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CAPITOLO 6

UNA PRESENZA "SILENZIOSA" ?

 

6.1 I laboratori e la manodopera irregolare.

Come risulta dall’analisi sin qui esposta, l’attività lavorativa svolta dagli immigrati cinesi a Vicenza si colloca non solo nel settore della ristorazione, ma anche - e soprattutto - in quello delle confezioni di capi di abbigliamento.

Per quanto riguarda il primo settore, l’entità degli esercizi presenti sull’intero territorio provinciale è quantificabile intorno alle 30 unità: 13 ristoranti, 1 gastronomia ed 1 negozio di articoli alimentari in città; i restanti 14 esercizi sono invece sparsi nei vari comuni della provincia.

In città sono presenti soprattutto i ristoranti meno recenti, la cui nascita è avvenuta a partire dagli anni ottanta in seguito all’arrivo dei primi gruppi di cinesi. Con l’incremento delle presenze, questa collettività ha poi ampliato la sua presenza prima verso altri centri sempre piuttosto grandi (Valdagno, Bassano del Grappa, Schio), quindi in direzione di comuni più piccoli (Asiago, Arsiero, Lonigo, Torri di Quartesolo, Pove del Grappa, Montecchio Maggiore).

Per molti anni l’attività principale - e forse l’unica - dei cinesi presenti a Vicenza risulta essersi svolta nell’ambito della ristorazione.

Tuttavia l’analisi delle tipologie occupazionali ha evidenziato una marcata presenza di occupati nel settore delle confezioni, rispetto a coloro che lavorano nei ristoranti.

Questa situazione è venuta determinandosi in concomitanza di molteplici fattori: i ristoranti cinesi presenti in numero abbastanza consistente hanno certamente portato il settore ad un livello di quasi saturazione, con conseguenti opportunità di impiego per i nuovi arrivati sempre più scarse, tuttavia questa ragione non basta da sola a giustificare lo sviluppo quantitativo dei laboratori.

Attraverso l’analisi delle zone di provenienza è risultato interessante verificare come la maggior parte degli immigrati cinesi presenti a Vicenza non arrivi direttamente dalla Repubblica Popolare Cinese, ma piuttosto da altre province italiane, talvolta dall’estero.

Si tratta spesso di persone di età compresa tra i venti e i trentacinque anni, i cui spostamenti, quando non giustificati dal ricongiungimento familiare, sono sicuramente dovuti alla continua ricerca di nuove opportunità di lavoro.

Le caratteristiche principali che pongono i laboratori cinesi in una situazione di competitività e di convenienza per la ditta committente sono, com’è noto: costi bassissimi, consegne estremamente rapide, alta flessibilità.

Tuttavia, la capacità di soddisfare queste condizioni produce come risultato una tipologia di attività conto terzi in grado di restare sul mercato solo mantenendo margini di irregolarità più o meno ampi: turni di lavoro diurni e notturni che superano abbondantemente le 8 ore, mancato rispetto delle modalità di assunzione e di trattamento retributivo dei dipendenti, il cui compenso è a cottimo. Il titolare dell’attività non ha di fatto alcun obbligo nei confronti dei lavoratori, ai quali, nei momenti in cui si verifica una scarsa richiesta di manodopera ( come ad esempio accade quando in seguito ad accertamenti della polizia vengano riscontrate irregolarità di vario tipo, che portano alla sospensione dell’attività), non resta che spostarsi alla ricerca di una nuova occupazione, all’interno dello stesso territorio provinciale o in altre città.

A Vicenza e provincia la presenza di un certo numero di imprese del settore tessile determina una buona offerta di lavoro conto terzi, della quale i titolari cinesi, è ormai chiaro, stanno sempre più approfittando. Essi sono consapevoli di poter mantenere alti margini di competitività grazie alla ampia disponibilità di una manodopera che si rivela sempre più costituita da connazionali entrati clandestinamente in Italia e privi di regolare permesso di soggiorno.

Alcune zone della provincia, tra cui l’Alto vicentino, sono caratterizzate da un aumento della presenza di laboratori cinesi di confezioni, nei confronti dei quali le forze di polizia, in seguito alle irregolarità riscontrate nei primi controlli, hanno già da qualche tempo intensificato gli accertamenti.

Se i titolari delle attività risultano essere in regola con i documenti e in possesso di regolare partita Iva, parte della manodopera è spesso costituita da clandestini.

