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CAPITOLO 2.

CARATTERISTICHE PECULIARI DELLLE COMUNITA' CINESI

2.1 Famiglia e comunità etnica

L'elemento che costantemente si pone come punto di riferimento in seno alle comunità cinesi coinvolte nei movimenti migratori e che svolge un ruolo fondamentale a livello di supervisione delle loro dinamiche evolutive, è da sempre costituito dalla famiglia e dalle reti di relazioni sociali ad essa riconducibili : si tratta di profondi legami interni che regolano tutto l'iter migratorio, dalle modalità di espatrio in madrepatria, a quelle di inserimento nella nuova società di approdo, e che facilitano contatti e spostamenti all'interno dei diversi paesi di immigrazione. La presenza di nuclei di insediamento cinesi, di consistenza numerica più o meno elevata, all'interno delle varie nazioni, offre agli immigrati un canale di riferimento alternativo a quello delle società ospitanti al quale poter sempre ricorrere: si crea così un universo socialmente ed economicamente autonomo dove la forza dei vincoli sociali o parentali risulta tutt'altro che indebolita dalla dispersione territoriale: la lontananza fisica dal paese natìo sembra anzi rafforzare ulteriormente il profondo legame con la madrepatria e quindi la coesione tra gli immigrati residenti non solo in diverse città della stessa nazione, ma anche in differenti paesi.

In generale, una volta stabilito nella nuova realtà, l'immigrato cinese comincia lentamente a farsi raggiungere dai parenti, offrendo loro un lavoro con la garanzia di vitto ed alloggio ed anticipando, se necessario, le spese per il viaggio che viene poi regolarmente rimborsata nel corso dei successivi anni lavorativi.

Non appena arrivati, gli immigrati trovano all'interno della comunità una risposta immediata a tutti i loro bisogni principali - non solo vitto e alloggio, ma anche il disbrigo delle eventuali pratiche legate alla regolarizzazione della presenza nel territorio ospitante -, situazione questa che permette loro di dedicare tutte le energie al lavoro, per accumulare in minor tempo possibile la cifra necessaria all'estinzione del debito, con l'obiettivo di aprire, non appena possibile, un'impresa autonoma44.

L'immigrato si inserisce in un contesto comunitario caratterizzato da una struttura sociale e produttiva altamente autonoma rispetto al contesto di accoglienza, e non avverte quindi la necessità di cercare di apprendere la lingua italiana perché non appare ai suoi occhi come immediatamente necessaria. Generalmente il livello di conoscenza della lingua italiana, che resta comunque abbastanza scarso anche dopo molti anni di permanenza nel nostro paese, varia a seconda del settore lavorativo in cui è inserito l'immigrato: all'interno dei laboratori è spesso inesistente, dal momento che la presenza di una o due persone capaci di garantire un livello minimo di comunicazione con gli autoctoni è sufficiente alla conduzione dell'attività, mentre maggiore è la conoscenza della lingua tra quanti lavorano nei ristoranti, sia per un maggiore contatto diretto con gli italiani, sia perché i ritmi di lavoro meno intensi rispetto alle pelletterie permettono una maggiore disponibilità di tempo libero.

I problemi linguistici non riguardano comunque solo la conoscenza della lingua italiana ma anche quella della lingua cinese: i cinesi cresciuti in Italia o in altri paesi europei non sempre sono in grado di leggere o scrivere i caratteri e la conoscenza verbale è normalmente limitata al dialetto parlato nel luogo d'origine.

Il livello di istruzione posseduto dagli immigrati cinesi è generalmente piuttosto basso, solo alcuni di loro sono in possesso di un diploma o di una laurea; un livello più elevato di solito riguarda gli immigrati provenienti dai grossi centri urbani, diversi dei quali prima dell'espatrio lavoravano come operai, impiegati, o svolgevano mansioni per le quali era richiesta una formazione specializzata. La presenza di un buon livello di istruzione può manifestarsi ad esempio nella lingua parlata, attraverso la padronanza del putonghua45, ed è proprio il diverso livello culturale che porta i cinesi ad assumere atteggiamenti discriminatori nei confronti dei connazionali meno scolarizzati. Le modalità di aggregazione non si basano unicamente sulla stessa nazione di provenienza e quindi sull'essere cinese in quanto tale, ma sono condizionate da una specifica appartenenza ad un determinato gruppo di riferimento: alla scissione tra popolazione urbana e popolazione rurale si aggiunge quella tra lavoratori e intellettuali, ossia quelle persone giunte in Italia per motivi prettamente di studio ( studenti vincitori di borse di studio, medici, insegnanti, ricercatori ).

