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CAPITOLO 3

LA LEGISLAZIONE ITALIANA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE

 

3.1 Profilo evolutivo delle leggi sull'immigrazione.

Durante tutti gli anni '70 la presenza straniera in Italia resta al di sotto delle 300.000 unità, mentre i rimpatri degli italiani cominciano a prevalere sugli espatri; l'Italia comincia a diventare un polo di attrazione per i flussi in partenza dal Terzo Mondo anche in conseguenza delle cosiddette politiche di stop varate in Europa nel biennio '72 - '73 al fine di limitare gli ingressi per motivi di lavoro.

Nonostante la crescita del fenomeno, fino alla prima metà degli anni '80 l'Italia rimane sprovvista di una normativa specifica sugli stranieri, tanto che fino a quel momento l'immigrazione era considerata un problema di polizia regolato dal Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 1931.

Solamente nel 1986 viene approvata la prima norma legislativa sull'inserimento lavorativo e il trattamento degli stranieri in Italia: con la Legge n.943 del 30 dicembre 198655 compare anche la prima << regolarizzazione >> legislativa di cui possono usufruire gli immigrati inseritisi irregolarmente nel mercato del lavoro, tanto che nei successivi due anni quasi 120.00056 persone emergono da una situazione irregolare.

Tuttavia il provvedimento non è riuscito a far fronte alla reale entità delle presenze, a causa della sua applicabilità unicamente al settore del lavoro subordinato e l'interpretazione restrittiva della sanatoria da parte delle autorità periferiche, a cui si aggiunge la questione dei diritti riconosciuti, rimasti a lungo privi delle necessarie circolari applicative e oggetto di controverse interpretazioni.

La necessità di un disegno di legge organico porta tre anni dopo all'adozione e alla pubblicazione sulla G. U. del decreto legge n.41657, esattamente il 30 dicembre 1989, convertito dopo un acceso dibattito58 nella legge 39 del 28 febbraio 1990, comunemente definita Legge Martelli. Attraverso la nuova sanatoria non più subordinata all'esercizio di un lavoro dipendente, la legge riconosce ai regolarizzati numerose possibilità occupazionali, che prevedono il lavoro in cooperativa, il lavoro autonomo e l'inserimento nelle liste ordinarie di collocamento; introduce delle misure sui richiedenti asilo e sui rifugiati e cerca di affrontare in maniera organica la normativa relativa ai permessi di soggiorno; contemporaneamente rafforza fortemente le misure di controllo sull'ingresso e il soggiorno dei cittadini stranieri, in accordo con le politiche adottate da altri paesi europei, ed amplia le possibilità di espulsione, cui viene data immediata attuazione.

Alla Legge Martelli, non priva di limiti e inserita in un contesto politico che non risulta in grado di inquadrare adeguatamente la presenza migratoria - che continua ad aumentare -, segue il decreto-legge n.489 del 18 novembre 1995, detto anche Decreto Dini59, l'allora in carica Presidente del Consiglio, che introduce nuove norme relativamente all'espulsione60, alla regolarizzazione del lavoro, ai ricongiungimenti familiari e all'assistenza medica.

