stata una tra le caratteristiche salienti del progetto.

I laboratori interculturali erano l’attività centrale del progetto, che infatti individuava la scuola come contesto privilegiato per l’inserimento dei minori e delle loro famiglie. La scuola è stata collocata al centro del progetto. Essa rappresenta infatti la principale opportunità di socializzazione per le nuove generazioni. L’ingresso nella scuola da parte dei bambini stranieri costituisce una sfida per gli educatori e li costringe a trattare con persone - i bambini e le loro famiglie- che provengono da differenti contesti familiari e culturali.

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I laboratori sono stati realizzati attraverso sei incontri in sette diversi istituti scolastici 'campione', rappresentativi delle diverse zone del   territorio target e condotti da educatori dell' Ulss n° 5 e della Cooperativa Sociale ‘Studio Progetto’. La progettazione dei laboratori è stata realizzata con la collaborazione tra operatori Ulss appartenenti all'équipe del progetto (psicopedagogista, psicologo, assistente sociale), della cooperativa sociale e insegnanti delle classi coinvolte. I laboratori comprendevano attività di animazione mirate, adatte alle diverse età - scuola materna, elementare e media - e prevedevano la partecipazione diretta dei ragazzi.

 

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Il progetto valorizzava la collaborazione tra enti e persone appartenenti a contesti diversi, tra i quali si privilegiava la costruzione di un linguaggio comune:  erano coinvolti operatori pubblici e del privato sociale, operatori della scuola e dei servizi Ulss, insegnanti e operatori dei centri educativi pomeridiani.

Si trattava, nel contempo, di costruire una rete tra le persone che lavorano attorno al bambino e che intervengono a vari livelli; questa rete inoltre doveva rimanere stabile nel tempo all'interno del territorio.

A tal fine, i partecipanti ai due corsi di formazione - corsi che hanno interessato complessivamente circa 80 persone – appartenevano alle diverse realtà coinvolte (scuola, comuni, Ulss, centri educativi, volontariato) e diventavano poi referenti stabili nei diversi punti del territorio.

Per lo stesso motivo le figure privilegiate all’interno della scuola erano gli insegnanti, che erano il perno degli interventi condotti in classe e rivolti ai bambini e alle famiglie (italiane e straniere).

Il progetto aveva inoltre il carattere di ricerca-intervento: infatti l’osservazione dei processi comunicativi da parte degli insegnanti durante la realizzazione dei laboratori interculturali nelle scuole e nei centri educativi era parte integrante e qualificante e del progetto. Sono stati costruiti e somministrati appositi strumenti di rilevazione - questionari psicometrici - (finora non risulta che ne siano disponibili altri in Italia) per valutare il cambiamento di atteggiamento nelle classi e negli insegnanti/operatori rispetto alla disponibilità alla comunicazione interculturale. Il questionario***, essendo stato studiato sulla base di una metodologia sistemica (intervista circolare) aveva anche finalità di sensibilizzazione e di introdurre un cambiamento cognitivo nelle persone coinvolte.

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Il cambiamento a livello cognitivo rispetto ai pregiudizi e alla disponibilità verso l’altro, era la finalità più generale del progetto: ciò doveva riguardare sia l’ambito scolastico che la comunità più in generale, a tal fine erano utilizzate come ’amplificatore’ sociale le classi, i genitori e le istituzioni coinvolte.

Anche l’ambito della pubblicizzazione era a tal fine utilizzato come veicolo di sensibilizzazione, tramite strumenti quali il giornale dell’Ulss 5 (numero speciale), quotidiani locali e nazionali, riviste come ‘Cittadini dappertutto‘, TV locali.

E’ stato realizzato un convegno sull’integrazione scolastica e sociale nell’ambito della ‘Settimana dell’intercultura’ , a Valdagno, che ha previsto interventi, dibattiti mostre e audiovisivi, con coinvolgimento della cittadinanza e di tutte le scuole della zona.

In quanto ai risultati, oltre al cambiamento degli atteggiamenti in classe, verificato dai questionari post-intervento somministrati agli insegnanti, alla sensibilizzazione delle famiglie dei bambini italiani e  stranieri e degli operatorie insegnati coinvolti, il progetto ha permesso la creazione di una rete tra insegnanti, operatori ed istituzioni tuttora attiva: alla conclusione del progetto "Il bambino e la famiglia nella società multietnica" è stato successivamente avviato un progetto che prevede un intervento coordinato tra le scuole sulla mediazione culturale, con la collaborazione dell’Ulss, il progetto "Apprendere e comunicare tra diverse culture", ora in corso.

Inoltre, le attività iniziate nelle diverse scuole campione (laboratori interculturali) sono state in molti casi continuate con progetti autonomi e finanziamenti da parte delle scuole stesse. Anche alcuni Comuni hanno dato vita successivamente a progetti e iniziative. Le attività interculturali nelle scuole, già presenti prima del progetto sono state rese più stabili e organizzate.

Il progetto, è stato pubblicato su riviste specializzate (Rivista di Servizio Sociale, Terapia Familiare), pagine web sull’argomento ( www.provinciatorino/atlante.it di Torino   www.cestim.it, di Verona;  www.click.vi.it/sistemieculture di Vicenza, http://www.unicz.it/lavoro/CSI_N1.pdf newsletter della 'Consulta degli stranieri immigrati e delle loro famiglie' del Dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri); è stato scelto come miglior progetto della triennalità 285/97 dall'Ulss 5 e inserito nel volume regionale di presentazione della progettualità 285 del Veneto (2002) nonché presentato a convegni e seminari a livello nazionale (Verona, Montegrotto, Reggio Emilia,  Bergamo, Como) e internazionale ("It's all about relationships", International Council of Psychologists, Padova, 2000).  


* Psicologo, psicoterapeuta familiare, responsabile progetti 'Il bambino e la famiglia nella società multietnica" e "Apprendere e comunicare tra diverse culture" Ulss n. 5, Vicenza.   

** Psicologa, psicoterapeuta, psicopedagogista presso i centri educativi Ulss 5 (VI)

*** Il questionario è disponibile su richiesta scrivendo a serviziomediazione@hotmail.com

 


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