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13. Riflessioni sull’attività di mediazione interculturale

13.1. La questione della rappresentanza

E’ necessario che l’operatore e il mediatore siano consapevoli che la conoscenza culturale espressa dal mediatore non può rappresentare "tutto il mondo dell’immigrazione". Il mediatore non può essere depositario di tutta la cultura del paese di origine e inoltre non è più aggiornato dell’evoluzione culturale del suo Paese. L’elemento aggiuntivo che può portare il mediatore è il vissuto di migrazione che può aiutare la comprensione dell’esperienza di immigrazione.

Le informazioni "culturali" a carattere generico, possono essere relativamente importanti nella relazione di aiuto con persone straniere, anche perché in Italia non è possibile per gli immigrati riprodurre usi e costumi del Paese di origine e le soluzioni per i possibili adattamenti sono assolutamente individuali.

Il mediatore interviene sui contenuti legati alla specificità culturale in senso generale (le abitudini, gli usi, ecc.), dà spiegazioni che possono chiarire atteggiamenti, visioni del mondo per aiutare l’operatore a contestualizzare la comunicazione con l’utente, ma evita di dare letture assolute sugli atteggiamenti dell’immigrato.

13.2. La questione della riservatezza

Un punto fondamentale nel lavoro di mediazione è garantire la riservatezza: ciò che viene detto durante il colloquio non verrà riportato all’esterno, come pure le informazioni preliminari ricevute sull’utente non verranno utilizzate dal mediatore nel corso del colloquio. Anche ciò che l’utente dice al mediatore nel momento della conoscenza rimane riservato tra lui e il mediatore. Operatore e utente parleranno direttamente tra loro, non utilizzeranno il mediatore per mandarsi messaggi "trasversali" … La comunicazione a tre media la forma, ma i contenuti restano responsabilità dei due contraenti.

13.3. La traduzione fedele

Una cosa che viene sempre specificata sia all’utente che all’operatore è che il mediatore tradurrà tutto, quindi non c’è possibilità nel colloquio di mediazione di fare commenti, scambiare comunicazioni finchè il mediatore traduce.

Quando si accetta la presenza del terzo che fa da filtro culturale e linguistico qualsiasi commento viene tradotto. Questo vale anche per gli utenti.

Se la traduzione è fedele al contenuto espresso anche non verbalmente la fiducia aumenta; se invece il mediatore cerca di accomodare il conflitto "aggiustando" la traduzione, la fiducia crolla perché comunque il conflitto viene percepito attraverso altri elementi della comunicazione.

Il conflitto tra utente e operatore passa comunque, anche se viene tradotto il contrario: se c’è dissenso o disaccordo tra le parti è importante che emerga in modo chiaro; il mediatore non è un "pacificatore", non ha il compito di risolvere il conflitto ma di garantire una comunicazione chiara.

 13.4. I tempi della traduzione

I tempi della traduzione sono tempi preziosi. Inizialmente si fa molta fatica a stare lì tranquilli finchè il mediatore traduce. Allora viene da scrivere qualcosa, fare una telefonata, chiacchierare con il collega.

Invece andando avanti e ripetendo questa esperienza il tempo della traduzione diventa il tempo dell’ascolto globale: io osservo e comprendo, non solo ascolto la persona che ho davanti.

Questo tempo si trasforma in un tempo preziosissimo e persone che chiedevano colloqui di mediazione di mezz’ora, che è impossibile, perché in mezz’ora ti dici buon giorno tanto piacere sono il tal dei tali, sono arrivate a chiedere un colloquio di mediazione di almeno due ore: ho bisogno del mediatore per questo colloquio, ma mi serviranno almeno due ore, perché hanno scoperto che questo ascolto globale è interessante ma anche laborioso e richiede molto tempo.

13.5. La richiesta

Al momento la richiesta di intervento del mediatore viene sempre dai servizi, finora non si è riusciti a creare un canale attraverso il quale anche le famiglie straniere possano richiedere l’intervento del mediatore.

13.6. La questione della neutralità

La scelta di lavorare in ottica di processo in cui gli attori sono l’operatore e l’utente, rende necessaria una riflessione sulla questione della neutralità del mediatore.

Contenuti e decisioni sono di proprietà e responsabilità dei soggetti, e per questo al mediatore è richiesto di non prendere posizione, di non dare giudizi, suggerimenti in merito ai contenuti e alle decisioni.

Assumere una posizione di neutralità significa non entrare nel processo come elemento attivo, ma facilitarne lo svolgimento, promuovendo comunicazione, agio e fiducia tra gli attori.

Questa "attiva passività" è una posizione difficile da tenere da parte del mediatore, sia perché operatori e utenti spesso lo sollecitano ad intervenire nella relazione (ottica di advocacy), sia perché almeno in prima istanza appare più gratificante la posizione di consigliere.

In realtà questo atteggiamento ostacola o inibisce l’attivazione dei soggetti, e presuppone da parte del mediatore il possesso di conoscenze specifiche di altre professionalità.

Ciò accade in particolare in ambito sociale e scolastico dove i confini di ruolo possono essere meno marcati. In ambito sanitario invece, essendo i ruoli professionali più definiti e rigidi, più difficilmente al mediatore viene richiesto di intervenire al di là della comunicazione.

La posizione di neutralità non è un comportamento spontaneo, ma un atteggiamento professionale che il mediatore acquisisce in modo sempre più consapevole attraverso la supervisione e il lavoro di gruppo dei mediatori.

Il mediatore libero professionista che lavora individualmente, nell’ambito dell’intervento si trova anche a promuovere sé stesso e il proprio lavoro e può trovare maggiori difficoltà nell’assumere una posizione di neutralità che potrebbe risultare sgradita al committente dell’intervento che si aspetta da lui appoggio, risposte, soluzioni.

Più facile è mantenere una posizione di neutralità per il mediatore che inserito in un gruppo, partecipa ad un progetto in cui gli è richiesto questo atteggiamento allo scopo di non interferire nella relazione tra i soggetti.