Questione centrale è la non previsione di alcuna possibilità di accesso al lavoro autonomo, che ha creato non poche barriere di accesso alla regolarizzazione a molti immigrati, soprattutto cinesi61, alle quali si aggiungono i limiti imposti dall'introduzione di nuove norme inerenti la regolarizzazione nel settore del lavoro subordinato62 , il tutto aggravato dall'obbligo di dimostrare la propria presenza in territorio italiano63. Trattandosi di un decreto legge, le norme in esso contenute necessitano di una immediata applicazione, quindi l'orientamento del nuovo governo di centro-sinistra è indirizzato verso un disegno di legge organico, che sia espressione di una presa di coscienza dell'immigrazione come fenomeno strutturale e che dimostri la capacità di gestione dei processi di trasformazione che lo caratterizzano, superando la logica dell'emergenza e dell'assistenzialismo che hanno sin qui predominato nell'atteggiamento politico italiano verso l'immigrazione straniera. La legge n.40 del 6 marzo 199864 cerca di riassumere questa nuova considerazione del fenomeno, con l'intento di riformare complessivamente il sistema giuridico in materia di controllo e trattamento dei flussi migratori : il documento di programmazione diventa triennale e viene applicato con decreti annuali ad opera del Governo, che è tenuto cioè a definire, alla fine di ogni anno, l'entità e la composizione dei flussi di immigrazione per lavoro per l'anno successivo; è prevista inoltre una più stretta collaborazione del Governo Italiano sia con i paesi di emigrazione, attraverso la stipula di accordi bilaterali, sia con gli altri paesi europei.

Relativamente alla condizione giuridica dello straniero, a quanti si trovano in una posizione regolare viene ulteriormente confermata la parità di trattamento con i cittadini italiani anche attraverso l'introduzione della carta di soggiorno65 come garanzia di inserimento stabile: infatti oltre ai pari diritti in materia elettorale e in materia di accesso all'abitazione, il titolare di carta di soggiorno ha diritto all'ingresso in Italia senza munirsi di visto, a svolgere qualunque attività non vietata allo straniero o riservata all'italiano e ad accedere alle prestazioni e ai servizi erogati della pubblica amministrazione. E' previsto infine che gli stessi titolari di carta di soggiorno, come pure gli stranieri che esercitino regolarmente attività di lavoro subordinato o autonomo abbiano accesso, in condizioni di parità con il cittadino italiano, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica e alle altre facilitazioni per l'acquisto o la locazione della prima casa.

Per quanto riguarda lo svolgimento di attività di lavoro autonomo, la legge contempla quest'ultimo tra i possibili motivi di ingresso in Italia, introducendo alcune importanti innovazioni: in primo luogo risulta superato il vincolo imposto dall'articolo 16 delle Disposizioni Generali di Legge66, che condiziona l'ammissione dello straniero al godimento dei diritti civili alla sussistenza della condizione di reciprocità67 con il paese di appartenenza. La legge 39 infatti prevede che si deroghi da tale norma in relazione all'iscrizione ad albi e registri per lo svolgimento di attività artigianali e commerciali, come anche in relazione all'iscrizione negli albi professionali per coloro che abbiano conseguito il titolo di studio in Italia o che abbiano ottenuto il riconoscimento di questo.

Un altro aspetto consiste nella previsione della possibilità di ingresso per la ricerca del lavoro, all'interno delle quote stabilite in fase di programmazione dei flussi, nel cui ambito sono disciplinati anche i flussi di immigrazione per lavoro autonomo. Riguardo alle misure per l'integrazione la legge presenta diversi elementi in materia: ad esempio, di tutela della salute, di diritto allo studio, di protezione sociale, di partecipazione alla vita pubblica e di accesso all'abitazione. Alcuni di essi sono formulati in modo tale da riguardare lo straniero in generale, a prescindere da requisiti relativi alla regolarità o alla stabilità del soggiorno. Risulta confermata in sostanza l'affermazione contenuta nel capitolo sui principi generali, secondo la quale << ...allo straniero comunque presente sul territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana .>>.

Particolarmente innovativa risulta la disciplina del ricongiungimento familiare, che adegua la normativa ai principi di rispetto primario del diritto all'unità familiare e di tutela del minore: il diritto di mantenere o ricostituire l'unità familiare con familiari stranieri è garantito al titolare di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno, per lavoro subordinato o autonomo, di durata non inferiore a un anno.

Parallelamente vengono riformati e potenziati gli strumenti repressivi del respingimento e dell'espulsione 68.

