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      DONNE E POTERE: Una lettura  

     storico-antropologica del ruolo      

      delle donne nella società irochese

     del XVII° e XVIII° secolo.

         di Micol Brazzabeni*

  Parlare della società irochese e della posizione sociale ricoperta dalle     donne presso gli Irochesi, per presentarla come un caso esemplare di società "matriarcale", significa sottovalutare l’importanza di fattori storico-culturali che hanno avuto un forte peso nell’analisi di questa società e più ampiamente dell’annosa tematica del matriarcato. Per questo è interessante allargare la prospettiva da cui guardare alla società irochese e, in particolare, alle donne irochesi.

Nel Nordamerica inglese del XVII secolo, le donne delle nuove colonie, mogli o serve a contratto che fossero, avevano secondo la legge inglese molti doveri e pochi diritti, mancando quasi totalmente di libertà civili, anche se non mancarono le contestatrici religiose come Anne Hutchison, che morì in esilio, uccisa dagli Indiani.

Fu a partire dal XIX secolo che un cospicuo gruppo di donne americane femministe, le note suffragette - fra le quali spiccano nomi celebri come Frances Wright, Lucretia Mott, Elizabeth Cady Stanton, Lucy Stone, Ernestine Rose, Susan B. Anthony e Matilda Joslyn Gage - tutte proibizioniste e abolizioniste, decisero di organizzarsi per ottenere maggiori diritti per le donne, del resto già accordati agli uomini dalla legge, e di liberare la donna dalla condizione limitante in cui era costretta a vivere: mancanza di opportunità di lavorare nelle professioni, di ricevere uno stipendio proprio se era sposata, di votare, di istruirsi e di istruire adeguatamente all'università.

Nel 1848 si svolse il primo importante congresso delle donne americane, la Seneca Falls Convention, con lo scopo soprattutto di promuovere e sostenere il diritto al suffragio universale. Non fu un caso che l’incontro si svolse proprio nello Stato di New York; infatti quella regione era stata territorio degli Irochesi e all’epoca vi risiedevano le loro riserve. E’ un fatto di grande rilievo che Mott, Stanton e Gage, la quale fu anche adottata dal clan Lupo della tribù dei Mohawk, si fossero ispirate, per sostenere le loro rivendicazioni, al modello della società irochese, la quale rappresentava per loro la massima espressione di un sistema politico, religioso, sociale, economico e sessuale assolutamente matriarcale. Tuttavia, per ironia della sorte, nelle riserve irochesi Seneca in quello stesso anno una rivoluzione "democratica" contro il sistema tradizionale dei capi toglieva alle donne irochesi i diritti politici, che avrebbero riconquistato solo nel 1964.

Le prime suffragette furono particolarmente colpite dal fatto che la linea di discendenza ereditaria irochese fosse femminile, mentre le americane non solo vivevano in una società patrilineare, ma avevano anche difficoltà a gestire l’eredità del padre come persone legalmente competenti: "…non solo gli Irochesi, ma la maggior parte degli Indiani del Nordamerica tracciano la discendenza in linea femminile," dichiara Gage, antropologa dilettante, in un articolo del 1875 sul New York Post Evening e aggiunge: "…presso alcune tribù le donne godono quasi dell’intera autorità legislativa e in altre di una parte importante". Anche se ciò non era vero, Gage, Stanton e Mott e le altre cominciarono a costruire la versione femminista del matriarcato indiano come mito politico. Data quindi l’importante coincidenza temporale e spaziale, queste tre femministe, iniziarono e mantennero nel corso degli anni frequenti e amichevoli relazioni con le donne irochesi dello Stato di New York, creando in tal modo un forte e significativo legame tra gli Irochesi e la società americana.

A ciò si aggiungeva il contributo di antropologhe professioniste, come Alice Fletcher, funzionaria governativa e femminista, che batteva su un tema "caldo" del femminismo, il diritto di proprietà: le mogli indiane non cadevano mai sotto il controllo del marito; Elizabeth Cady Stanton dichiarava ne "Il Matriarcato" che, in caso di divorzio, i figli restavano alla madre (National Bulletin febbraio 1891).

Morgan, antropologo e avvocato, difese legalmente la tribù dei Seneca, dalla quale fu in seguito adottato, su questioni territoriali e successivamente decise di interessarsi alla storia e soprattutto alla cultura del popolo irochese a livello antropologico. In particolare Morgan scoprì che esisteva una linea di parentela matrilineare, che proprio gli Irochesi dimostravano di avere nella struttura della loro società e giunse alla conclusione che prima che si formasse e si affermasse la discendenza patrilineare sono esistite società, tra le quali quella irochese, nelle quali vigeva un sistema di discendenza matrilineare.