 

14. Aspetti qualificanti

14.1. La specificità del progetto di mediazione interculturale dell’ULSS 22

Lo studio e il confronto con altre esperienze di mediazione culturale ha fornito gli elementi di base da cui partire per la stesura del progetto dell’ULSS n.22.

L’esperienza, i numerosi interventi (sia casi che progetti), le attività di studio hanno in seguito consentito di contestualizzare l’attività di mediazione in forme e caratteristiche peculiari, funzionali all’interazione con i servizi e le istituzioni del territorio.

Alcuni elementi in particolare sono stati valutati come qualificanti, in quanto propulsori o catalizzatori dei processi di mediazione.

 

14.2. Il lavoro in rete e l’integrazione con il territorio

L’introduzione della figura del mediatore ha messo in luce proprio la necessità di lavorare in rete tra servizi sociali, sanitari, scuole e agenzie del territorio, come condizione primaria per l’efficacia del lavoro sociale con le famiglie immigrate.

Ad esempio, da un’azione semplice quale può essere l’inserimento a scuola di un bambino cinese, si scopre che in realtà quell’azione richiede un percorso complesso, a cui partecipano più attori con funzioni diverse. Oltre alle consuete figure di riferimento della scuola (personale di segreteria, dirigente scolastico, insegnanti referenti, ecc) può essere necessaria la collaborazione dell’assistente sociale o dell’educatore (per l’inserimento nelle attività pomeridiane, per necessità economiche, per situazioni di disagio abitativo, ecc.), l’intervento degli operatori del distretto sanitario (vaccinazioni, tesserino sanitario, ecc.), il coinvolgimento di persone o gruppi di volontari (sostegno alla famiglia, socializzazione pomeridiana, ecc.).

Promuovere condizioni di pari opportunità nell’accesso ai servizi nel lavoro con le famiglie immigrate significa capire e farsi capire (mediatore), facilitare il movimento della famiglia nella rete dei servizi (coordinatore).

In alcune situazioni l’esigenza di lavorare con bambini e famiglie immigrate ha sollecitato una riattivazione della rete, un allargamento delle collaborazioni già esistenti. Tutto ciò ha avuto, come positivo "effetto collaterale" un generale miglioramento della qualità del lavoro degli operatori sociali e scolastici in favore di tutti i loro utenti. Ciò si è visto in particolar modo nei territori dove si è lavorato per i percorsi di inserimento scolastico dei bambini stranieri: la collaborazione tra servizi del territorio e scuole si è fatta più stretta anche su nuove tematiche (ad es. nel distretto n.5 il gruppo di lavoro per il nuovo progetto legge 285 che vede come area trasversale l’intercultura, o sempre nello stesso distretto il gruppo di lavoro tra scuole e territorio sulle competenze del DPR 112).

La collaborazione che si avvia tra famiglia immigrata, servizi e istituzioni avvia un circolo virtuoso che produce sui soggetti nuove conoscenze e un cambiamento in direzione interculturale. La famiglia inizia a conoscere e a muoversi nella nuova realtà di inserimento; i servizi iniziano a conoscere nuovi modelli culturali, nuovi stili di vita e avviano una riflessione sulle modalità di lavoro.

In alcune situazioni l’esigenza di lavorare con bambini e famiglie immigrate ha sollecitato una riattivazione della rete, un allargamento delle collaborazioni già esistenti. Tutto ciò ha avuto, come positivo "effetto collaterale" un generale miglioramento della qualità del lavoro degli operatori sociali e scolastici in favore di tutti i loro utenti.

14.3. La definizione dei ruoli e la valorizzazione delle competenze degli operatori

Il rapporto con i colleghi in una attività così poco strutturata può risultare difficoltoso: ci sono molti spazi di indefinitezza che ciascuno può giocare in vario modo, come spazi di flessibilità, di sperimentazione (se c’è fiducia), oppure come spazi di ambiguità e di manovre manipolatorie sia sul piano professionale ma anche personale.

Risulta difficile individuare in modo chiaro e immediato confini di ruolo, di competenza, di ambito, mancando una chiara definizione professionale della figura del mediatore interculturale.

Per queste ragioni si rende necessario da parte delle persone coinvolte nell’attività di mediazione un investimento di fiducia, per attivare al meglio competenze e capacità.

Spesso il coordinatore che conosce operatori e mediatori assume proprio questa funzione di garante, fino al momento in cui la reciproca conoscenza tra gli uni e gli altri, la sperimentazione dell’interazione tra i diversi ruoli getta le basi di una proficua collaborazione.

Lo spazio della mediazione può, almeno inizialmente essere percepito come ambiguo, equivoco, e in questo clima un fraintendimento provoca un effetto valanga difficilmente contenibile e recuperabile. Per questo è importante definire con chiarezza i reciproci ruoli e funzioni.

Anche gli operatori che cercano nel mediatore un alleato, una figura polivalente che compensi e completi la loro azione possono essere disturbati da un mediatore che invade il loro campo professionale o relazionale nel rapporto con l’utente.

Al contrario un mediatore consapevole del proprio ambito di azione (al centro della comunicazione ma esterno alla relazione) consente all’operatore di espletare al meglio la propria azione, diviene prezioso "strumento" di lavoro.

14.4. Il coordinamento

Il coordinamento è un momento fondamentale nella formazione e nel lavoro del gruppo dei mediatori interculturali. L’incontro ha cadenza quindicinale e dura circa tre ore, sono presenti tutte le mediatrici e i due coordinatori del gruppo.

A volte possono essere presenti anche relatori "esterni", con il compito di formare i mediatori ad una comprensione più profonda di tematiche specifiche.