La divisione marcata tra intellettuali e masse ha sempre caratterizzato le relazioni sociali in Cina, ed affonda le sue origini nell'esaltazione dell'importanza del sapere che sin dai tempi più remoti rappresenta la memoria storica collettiva di cui l'imperatore e i suoi funzionari erano i depositari, ponendosi quindi come strumento fondamentale lungo il corso della storia dinastica cinese, nel processo di edificazione e consolidamento dell'impero, e nella costante e progressiva valorizzazione della dimensione storico culturale dell'identità di gruppo. In particolare, sotto la dinastia Tang (618 - 906), nacque una nuova classe di funzionari, comunemente definita gentry, il cui prestigio e potere era fondamentalmente legato alle capacità intellettuali dimostrate dai suoi membri attraverso il superamento delle complesse prove di erudizione storico-letteraria in cui era articolato il sistema degli esami imperiali46: il potere e il sapere tendono quindi a legittimarsi ed a condizionarsi l'un l'altro, collocando al vertice della piramide sociale, subito dopo l'imperatore, quanti si erano dimostrati meritevoli di appartenere alla ristretta classe dei funzionari e letterati.

La rigida struttura gerarchica poneva una netta linea di demarcazione che separava i membri del potere centrale e gli intellettuali dal popolo, e a tutt'oggi le relazioni sociali risentono molto dei retaggi culturali del passato: all'interno della Cina stessa, ma anche nelle comunità cinesi in Italia, è ancora molto forte il senso di superiorità dell'intellettuale nei confronti di chi possiede un livello culturale inferiore - non importa se abbia raggiunto una posizione economica di rilievo - e del cittadino nei confronti di quanti provengano dalle aree rurali, considerati degni di disprezzo perché più ignoranti ed arretrati.

Prima ancora della specifica appartenenza ad un determinato gruppo di riferimento, l'elemento di aggregazione primario si identifica nella famiglia, la cui centralità ricorre come elemento basilare nella dottrina confuciana e nell'organizzazione dell'Impero. Sin dai tempi più antichi la famiglia ha rappresentato il nucleo della società, che ne rifletteva la struttura e l'organizzazione gerarchica dei componenti: lo Er You47, il più antico dizionario della lingua cinese, elenca oltre cento termini per indicare i differenti gradi di appartenenza a un singolo gruppo familiare ed il comportamento di ogni individuo era regolato dalla sua precisa collocazione in un ordine gerarchico determinato dalla generazione, l'età ed il sesso.

L'unità del gruppo si estendeva dagli antenati ai posteri e il culto degli antenati rivestiva la massima importanza, così come la procreazione di figli maschi a garanzia della discendenza; la donna rivestiva un ruolo subordinato rispetto alle componenti maschili della famiglia, rappresentate in ordine gerarchico prima dal padre, poi dal fratello, quindi dal marito e poi dal figlio.

Tutti i componenti della società, interagivano tra loro secondo precise regole gerarchiche, e a questo proposito il confucianesimo aveva stabilito l'ordine sociale attraverso le Cinque relazioni : sovrano-suddito, padre-figlio, marito-moglie, fratello maggiore-fratello minore, amico-amico. In particolare la relazione padre-figlio, elemento centrale non solo del nucleo familiare ma anche dell'intera società, trovava la sua massima espressione nella pratica della virtù del xiao48 'pietà filiale' in cui erano riassunti i doveri all'obbedienza, alla devozione ed alla sottomissione così del figlio verso il padre come del suddito nei confronti del sovrano.

La struttura familiare si rifletteva ad ogni livello dell'organizzazione politica e sociale, e l'assoluta centralità della famiglia si è espressa tanto nello sviluppo della società in Cina, quanto nei frammenti di madrepatria creati dai cinesi d'oltremare all'interno dei nuovi confini: i primi nuclei di immigrati, richiamando agli inizi del loro insediamento parenti di vario ordine e grado, hanno portato alla costituzione di comunità che, al di là di una consistenza numerica più o meno rilevante, sono caratterizzate da una precisa gerarchia e regolate da attività economiche bene organizzate. Queste comunità, che racchiudono di fatto un'ampia rete di relazioni parentali ovvero famiglie estese, ampliano il loro controllo oltre i confini del territorio di insediamento: in Italia, ad esempio, i frequenti movimenti migratori di cinesi che si verificano all'interno delle regioni, non sembrano casuali e frutto di autonome decisioni, quanto piuttosto determinati da più precise strategie di spostamento49.

