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Introduzione

L’occasione della tesi conclusiva del master sull’immigrazione si rivela per noi occasione preziosa di rielaborazione dell’esperienza e approfondimento teorico sul tema dibattuto della mediazione culturale.

Il progetto di mediazione interculturale dell’ULSS n.22 si inserisce nella più ampia operatività del Servizio di Coordinamento Socio Sanitario per Stranieri e ha assunto delle caratteristiche peculiari relative al territorio, ai servizi e agli enti in cui si è sviluppato.

La tesi parte da una sintetica descrizione del contesto (Il territorio dell’ULSS n.22, il servizio di riferimento), per poi approfondire i due progetti di mediazione interculturale presentati e finanziati ai sensi della legge 285/7.

L’aspetto interessante di questo lavoro è l’analisi del passaggio da una concezione della mediazione culturale come prestazione, alla considerazione della mediazione interculturale come processo.

In quest’ottica vengono esaminate le condizioni, i ruoli e le funzioni che possono sostenere e facilitare un’azione complessa come quella della mediazione interculturale, che, come vedremo, non si può circoscrivere semplicemente a tre soggetti: operatore, mediatore utente.

L’incontro e il confronto con persone di cultura diversa porta in sé un potenziale creativo estremamente interessante che ha come effetto la ricerca di soluzioni innovative sul piano comunicativo e relazionale; ma perché ciò avvenga è necessario mettere in atto condizioni che permettano ad ogni persona di esprimersi liberamente e pienamente.

E’ necessario cioè aumentare la capacità di integrazione della comunità in modo da favorire scambi e relazioni interculturali a più livelli, e sempre più profondi: non più solo pranzi multietnici, festival di musica etnica, ma nuove idee, nuovi modi di vedere la realtà, nuovi pensieri.

La stesura di questo lavoro è opera delle due corsiste, ma raccoglie lo studio, il lavoro, le discussioni, le riflessioni di un folto gruppo di persone di varia nazionalità e professione, che ringraziamo di cuore perché senza di loro questa esperienza non sarebbe stata possibile. 

Federica Cacciavillani,  Sofia Di Bella


 

1. Il Servizio di Coordinamento Socio Sanitario per Stranieri dell’ULSS n.22

1.1. Il Servizio di Coordinamento Socio Sanitario per Stranieri

Il servizio, unico nel panorama delle ULSS veronesi, è stato attivato nel 1993, su richiesta della Conferenza dei Sindaci e degli Amministratori Locali dell’allora ULSS n.26 di Bussolengo, che nel 1995 è andata a costituire, con l’ULSS n.33 di Villafranca l’attuale ULSS n.22.

Il servizio Stranieri è stato finanziato dalla Regione del Veneto come progetto obiettivo (1993/94) all’interno della più ampia progettualità del Dipartimento Materno Infantile. Da allora è finanziato dagli Amministratori Locali in quota parte per i servizi sociali (Area servizi Territoriali).

Attualmente il servizio stranieri è situato nella sede dei servizi sociali dell’ULSS, ed è composto da due operatori (VII livello) e 10 mediatori interculturali, ha a disposizione un ufficio con adeguata strumentazione e una dotazione di libri e riviste.

Il primo periodo di attività è stato dedicato allo studio approfondito della situazione migratoria sul territorio interessato e alla formazione specifica dell’operatore addetto. In seguito l’attività del servizio si è allargata precisando l’ambito di azione e le collaborazioni operative.

Il servizio stranieri si caratterizza per il costante contatto e la collaborazione con vari servizi Socio educativi e sanitari dell‘ULSS, con le Amministrazioni Locali e con organismi esterni in relazione a problemi specifici dei cittadini stranieri in materia di

    • salute
    • inserimento sociale
    • inserimento scolastico dei minori
    • utilizzo dei servizi socio sanitari
    • informazioni sulle opportunità del territorio.