In questi incontri ciascuno può parlare liberamente, si discute dei vari casi e interventi e tutti possono intervenire con suggerimenti, opinioni, consigli, osservazioni, critiche, commenti. E’ un modo molto diretto per mettersi in discussione, per riflettere e condividere le esperienze e per supervisionare i casi in gruppo: si "sezionano" i vari interventi in modo che siano utili per gli altri mediatori, materiale di confronto per migliorare gli interventi successivi.

La supervisione che si fa sull’attività di mediazione riguarda esclusivamente l’attività del mediatore e non l’azione degli operatori.

Attraverso questa supervisione su tutti i casi che sono stati seguiti, è stata messa a punto una "pratica di mediazione" specifica per questo progetto, che viene continuamente rivista e rielaborata, ripensata, sedimentata.

Gli incontri di coordinamento servono anche come "contenitori di emozioni", e fungono da "specchio" del gruppo, oltre che definire il ruolo del mediatore e la specificità organizzativa e professionale del progetto.

Una funzione importante del coordinamento è quella di "valvola di sfogo" per i sedimenti emotivi che il mediatore si porta dietro dopo l’intervento.

Rivedere insieme tutte le esperienze di lavoro allarga le competenze di ogni singolo, creando un patrimonio comune, una pratica del gruppo dei mediatori. Anche chi ha avuto meno opportunità di lavoro sul campo trova nella supervisione dei casi un momento formativo sulle competenze specifiche del mediatore, la motivazione e la carica per proseguire nel progetto.

In coordinamento si esplicitano dubbi e reazioni quasi istintive, soluzioni estemporanee a situazioni impreviste, cercando di analizzarle ed inserirle in una prassi consapevole, comune a tutto il gruppo.

14.5. Il lavoro di gruppo

L’attività di coordinamento si struttura come lavoro di gruppo, con alcune particolarità legate alla composizione interculturale del gruppo e alla necessità di distinguere i ruoli professionali (mediatori e coordinatori).

Le comunicazioni tra persone di diversa lingua e cultura possono risultare faticose quando si tratta di argomenti legati alle storie individuali, alle aspettative di vita, ai valori personali. Il lavoro sulla mediazione ha richiesto ai partecipanti anche un lavoro sul sé, sulla consapevolezza personale e culturale. Le posizioni culturali, personali e la riflessione sui temi che vengono proposti si intrecciano in maniera molto energica, molto forte.

Per questo è stato necessario elaborare delle regole di lavoro che offrissero la massima possibilità di espressione individuale, proteggendo le persone da conflitti improduttivi e lacerazioni in un percorso tendente alla costruzione di una identità di gruppo.

Il lavoro di gruppo tra persone di culture diverse è stato essenziale per rendere ciascuno consapevole dei propri pregiudizi; ognuno ha accettato di mettersi in discussione talvolta con sofferenza ma più spesso in modo ironico e divertito. Così è cresciuto il gruppo, ma anche le persone oltre che i mediatori.

Prima e fondamentale regola è: si può dire tutto ciò che si pensa. Non c’è a priori una cosa giusta o una cosa sbagliata: ognuno si mette in discussione ma si discute sulle azioni e non sulle persone.

Nel gruppo si lavora in modo assertivo, fortemente costruttivo: nascono dinamiche molto forti, e se nella discussione si evidenziano posizioni inconciliabili, si sospende il giudizio, lasciando il tempo di pensare ed elaborare.

Si possono mantenere idee diverse, si può chiedere scusa quando ci si rende conto di aver sbagliato.

Garante delle comunicazioni e delle relazioni è il coordinatore: il gruppo affida al coordinatore il ruolo di dirimere le questioni inconciliabili, di avviare alla conciliazione le situazioni conflittuali, insomma di mediare tra i mediatori. Anche il coordinatore può sbagliare, chiedere scusa, cambiare idea.

Grande attenzione viene posta nella definizione degli aspetti amministrativi (contratti, pagamenti, modalità organizzative) che possono altrimenti diventare elementi di forte disturbo nel lavoro.

C’è un esplicito obbligo di riservatezza su quanto viene esposto: si parla delle situazioni senza mai fare i nomi.

Il processo di elaborazione di idee nell’interazione interculturale (in ottica di simmetria e reciprocità) risulta essere altamente creativo e produttivo: i concetti, vengono visti da più punti di vista, assumono una forma diversa da quella che avrebbero se ci pensassero solo i coordinatori, o solo degli italiani.

Un aspetto interessante nella comunicazione all’interno del gruppo è lo spazio del malinteso e del conflitto, gestiti e vissuti il più possibile, e con difficoltà, come spazi creativi.

Nel gruppo si può dire tutto, si può sostenere la propria posizione con grande decisione, con grande convinzione, si può anche arrivare al conflitto, quello che è importante è arrivare alla soluzione il più possibile costruttiva.

14.6. Figura e ruolo del coordinatore

Il servizio stranieri ha il compito di gestire e coordinare il progetto di mediazione Interculturale - legge 285/97. I mediatori non sono liberi professionisti o volontari a disposizione di chi ne faccia richiesta, ma partecipano ad un progetto ben definito, attraverso un contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

In questo progetto due sono i fronti di lavoro dei coordinatori: uno come si è visto riguarda il coordinamento del gruppo dei mediatori; l’altro sul versante esterno, consiste nell’ordinare gli interventi, far circolare le esperienze per accrescere le conoscenze tecniche dei partecipanti e potenziare le soluzioni operative.

Avere un unico punto di riferimento a cui ricondurre le diverse esperienze di mediazione nei vari comuni e servizi sociali e sanitari, garantisce una maggiore unitarietà e coerenza interna al progetto che è sovradistrettuale evitando frammentazione e dispersione delle risorse.

Le competenze acquisite nel corso degli anni consentono al servizio stranieri di contribuire alla valutazione del problema di migrazione portato dall’operatore fornendo risposte articolate una delle quali può essere la mediazione, ma non solo (consulenze pedagogiche, amministrative, metodologiche, ecc.)