La legge 40/1998 è improntata ad un carattere di maggiore flessibilità e propone l'attuazione di una politica di inserimento sociale, anche attraverso l'uso di supporti finanziari concreti, in un'ottica che preveda di evitare il ripetersi di quelle situazioni di intervento assistenziale delegato ad associazioni private e del volontariato che hanno caratterizzato gli esiti delle precedenti normative in materia di immigrazione. 

(omissis)

 

3.2 L' Accordo Italia - Cina: la Legge 109 del 3 marzo 1987.

Si è accennato al ruolo positivo avuto dalla legge 109 sull'imprenditoria cinese, in un momento in cui tra l'altro era da poco entrata in vigore la prima legge di regolamentazione dei flussi migratori anche se limitata al lavoro subordinato: sicuramente c'è stata una certa influenza da essa esercitata a livello di fattore di attrazione, nell'ambito comunque di una situazione economica in cui la forte espansione dello sviluppo dei rapporti commerciali tra l'Italia e la Cina facilita i contatti ed i movimenti migratori.

L'interesse che il mondo dell'imprenditoria italiana ha dimostrato di nutrire già verso la fine degli anni settanta nei confronti delle possibilità di mercato offerte dal vasto territorio cinese, in seguito ai cambiamenti scaturiti dal nuovo percorso politico ed economico , ha dato origine alla stipulazione di diversi accordi, tra cui l' << Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Popolare Cinese relativo alla promozione ed alla reciproca protezione degli investimenti>> firmato a Roma il 28 gennaio 1985 e reso esecutivo dalla legge 109 del 3 marzo 1987.

Questo accordo, in cui si legge che <<Gli investimenti di residenti o società di ciascuna parte contraente godranno adeguata protezione nel territorio dell'altra Parte Contraente...residenti e società di ciascuna Parte godranno del trattamento della nazione più favorita nel territorio dell'altra Parte ...>>, riconosce una serie di diritti anche ai cittadini cinesi residenti in Italia, dal momento che << Ciascuna parte contraente promuoverà nel modo migliore possibile gli investimenti nel suo territorio da parte di residenti e società dell'altra Parte Contraente, consentirà tali investimenti in conformità con le sue leggi e regolamenti ed accorderà a tali investimenti un trattamento equo e ragionevole.>>, inoltre << Ogni Parte Contraente assicurerà, nell'ambito delle sue leggi e regolamenti, il libero trasferimento dei beni relativi all'investimento operato nel suo territorio da residenti o società dell'altra Parte Contraente.>>.

L'accordo, insieme agli effetti positivi delle sanatorie di cui hanno potuto usufruire i cittadini cinesi, ha aiutato la regolarizzazione delle aziende costituite prima del 1985: <<Il presente Accordo sarà applicabile anche agli investimenti realizzati prima dell'entrata in vigore di questo Accordo da residenti o società della Repubblica Popolare Cinese nel territorio della Repubblica Italiana in conformità con le sue leggi e regolamenti in vigore, nonché agli investimenti di residenti o società della Repubblica Italiana nel territorio della Repubblica Popolare Cinese in conformità con le sue leggi e regolamenti in vigore.>>.

L'accordo in sostanza individua e legittima le condizioni di reciprocità previste dall'ordinamento italiano, alla cui verifica di sussistenza si è proceduto in seguito, come si evince dal contenuto della Circolare n.39 del 2 dicembre 1996 del Ministero dell'Interno, di cui riportiamo la versione integrale:

Titolo: Cittadini della Repubblica Popolare Cinese - Lavoro autonomo: verifica della sussistenza della condizione di reciprocità ai sensi dell'art.16 delle Preleggi.

Il Ministero degli Affari Esteri - Servizio Contenzioso Diplomatico - dall'estate scorsa, modificando la giurisprudenza consolidatasi da qualche anno, ha fatto conoscere il nuovo orientamento in ordine alla problematica di cui all'oggetto, ritenendo verificata ai sensi del trattato bilaterale italo-cinese del 28.1.1985, ratificato con Legge 3.3.1987 n.109, la condizione di reciprocità tra l'Italia e la Repubblica Popolare Cinese, in materia di lavoro autonomo.