I.2. A quali bisogni risponde

    • crescente domanda da parte delle Amministrazioni Comunali, dei servizi Socio educativi e sanitari, di scuole, gruppi e associazioni, di interventi a carattere educativo e culturale
    • necessità di affrontare i problemi dei minori nelle loro varie sfaccettature e correlazioni (mediazione culturale, inserimento sociale e scolastico)
    • problematiche delle donne immigrate (lingua, esigenze di socializzazione e di sostegno al ruolo genitoriale, accesso ai servizi dell’area materno infantile, ecc)
    • crescente domanda da parte di vari gruppi ed istituzioni di attività di informazione/formazione su tematiche relative all’immigrazione e alla crescita della comunità in prospettiva multiculturale
    • strutturazione di protocolli operativi che formalizzino le azioni integrate tra servizi in risposta alla specificità dei bisogni socio-sanitari degli immigrati

1.3. Le funzioni

Il servizio offre consulenza agli operatori socio sanitari, alle scuole, ad associazioni e gruppi del territorio, nella presa in carico di situazioni complesse e nella stesura di progetti integrati; non è uno sportello diretto nei confronti dell’utenza straniera che accede ai consueti servizi per tutti i cittadini.

Si possono individuare le seguenti funzioni

Area del coordinamento:

    • osservatorio permanente sul fenomeno migratorio a livello nazionale e locale: raccolta dati, analisi dei bisogni, elaborazione di ricerche da divulgare come strumenti operativi per conoscere la realtà ed intervenire in modo appropriato
    • coordinamento, messa in rete e indirizzo operativo dei vari servizi socio sanitari sulle problematiche relative all’immigrazione (prevenzione malattie infettive, , collaborazione con i gruppi ACAT, ecc.)
    • studio di strategie per facilitare l’accesso ai servizi dell’area materno infantile (materiale multilingue, mediazione interculturale, ecc.)

Area dell’intervento:

    • consulenza normativa, sull’accesso ai servizi (progettazione di interventi mirati per rendere i servizi pienamente fruibili anche ai cittadini stranieri), sulla creazione di progetti integrati per l’inserimento scolastico, interventi di animazione sociale, ecc.
    • sensibilizzazione sui temi dell’educazione interculturale, della mondialità, delle varie problematiche dell’immigrazione
    • interventi di mediazione interculturale sia in situazioni circoscritte, sia in progetti ("Non solo Nido", "Il mondo di Irene", gruppo ACAT, "Progetto famiglie", ecc.)

Questo servizio per ragioni contingenti (limitato investimento economico e territorio ampio) ha iniziato fin da subito a lavorare sul fenomeno immigratorio ad un secondo livello.

L’impossibilità di intervenire direttamente in tutti i casi specifici che si presentavano agli operatori del territorio ha orientato l’azione nel senso della diffusione delle informazioni, della promozione di un’ampia rete di collaborazioni e comunicazioni che potesse supportare gli operatori a livello locale.

Solo alcuni progetti sono stati rivolti direttamente alla popolazione immigrata in quanto azione mirata, comunque all’interno di servizi per la popolazione locale. Ad es. corso di educazione alla salute nelle scuole per adulti, progetto "Benessere Donna Straniera" nell’ambito delle attività del consultorio familiare, progetto di mediazione interculturale nei servizi sociali educativi e sanitari, ecc.

L’azione del servizio consiste nel dedicare attenzioni e azioni mirate alla popolazione immigrata all’interno dei servizi per tutti.

Il servizio più che uno sportello diretto nei confronti dell’utenza è dunque un punto di riferimento per coloro che sono quotidianamente a contatto con immigrati e che vogliono dare risposte più organiche e non di sola emergenza alle problematiche dell’immigrazione, in un contesto più ampio di coordinamento degli interventi del pubblico e del privato sociale per rendere interculturali i servizi e i progetti esistenti.