Per quanto riguarda nello specifico il progetto mediatori, il coordinatore interviene fondamentalmente in tre momenti: nella richiesta, nella fase preliminare, nel coordinamento/verifica.

Nei casi di particolare complessità e su richiesta dell’operatore il coordinatore può intervenire anche nel colloquio con il compito di tenere le fila di situazioni particolarmente complesse, osservare e sostenere lo scorrere delle comunicazioni.


15. La valutazione del progetto

15.1 Modalità di monitoraggio

Il monitoraggio dei minicicli di lavoro e dei progetti avviene nel coordinamento del gruppo dei mediatori con scadenza quindicinale.

Il monitoraggio tiene conto delle verifiche periodiche sugli interventi attuate in collaborazione con gli operatori coinvolti (assistenti sociali, insegnanti, ecc…) e si prefigge di dettagliare in maniera sempre più precisa e più rispondente alle necessità del territorio, la funzione del mediatore, la pratica di mediazione e le strategie di lavoro a sostegno dei processi di mediazione.

Nell’esperienza del primo triennio sono stati raccolti occasionalmente riscontri positivi sull’impiego del mediatore anche da parte delle famiglie. Appare importante trovare le modalità per coinvolgere in via continuativa nelle verifiche anche le famiglie immigrate.

Gestore del monitoraggio è il servizio stranieri.

15.2. Modalità di valutazione

Un interessante momento di valutazione del progetto si è avuto in occasione del seminario tenuto il 17/4/99, ad un anno dall’avvio del progetto. In questa occasione si è fatto il punto della situazione con il gruppo dei mediatori e con gli operatori dei vari servizi ed enti che avevano fino ad allora collaborato al progetto. Questo incontro, aperto al pubblico, è stato documentato con un fascicolo contenente gli atti del seminario, e con la ripresa in video della giornata.

Nel corso delle verifiche dei singoli casi e progetti sono inoltre stati individuati degli indicatori, dei punti di osservazione dell’efficacia dell’azione di mediazione da un lato, e dall’altro dell’avvio di processi di mediazione.

 

Indicatori di efficacia:

    • lettura del comportamento non verbale sia dell’operatore che dell’utente
    • posture
    • tono di voce
    • occupazione dello spazio
    • distensione corporea

Indicatori di processo:

Il punto di partenza nell’osservazione è come funzionano le comunicazioni tra operatore e utente senza l’intervento di mediazione: solitamente lo straniero risponde sempre di sì, non chiede chiarimenti, non dice di non aver capito.

L’operatore difficilmente verifica la comprensione dei messaggi da parte dell’utente, non esplicita aspetti che per lui sono ritenuti normali.

Nel corso dell’intervento di mediazione può essere importante osservare

    • come cambia la relazione operatore utente (chi fa le domande, chi chiede chiarimenti, se esiste reciprocità nella comunicazione)
    • se c’è reciprocità nella comunicazione
    • la ricerca di soluzioni avviene in forma collaborativi, contrattuale (non parte solo dalla proposta dell’operatore o dalla richiesta dell’utente)
    • autonomia delle famiglie nel rivolgersi ai servizi (le famiglie si attrezzano autonomamente per la comunicazione, si muovono nella rete dei servizi, si assumono la responsabilità del cambiamento e lo contrattano con i servizi, conoscono e si adeguano alle regole dell’utilizzo dei servizi)
    • autonomia dei servizi nel lavorare con le famiglie (superamento dello shock culturale, aumento delle competenze interculturali degli operatori)
    • nascita di progetti interculturali strutturati all’interno dei servizi, dei territori, delle scuole,…(passaggio dall’ottica dell’emergenza all’ottica del progetto)
    • produzione di cultura, richiesta di consulenze su progetti di mediazione anche fuori ULSS, consolidamento/avvio di tradizioni interculturali

 

 16. Il mondo di Irene - Percorsi di inserimento scolastico e sociale per i bambini stranieri e le loro famiglie

Una delle istituzioni in cui maggiormente si evidenzia la necessità di lavorare in termini processuali e non di semplice prestazione è sicuramente il mondo della scuola che sta attraversando un periodo di grandi riforme e che vede al suo interno delle possibilità di cambiamento dovute anche all’inserimento dei bambini stranieri

La presenza degli alunni stranieri nella scuola, le modalità di arrivo, le connessioni che questi arrivi implicano con il mondo extrascolastico, sono state lo stimolo in molti casi per una riflessione su alcuni aspetti della vita della scuola e sui rapporti che questa istituzione tiene con le famiglie e con i servizi socio educativi del territorio.

Questo lavoro ci ha permesso di individuare alcune condizioni che rendono agevole l’inserimento scolastico e sociale dei bambini immigrati. Inserimento agevole per il bambino straniero, per la sua famiglia, per gli insegnanti e i compagni, privilegiando la dimensione comunitaria di questo evento.

L’inserimento scolastico dei bambini immigrati coinvolge infatti vari soggetti: la famiglia, la scuola, il territorio.

Per questo si è pensato ad un percorso di studio e di lavoro che coinvolga insegnanti, famiglie straniere, mediatori culturali, operatori dei servizi socio educativi e sanitari, con l’obiettivo di creare una prassi di inserimento scolastico che metta in comune tra i soggetti risorse, canali di comunicazione, conoscenze, ambiti professionali.

Da qui è nato un gruppo di lavoro informale, che si ritrova periodicamente presso una scuola media per condividere esperienze e saperi.

Il gruppo è composto da dirigenti scolastici, insegnanti di varie scuole materne, elementari e medie, operatori sociali di alcuni comuni (assistenti sociali ed educatori), operatori e mediatori interculturali dell’ULSS 22 e del territorio di S. Bonifacio.

Gli aspetti didattico pedagogici sono curati da una pedagogista esperta in didattica dell’intercultura e dell’italiano L2 con funzione di consulenza, mentre per gli aspetti legislativi e organizzativi in ambito scolastico la consulenza è affidata ad un dirigente scolastico che assieme agli operatori del servizio di Coordinamento Socio Sanitario per stranieri dell’ULSS 22 sono i promotori dell’iniziativa.