Nel corso delle varie operazioni di controllo, le forze di polizia hanno spesso osservato la presenza di un quantitativo di macchinari e di postazioni di lavoro superiore a quella degli operai che in quel momento vi stavano lavorando . La conseguente ragionevole supposizione che in altri momenti i laboratori siano occupati da un numero maggiore di operai è spesso confermata dai blitz notturni, sempre più frequenti, delle Forze dell’Ordine stesse, dove non sono rare le situazioni in cui, come riporta la cronaca, << …In un laboratorio con le finestre oscurate, probabilmente per non far intuire gli incessanti turni di lavoro, anche notturno…>>, << …c’erano infatti tredici cinesi, uomini e donne, che nonostante fosse piena notte sono stati sorpresi mentre erano intenti a lavorare a pieno ritmo su altrettante macchine da cucire.>>. Sia nel caso si tratti di manodopera clandestina, sia che si tratti di personale in regola, sono numerose le segnalazioni all’Ispettorato del lavoro conseguenti alla situazione di frequente commistione tra spazi lavorativi e abitativi in cui vivono gli immigrati, in condizioni di scarsissima igiene e promiscuità.

Risulta non solo difficile, ma anche fuorviante, dare una definizione quantitativa dei laboratori perché spesso si tratta di attività che vengono avviate per qualche mese, per poi essere chiuse e quindi riaperte in altri comuni o province.

Si tratta di attività, inoltre, caratterizzate da una scarsa visibilità sociale proprio per loro stessa natura : situati all’interno di zone industriali o mimetizzati tra le abitazioni, i laboratori ospitano sovente persone che lavorano e vivono negli stessi ambienti, spesso senza mai uscire, magari giunte nei momenti di maggior richiesta, che si fermano per lo stretto periodo necessario, per poi ‘ scomparire’ improvvisamente quando subentra un momento di minor lavoro, alla ricerca di una nuova occupazione.

Come si evince dalle numerose segnalazioni fatte alla Questura di Vicenza per il decreto di espulsione dall’Italia, nel vicentino la presenza di cinesi privi di regolare permesso di soggiorno è certamente non trascurabile, soprattutto perché si dimostra essere un fenomeno in tendenziale aumento. Tuttavia la reale entità numerica circa la presenza di clandestini è, per motivi evidenti, indimostrabile ed eventuali supposizioni sono spesso formulate sulla base di considerazioni soggettive. Non si entrerà nel merito delle cifre, mentre risultano sicuramente interessanti, per comprendere le dinamiche di questo fenomeno, le recenti notizie di imminenti arrivi di immigrati cinesi che, presenti in consistente numero nei paesi della ex Yugoslavia, sembrerebbero pronti ad entrare in Italia, soprattutto attraverso i confini italiani situati a nord-est: ne deriva la legittima ipotesi secondo cui, potendo contare in zona su gruppi di connazionali già stabilmente insediati che offrono lavoro, molti dei nuovi arrivati potrebbero giungere anche nel vicentino.

 

6.2 Per (tentare di) conoscere meglio i cinesi: formulazione di un questionario.

Nel lavoro di ricerca si era inizialmente prevista un’indagine sul campo mediante la somministrazione di un questionario, opportunamente formulato, finalizzato non tanto all’analisi della condizione giuridica dell’immigrato o di altri aspetti di carattere legislativo, quanto alle caratteristiche ed alle necessità di un gruppo ad elevata connotazione culturale come quello cinese, e del tipo di rapporto che intercorre tra questo e la società di accoglimento.

Purtroppo i risultati delle interviste sono risultati insufficienti determinando l’impossibilità di un’analisi statistica attendibile. Tale situazione si è creata non solo per le oggettive difficoltà riscontrate nel formare un omogeneo gruppo di testimonianze, da un punto di vista sia anagrafico che occupazionale, data la visibilità sociale limitata spesso solo a quanti lavorano a contatto con l’esterno, come ad esempio i ristoranti.

Si è appurato, infatti, che i cinesi difficilmente accettano di essere intervistati in modo formale: i questionari sono quasi sempre percepiti come dei veri e propri interrogatori della polizia. E’ naturale quindi che l’intervistato assuma un atteggiamento di indisponibilità a fornire le risposte e, quando questo invece accade, rimane tuttavia un legittimo dubbio circa la veridicità delle informazioni.