Attualmente nella concezione della famiglia si stanno verificando profonde trasformazioni, di pari passo con i cambiamenti a livello legislativo che, con la libera unione dei coniugi, non più soggetta alle scelte imposte dal gruppo familiare, ne ha sancito la posizione paritaria e indebolito l'antico modello patriarcale, anche se questo fenomeno interessa maggiormente gli abitanti delle città, mentre nelle campagne risulta ancora molto radicata la concezione tradizionale della famiglia e delle priorità a livello gerarchico dei suoi componenti.

La famiglia resta comunque il principale gruppo di riferimento, laddove i legami parentali costituiscono una concreta rete di organizzazione sociale50 che costituisce le basi per il mantenimento della propria identità culturale.

2.2 Familismo imprenditoriale ed economia etnica.

La dottrina confuciana offre ai cinesi una visione del mondo in cui l'ordine sociale e l'ordine naturale sono in accordo con i princìpi immutabili della natura. All'interno del gruppo gli individui si conformano alle categorie normative prestabilite, secondo un ordine gerarchico che assegna ad ogni individuo il posto che gli spetta: nella famiglia così come nel lavoro.

Gerarchia familiare e gerarchia economica e professionale sono fondamentalmente vissute come identiche da ciascun individuo nell'ordine del suo comportamento quotidiano. La comunità è strutturata ai suoi vari livelli secondo un ordine che attraverso la fiducia nella famiglia allargata e nelle sue relazioni positive impone a sua volta la fedeltà di ciascun componente al suo gruppo e di ciascun dipendente alla sua impresa. Non bisogna dimenticare che la fedeltà tra membri dello stesso gruppo rimane uno dei valori principali della società cinese, che nella situazione d'immigrazione tende a rafforzarsi; la pietà filiale condiziona a livelli diversi i codici di buona condotta dell'individuo nei confronti del proprio gruppo e dei propri superiori, e l'obbedienza che ne scaturisce porta alla consapevolezza di una solidarietà permanente che permette di dare e ricevere sostegno in qualsiasi momento.

La possibilità di fruire delle ampie reti relazionali a carattere sociale ed economico presenti nella struttura comunitarie si traduce in un reale punto di forza della stessa, dal momento che <<...la tendenziale fusione tra le risorse dell'intero nucleo familiare e le capacità professionali di ciascun membro...vengono canalizzate e finalizzate alla realizzazione delle forme organizzate più prossime a quelle aziendali, salvaguardando il ménage familiare secondo i costumi e i ruoli tradizionali codificati dalla cultura di origine e attivando, su questa solida base, consistenti e significative attività produttive di piccole e piccolissime dimensioni.>>.51

Questo familismo imprenditoriale permette di fatto il mantenimento dei valori propri della cultura di appartenenza, e sfrutta i vantaggi offerti dalla forte coesione familiare nella distribuzione delle risorse in termini di forza lavoro e strumenti finanziari, secondo un sistema di credito a carattere intracomunitario. Struttura familiare e struttura produttiva si incontrano nel perseguimento finale di un unico obiettivo: l'affermazione economica, attraverso l'azione organizzativa della famiglia unita ad una particolare propensione all'autoimprenditorialità. Le gerarchie familiari vengono riprodotte nell'ambito della struttura produttiva: al capo-famiglia, che è la persona più anziana e saggia del gruppo, è assegnata la funzione direttiva, mentre gli altri componenti ricoprono un ruolo a lui più subordinato in misura maggiore o minore a seconda che si tratti di fratelli, figli, nipoti, e così via. A questo proposito è importante osservare che anche quando i rapporti d'affari vengano intrapresi con persone non legate da vincoli parentali, gli imprenditori cinesi manifestano la tendenza a riprodurre il tipo di rapporto che intercorre tra i membri di una famiglia.