Ogni istituto o circolo che intende entrare nel progetto, si attiva a livello locale per stendere un percorso progettuale adatto alla propria specifica situazione.

Quello che rimane costante è il gruppo di lavoro, lo stile (gli obiettivi e la metodologia), la rete delle collaborazioni e comunicazioni.

 

16.1. Il progetto

16.1.1. Premessa

Scopo del progetto è definire i percorsi, gli strumenti e le collaborazioni che rendono "accogliente" la comunità educante (comunità locale, scuola e servizi del territorio per l’infanzia e la famiglia).

Destinatari privilegiati del progetto sono le scuole, cioè il collettivo rappresentato da personale scolastico, alunni e famiglie (comunità educante).

La scelta della scuola e dei servizi socio educativi di lavorare insieme per attivare processi di accoglienza è legata al ruolo che la scuola ricopre in ambito formativo ed educativo, in rapporto ai minori e alle famiglie.

La finalità cui tende tutto il lavoro del "Mondo di Irene", è creare e sostenere le condizioni che permettono alla comunità educante di formare uomini e donne capaci di vivere ed operare in una società dove la differenza sociale e culturale non è solo un problema, ma anche e soprattutto stimolo, risorsa per la ricerca di nuove soluzioni per la crescita della comunità.

Per questo alla logica dell’ "integrare lo straniero", si preferisce sostituire quella dell’ "integrare la comunità" attraverso processi positivi di confronto, interazioni costruttive tra le parti.

Lavorare al "Mondo di Irene" ha consentito di operare un interessante passaggio culturale in tema di minori stranieri:

 

Da "progetto di accoglienza" ð

A percorsi di inserimento scolastico e sociale per bambini stranieri e le loro famiglie

 

Questo passaggio presuppone

    • il pensare l’arrivo dei bambini stranieri nella scuola nell’area concettuale del diritto (allo studio, alle pari opportunità) e non nell’area delle buone intenzioni (accoglienza come compito della buona maestra, dei buoni compagni …)
    • il passaggio a un nuovo modello organizzativo (passaggio comunque obbligato dalla riforma dei cicli, autonomia scolastica, ecc. che tuttavia presenta anche grosse opportunità di rinnovamento dell’istituzione scolastica)
    • la strutturazione della dimensione multiculturale della scuola (uscire dalla logica dell’emergenza), punto di partenza possibile per avviare una trasformazione culturale e sociale in questa direzione

 

E’ importante che il progetto sia dell’istituto e non riguardi la singola insegnante che si trova in classe il bambino straniero, come pure un sostegno e potenziamento della progettualità della scuola viene dalle attività organizzate sul territorio dai servizi socio educativi, da altre scuole (Centri territoriali).

 

Alcuni punti fermi di un buon percorso di inserimento sono

    • l’organizzazione interna alla scuola, ma anche nei rapporti con il territorio (conoscenza reciproca, efficaci canali di comunicazione, ecc.)
    • la regolamentazione chiara (e formalizzata) dei compiti di ciascuno, delle fasi di lavoro, ecc.
    • individuare le priorità: valutazione delle risorse in campo e decisione condivisa su come investirle
    • la flessibilità, come capacità di creare percorsi, soluzioni alternative all’interno delle condizioni ordinarie
    • lo stile di lavoro collaborativo: non esiste il mansionario dell’addetto all’accoglienza del bambino immigrato; solo la collaborazione tra i diversi attori coinvolti può rendere accogliente la comunità
    • la restituzione dei risultati: la decisione sul percorso individualizzato, la gestione e la verifica del lavoro svolto deve essere partecipata a tutti gli attori coinvolti (patrimonio collettivo)

 

16.1.2. Area di intervento del progetto

Il progetto ha coinvolto inizialmente quattro scuole medie in quattro comuni confinanti nel distretto socio sanitario n. 5. Attualmente è stato esteso a 5 istituti comprensivi (19 scuole, dalle materne alle medie) e tocca sette comuni su nove nel distretto n.5 e un comune nel distretto n.4.

Vari insegnati e dirigenti scolastici partecipano al gruppo di lavoro informale sul "Mondo di Irene", e in questa sede hanno portato interessanti contributi su aspetti organizzativi e didattici che formano un patrimonio formativo e informativo comune.

 

16.1.3. Soggetti coinvolti:

Scuole materne, elementari e medie rappresentate dal dirigente scolastico, personale di segreteria, dall’insegnante figura obiettivo per l’intercultura, dalla commissione intercultura e altri insegnanti interessati all’argomento.

    • Ulss n. 22

Coordinatore dei servizi territoriali, operatori del servizio di coordinamento socio sanitario stranieri e mediatori Interculturali (progetto legge 285/97)

    • Servizio sociale di base del comune

Assistente sociale di base, educatori

Assessorato ai servizi sociali e alla pubblica istruzione

    • Il gruppo di lavoro informale "Progetto il Mondo di Irene"

Insegnanti, dirigenti scolastici di varie scuole, operatori sociali di alcuni comuni, operatori e mediatori interculturali dell’ULSS 22 e del territorio di S. Bonifacio. 

16.1.4. Fruitori

Il progetto si rivolge alla comunità locale nella sua funzione di comunità educante.

I soggetti e destinatari al contempo sono dunque gli insegnanti, il personale non docente delle scuole, gli alunni, le famiglie italiane e straniere, gli operatori dei servizi socio educativi che collaborano con le scuole.