Di seguito è comunque riportato il questionario, precisando che i criteri con cui si sono formulate le domande sono basati fondamentalmente nel rispetto dell’intervistato, cercando di non inserire quesiti di carattere troppo riservato o lesivi della dignità della persona.

 

(QUESTIONARIO OMESSO)


NOTE relative ai diversi capitoli

 

1. ? ? cinese d'oltremare.

2. La figura del commerciante è sempre stata considerata in Cina una componente sociale di dubbia moralità e scarso prestigio: ad esempio, durante la Dinastia Ming (1368-1644) i cinesi che si recavano all'estero per ragioni che non fossero di stato ma per interessi di tipo economico, privi quindi del necessario benestare imperiale, venivano considerati fuorilegge e trattati come tali al loro ritorno in patria. D'altro canto l'ordine sociale sancito dal confucianesimo si riassumeva nella formula " ?shi, ? nong, ? gong, shang ? " (letterati, contadini, artigiani e operai, mercanti) e poneva la classe dei mercanti al livello gerarchico più basso.

3. Parola che nasce dalla pronuncia del termine cinese ? ? kuli - lavoro duro: il commercio di questi cinesi, assoggettati a condizioni di lavoro disumane, sostituì di fatto quello degli schiavi abolito dagli inglesi nel 1840.

4. Da 60 milioni circa nel 1950 a 130 milioni nel 1960.

5 Dopo la vittoria comunista si sviluppò in Cina il sistema ??hukou, ossia un sistema anagrafico di registrazione del luogo di nascita e di residenza : nel caso di spostamenti verso aree diverse da quelle di residenza, si perdevano il diritto di usufruire di determinati benefici quali le quote pro-capite di derrate alimentari, l'assistenza sanitaria e il diritto all'istruzione gratuita. Dalla evoluzione di questo sistema venne elaborata nel 1958 la legge "Norme per la registrazione dei nuclei familiari" : si trattava di una nuova organizzazione schematica e rigida tesa principalmente al controllo dei cittadini e ad impedirne quindi gli spostamenti in massa.

6. Il terzo plenum dell' XI Comitato centrale tenutosi dal 12 al 18 dicembre 1978 sancisce la vittoria della linea di Deng Xiaoping ed ufficializza la politica di liberalizzazione rurale.

7. Cfr. Yang X.,Goldstein S., pp.509-532.

8. ????Liudong renkou. Definita anche immigrazione transuente, indica un fenomeno caratterizzato da fasce di popolazione che abbandonano la condizione cronica di disoccupazione o sottoccupazione delle campagne per riversarsi nelle città con la speranza di trovare un lavoro; molto spesso ciò non avviene, quindi ritornano nel luogo di origine oppure, ed è questo il caso più frequente, continuano a spostarsi alimentando un ciclo rotatorio, alla continua ricerca di condizioni migliori. Per un approfondimento di questo tema, peraltro estremamente interessante, e di altri aspetti inerenti i flussi migratori interni in Cina, si rimanda a Viviani C., Flussi migratori nella R.P.C.

9. "...la maggioranza della popolazione è costituita da contadini e vive in piccoli paesi...non troppo distanti da capoluogo ma spesso relativamente isolati per la carenza di vie di comunicazione...è dai più piccoli di questi paesi che si è prevalentemente sviluppata l' emigrazione...:a Guifeng, ad esempio, una frazione di Fulin ( paese distante 80 Km da Wenzhou ), dei 6.000 abitanti del luogo circa 1.000 si sono trasferiti in Italia, e a Lilin, un paesino di poco più di 1.000 abitanti...ne sono espatriati circa 400, la maggioranza dei quali vive adesso in Italia.". Cfr. Marsden A., Cinesi e fiorentini a confronto, cit. p.132.

10. Cfr. Galli S., Le comunità cinesi in Italia.

11. Meo A., La comunità cinese di Torino, cit. p.8.

12. Il primo esercizio cinese comparso in Italia fu il ristorante Shanghai aperto a Roma nel 1949.

13. Buona parte della produzione italiana di pelletteria si concentra nella provincia di Firenze.

14. Se prendiamo ad esempio la situazione del comune di Prato al 31.12.98 , sommando ai cinesi con permesso di soggiorno valido (4410) sia quelli in attesa di regolarizzazione (4032), sia i minori - iscritti nel permesso di soggiorno dei genitori, che si presume costituiscano il 25% del totale - si arriva ad una stima di oltre 10.000 presenze cinesi in città. Cfr. A. Ceccagno, " Nei-Wai: interazioni con il tessuto socioeconomico e autoreferenzialità etnica nelle comunità cinesi in Italia " , in Mondo Cinese, n.101/1999, p.91).