Contrariamente al suo contemporaneo Bachofen che propugnava l’esistenza di un diritto materno primitivo, Morgan non arrivò mai a sostenere l’esistenza di società matriarcali, nemmeno fra gli Irochesi, intendendo con questo termine società in cui le donne avessero nelle loro mani la gestione del potere economico e politico.

Morgan ebbe una forte influenza sia come supporto alle idee del movimento femminista americano, sia sul pensiero di Marx ed Engels; nel 1884 quest’ultimo pubblicò il libro L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, che ripercorreva gli appunti di Marx su Ancient Society di Morgan, uscito nel 1877. Infatti, nonostante l’americano fosse lontano da qualsiasi influenza politica di stampo socialista, il suo pensiero risultò molto congeniale alla teoria engeliana del processo storico naturale della formazione ed evoluzione delle istituzioni socio-economiche. Nonostante Morgan non si fosse dilungato sul ruolo della donna nella società irochese, Engels trovò che le società preistoriche, in particolare quelle dello "stadio della barbarie", così come le aveva descritte Morgan, fossero un buon esempio di amministrazione comunistica dei beni, dove anche la donna godeva di una posizione favorevole e di potere.

Nel 1851 Morgan aveva già pubblicato League of the Iroquois che sarebbe divenuto un libro fondamentale per conoscere e comprendere le particolarità della società irochese, già molto nota per le sue vicende storiche. Anche in questo libro, comunque, non dedicò molto spazio al ruolo e all’importanza delle donne irochesi. Ecco come descrive il rapporto tra i sessi presso gli Irochesi: "la soluzione al singolare problema [delle scarse relazioni tra i sessi] sta in parte nell’assenza di eguaglianza tra i due sessi. Gli indiani guardano le donne come individui inferiori, dipendenti e al servizio dell’uomo, e per educazione e cultura le donne si vedono allo stesso modo" (Morgan, (1851)1962:323-324).

Morgan, però, scriveva dopo che la riforma religiosa di Handsome Lake aveva tolto con la forza l’agricoltura e la proprietà della terra e della casa dalle mani delle donne e l’aveva trasformata in agricoltura con l’aratro maschile in fattorie patriarcali di stampo europeo.

Dunque realmente quale ruolo hanno assunto le donne nella società irochese? La documentazione storica e antropologica a riguardo è tutt’altro che scarsa e risale agli scritti lasciatici dai primi esploratori e missionari, a partire dai primi anni del XVII secolo. Ripercorrendo le tappe della letteratura storica e antropologica sulle donne irochesi tramite l’articolo di Martha Harroun Foster (1995), dobbiamo concludere che le donne irochesi hanno detenuto un potere più forte di quello che si è voluto far credere, avendo la letteratura omesso, o addirittura travisato, la condizione e il ruolo delle donne nella società irochese: "…gli etnologi da tempo riconoscono la posizione relativamente potente delle donne nella società irochese. Con la possibile eccezione dei pueblo e dei mandan, nessun’altra donna indiana ha avuto un riconoscimento così ampio di un ruolo influente simile nella sua società", tuttavia gli storici "hanno ‘perduto’ le donne irochesi" e le hanno "in realtà ignorate, mal rappresentate o marginalizzate" (Harroun Foster, 1995:121).

La fonte settecentesca più nota è quella di Padre Lafitau, un gesuita che visse tra gli Irochesi durante il XVIII secolo; in quell’epoca gli uomini irochesi erano impegnati in sanguinose guerre legate al dominio tribale sul commercio delle pellicce di castoro e alla lotta tra Inglesi e Francesi per il controllo del Nordamerica settentrionale, per cui le donne irochesi, rimanendo da sole nei villaggi, avevano nelle loro mani gran parte della gestione familiare ed economica. Nonostante erroneamente Lafitau parlasse di "ginecocrazia", era indubbio che le donne irochesi godessero di una buona posizione: lavoravano nei campi organizzate in gruppi collettivi; gran parte del loro potere veniva proprio dal fatto che erano padrone dei mezzi di produzione e della distribuzione dei beni di sussistenza, in quanto avevano la proprietà in usufrutto dei campi nei quali lavoravano; gestivano i prodotti della caccia del marito; distribuivano i beni materiali secondo il loro sistema di discendenza ed eredità matrilineare; organizzavano la gestione della casa; avevano ruoli culturali essenziali non solo economici, ma anche religiosi; avevano una loro parte nel commercio e ponevano la loro firma nei trattati. Bisogna osservare che non tutte le donne assumevano questo grande ruolo, perché come lo stesso Lafitau osserva, e come soprattutto Morgan sottolinea, solo le cosiddette "matrone" o anziane della casa erano all’altezza del compito. Inoltre le matrone svolgevano importanti ruoli sociali: avevano il dovere di decidere dei matrimoni nel loro clan; organizzavano e partecipavano nelle cerimonie religiose e nelle festività; potevano decidere della sorte dei prigionieri o quanto meno influenzare il pensiero del consiglio ed infine potevano – ed è questo aspetto che ha tratto in maggior inganno gli osservatori dell’epoca, i quali non hanno evidenziato che le donne potevano esprimersi politicamente solo all’interno di un controllo maschile delle cariche e potevano parlare in consiglio solo tramite un portavoce maschile – decidere quale capo eleggere per il consiglio ed eventualmente deporlo se considerato inadeguato al compito.