16.1.5. Obiettivi

    • orientare la prassi dell’inserimento scolastico e sociale dei bambini immigrati nel senso dell’ "integrazione del sistema" e non più dell’ "integrazione dell’individuo"
    • stabilire un efficace canale di comunicazione tra la famiglia immigrata e le istituzioni e i servizi che si occupano di bambini, attraverso l’impiego dei mediatori interculturali
    • potenziare il lavoro di rete per rendere la comunità locale "accogliente" (integrazione degli interventi della scuola, servizi ULSS, servizi sociali del territorio e amministrazioni locali)
    • stabilire una prassi operativa per l’inserimento scolastico e nei servizi socio educativi dei bambini e delle famiglie straniere presenti sul territorio

    16.1.6. Quadro normativo di riferimento

Il modello di lavoro proposto, fa riferimento alle esigenze emerse e alle risorse disponibili attualmente in ogni ente nell’intenzione di dare piena attuazione alle indicazioni della normativa vigente che impegna tutte le istituzioni ad operare in modo sinergico per favorire l’inserimento scolastico e nelle attività del territorio dei bambini stranieri.

In particolare, oltre alla normativa specifica riguardante l’inserimento scolastico dei bambini stranieri, nell’attivazione del progetto si fa riferimento agli indirizzi della normativa per la tutela del diritto allo studio e all’istruzione degli alunni in situazione di svantaggio (legge n.104/92) e alle possibilità offerte dalla legge n.142/90 in materia di integrazione e coordinamento delle competenze tra diversi soggetti istituzionali (scuola, amministrazioni comunali, servizi socio sanitari) per la realizzazione delle condizioni per l’effettivo esercizio del diritto allo studio.

Vengono qui richiamate per punti circolari ministeriali e articoli di legge che si riferiscono direttamente all’inserimento scolastico (anche) dei bambini stranieri

    • Costituzione italiana – Articoli 2, 3, 34 – Sancisce il diritto alla scuola per tutti i minori
    • C.M. n. 301/08.09.89 Ministero della Pubblica Istruzione – "Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio"
    • C.M. n. 205/26.07.90 Ministero della Pubblica Istruzione – "La Scuola dell'obbligo e gli alunni stranieri - 'educazione interculturale"
    • C.M. 400/91 "Iscrizione degli alunni alle scuole materne, elementari e secondarie di primo e secondo grado" richiedeva che gli alunni stranieri fossero in possesso di regolare permesso di soggiorno
    • Pronuncia del C.N.P.I. del 15/6/93 – "Tutela delle minoranze linguistiche"
    • C.M. n. 32/20.6.93 Ministero dell’Interno – "Minori privi di permesso di soggiorno"
    • C.M. n. 8/23.3.93 Ministero della Sanità – "Vaccinazioni per alunni stranieri"
    • C.M. n. 5/12.1.94 Ministero della Pubblica Istruzione – "Iscrizione alunni stranieri senza permesso di soggiorno"
    • C.M. n. 73/2.3.94 Ministero della Pubblica Istruzione – "Il dialogo interculturale e la convivenza democratica. L’impegno progettuale della scuola"
    • C.M. n. 119/6.4.95 Ministero della Pubblica Istruzione – "Iscrizione degli alunni alle scuole o istituti statali di ogni ordine e grado" dispone che l’iscrizione con riserva prevista dalla C.M. 5/94 sia sciolta positivamente con il conseguimento del titolo conclusivo di studio di scuola media di primo e di secondo grado.
    • Legge n. 285/97 – Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza
    • C.M. 24/10/97 – "Vaccinazioni obbligatorie. Ammissione alle scuole dell’obbligo di alunni non vaccinati"
    • Legge n.40/98 – Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero
        • Capo IV – Disposizione sull’integrazione sociale sulle discriminazioni e istituzione del Fondo per le politiche migratorie - Art. n. 40 Misure di integrazione sociale
    • D.P.R. 394/31.8.99 "Regolamento recante norme di attuazione del T.U. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" – capo VII disposizioni in materia di istruzione, diritto allo studio e professioni
    • C.M. n. 249/99 Ministero della Pubblica Istruzione – Finanziamento riservato nell’a.s. 1999/2000 alle scuole site in aree a forte flusso migratorio
    • C.C.N. Integrativo della scuola del 26/05/1999 (Art.47) – Aree a forte processo immigratorio
    • Decreto legislativo 112/98 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato agli Enti Locali" capo III Istruzione scolastica

16.2. Organizzazione

Tutti gli organismi coinvolti partecipano alla fase di elaborazione concettuale e alla stesura del progetto allo scopo di evidenziare ambiti di azione, competenze, nodi critici e possibili percorsi di soluzione a livello locale. Ogni istituto arriva così ad elaborare un percorso di inserimento scolastico che considera le opportunità, le risorse e i limiti dello specifico territorio. Il servizio stranieri, assieme agli operatori sociali del territorio interessato, segue questa fase in cui la commissione intercultura di istituto avvia la stesura del progetto che, una volta concluso viene presentato ai vari enti per l’approvazione formale attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa.

Ogni istituto fa riferimento all’esperienza delle prime scuole che hanno avviato il progetto, elaborata anche attraverso il lavoro di gruppo che ha delineato alcune indicazioni per la realizzazione di un progetto di inserimento scolastico e sociale dei bambini stranieri e delle loro famiglie.

 

               16.2.1. L’iscrizione

L’iscrizione nel tempo ordinario non comporta in genere grossi problemi. Diversa la situazione degli arrivi in corso d’anno che spesso vengono gestiti in modo emergenziale provocando ansia e difficoltà che ostacolano (a volte compromettono) il normale inserimento scolastico. Per questo può essere impostante prendere tempo per gestire la situazione nel modo migliore, lavorare in modo programmato, su un percorso pronto e condiviso

 

la domanda di iscrizione:

Spesso il genitore (normalmente il padre) che viene ad iscrivere a scuola il figlio parla e comprende l’italiano in modo sufficiente.

Può essere utile comunque avere a disposizione i moduli per l’iscrizione tradotti in più lingue.

Sicuramente risulta facilitante la disponibilità del personale di segreteria nel dare le informazioni di base sulla scuola e sul progetto di accoglienza in modo completo, conciso, in italiano chiaro.

