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LABORATORIO SULL’INDIA*

CLASSE III

 

1. LA CUCINA: SAPORI E PROFUMI

 

Buongiorno bambini, io sono Amita e vengo dall’India. In India ero professoressa di scienze, insegnavo dalle scuole medie fino alla seconda superiore. Ora sono qui con voi non come insegnante, ma come "mediatrice culturale"…sapete che cosa vuol dire?

Mi sembra che siano parole nuove per voi…: "mediazione culturale" vuol dire "in mezzo tra due culture", cioé una persona che conosce almeno due culture e due lingue, di due diversi Paesi e può aiutare le persone appartenenti a queste due culture a comprendersi. Per esempio io abitavo in India, quindi conosco l’India e la sua cultura; ma ormai dal 1996 abito in Italia, e quindi conosco anche la cultura italiana. Dunque posso parlare ai miei connazionali dei vari aspetti della cultura italiana, mentre parlando con i miei colleghi di lavoro o con i miei vicini italiani posso spiegare loro la cultura indiana. Avete capito?

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Quando sono arrivata in Italia, mi sono accorta che molte cose erano diverse: i vestiti, le abitudini, i cibi erano diversi, la lingua italiana era strana per me (non riuscivo a capire neanche una parola in italiano). Certamente non tutto, però tante cose sono diverse rispetto all’India.

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Oggi, per esempio, vi parlerò dei CIBI e dei PROFUMI indiani e dell’importanza dei vari COLORI nella vita indiana, così voi potrete conoscere questo Paese e capire meglio le persone indiane che vivono in Italia o qualche vostro compagno di scuola indiano.Prima di iniziare vorrei conoscere i vostri nomi…

Innanzitutto vi parlerò della cucina indiana: siccome l’India è molto grande (circa 11 volte più grande dell’Italia), la sua cucina è molto varia. Le abitudini alimentari variano a seconda della regione, del luogo, del gruppo sociale, della religione, del clima.

La cucina indiana è FLESSIBILE: questo significa che è creativa, non ripetitiva, perché se due persone preparano lo stesso piatto con lo stesso procedimento, non ottengono però il medesimo risultato.

La cucina indiana è ricca di SAPORI forti, che colpiscono il palato, ma hanno anche un’azione benefica per il corpo.

Nel nostro Paese gli alimenti si dividono in due categorie:

1. cibi RINFRESCANTI, come lo yogurt, le banane, il tamarindo, vanno evitati quando si è soggetti a raffreddamento;

2. cibi RISCALDANTI, come l’aglio, il peperoncino, la carne, sono riscaldati e nuocciono agli stati infiammatori.

 

ABITUDINI ALIMENTARI

In India si mangia con le mani, per avere anche un rapporto tattile con il cibo: toccando il cibo, infatti, si sente la temperatura e il grado di cottura. Il boccone è preparato e portato alla bocca con la mano destra, abbassando la testa, mentre con la sinistra si aggiunge altro cibo nel piatto, si versa l’acqua nel bicchiere; ogni boccone inoltre va preparato mescolando i vari componenti e, in questo, le dita sono molto più sensibili di una forchetta.

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In India si mangia seduti per terra, ma nonostante queste abitudini, il cibo è trattato con molto rispetto: non lo si tocca senza essersi lavati le mani, non lo si avvicina con le scarpe ai piedi e quando ci si siede a mangiare per terra, gli si dedica attenzione. Non si parla mentre si mangia e non si interrompe il pasto per fare qualcos’altro. Il pasto non è suddiviso in portate, ma è costituito da un piatto unico: cibi e salse vengono disposti tutto intorno al piatto, mentre nel mezzo si mette un mucchietto di riso o di pane.

 

LE SPEZIE

La magia della cucina indiana è tutta nelle spezie: una semplice patata, infatti, può cambiare colore, gusto, forma, presentandosi ogni volta diversa. Per esempio, cucinata con olio, sale e semi di cumino, diventa un semplice ma gustoso Aloo Zeera; invece con l’aggiunta di un po’ di pomodoro fresco, cambia completamente sapore. Si usano molto la cipolla e l’aglio, eppure i piatti non sono pesanti: un sapiente accostamento di spezie li rende digeribili.

 

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Invece nei fritti, per esempio, mettiamo un pizzico di ajoain, che è digestivo e riduce la pesantezza del fritto. Molte spezie sono digestive, altre regolano la funzione epatica, altre ancora hanno proprietà disinfettanti o tonificanti, quindi tutte trovano il loro posto adatto nell’alimentazione quotidiana: la donna, che è responsabile del benessere della famiglia, conosce le proprietà dei vari alimenti e ogni giorno prepara cibi adatti alle esigenze, all’età e allo stato di salute di ciascuno dei componenti della famiglia. Provvedere all’alimentazione significa molto di più che sfamare e soddisfare il palato.