Le attività produttive, una volta avviate, tendono a creare altre unità sulla base dello sviluppo di altri nuclei familiari .

Ultimamente si è osservato un progressivo distacco dalla disciplina imposta dal sistema gerarchico familiare alla struttura imprenditoriale, testimoniato dal fatto che sono sempre più numerosi i giovani ai quali vengono affidati incarichi di responsabilità a fianco degli adulti alla guida dell'attività soprattutto nel caso in cui essi dimostrino una spiccata intraprendenza professionale, che unita alla conoscenza della lingua italiana e ad un maggior livello di istruzione, facilita i contatti commerciali con l'esterno.

Si è più volte sottolineato il ruolo primario della famiglia nell'articolare le dinamiche del processo di emigrazione, incluso la gestione dell'aspetto economico, per cui il nuovo arrivato percepisce il raggiungimento del successo nel nuovo mondo come l'unica possibilità per conformarsi alle aspettative della famiglia, che attraverso un articolato sistema di valori culturali ( pietà filiale, obblighi e doveri verso la famiglia, obbligo di non sottrarsi al lavoro ) mantiene di fatto il controllo sulla sua vita.

Questa determinazione a riuscire a tutti i costi in moli casi trattiene gli immigrati dal fare ritorno in patria, soprattutto nel caso dei cinesi provenienti dallo Zhejiang, il cui spirito imprenditoriale è conosciuto in tutta la Cina: in una nostra intervista, il proprietario di un ristorante originario dello Zhejiang che vive in Italia già da diversi anni ha confermato non senza una punta di orgoglio l'intraprendenza e l'ostinazione al raggiungimento del traguardo economico che anima il loro modo di vivere l'esperienza migratoria.

Alle oggettive capacità organizzative ed imprenditoriali si somma una competitività raggiunta attraverso la vendita di un prodotto a basso costo, condizione realizzabile solo attraverso l'impiego di manodopera poco retribuita, disposta ad orari di lavoro piuttosto pesanti e ad una flessibilità che, nel caso dei laboratori, impone ritmi lavorativi che sfiorano le 20 ore giornaliere alternati a momenti di totale inattività52: questa condizione di sfruttamento non sembra però essere percepita come tale, quanto piuttosto come una fase transitoria all'interno di un articolato progetto familiare che vede nel sacrificio momentaneo un'occasione per estinguere i debiti di viaggio dalla Cina e per familiarizzare con la nuova realtà, acquisendo gli strumenti che permettano la gestione, in futuro, di una propria attività imprenditoriale.

Il laoban53 non è considerato uno sfruttatore poiché è lui stesso che si preoccupa di fornire vitto e alloggio, accogliendo in casa propria i dipendenti: è in lui che, almeno inizialmente, si identifica il nuovo nucleo familiare a cui fare riferimento per ogni necessità, ivi compresa la gestione di tutte le incombenze burocratiche , laddove il rapporto con il mondo esterno presuppone una conoscenza, seppur minima, della lingua italiana che insieme alla padronanza del territorio permette di sapersi destreggiare nel nuovo contesto

Questo atteggiamento è maggiormente comprensibile se si pensa che nella cultura cinese l'aiuto è considerato secondo modalità di scambio reciproco, nel pieno rispetto della dignità dell'individuo: ogni atteggiamento pietistico o assistenzialistico è considerato lesivo della dignità dell'individuo ed è per questo motivo che i cinesi rifiutano a priori di elemosinare assistenza anche nelle situazioni più difficili, dimostrando molta diffidenza verso chi la offra gratuitamente54.

Nel caso quindi dei nuovi arrivati, essi preferiscono guadagnarsi l'aiuto che viene loro fornito agendo in prima persona, anche attraverso l'accettazione di condizioni estreme, peraltro considerate conditio sine qua non al miglioramento della situazione lavorativa ed economica, garantendo nel contempo fedeltà al laoban.

Questo tradizionale valore su cui è basato il rapporto con il datore di lavoro, da alcuni anni tuttavia sembra essere rispettato in maniera un po' più limitata: infatti si è osservato che i lavoratori cinesi impiegati soprattutto nei laboratori sono più orientati verso una certa mobilità alla ricerca di situazioni lavorative migliori presso altri piccoli imprenditori connazionali, tanto che gli operai all'occorrenza si spostano da un capannone all'altro anche solo per qualche giorno o settimana.  


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