 

I documenti necessari all’iscrizione:

la dichiarazione di stato famiglia ,le vaccinazioni,

il bambino senza permesso di soggiorno

(cfr. normativa di riferimento)

 

Il recapito della famiglia

E’ fondamentale avere da subito un recapito della famiglia, in modo da poter mantenere i contatti, soprattutto per il primo colloquio scuola famiglia per l’inserimento scolastico del bambino.

Abbiamo osservato che quando il genitore viene informato del progetto accoglienza, non ha difficoltà a lasciare un numero di telefono di riferimento.

Gli accertamenti:

cosa come e perché

Spesso nel lavoro con le famiglie immigrate emergono dubbi, talvolta sospetti su quanto viene dichiarato dai genitori riguardo al percorso scolastico o alla situazione dei ragazzi.

Il colloquio scuola famiglia con il mediatore interculturale ci aiuta a chiarire molti dubbi.

D’altro canto però è necessario chiedersi quali informazioni si intende raccogliere e a cosa servono.

Il lavoro e il rapporto con la famiglia diventano più distesi se si parte dal presupposto che la famiglia che iscrive a scuola un bambino non ha motivo di mentire sulla sua condizione (identità, percorso scolastico, ecc.).

Spesso quello che si interpreta come menzogna è in realtà la conseguenza di vari fraintendimenti (ad es. l’età dei bambini cinesi).

La sensibilità degli insegnanti unita alla competenza degli operatori sociali coinvolti nel progetto aiuta a valutare le situazioni problematiche, in cui è necessario approfondire l’indagine.

 

 16.2.2. L’incontro con la famiglia

E’ il momento cruciale in cui si avvia il rapporto con la famiglia, con l’obiettivo unico di condividere obiettivi e percorsi nel progetto educativo del bambino. L’esperienza passata ha consentito di mettere a fuoco alcuni punti.

 

I tempi

E’ importante, al momento dell’iscrizione informare il genitore del progetto di inserimento scolastico, spiegando che rimandare di qualche giorno l’ingresso in classe serve per preparare le migliori condizioni per il bambino, per gli insegnanti ed i compagni.

Nell’esperienza trascorsa i genitori si sono dimostrati disponibili e sollevati da questa attenzione per il loro figli, mentre agli insegnanti questi ingressi graduali hanno permesso di organizzare il lavoro, preparare la classe, predisporre un percorso scolastico ad hoc per il nuovo alunno (valutazione delle competenze, delle conoscenze pregresse in un curriculum che tenga conto dell’età del ragazzo, dei sui obiettivi formativi, del progetto di vita della famiglia)

 

Presenza di entrambi i genitori

Nell’invito al colloquio viene caldamente raccomandata la presenza anche della madre, anche se è in Italia da poco e magari non comprende la lingua.

Si esplicita il fatto che è importante che anche lei possa seguire la vita scolastica del figlio.

Si rassicurano i genitori sul fatto che, se ci sono difficoltà di lingua, sarà a disposizione una mediatrice.

 

La preparazione del colloquio

E’ importante che gli insegnanti preparino il colloquio assieme al mediatore, per essere sicuri di dire in modo chiaro tutto ciò che ritengono importante e per permettere al mediatore di prepararsi su eventuali termini specifici.

Nella preparazione fondamentale è il contributo del mediatore che aiuta gli insegnanti ad esplicitare alcuni concetti di fondo relativi alla scuola, all’educazione dei ragazzi, alle regole (implicite) di funzionamento della scuola, che non sono uguali in tutti i Paesi.

 

16.2.3. La costruzione del progetto per il bambino

Oltre al rapporto con la famiglia, è questo un momento cruciale nel progetto.

Il bambino viene considerato come soggetto attorno al quale ruota l’intero progetto, per questo è importante raccogliere ogni elemento utile per conoscere la storia passata del bambino (scolastica ma non solo), e il progetto di vita della famiglia almeno nell’immediato futuro, in modo da stabilire una valida collaborazione con i genitori.

 

Il rapporto con la famiglia

Il primo colloquio è importante perché consente di stabilire l’alleanza con i genitori sul progetto educativo e scolastico del figlio.

Questo è un momento delicato perché entrano in gioco le aspettative della famiglia, ma anche i timori (soprattutto della madre che in genere ha più difficoltà nel seguire marito e figli nell’ambientamento nella società di arrivo).

Offrire alla madre, anche attraverso l’impiego dei mediatori, la possibilità di seguire il percorso scolastico del figlio, concordare con i genitori gli obiettivi da raggiungere fonda le condizioni di un positivo processo di apprendimento per il bambino.

 

Le prove d’ingresso

La programmazione delle attività didattiche per un bambino immigrato presenta alcune particolarità.

Oltre alla (ovvia e temporanea) non conoscenza della lingua italiana, che richiede uno specifico intervento didattico sulla L2, è importante fare una approfondita valutazione della biografia linguistica e scolastica dell’alunno, in modo da organizzare un percorso che tenga conto delle conoscenze già acquisite, della storia di apprendimento, delle aspettative dell’alunno e della famiglia, delle risorse disponibili nella scuola e sul territorio.

E’ importante che nella scuola siano presenti strumenti idonei per le prove di ingresso, in modo da non dover improvvisare ogni volta che arriva un ragazzo straniero.

 

L’inserimento in classe

L’inserimento del nuovo alunno in classe può avvenire in diversi modi. La tutela del diritto allo studio del ragazzo implica anche la tutela della qualità dello studio.

Ritardare di qualche giorno l’ingresso in classe consente di preparare il colloquio con i genitori, verificare la possibilità di avere alcune ore di insegnanti a disposizione (non necessariamente gli insegnanti di classe) per far conoscere la scuola, i compagni, le attività, fare le prove di ingresso.

Nel giro di qualche giorno si può facilitare l’ambientamento del ragazzo, dei compagni e degli insegnanti, si inizia cioè ad "integrare" la classe.