Nel preparare le spezie, queste si friggono fino a diventare scure; le spezie in polvere, se non sono ben cotte, non sono digeribili e producono un effetto sabbioso sotto i denti.

 

I LEGUMI

In India la maggior parte della popolazione è vegetariana: per questo motivo, i legumi sono un elemento importante della dieta quotidiana.Infatti, non c’è pasto che non contenga almeno un piatto di lenticchie, ceci o fagioli. Il più diffuso è il dal, che accompagna di norma il riso o chapati (gallette di miglio e grano): è una crema di lenticchie ben cotte, e può essere insaporito con spezie a aromi nelle più varie combinazioni. In India esistono decine di tipi di lenticchie diverse, di vari colori.

 

PANE E PAPAD

In India si trova una grande varietà di pane, preparato con varie farine e cucinato in diversi modi: i più diffusi sono il chapati e il paratha.

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Poi c’è anche il naam, fatto con farina di grano tenero che si cuoce nel tandoor: è diffuso soprattutto nel centro-nord. Il rotti, invece, con farina di grano rosso o di mais, si cuoce sempre nel tandoor, ma direttamente sulla fiamma ed è diffuso in tutto il nord. Il puri, di farina di grano tenero, viene fritto ed è conosciuto in tutta l’India.

 

REGOLE ALIMENTARI

Il 70% degli indiani è vegetariano, perché si pratica il rispetto di tutte le forme di vita; inoltre in India si può riconoscere la posizione sociale di una persona dal cibo che mangia: infatti, più si sale nella gerarchia sociale, più il cibo è vegetariano e insipido.

Comunque il vegetarianesimo può essere più o meno rigido: può escludere soltanto la carne e il pesce, o anche tutti i prodotti di origine animale, compresi il latte, il burro, lo yogurt e le uova.

Sapete invece che le persone di religione hindu non mangiano carne di mucca? Perché la mucca è un animale sacro; i musulmani, invece, non mangiano la carne di maiale.

Una tradizione ancora molto viva è quella del DIGIUNO settimanale, che ha motivazioni di salute e anche religiose: digiunare ogni tanto, infatti, purifica l’organismo e questo viene fatto nel giorno dedicato alla propria divinità prediletta, ad esempio il lunedì per il dio Shira, il martedì per il dio Ganesh e così via. 

 

UNA RICETTA INDIANA

BAINGAN PARKORA

(Frittelle di melanzane)

 

Ingredienti (per 4 persone):

1 grossa melanzana

mezzo limone

1 pezzetto di zenzero come una nocciola

4 spicchi d’aglio

1 cucchiaino di peperoncino rosso in polvere

olio di arachidi

sale

 

Per la pastella:

300 g di farina di ceci

1 cucchiaino di semi di cumino

 

Preparazione: 30 minuti

Cottura: 30 minuti

Tagliare le melanzane a rondelle di circa 3-5 mm e metterle a bagno in acqua salata.

Nel frattempo, raschiare e lavare lo zenzero, tagliarlo a pezzetti e metterlo nel frullatore con l’aglio spezzettato, mezza tazza d’acqua tiepida, il succo del limone, un cucchiaino di sale, il peperoncino. Frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.

Versare in una terrina tre tazze di acqua tiepida, i semi del cumino, tre cucchiaini di sale e la farina di ceci.

Impastare bene fino ad ottenere una pastella omogenea e di media densità.

Lasciar riposare per dieci minuti circa.

Sgocciolare le melanzane e asciugarle bene. Passare su entrambi i lati di ogni fetta il composto di spezie frullato, accatastando a mano a mano le fette una sull’altra.

Lasciar riposare circa 10 minuti.

Riempire il kadahi per circa ¾ con l’olio di arachidi, quando l’olio inizia a fumare, abbassare la fiamma: la temperatura dell’olio dovrà restare costante.

Passare singolarmente le fette di melanzana nella pastella e friggerle.

Quando emergeranno in superficie, con un grosso cucchiaio o con la schiumarola, ricoprirle più volte con un po’ di olio bollente; subito le frittelle cominceranno a gonfiarsi.

Quando risulteranno ben dorate, toglierle dall’olio.

Servirle calde e accompagnarle a piacere con del chutrey o salsa di pomodoro.