Tale interpretazione ha determinato un cospicuo incremento delle istanze, presentate da cittadini cinesi, al fine di modificare i permessi di soggiorno in loro possesso, rilasciati per titoli diversi in lavoro autonomo.

Ciò posto, tenuto conto delle segnalazioni pervenute dagli organi periferici di questo Ministero, circa le eventuali conseguenze negative che potrebbero derivare per i nostri operatori economici dall'adozione di una siffatta interpretazione, è stato interessato il Ministero degli Affari Esteri al fine di approfondire l'intera problematica.

Il suddetto dicastero, nel ritenere condivisibili le preoccupazioni espresse dallo scrivente, ha ritenuto di dover verificare, attraverso la propria Rappresentanza diplomatica con sede nella Repubblica Popolare Cinese, se effettivamente l'accordo sopra richiamato venga applicato in quel Paese, a favore dei cittadini italiani che intendano esercitare attività economiche.

Tanto premesso, in attesa di conoscere il definitivo avviso del Ministero degli Affari Esteri, si pregano le SS.LL. di astenersi dal rilasciare permessi di soggiorno per lavoro autonomo ai cittadini della Repubblica Popolare Cinese, che abbiano già presentato istanza, eventualmente fornendo loro risposte interlocutorie.

Si pregano, altresì, le SS.LL. di non richiedere direttamente al Servizio Contenzioso Diplomatico la sussistenza della condizione di reciprocità con la Repubblica Popolare Cinese, in quanto sarà cura di questo Dipartimento trasmettere il definitivo avviso del Ministero degli Affari Esteri non appena verrà comunicato.

IL CAPO DELLA POLIZIA

A questa circolare ne è quindi seguita un'altra, il mese successivo, nella quale si dichiara verificata di fatto la non sussistenza della condizione di reciprocità, dovuta ad un comportamento assunto dalle autorità locali che di fatto si è rivelato discriminatorio nei confronti dei cittadini italiani che in territorio cinese volevano avviare un'attività conformemente a quanto previsto dall'accordo stesso:

Ministero dell'Interno

Dipartimento della Pubblica Sicurezza

Direzione Centrale per gli Affari Generali

Servizio Stranieri

Circolare n.5

Roma, 25.1.1997

OGGETTO: Cittadini della Repubblica Popolare Cinese - Lavoro autonomo:verifica della sussistenza della condizione di reciprocità ai sensi dell'art.16 delle Preleggi.

Di seguito alla circolare del 2.12.1996, si comunica che il Ministero degli Affari Esteri ha fatto conoscere il definitivo avviso in ordine alla problematica di cui all'oggetto, ritenendo non verificata, in materia di lavoro autonomo (attività di ristorazione, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e attività commerciali in generale), la condizione di reciprocità tra l'Italia e la Repubblica Popolare Cinese, ai sensi dell'art.16 delle Preleggi.

La nostra Ambasciata a Pechino ha infatti riscontrato, nelle autorità cinesi, una certa riluttanza a concedere autorizzazioni per l'esercizio di attività autonome, rilevando che le poche imprese a capitale interamente straniero operanti nel paese sono state autorizzate, di norma, in settori ad alto contenuto di tecnologia.

Il regime della costituzione di imprese a totale capitale straniero è contenuto nella "Wholly Foreign - owned Enterprise Law" promulgata nel 1986 e nei suoi regolamenti attuativi emanati nel 1990.

Le richiamate norme, pur disciplinando dettagliatamente il procedimento volto alla costituzione di siffatte imprese non escludono, tuttavia, una certa discrezionalità dell'autorità amministrativa, che, di fatto, introduce molteplici restrizioni, accordando l'autorizzazione solo nei casi in cui le finalità dell'impresa coincidano con le proprie priorità ed obiettivi di sviluppo economico.