La decisione definitiva sull’assegnazione alla classe tiene conto delle indicazioni di legge, ma anche di altri aspetti e condizioni della singola scuola, delle aspettative della famiglia, con l’obiettivo di offrire il miglior percorso scolastico possibile al ragazzo e alla classe.

 

Il calendario provvisorio

Se la situazione lo consente (si valuta assieme ai genitori e agli insegnanti), può essere utile stabilire un calendario provvisorio di frequenza per i primi giorni, in modo che il ragazzo possa trovare qualcuno che lo accompagni nell’inserimento.

Sono state sperimentate varie forme di tutoraggio nel primo momento di ingresso nella scuola, dall’impiego di mediatori, al coinvolgimento di un genitore o di un parente, all’affiancamento di un bambino della stessa nazionalità già presente nella scuola. In tutte le situazioni gli inserimenti sono avvenuti in modo soddisfacente per il bambino, per gli insegnanti e i compagni, per le famiglie

 

L’utilizzo del mediatore

Sicuramente utile è l’impiego del mediatore nel colloquio scuola famiglia, talvolta nell’accompagnamento del bambino nei primi giorni.

Si è valutato non praticabile (almeno per il presente) l’impiego dei mediatori a sostegno dell’apprendimento della lingua italiana per evitare deleghe da parte delle scuole e perché i mediatori non hanno una adeguata preparazione in materia (l’insegnamento dell’italiano L2 è materia di scuola e richiede specifiche competenze).

 

Il curriculum individualizzato

La conoscenza dell’alunno, del suo percorso scolastico, delle aspettative della famiglia, la valutazione delle opportunità formative offerte dalla scuola ma anche dal territorio (attività pomeridiane, centri territoriali, ecc.) consente al consiglio di classe di creare un percorso formativo ad hoc per il ragazzo, integrando le conoscenze acquisite, intervenendo specificamente per l’insegnamento della L2

 

Il materiale scolastico

E’ importante specificare alla famiglia come funziona nella scuola l’acquisto dei libri di testo (non in tutte le scuole avviene nello stesso modo) e degli altri materiali.

Se si valuta l’opportunità di non far acquistare tutti i libri, è importante concordare con la famiglia e il ragazzo le motivazioni di questa scelta, quali e quanti testi è necessario acquistare e dove.

Per i libri ma anche per altre questioni non bisogna dare per scontato che la famiglia si trovi in difficoltà economiche. Nel colloquio iniziale si può chiedere molto chiaramente (ed educatamente) se la famiglia ha bisogno di qualche tipo di aiuto, prima di intervenire con imbarazzanti (talvolta perfino offensivi) aiuti non richiesti.

 

La lingua 2

dirigente dell’istituto assieme al collegio docenti, decide quali e quante risorse investire sulla dotazione di istituto per l’insegnamento dell’italiano L2. (istituzione di una figura obiettivo, commissione intercultura, acquisto di materiali specifici, impiego di ore aggiuntive, stesura di progetti da inviare in provveditorato per attingere a fondi particolari, ecc.).

 

Le prove d’esame differenziate

Si può stabilire con il consiglio di classe di preparare delle prove d’esame differenziate, tenendo conto del livello di acquisizione della lingua italiana oltre che dei contenuti di ogni materia.

Fondamentale è certificare la differenziazione in modo trasparente.

La collaborazione con il territorio

Inserimento scolastico e sociale del ragazzo e della famiglia immigrata devono andare di pari passo, in quanto possono reciprocamente potenziarsi.

La scuola è il primo punto di approdo istituzionale non solo per il ragazzo, ma spesso anche per la famiglia che per molti altri aspetti trova ostacoli di vario tipo nel rapporto con altre istituzioni.

Riconoscere la famiglia come attore capace di decidere e collaborare con la scuola nell’educazione dei figli, offrire la possibilità di una efficace e reciproca comunicazione significa restituire dignità sociale alla famiglia immigrata e pienezza istituzionale alla scuola che è obbligata ad inserire anche i bambini stranieri.

In questo processo la collaborazione con il territorio è fondamentale sia a sostegno dell’attivazione della famiglia, ma anche della progettualità della scuola, e a supporto di ciò troviamo indicazioni legislative sia nella legge sull’immigrazione, sia nelle circolari ministeriali della scuola, sia nella normative degli enti locali.

 

Il percorso fin qui delineato si riferisce a situazioni (e sono la maggioranza) di bambini e famiglie che non presentano particolari problemi se non un iniziale difficoltà di inserimento e di rapporto con le istituzioni italiane.

Le situazioni di bambini e famiglie con problemi rientrano negli ordinari canali di sostegno sociale, terapia e cura.

Risulta evidente che uno stretto rapporto di collaborazione tra scuola e servizi socio educativi del territorio facilita la presa in carico tempestiva delle situazioni problematiche, l’accesso della famiglia ad altre istituzioni (comune, ULSS, ecc.).

 

16.2.4. La verifica degli interventi con le insegnanti, gli operatori sociali, i mediatori e le famiglie

I principali indicatori dell’efficacia del progetto sono

      • la relazione tra la famiglia e gli insegnanti (partecipazione di entrambi i genitori ai colloqui, consegna e firma delle schede di valutazione, partecipazione alle attività organizzate dalla scuola per la comunità, feste ecc,)
      • l’inserimento scolastico del bambino (come avviene, i tempi, emergenza/programmazione, le attività per la classe, il curriculum individualizzato, attività di insegnamento/apprendimento dell’italiano L2
      • l’inserimento sociale del bambino e della famiglia (relazioni di scambio con la scuola, con altre famiglie italiane e straniere, frequenza ai centri territoriali permanenti, partecipazione a momenti di vita della comunità, appropriato utilizzo dei servizi sociali e sanitari, ecc.)

La verifica avviene a vari livelli: con la scuola, tra servizi, nel gruppo informale di progetto, nel coordinamento dei mediatori.

 


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