Per esemplificare in modo più dettagliato l’operatività del servizio si allega un resoconto delle attività per l’anno 2000 (allegato n.1)

 

1.4. L’ottica culturale e metodologica

Il ruolo del servizio, di consulenza e indirizzo operativo per le strutture del territorio che si occupano di immigrazione, ha reso necessaria una riflessione sull’impostazione culturale e metodologica che fa da sfondo alla pratica.

Occuparsi di immigrazione in ottica di prestazione significa isolare i soggetti e dare il via ad una catena infinita di risposte che non arrivano comunque a risolvere la complessità di un fenomeno per definizione instabile, dinamico, cangiante.

Collocarsi nell’area concettuale della promozione della comunità aiuta invece a leggere l’immigrazione come evento complesso, dinamico, che interfaccia più soggetti sociali e apre il campo delle soluzioni possibili come processi integrati e non come risposte alla infinita serie dei singoli problemi.

L’intera attività del servizio è impostata in termini di promozione e attivazione dei soggetti, non in termini di prestazione, ottica che chiuderebbe la possibilità di sviluppo dei processi di cambiamento che il fenomeno immigratorio avvia nella società di accoglienza, in particolare nei servizi socio sanitari e nelle scuole.

In questi ambiti l’arrivo degli immigrati può rappresentare un problema in più, una nuova categoria di utenti, o può diventare una sfida al cambiamento nella metodologia di lavoro nella direzione di una maggiore capacità di ascolto, di riconoscimento delle diversità, di collaborazione nella ricerca di soluzioni complesse e integrate.

Questo cambiamento porta una ricaduta positiva sulla qualità dei servizi in termini di flessibilità, di capacità di elaborare nuove strategie di lavoro, di fornire risposte adeguate a bisogni diversi, e obbliga servizi e istituzioni a potenziare le reti di comunicazione e collaborazione, a progettare in modo integrato, a vantaggio non del singolo utente ma di tutta la comunità riconosciuta come risorsa.

Dal punto di vista metodologico le attività del servizio si caratterizzano come interventi di ricerca-azione in collaborazione con gli operatori del territorio, privilegiando metodologie di lavoro cooperative nelle quali anche i conflitti, nodi critici inevitabili in ambito interculturale, diventano eventi che suscitano nuove conoscenze e capacità.

Molto importanza è data al confronto diretto con altre esperienze, all’attività di studio e ricerca individuale, ma soprattutto alla riflessione collettiva (gruppi di lavoro multiprofessionali e multiculturali) in cui diverse esperienze, saperi e punti di vista diventano patrimonio comune, generatore di nuovi percorsi.


2. Caratteristiche demografiche ed ambientali del territorio dell’ULSS n.22

L’ULSS n.22 è composta da 37 comuni di cui 15 con meno di 3.000 abitanti, 14 con popolazione compresa tra i 3.000 e i 10.000; 8 con più di 10.000 per un totale di 242.886 abitanti al 31/12/99. La suddivisione in 5 distretti socio-sanitari raggruppa territori aventi una certa omogeneità socio-demografica ed economica. Possiamo individuare:

    • la zona della costa orientale del lago di Garda da Malcesine a Peschiera (distretto 1-Bardolino)
    • la zona montana (distretto 2-Caprino), la zona Valpolicella-Valdadige (distretto 3-Domegliara)
    • la zona della pianura e colline ad ovest di Verona (distretto 4-Bussolengo)
    • la zona della "bassa" di Villafranca e Isola della Scala (distretto 5-Villafranca).

Il territorio dell’ULSS n.22 presenta una tendenza all’incremento demografico dovuta prevalentemente a due movimenti della popolazione: l’uscita da Verona-città di famiglie giovani e l’aumento della popolazione immigrata. La situazione generale è di benessere economico abbastanza diffuso, in conseguenza della capillare distribuzione sul territorio di attività produttive a carattere agricolo, artigianale ed industriale con caratterizzazioni diverse da zona a zona.