Tali considerazioni hanno indotto il Servizio Contenzioso Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri a ritenere che non impedimenti di principio, ma ostacoli frapposti dall'ordinamento locale, rendono assai sensibile il divario di trattamento tra i cittadini cinesi e i nostri connazionali, escludendosi, in tal modo, la sussistenza della condizione di reciprocità tra l'Italia e la Repubblica Popolare Cinese, relativamente alla materia di cui trattasi.

Stante quanto precede, si pregano le SS.LL. di attenersi alle sopra riferite determinazioni, provvedendo, nell'immediato, alla definizione negativa delle pratiche frattanto sospese.

IL CAPO DELLA POLIZIA.

 

Gli effetti negativi di questa sospensione sulle attività autonome degli immigrati cinesi sono stati comunque momentanei: infatti con l'entrata in vigore della legge 40/98 si elimina il vincolo imposto dall'articolo 16 delle Disposizioni Generali di Legge, quindi la sussistenza della condizione di reciprocità con il paese di appartenenza non condiziona più la regolarizzazione per lavoro autonomo.

 

ALLEGATI: LEGGE N. 109 DEL 3 MARZO 1987

Legge 3 marzo n. 1987, n.109: ratifica ed esecuzione dell'accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica Popolare cinese relativo alla promozione ed alla reciproca protezione degli investimenti con protocollo, firmato a Roma il 28 gennaio 1985.

S.O. alla G.U. n. 70 del 25 marzo 1987

ACCORDO FRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA POPLARE CINESE RELATIVO ALLA PROMOZIONE ED ALLA RECIPROCA PROTEZIONE DEGLI INVESTIMENTI

Ciascuna Parte Contraente promuoverà nel modo migliore possibile gli investimenti nel suo territorio da parte di residenti e società dell'altra Parte Contraente, consentirà tali investimenti in conformità con le sue leggi e regolamenti ed accorderà a tali investimenti un trattamento equo e ragionevole.

2. Ai fini del presente accordo:

1) il termine "investimento comprende ogni tipo dio impiego patrimoniale consentito in conformità con le relative leggi e regolamenti di ciascuna Parte Contraente, e più particolarmente, sebbene non esclusivamente:

a) le proprietà di beni immobili e mobili nonché ogni altro diritto in re quale l'ipoteca, il privilegio, il pegno, l'usufrutto, e diritti simili;

b) le quote societarie e altri tipi di partecipazione;

c) diritti sul denaro utilizzato allo scopo di creare un valore economico o su ogni prestazione avente valore economico;

d) i diritti d'autore, di proprietà industriale (compresi i marchi), i processi tecnici, il know-how ed i nomi commerciali;

e) le concessioni di legge, comprese le concessioni di ricerca, estrazione o sfruttamento di risorse naturali.

Ogni modifica ammessa della forma nella quale i beni sono investiti non avrà influenza sulla loro classificazione come investimento;

2) il termine 'proventi' indica gli importi derivanti da ogni investimento, per un periodo di tempo determinato, a titolo di profitti, interessi, utili di capitale, dividendi, royalties, emolumenti ed altri proventi legittimi;

3) il termine 'investitore' indica ogni residente o società di ciascuna delle Parti Contraenti che effettua investimenti nel territorio dell'altra Parte Contraente.

Il termine 'residente' indica ogni persona fisica che, in conformità con le rispettive leggi di ciascun Parte Contraente, è considerata cittadina di tale paese;

il termine 'società' indica ogni persona giuridica costituita nel territorio di ciascuna Parte Contraente in conformità con le sue leggi e regolamenti ed avente la sua sede entro il suo territorio.

1) il trattamento accordato agli investimenti da parte di residenti o società di ciascuna Parte Contraente nel territorio dello stesso non sarà meno favorevole di quello accordato agli investimenti di residenti o società di ogni Paese Terzo.