Hewitt (1933), l’etnologo irochese tuscarora, segue l’impostazione antropologica classica, secondo la quale le donne irochesi, prima dell’impatto con la cultura bianca e prima dello spostamento degli Indiani nelle riserve (1784), avevano detenuto un "…indiscusso e incorrotto status…e un pieno potere sociale e politico…" (Hewitt, 1933 in Spittal, 1990:68). Addirittura Hewitt sostiene l’idea che, contrariamente a quanto si può capire dalle parole di Morgan, sebbene gli uomini fossero in prima persona i partecipanti nei consigli, tuttavia essi erano dei semplici rappresentanti o delegati ufficiali delle donne.

Anthony F.C. Wallace descrive il "matriarcato" irochese come una conseguenza inevitabile dell'imprescindibile e sfortunata assenza degli uomini durante le guerre del XVII e XVIII secolo, ma lo dipinge come un’aberrazione, con il conseguente effetto destabilizzante sui matrimoni, mentre la Rinascita avviene con la riforma socio-religiosa di Handsome Lake, che condannava le "quattro pratiche malvagie": "whiskey, stregoneria, magia d’amore e aborto"; non a caso tre di queste pratiche implicano il controllo delle donne (cit.in Harroun Foster 1995:128-129).

Richards (1957) è di tutt’altra opinione; contrariamente a quanto sostengono molti (in modo diverso, da Morgan a Hewitt) lo status delle donne irochesi non fu immutabile nei secoli, anzi ci fu un notevole cambiamento, nella direzione di un incremento di potere, nello status delle donne irochesi prima del 1784. In particolare l’autrice ha potuto verificare, per quanto riguardava le decisioni per la sorte dei prigionieri e per i matrimoni, uno stesso trend, ossia "un graduale incremento del potere decisionale delle donne e una corrispondente perdita di influenza da parte degli uomini" (Richard, 1957, in Spittal, 1990:153). Questo era il risultato di "una lunga situazione di contatto", che comprendeva guerre costanti con necessità di acquisire in fretta nuovi membri, pressioni europee per alterare il comportamento irochese e osservazione irochese di procedure alternative europee, combinate con la perdita di popolazione dovuta alle malattie e alle pressioni di un sempre più massiccio insediamento coloniale. Tutto ciò aveva prodotto una situazione di stress "in cui il cambiamento era inevitabile e persino essenziale per la sopravvivenza" (Richard, 1957, in Spittal 1990:153).

Il lavoro di Randle (1951) mira a comparare il ruolo delle donne irochesi "classiche" con le donne delle riserve, che lei ha studiato tra il 1947 e 1950; dal suo studio emerge un’ipotesi interessante - vedi anche Bilharz (1995) – secondo la quale culturalmente per le donne irochesi la differenza tra i sessi che era ed è evidente nella società irochese non era sintomo di inferiorità delle donne rispetto agli uomini. Randle applicò un test proiettivo, il TAT, sia alle donne irochesi delle riserve sia ad un gruppo di donne bianche, giungendo alla conclusione che le donne irochesi si identificavano maggiormente con i loro ruoli femminili, senza per questo sentirsi inferiori, e che esse non videro mai come un’ambizione culturale l’identificazione con i ruoli maschili.

Come dice Roesch Wagner (1996) è fondamentale stabilire quali siano le categorie di pensiero di una particolare società, perché per esempio per le donne irochesi il concetto di "diritto" strettamente legato a quello di avere il potere non aveva il significato che il pensiero occidentale gli attribuiva. "…Il concetto di diritto ha ben poco valore. Per gli Haudenosaunee è semplicemente il loro modo di vivere" (Roesch Wagner, 1996:9). Questo aspetto della società irochese, com’è descritto dalle due autrici, ben si accorda con il pensiero della "differenza".