Il distretto 1 che comprende tutta la zona lago, si contraddistingue per un’economia legata principalmente al turismo estivo. Il distretto 2 di Caprino, nella zona montana a Nord presenta una prevalenza di attività agricole, mentre la zona pedemontana è caratterizzata anche da insediamenti industriali soprattutto nella zona di Affi. Il distretto 3 comprende la Valpolicella e la Valdadige che, oltre alla tradizionale coltivazione di vigneti e frutteti, ha sviluppato una fiorente industria legata all’estrazione e alla lavorazione del marmo. Il distretto 4 di Bussolengo riunisce in sé sia le caratteristiche di zona industriale che di zona agricola. Il distretto 5 di Villafranca Veronese ha visto lo sviluppo di un’agricoltura moderna e dell’industria di trasformazione dei prodotti agricoli.

In generale i territori dell’ULSS n.22 presentano una situazione socioeconomica abbastanza buona. I problemi di emarginazione riguardano in questo momento alcune fasce sociali (in particolare gli immigrati da Paesi in via di sviluppo, oltre alle consuete categorie sociali in situazione di disagio e devianza) con difficoltà di inserimento nel tessuto sociale locale.

Problemi di integrazione sociale coinvolgono anche trasversalmente la popolazione di questi territori: difficoltà d’integrazione degli anziani, difficoltà a trovare momenti di incontro, di vita comunitaria a cui partecipino le diverse fasce di età e categorie di persone (ad es. settorializzazione delle feste e dei momenti comunitari: festa degli anziani, festa della famiglia, festa dei giovani, festa degli sportivi, ecc.).

Si può parlare dunque in generale di emarginazione come chiusura, "privatizzazione" (a livello personale o di piccolo gruppo/associazione) di problemi e risorse rispetto alla vita comunitaria.


3. Inquadramento del fenomeno immigratorio e della presenza di minori stranieri nei comuni dell’ULSS n. 22

3.1. Contesto generale

    1. Al 31/12/97 i residenti nei 37 comuni dell’Ulss n. 22 sono risultati 236.356, di cui 5.689 cittadini stranieri residenti pari al 2,4%.
    2. Di questi 5.689 stranieri residenti: 1.207 pari al 21.2% provengono dall’Europa e dai Paesi sviluppati, 4.482 (78,8) provengono dall’Europa dell’Est e da Paesi in via di sviluppo e rappresentano gli immigrati intesi in senso sociologico.
    3. I maschi sono 3.180 pari al 56%, le femmine 2.509 pari al 44%: fra gli europei prevalgono le donne, mentre in tutti gli altri gruppi c’è una prevalenza di maschi in particolare fra gli immigrati provenienti da PVS sono il 61%, mentre fra quelli dell’Europa dell’Est sono il 57%.
    4. Le prime nazionalità rappresentate sono: il Marocco (952 unità), il Ghana (728), la Germania, (479), la Yugoslavia (477), la Romania (301). Altre 105 nazioni coprono il restante 48% degli stranieri residenti.
    5. Una maggiore incidenza di stranieri, in particolare di minori, si registra spesso in comuni relativamente piccoli come Dolcè, Rivoli Veronese, Pastrengo, Nogarole Rocca.
    6. Si tratta di una popolazione immigrata particolarmente giovane: la maggior concentrazione si ha nella fascia di età che va dai 25 ai 44 anni. Scarse le presenze al di sopra dei 44 anni, mentre sono in aumento i minori, molti dei quali nascono qui.
    7. Esiste un problema di accesso ai servizi socio-sanitari da parte degli stranieri: mancano le informazioni sui servizi, c’è in alcuni casi diffidenza, non si riesce a comunicare in maniera efficace anche per difficoltà linguistiche e culturali.
    8. Si assiste ad un evoluzione del fenomeno immigratorio a livello provinciale con un maggior livello di stabilizzazione ed una presenza legata soprattutto alle richieste del mercato del lavoro insoddisfatte a livello locale. Aumentano i nuclei familiari con presenza di minori in seguito ai ricongiungimenti familiari. Superata la fase esplorativa dell’immigrato maschio che veniva a cercare lavoro, siamo entrati nella fase dell’inserimento stabile con un progetto immigratorio di medio e lungo periodo e ciò pone problemi d’integrazione e di rapporto con la comunità locale. Preoccupante è il problema dell’alloggio legato alla difficoltà di accesso al mercato della casa e alla diffidenza nel dare abitazioni in affitto ad immigrati.