 


LABORATORIO SULL’INDIA

CLASSE II

 2. I COLORI E L’ABBIGLIAMENTO

 

LA BANDIERA INDIANA

E’ costituita da tre bande colorate: bianco, verde e rosso. Il bianco indica pace, semplicità e purezza; il verde indica prosperità e serenità; il rosso-arancione indica sacrificio.

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AMBIENTE E LAVORO

La maggior parte degli indiani vive nei villaggi e nelle campagne, ma ci sono anche le città, che spesso sono sovrappopolate.

Uomini, donne e bambini, dopo la scuola, lavorano tutti insieme nei campi: gli zebù o i cammelli trascinano l’aratro, i trattori sono rari. Nei campi di riso e di grano l’acqua viene trasportata per mezzo di canali e di pompe elettriche.

Bisogna fare attenzione ai serpenti: a volte può succedere che tra i fili d’erba alta, i contadini scorgano addirittura le orecchie di qualche tigre o qualche pantera.L’India è al primo posto nella produzione mondiale del tè.

 

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Come si vestono gli Indiani? In India ci sono dei vestiti tradizionali, che sono diversi da zona a zona. Io vi farò vedere vari tipi di vestiti: intanto quelli delle donne:

I vestiti indossati dalle persone che vivono nei villaggi: le contadine dell’ovest sono abbigliate con una gonna ampia, decorata da specchietti a forma di moneta e portano il velo.

Il sari, indossato in tutta l’India, anche dalle contadine, è l’abbigliamento nazionale: è un pezzo di stoffa, di seta o di cotone, lungo 5 m e mezzo che si drappeggia intorno alla vita e si butta su una spalla.

Il lenga cuni, indossato soprattutto all’ovest.

Il sut, indossato nel Punjab, la regione più a nord.

Questi sono i vestiti della tradizione: però, anche se l’India è molto lontana, molte persone indossano vestiti come i nostri (pantaloni, magliette…), vestono cioè all’europea. I vestiti degli uomini sono diversi:

Il kurta, una camicia senza colletto.

I churidone, pantaloni di cotone stretti ai polpacci.

Il dhoti, un tessuto drappeggiato fatto passare tra le gambe.

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 LE STAGIONI

Anche in India ci sono le quattro stagioni, come in Italia: l’inverno, l’estate, la primavera e l’autunno che è la stagione dei Monsoni. In questa stagione il vento soffia, mentre le nubi si addensano nel cielo: all’improvviso si abbatte una pioggia violenta, tra il fragore dei tuoni.

I coltivatori indiani invocano il loro arrivo, perché da giugno a settembre i Monsoni nutrono la terra inaridita: senza i Monsoni ci sarebbe un cattivo raccolto, anche se quando sono troppo violenti, procurano molti disastri. Poi arriva l’inverno, che è secco e mite, tranne al nord, dove le notti sono fredde. Alla fine di marzo comincia l’estate.

 

IL MATRIMONIO

I genitori scelgono il marito o la moglie per i loro figli e un Indiano raramente può sposarsi al di fuori del suo gruppo sociale e religioso, la sua casta. La famiglia si rivolge ad un’astrologa che, prima di fissare la data del matrimonio, consulta gli oroscopi degli sposi per vedere se si accordano.

La cerimonia si svolge in casa della sposa: lo sposo arriva, accompagnato da un fratellino o da un cuginetto, alla casa della sposa su un cavallo decorato; gli sposi fanno sette passi intorno al fuoco sacro. La coppia vivrà poi con la famiglia dello sposo, dove la suocera governa la casa e domina sulla nuora.

Quando una donna si sposa, porta come simbolo una striscia di cipria rossa lungo la scriminatura dei capelli; le donne sposate usano anche decorare la fronte con un punto tondo colorato chiamato tika o bindi.

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Le donne portano gioielli splendidi, di solito sono d’argento e pesanti in campagna, d’oro e sottili in città. Spesso sono tempestati di pietre preziose e rappresentano gran parte della ricchezza familiare.Le contadine li tengono addosso notte e giorno.

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Le mani e i piedi della sposa, inoltre, vengono decorati con un impasto vegetale, l’henné.

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Una differenza rispetto all’Italia è che lo sposo è vestito di bianco, mentre la sposa è vestita di rosso o rosa, soprattutto il velo.


di: Amita Sharma, mediatrice culturale, Raffaella Zordan, educatore professionale, Lucia Marangoni, tirocinante in scienze dell’educazione

e.mail:  serviziomediazione@hotmail.com

 


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