15 .Legge 943 del 30 dicembre 1986. E' stata la prima legge in Italia che ha espressamente riconosciuto alcuni fondamentali diritti ai lavoratori extracomunitari: oltre a sancire il principio della parità di trattamento per i lavoratori stranieri ed affermare la piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani, viene riconosciuto il diritto al ricongiungimento familiare (art.4) e la non decadenza del permesso di soggiorno per la cessazione del rapporto lavorativo. Il riconoscimento della piena uguaglianza è subordinato al rispetto delle norme in materia di soggiorno, cui possono finalmente accedere anche una parte degli irregolari grazie ad un provvedimento di sanatoria.

16. Comunemente definita Legge Martelli, approvata nel febbraio 1990, con cui il Parlamento ha modificato e convertito in legge il precedente D.L. n.416 del 30/12/1989. Questa legge ha riconosciuto ai regolarizzati numerose opportunità occupazionali con la legittimazione e il riconoscimento all'esercizio del lavoro autonomo, ha attribuito ai permessi di soggiorno un natura multifunzionale sottolineando ancora l'importanza del diritto alla coesione familiare. Cfr. Nascimbene B., Le nuove norme sull'ingresso, soggiorno e asilo .

17. Al 31.12.86 i cittadini cinesi risultano essere 2.735, diventando 6.407 nello stesso periodo dell' anno successivo; le presenze al 31.12.90 passano da 9.258 dell'anno precedente in addirittura 19.611.

18. Legge 109 del 3/3/87.

19. "Ad esempio, a Roma si è passati per le aziende di ristorazione, dalle 60-70 unità alle 320 circa attuali e per le aziende artigiane, dalle 10-15 unità alle 100 circa attuali " .Cfr. G. Carchedi << La presenza cinese in Italia >> , cit. pag. 65.

20. Successivamente vi furono in entrambi i paesi forti pressioni per la ripresa dei rapporti politici e commerciali e l'Italia è stato il primo paese occidentale ad accogliere nuovamente, nel gennaio 1992, il Primo Ministro Li Peng. La visita ufficiale del premier cinese sancì la ripresa ufficiale delle relazioni e portò alla stipulazione di nuovi e consistenti accordi economici.

21. Legge 39 del 28/02/90: al comma 8 dell'articolo 4 si legge : <<Il rilascio del primo rinnovo del permesso di soggiorno conseguito ai sensi del presente articolo è subordinato all'accertamento che lo straniero disponga di un reddito minimo pari all'importo della pensione sociale. Tale reddito può provenire da lavoro dipendente anche a tempo parziale, da lavoro autonomo o da altra fonte legittima>>.

22. L'accesso ai permessi di soggiorno per lavoro autonomo è stato possibile quasi esclusivamente per chi ne ha fatto richiesta entro il dicembre 1989. Successivamente una interpretazione restrittiva della Legge Martelli sull'immigrazione ha fatto sì che la concessione di un permesso di soggiorno per lavoro autonomo fosse limitata ad un numero ristretto di persone, e comunque legata alla discrezionalità delle Questure coinvolte.

23. Cfr. Ceccagno A., Cinesi d'Italia, cit. p.30.

24.La fortissima attitudine alla capacità imprenditoriale è caratteristica tipica delle comunità cinesi: nel corso dell'esposizione, si illustreranno le ragioni che la determinano e lo stretto legame che intercorre tra questo elemento e il concetto di famiglia.

25 . <<In Cina dilaga il mito dell'emigrante che fa fortuna e torna in patria a farsi ammirare.Una volta emigrato, tuttavia, anche chi in Italia non ha fatto fortuna, si dà da fare per mantenere viva l'illusione dell'emigrante di successo presso coloro che sono rimasti a casa. Cerca di non deludere le loro aspettative, si adopera perché almeno loro possano continuare a credere in quel sogno...per proteggere la famiglia dalla delusione...sperando sempre che i suoi sforzi lo porteranno a realizzare il suo progetto di partenza... >>ibid., cit. p.32.

26 . I permessi per lavoro subordinato risultano 10.246 (54,6%), per motivi familiari 1.528 (8,2 %), per studio 862 (4,6%), per turismo 700 (3,8%), altri motivi - compresi quelli non specificati - ammontano a 1.136 (11%).Cfr. Carchedi F.,<< La presenza cinese in Italia >> in l'immigrazione silenziosa. Le comunità cinesi in Italia, pp.61-63.