La fascia dei residenti immigrati negli ultimi due anni ha presentato un notevole incremento dovuto soprattutto ai ricongiungimenti familiari .

A titolo indicativo il numero di stranieri è passato da 5.689 residenti al 31/12/97 a 7.073 al 31/12/98 (+ 24.3%), ed il numero dei minori da 1.088 nel ’97 a 1.926 nel ’98 (+77%).

La tendenza all’incremento si mantiene anche per il ’99/2000 come abbiamo potuto rilevare da alcuni dati parziali di una ricerca in corso di realizzazione.

L’aumento più rilevante riguarda i comuni a maggiore dispersione territoriale forse per la maggiore facilità di trovare alloggio, ed è composto da bambini e donne, in seguito ai ricongiungimenti familiari che caratterizzano questa fase dell’immigrazione nel nostro territorio.

Gli immigrati che vengono in queste zone hanno già subito una selezione di partenza e uno spostamento dalla città capoluogo, dettato in genere da ragioni di carattere abitativo per cui in provincia è in genere più facile trovare una soluzione alloggiativa rispetto alla città anche se la qualità delle condizioni di vita molto spesso lascia a desiderare per motivi di sovraffollamento o per il fatto che vengono affittati casolari di campagna in precarie condizioni igieniche e sanitarie.

Il sostanziale equilibrio fra maschi e femmine nei territori considerati è dovuto perlopiù all’insediamento di interi nuclei familiari. In provincia è più rara l’immigrazione di donne sole per il fatto che c’è molta meno richiesta rispetto alla città di servizi domestici e di cura della persona. Proprio in seguito alla specializzazione etnica del lavoro in questi territori sono molto rappresentate nazionalità come Marocco o Ghana (settore del marmo e agricoltura), Europa dell’Est (edilizia e trasporti), aumentano i cinesi (settore tessile), mentre sono irrilevanti le presenza di Filippini, Cingalesi, Peruviani ecc.

Da qualche anno ha preso l’avvio una catena migratoria caratterizzata da una forte pendolarità, di donne polacche, ucraine, rumene o moldave che si occupano di assistenza agli anziani.

Distinguere per sesso l’arrivo di immigrati nel tempo ci consente di individuare diverse fasi del fenomeno: la fase esplorativa, a prevalenza maschile nei nostri territori, seguita dall’arrivo delle donne che inaugura la fase di assestamento e la messa a punto del progetto migratorio nella direzione di una certa durata e stabilità; le donne, con il loro retaggio sociale e culturale danno inizio alla fase di inserimento nel tessuto sociale di accoglienza.

Il fatto che ci sia una immigrazione anche di donne, e quindi di famiglie, può farci pensare ad una progettualità a tempi medio-lunghi e con obiettivi non solo di tipo economico ma di ricerca di condizioni di vita complessivamente migliori per sé e per la propria famiglia, sia in un tempo differito (in patria grazie alle rimesse economiche ed all’aumento di prestigio sociale in caso di buon esito del progetto migratorio), sia anche qui e ora.

La società di accoglienza ha il compito importantissimo di riflettere su una immigrazione di questo tipo, che non chiede semplicemente lavoro e posto letto, ma è portatrice di istanze di tipo sociale e culturale che producono il loro effetto sulla società di inserimento.