Elizabeth Tooker (1984) è molto critica e cauta nei confronti dell’influente ruolo che si è voluto accordare alle donne irochesi. A fronte di Judith K. Brown, secondo cui le matrone irochesi hanno goduto di più autorità di qualsiasi donna in ogni tempo e in ogni luogo (Brown, 1970 in Spittal, 1990:156) e George P. Murdock (1934), che afferma che "di tutti i popoli della terra, gli Irochesi si avvicinano di più a quell’ipotetica forma della società nota come il ‘matriarcato’ " (cit.in Brown, 1970:153), Tooker ricorda che la fama degli Irochesi è dovuta a degli accidenti della storia e che bisogna comprendere il senso dell’organizzazione socio-politica irochese se si vuole ritrovare una spiegazione, o quanto meno un indizio, del perché, spesso erroneamente, le donne irochesi siano state viste come detentrici di un eccezionale potere. "Nella società irochese - afferma Tooker - come in altre, gli affari del consiglio erano soprattutto un affare di uomini" e il contributo maschile alla sussistenza "non era trascurabile" (Tooker, 1984, in Spittal:113,115). In particolare, Tooker si sofferma sull’idea di proprietà presso gli Irochesi: ancora una volta è fuorviante applicare alla società irochese l’idea europea di proprietà, per la quale, per esempio, la successione dei beni ai figli è fondamentale. Tra gli Irochesi infatti la "proprietà è di chi ‘la usa’. Infatti l’uomo possiede gli strumenti che usa e così la donna" (Tooker, 1984, in Spittal 1990:203-207). Questo dunque è il motivo per cui le donne possedevano le terre e gestivano la casa, perché le donne, e non gli uomini, lavoravano la terra e vivevano molto del loro tempo nella Longhouse e quindi le usavano come proprie. Del resto è noto che presso gli Irochesi gli uomini e le donne occupavano e gestivano differenti spazi vitali, i primi l’esterno e la foresta, le seconde l’interno e la radura del villaggio, che non erano separati secondo relazioni economiche o politiche, ma prettamente sessuali e di parentela. "Infine i problemi che le donne e gli uomini irochesi dovevano affrontare erano differenti da quelli della contemporanea società occidentale" (Tooker, 1984, in Spittal, 1990:214). Contrariamente a quanto pensavano le suffragette, il matrimonio irochese non implicava diritti di proprietà, ma obblighi reciproci, che si estendevano secondo linee di parentela reale o fittizia di clan attraverso i villaggi.

Il problema, quindi, non è capire se le donne irochesi avessero o meno potere, nel senso in cui lo si è sempre inteso, ossia potere "politico", ma comprendere quale significati attribuissero gli Irochesi al "potere" che le donne gestivano presso di loro.

 

 

Bibliografia essenziale

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BROWN, J.K. 1970. "Economic organization and the Position of Women Among the Iroquois", In Ethnohistory, vol.17, no.3-4, In Spittal, W.G. 1990. Iroquois Women. An Anthology, (edited by) Iroqrafts, Ipacs ltd., Ohsweken, Ontario, Canada;

ENGELS, F. (1884) 1963. L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di L. H. Morgan (a cura di Codino, F.) Editori Riuniti, Roma;

GOLDENWEISER, A.A. 1914. "Functions of Women in Iroquois Society", In Spittal, 1990. Iroquois Women. An Anthology, (edited by) Iroqrafts, Ipacs ltd., Ohsweken, Ontario, Canada;

HARROUN FOSTER, M. 1995. "Lost Women of the Matriarchy: Iroquois Women in the Historical Literature", American Indian Culture And Research Journal, 19:3, 121-140;

HEWITT, J.N.B. 1932. "Status of Woman in Iroquois Polity before 1784", In Spittal, 1990. Iroquois Women. An Anthology, (edited by) Iroqrafts, Ipacs ltd., Ohsweken, Ontario, Canada;

LAFITAU, J. (Père) 1724. Mœurs des sauvages Américains, comparées aux mœurs des premiers temps, Paris, 4 voll.;

MORGAN, H.L. (1851) 1962. League of the Iroquois, Secaucus, N.Y. e La società antica: le linee del progresso umano dallo stato selvaggio alla civiltà (1877) 1970, (a cura di Casiccia, A.) Feltrinelli, Milano;

RANDLE, M.C. 1951. "Iroquois Women, Then and Now", In Spittal, 1990.

RICHARDS, C.E. 1957. "Matriarchy or Mistake: The rule of Iroquois women through time", In Spittal, 1990. Iroquois Women. An Anthology, (edited by) Iroqrafts, Ipacs ltd., Ohsweken, Ontario, Canada;

ROESCH WAGNER, S. 1996. The untold story of the Iroquois influence on early feminists, Aberdeen, SD.;

TOOKER, E. 1984. "Women in Iroquois Society", In Spittal, 1990. Iroquois Women. An Anthology, (edited by) Iroqrafts, Ipacs ltd., Ohsweken, Ontario, Canada.


* Psicoantropologa, Verona (Italy)

 


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