27. Si è osservato che al 31.12.93 i permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini cinesi per motivi inerenti il lavoro risultano: in Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte il 20% per lavoro autonomo, ed il 33%circa per lavoro subordinato; nel Lazio il 7,3% per lavoro autonomo ed il 34,2% per lavoro subordinato; in Toscana il 36,8% per lavoro autonomo, il 27,3% per lavoro subordinato. Cfr. Carchedi F., ibid., p.63.

28. Uno straniero poteva cioè richiedere il permesso di soggiorno solo se era in grado di dimostrare l'impegno da parte del datore di lavoro ad assumerlo o che aveva già svolto almeno quattro mesi consecutivi di lavoro dipendente in precedenza.

29. Cfr. Ceccagno A., Cinesi d'Italia, cit. p. 61

30. Cfr. Caritas di Roma, Immigrazione, Dossier Statistico '98, p.79.

31. In Gran Bretagna i cinesi sono 2.419 nel 1921 e 1.934 nel 1931; in Francia il censimento del 1911 rileva la presenza di 283 persone di origine cinese. Cfr. Campani G. << La diaspora cinese nel nuovo contesto delle migrazioni internazionali>> in L'immigrazione silenziosa. Le comunità cinesi in Italia, p. 21.

32 .Secondo le stime sarebbero 100.000. La Francia, negli anni che precedono la prima guerra mondiale, introduce la pratica del reclutamento dei lavoratori immigrati da parte del padronato ed in breve tempo, già negli anni venti, è lo stato stesso a gestirne le modalità.

33. A Parigi nel quartiere Gare de Lyon, a Milano nel quartiere Sempione, ad Amsterdam e Rotterdam.

34. La densità media nazionale è di 118 abitanti/kmq.

35. Lo Zhejiang è una delle quattro zone della Cina in cui si pratica la coltivazione del gelso e il rendimento della seta occupa il secondo posto su scala nazionale.

36. Per migliorare le proprie capacità di esportazione, accelerare l' acquisizione delle nuove tecniche e favorire gli investimenti stranieri, la Cina fin dal 1979 ha istituito le zone economiche speciali di Shenzhen e Zhuhai (nel Guangdong) e di Shantou e Xiamen (nel Fujian) destinate ad accogliere gli investitori cinesi d'oltremare o gli stranieri, i cui investimenti sarebbero incentivati attraverso esoneri fiscali, esenzioni doganali, finanziamenti dei lavori d'infrastruttura. Nel 1984 questi vantaggi sono estesi, in aprile, a quattordici città costiere, dichiarate " aperte ", poi, in dicembre, alla zona comprendente il territorio delle quattro province dell'Anhui, del Jangsu, dello Zhejiang e del Jiangxi. Cfr. Bergére M.C., La Repubblica Popolare Cinese, pp. 253-255.

37. Sul piano amministrativo, le province ?sheng della Repubblica Popolare Cinese sono divise in? shi città e xian ? distretti. I distretti sono a loro volta divisi in xiang? comuni e ? zhen borghi.

38.Quando si stabiliscono dei ??guanxi automaticamente si assume l'impegno di reciproco aiuto ed assistenza ogni qualvolta si renda necessario, ed in modo permanente.

39. Pechino è un esempio eclatante di come in diverse grandi città cinesi siano presenti quartieri abitati in modo preponderante da Wenzhouren : si tratta di vere e proprie enclavi economiche fitte di sartorie, laboratori di confezioni e di pelletteria.

40 .???Getihu , titolari di imprese individuali.

41. Cfr. Ceccagno A., Cinesi d'Italia, cit. p.17.

42 .In molte comunità cinesi con un'alta consistenza numerica spesso è presente una divisione sotto forma di associazioni che parte dalla demarcazione delle città di provenienza, poste in contrapposizione come schieramenti ben distinti.

43. Le varianti dialettali dello Zhejiang possono creare seri problemi di comprensione a chi proviene da altre province.

44.A tal fine essi possono ricorrere ad un ulteriore prestito con il quale coprire fino ad oltre la metà delle spese di investimento.