2) il trattamento accordato alle attività connesse con gli investimenti di residenti o società di ciascuna Parte Contraente non sarà meno favorevole di quello accordato alle attività connesse con gli investimenti di residenti o società di ogni Paese Terzo.

Il trattamento sopra indicato non si estenderà ai vantaggi accordati ai residenti ed alle società di un Paese Terzo da ciascuna Parte Contraente in base all'appartenenza di quella Parte Contraente ad un'Unione Doganale, Mercato Comune o Zona di Libero Scambio o in base ad un accordo concluso fra quella Parte Contraente e un Paese Terzo per evitare la doppia tassazione o per facilitare gli scambi di frontiera.

1. gli investimenti di residenti o società di ciascuna Parte Contraente godranno adeguata protezione nel territorio dell'altra Parte Contraente.

2. ogni Parte Contraente può, per pubblico interesse, espropriare, nazionalizzare o adottare misure similari concernenti gli investimenti nel suo territorio da parte di residenti o società dell'altra Parte Contraente. Tuttavia l'indennizzo sarà concesso. L'indennizzo sarà equivalente al valore degli investimenti al tempo in cui l'espropriazione è stata dichiarata. Il pagamento relativo sarà in valuta convertibile, trasferibile liberamente e senza indebito ritardo.

Ove gli investimenti di residenti o società di ciascuna Parte Contraente subiscano perdite a seguito di guerre, altri conflitti armati, stati di emergenza o altri eventi similari nel territorio dell'altra Parte Contraente, essi riceveranno un trattamento non meno favorevole di quello accordati a residenti o società di ogni Paese Terzo.

Residenti e società di ciascuna Parte Contraente godranno del trattamento della nazione più favorita nel territorio dell'altra parte contraente in relazione alle fattispecie contemplate nel presente articolo.

1. le controversie su quanto menzionato nel comma 2 dell'art.4 in merito alla conformità dell'espropriazione con le leggi e i regolamenti della Parte Contraente che ha operatyo l'espropriazione possono, a richiesta della parte interessata, essere sottoposte al Tribunale competente della Parte Contraente che ha operato l0'espropriazione.

2. la controversia sull'ammontare dell'indennizzo menzionato al comma 2 dell'art.4 sarà composta in conformità con le disposizioni del punto 4 (ad art.5) del Protocollo.

Ogni Parte Contraente assicurerà nell'ambito delle sue leggi e regolamenti, il libero trasferimento dei beni relativi all'investimento operato nel suo territorio da residenti o società dell'altra parte contraente, che sono i seguenti:

proventi;

royalties derivanti da diritti immateriali definiti alle lettere d) ed e) del comma 1 dell'art.2;

ratei di rimborso di prestiti destinati alla diretta partecipazione negli investimenti;

spese per la gestione dell'investimento nel territorio della Parte Contraente;

fondi supplementari necessari per il mantenimento dell'investimento nel territorio dell'altra Parte Contraente;

il ricavato della totale o parziale cessione e/o liquidazione dell'investimento, compresa quella risultante da ogni evento menzionato al comma 3 dell'art. 4.

Ai residenti di ciascuna Parte Contraente che lavorino nel territorio dell'altra parte contraente in connessione ad un investimento sarà permesso di trasferire nel loro paese tutto il rimanente del proprio salario dopo il pagamento delle imposte e la deduzione delle loro spese di mantenimento effettuate in loco.

Nel caso in cui una Parte Contraente abbia concesso ogni tipo di garanzia contro rischi non commerciali in relazione ad un investimento da parte dei suoi investitori nel territorio dell'altra parte contraente ed abbia effettuato pagamenti a tali investitori sulla base della garanzia, l'altra parte contraente riconoscerà il trasferimento dei diritti di tali investitori alla prima Parte Contraente e la surroga della prima Parte Contraente in tali diritti.