  

3.2. La situazione dei minori

Incidenza minori  sul totale della popolazione dell’ULSS 22

  popolazione residente minori %minori sul totale
1994 228.666 45.515 19.9
1997 236.282 41.338 17.5
1998 242.886 34.050* 14*

* dato disponibile fino ai 14 anni

 Incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti

  totale residenti popolazione straniera % stranieri sul totale
1994 228.666 4.587 2
1997 236.282 5.689 2.4
1998 242.886 7.073 3

 Incidenza di minori stranieri sul totale della popolazione straniera residente nell’ULSS 22

  popolazione straniera minori % minori sul totale
1994 4.587 795 17.33
1997 5.689 1.088 19.1
1998 7.073 1.926 27.2

Incidenza di minori stranieri sul totale dei minori residenti

  totale minori residenti minori stranieri % minori stranieri sul totale
1994 45.415 795 1.74
1997 41.338 1.088 2.63
1998 34.050* 1.656** 4.86*

* Dato disponibile fino ai 14 anni

**Questo dato sui minori stranieri fino ai 14 anni è stato ottenuto da una stima della presenza in questa fascia di età basato su una ricerca del servizio stranieri del 1997.

 In questa breve analisi non possiamo entrare nel merito della sfida educativa che la presenza di famiglie e bambini stranieri porta nella nostra società, così pure non prenderemo in considerazione la complessa tematica del crescere nell’immigrazione, lontano dalle sicurezze e dagli affetti del paese di origine.

Ci limitiamo ad alcune considerazioni che i dati quantitativi mettono in evidenza, anche in rapporto alla popolazione italiana.

    • Il numero dei minori italiani è in decremento in tempi brevi
    • Il numero dei minori stranieri è in aumento in termini assoluti, in rapporto al totale dei minori residenti, in presenza percentuale sulla popolazione immigrata.

Questo fatto (evidenziato come possibile sviluppo della situazione sul territorio dell’ULSS 22 già a partire dal 1994) è dovuto all’attuale fase di stabilizzazione dell’immigrazione, caratterizzata dai ricongiungimenti familiari, con l’arrivo anche di ragazzi grandi (età da scuola media).

 

Minori stranieri per fasce d’età

("Il fenomeno immigratorio nei comuni dell’ULSS n.22" 1998 – dati 1997)

Fasce d’età

0-2

3-5

6-10

11-13

14-17

totale

n.

255

249

281

148

155

1088

%

23.43

22.88

25.82

13.6

14.24

100

Minori stranieri per aree di provenienza

("Il fenomeno immigratorio nei comuni dell’ULSS n.22" 1998 – dati 1997)

 

Europa

Est Europa

Paesi Sviluppo Avanzato

Paesi in Via di Sviluppo

totale

n.

110

347

13

618

1088

%

10.1

31.9

1.2

58.6

100

La maggiore presenza di minori stranieri si concentra nelle fasce d’età più basse (entro i 10 anni), ed è prevedibile che questa tendenza si mantenga nei prossimi anni per effetto della stabilizzazione lavorativa ed alloggiativa di giovani coppie e famiglie.

La tipologia di risorse offerte dal territorio (lavoro agricolo o nell’industria in un contesto insediativo di dimensioni medio piccole e con una certa dispersione territoriale) funge da fattore di attrazione per immigrati provenienti da zone in via di sviluppo, con forti aspettative legate alla riuscita economica del progetto migratorio.

Tuttavia, sul fronte della comunità locale nasce la necessità di incontrarsi e confrontarsi con queste nuove famiglie, (gli immigrati non sono solo colleghi di lavoro), di allargare ai nuovi cittadini la partecipazione alla vita della comunità.

Proprio la presenza di famiglie con bambini e ragazzi infatti aumenta la visibilità sociale della popolazione immigrata, porta nuove istanze, ma offre ai servizi e alle istituzioni nuove opportunità di riflessione e di innovazione nelle metodologie operative (basti pensare alla mediazione interculturale) e alla comunità locale una vera e propria sfida educativa, sulla riscoperta della capacità di accoglienza e convivenza.-

 


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