45. Nel corso delle interviste effettuate tra i cinesi presenti nel Vicentino, spesso è stato possibile dedurre proprio attraverso la lingua parlata il livello culturale e la zona di provenienza dell'intervistato, poi confermati dalle sue stesse risposte: è stato tanto semplice comunicare con chi aveva una conoscenza, pur superficiale, del putonghua, perché parallelamente sapeva anche scrivere correttamente, quanto molto più difficile - in alcuni casi impossibile - , è risultata la comprensione con chi parlava solo il dialetto locale, non potendo ricorrere alla lingua scritta per il basso livello di scolarizzazione dell'intervistato.

46. Nella storia della Cina imperiale, il problema della scelta degli elementi migliori da inserire nelle cariche pubbliche fu risolto già durante la Dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.), con la creazione nel 124 a.C. della Accademia Imperiale e l'istituzione degli esami statali. L'Accademia doveva formare i futuri funzionari attraverso una lunga ed approfondita preparazione sui testi confuciani, che veniva accertata durante gli esami. La formazione di un apparato burocratico selezionato attraverso il sistema degli esami portò durante il tardo periodo Tang e Song (960-1279) alla completa realizzazione della concezione confuciana che attribuiva il potere a uomini intellettualmente e quindi moralmente superiori. Il sistema degli esami imperiali fu soppresso durante la Dinastia mongola degli Yuan (1279-1368), poichè la conoscenza dei classici confuciani non era indispensabile per intraprendere la carriera amministrativa. Successivamente la Dinastia Ming (1368-1644) ripristinò il sistema degli esami statali che rimase in vigore anche nel corso di tutta la Dinastia Qing (1644-1911), introducendo maggiore severità soprattutto a livello degli esami sostenuti a corte, i più difficili in assoluto, perché davano accesso alle cariche più importanti: il tema d'esame doveva essere svolto seguendo un rigido schema prestabilito formato da otto gruppi di frasi, senza superare il numero massimo di ideogrammi (inizialmente fissato a 450, durante il XIX secolo fu aumentato a 600). Questo genere di componimento denominato ?? ba gu (componimento ad otto gambe) divenne il terrore di tutti i candidati perché presupponeva la capacità di citare a memoria i classici confuciani, raggiungibile solo dopo lunghi anni di studio, che costituiva condizione necessaria al superamento delle prove.

47. Risale al III secolo a.C. e fa parte dei Tredici Classici, che insieme ai Cinque Classici ed ai Quattro Libri costituiscono il corpus letterario della dottrina confuciana.

48. ? xiao pietà filiale, insieme a ? ren umanità, ?i giustizia, ? shu altruismo, ?zhong lealtà, ?xi dirittura, ?wen cultura e ?li buone maniere, costituisce quella serie di requisiti morali indispensabili alla completa formazione dell'uomo superiore, capace di gestire le relazioni con gli altri individui in funzione degli interessi del bene dell'umanità.

49. Le testimonianze raccolte confermano la tendenza dei cinesi a spostarsi non tanto all'avventurosa ricerca di un nuovo lavoro, quanto per raggiungere altri connazionali già informati del loro arrivo, consapevoli quindi di poter trovare non solo il lavoro ma anche vitto e alloggio.

50. Lo stretto rapporto che intercorre tra la posizione che ciascun membro occupa e il ruolo che è chiamato a svolgere nella famiglia trova una chiara rappresentazione nel sistema di parentela cinese, che designa nel dettaglio ciascun individuo. Diamo di seguito alcuni esempi:

  • ?? gege = fratello maggiore; ?? didi = fratello minore; ?? jiejie = sorella maggiore;
  • ?? meimei = sorella minore; ?? bobo = zio - fratello maggiore del padre -; ?? boma = zia - moglie del fratello maggiore del padre -; ?? shushu = zio - fratello minore del padre -;
  • ?? shenshen = zia - moglie del fratello minore del padre -; ?? tangge = cugino - figlio maggiore del fratello del padre -;?? tangdi = cugino - figlio minore del fratello del padre -; ?? tangjie = cugina - figlia maggiore del fratello del padre -; ?? tangmei = cugina - figlia minore del fratello del padre -; ?? biaoge = cugino- figlio maggiore del fratello o sorella della madre o della sorella del padre -;?? biaodi = cugino - figlio minore del fratello o sorella della madre, o della sorella del padre -;?? biaojie = cugina -figlia maggiore del fratello o sorella della madre o della sorella del padre -;?? biaomei = cugina - figlia minore del fratello o sorella della madre, o della sorella del padre -;?? gugu = zia - sorella del padre -; ?? gufu = zio - marito della sorella del padre -;?? yima = zia - sorella della madre -; ?? yifu = zio - marito della sorella del padre -;?? jiujiu = zio- fratello della madre -; ?? jiuma = zia - moglie del fratello della madre -.