I diritti surrogati della prima Parte Contraente non eccederanno i diritti originari dell'investitore. Per quanto riguarda il trasferimento dei pagamenti da effettuare alla Parte Contraente a seguito di tale surroga si applicheranno rispettivamente gli articoli 4 e 6.

I trasferimenti di cui agli articoli 4, 6 e 7 saranno effettuati senza indebito ritardo dopo l'assolvimento degli obblighi fiscali. Tali trasferimenti saranno effettuati in valuta convertibile al cambio ufficiale applicabile alla data del trasferimento.

Se il trattamento che deve essere accordato da una parte contraente ai residenti o società dell'altra Parte Contraente, in conformità con le sue leggi e regolamenti in vigore, nonché agli investimenti di residenti o società della Repubblica Italiana nel territorio della Repubblica Popolare Cinese in conformità con le sue leggi e regolamenti in vigore .

1. le controversie fra le parti contraenti in merito all'interpretazione o all'applicazione del presente Accordo saranno composte, per quanto possibile, mediante consultazioni amichevoli fra le due parti attraverso i canali diplomatici.

2. se tali controversie non possono essere composte entro sei mesi dalla data in cui ciascuna Parte Contraente informa per iscritto l'altra Parte Contraente, esse saranno - su richiesta di una delle Parti Contraenti - sottoposte per la composizione ad un Tribunale Arbitrale Internazionale ad hoc.

Il Tribunale Arbitrale Internazionale ad hoc sopraindicato sarà composto come segue:

esso si compone di tre arbitri. Ogni parte contraente nomina un arbitro. I due arbitri propongono di comune accordo il terzo arbitro che è cittadino di un terzo paese che abbia relazioni diplomatiche con ambedue la Parti Contraenti e sarà designato come presidente del Tribunale da ambedue le Parti Contraenti.

Se la nomine dei membri del Tribunale Arbitrale non sono effettuate nei periodi di 6 mesi dalla data di richiesta di arbitrato, ogni Parte Contraente può, in assenza di ogni altra intesa, invitare il Presidente della Corte di Giustizia internazionale a provvedere alle nomine necessarie. Qualora il Presidente della Corte abbia la cittadinanza di una parte contraente o non sia in grado di provvedere alla designazione per altre ragioni, tale compito sarà affidato al vice presidente della corte o al giudice di maggiore anzianità e che non sia cittadino di alcuna delle parti contraenti.

Il Tribunale Arbitrale fisserà la sua procedura.

Il Tribunale Arbitrale prenderà la sue decisioni a maggioranza di voti. T6ale decisione è decisiva e vincolante per le due parti contraenti.

Ogni Parte Contraente sopporterà le spese del suo membro e del suo patrocinante nelle procedure arbitrali. Il costo relativo al Presidente e i rimanenti costi saranno sostenuti in parti eguali da ambedue le Parti Contraenti.

12.le disposizioni del presente Accordo saranno applicabili indipendentemente dall'esistenza di relazioni diplomatiche o consolari.

1.il presente Accordo entrerà in vigore tre mesi dopo la notifica fra le Parti Contraenti del completamento delle loro rispettive procedure interne.Esso resterà in vigore per un periodo di 10 anni e resterà in vigore per un ulteriore periodo di 5 anni e così di seguito salvo denuncia scritta da parte di ciascuna delle parti contraenti, un anno prima della sua scadenza.

In relazione agli investimenti effettuati prima della data di scadenza del presente Accordo, le disposizioni degli articoli da 1 a 12 continueranno ad avere vigore per un ulteriore periodo di cinque anni dalla data di scadenza del presente Accordo.

Fatto a Roma il 12 gennaio 1985 in duplice esemplare in lingua italiana, cinese e inglese. I tre testi sono egualmente autentici. Qualora emerga un divergenza di interpretazione, prevarrà il testo inglese.   


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