51. Carchedi F., << La presenza cinese in Italia >> in L'immigrazione silenziosa. Le comunità cinesi in Italia, cit. p.68.

52. Una parziale irregolarità lavorativa, ai fini del mantenimento di queste condizioni di competitività e flessibilità, è spesso condizione necessaria per la sopravvivenza dell'azienda stessa, che per restare sul mercato è costretta quindi a ridurre al minimo le uscite: non sempre vengono rispettate pienamente le modalità di assunzione e di trattamento retributivo dei dipendenti.

53. ?? Laoban in questo caso usato per indicare il datore di lavoro, significa 'padrone, proprietario', tuttavia il termine ha un'accezione molto più ampia, tant'è vero che il rapporto di lavoro che si instaura tra laoban e dipendenti include una serie di aspetti che sembrano estranei al rapporto lavorativo e che invece ne sono parte costitutiva; il laoban è anche colui che gestisce il traffico dei clandestini, che ne organizza il viaggio e li accompagna fino a destinazione.

54. Una conferma di questo atteggiamento deriva dal fatto che non compaiono quasi mai cittadini cinesi tra gli immigrati stranieri utenti della Caritas o di altre associazioni con scopi assistenziali.

55. << Norme in materia di collocamento e di trattamento dei lavoratori extracomunitari immigrati e contro le immigrazioni clandestine >>, Legge pubblicata sulla G. U. del 12 gennaio 1987 ed entrata in vigore il giorno 27 dello stesso mese.

56. Cfr. Sergi N., L'immigrazione straniera in Italia.

57. Norme in materia di asilo politico, ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e sulla regolarizzazione dei cittadini già presenti nel territorio dello stato.

58. La proposta governativa orientata alla programmazione degli ingressi e non al numero chiuso, e largamente appoggiata in questo dal mondo cattolico, viene duramente contrastata dalle prese di posizione del partito repubblicano, la cui proposta di legge è imperniata su una programmazione rigorosa.

59. <<Disposizioni urgenti in materia di politica d'immigrazione e per la regolamentazione dell'ingresso e soggiorno in territorio nazionale dei cittadini non appartenenti all'Unione Europea >>

60. Prevista su decisione del Prefetto e senza possibilità di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale.

61. Cfr. Ceccagno A., << Gli effetti del Decreto Legge 489/95 sui cinesi di Prato >> in Il caso delle comunità cinesi, pp.59 - 67.

62. Lo straniero può richiedere il permesso di soggiorno solo se è in grado di dimostrare di aver lavorato come dipendente per almeno quattro mesi prima del novembre 1995 o di avere un datore di lavoro pronto ad assumerlo. Una iniziale interpretazione restrittiva da parte del Ministero dell'Interno ha portato a prendere in considerazione solo le richieste di regolarizzazione presentate da dipendenti di titolari italiani ma non extracomunitari.

63 .Chi vive in clandestinità difficilmente entra in contatto con le forze dell'ordine o con i servizi sanitari ai quali sarebbe costretto a denunciare la propria identità: gli risulta quindi estremamente difficile provare la propria presenza in Italia prima del novembre 1995.

64. << Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero >> G.U. n.59 del 12 marzo 1998, Supplemento Ordinario.

65. Tale permesso, di durata illimitata, fino ad oggi inaccessibile agli stranieri non comunitari, può essere rilasciato allo straniero regolarmente soggiornante da almeno sei anni, in possesso di un permesso di soggiorno rinnovabile a tempo indeterminato e titolare di un reddito sufficiente al sostentamento proprio e della propria famiglia. La carta di soggiorno è altresì rilasciata al coniuge e ai figli conviventi, e può essere richiesta anche da coniuge e figli minori stranieri di un cittadino italiano o di un cittadino comunitario residente in Italia. La carta e' rifiutata o revocata in seguito a condanne anche non definitive o a rinvii a giudizio per i reati previsti agli articoli 380 e 381 del Codice di procedura penale, mentre il provvedimento di espulsione a carico del titolare può essere adottato solo per motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato, per motivi di prevenzione o per sospetta appartenenza ad organizzazione mafiosa.

 66. Meglio conosciute come Preleggi: <<Art. 16 - Trattamento dello straniero: Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere >>

67. Alle Disposizioni sulla condizione di reciprocità si legge: << La condizione di reciprocità si considera soddisfatta qualora non risulti impedito agli italiani l'esercizio del diritto civile in oggetto, ovvero quando questo non sia previsto, nel paese cui lo straniero appartiene, per i cittadini di quel paese. Ogni anno il Ministero degli affari esteri pubblica l'elenco dei diritti civili e dei Paesi stranieri in relazione ai quali la condizione di reciprocità risulti non sussistente. Il Governo della Repubblica conclude accordi con gli Stati per i quali risulti non sussistere la condizione di reciprocità al fine di garantire l'esercizio dei diritti civili negati al cittadino italiano.>>.

68. Sotto questo aspetto, infatti, la legge 39 considera l'espulsione come un provvedimento di gravità eccezionale e non come uno strumento che sopperisce alla mancanza di una politica di immigrazione. E di fronte ad un provvedimento eccezionale sono salvaguardati tutti i necessari spazi di tutela dei diritti dell'espulso: primo fra tutti, il diritto al ricorso contro il provvedimento. La legge 39 stabilisce in proposito che l'espulsione consista nell'intimare allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro quindici giorni; qualora però l'interessato presenti ricorso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, l'espulsione e' sospesa fino a decisione definitiva sulla contestuale istanza cautelare.

69. La traduzione è stata curata da China Consultant.

70 . Dati aggiornati al 31.12.99 relativi ai permessi di soggiorno .

71. Con il termine straniero si indicano sia i cittadini di paesi dell'Unione Europea, sia quelli provenienti da paesi non comunitari.

72. Le persone di nazionalità indiana risultano 3252, per un aumento in tre anni del 251%, mentre i serbo-montenegrini ammontano a 7268 unità, pari al 19% sul totale delle presenze straniere.

73. Relativamente alla presenza di immigrati cinesi la situazione è diversa: poiché il 6% risulta nato in un paese diverso da quello di cittadinanza esclusa l'Italia ed il 13% risulta nato in Italia, per la Cina si può già parlare di immigrazione di seconda generazione. Cfr. Associazione L'Isola che non c'è, Rapporto 1995.

74. Riguardo alla localizzazione delle varie etnìe si è osservato, ad esempio, che: i marocchini si trovano soprattutto in città e lungo la Valle del Brenta, i ghanesi in città e nella Valle del Chiampo, i bosniaci in città e nella Valle dell'Astico, gli albanesi in città e nella Valle dell'Astico, gli indiani nella Valle del Chiampo e nella Valle dell'Agno, i bengalesi in città e nella Valle del Chiampo, i senegalesi nella Valle del Chiampo e nella Valle dell'Astico, i croati a Vicenza e lungo la Valle del Brenta.

75 .A tale proposito è doveroso precisare l' esistenza di specifiche situazioni relative a quei paesi per i quali si rileva un'immigrazione quasi totalmente femminile (come nel caso, ad esempio, delle Filippine) o al contrario, maschile (ad esempio Senegal, India, Marocco...).

76. Spesso infatti, nella suddivisione per aree geografiche, compare il raggruppamento per " Estremo Oriente " oppure l'aggregato di " asiatici " in cui i cittadini di origine cinese sono inseriti insieme a filippini, coreani, vietnamiti, giapponesi, ecc. ; in altri casi gli originari di Hong Kong sono stati accorpati alla Gran Bretagna, insieme a Gibilterra.

77. Sono qui riportati i dati che ci sono stati forniti dall'anagrafe del comune di Vicenza e quelli raccolti nell'archivio anagrafico dell' Osservatorio Regionale Immigrazione Veneto, pubblicati nei Quaderni di ricerca 1, 2 e 4, a cura dell'Agenzia per l'impiego del Veneto e del COSES - Consorzio per la ricerca e la formazione.

78. Secondo quanto fornito dall'Ufficio Commercio dei comuni interessati dalla loro presenza in data 30 marzo 2000 .

79 .Comuni di Schio, Santorso, Torrebelvicino, Thiene, Malo, Arsiero.

80. Il Giornale di Vicenza, sabato 15 luglio 2000.

81. Il giornale di Vicenza, sabato 12 Agosto 2000.

82.Si tratta di notizie molto recenti divulgate da stampa e televisione nel periodo compreso tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre 2000.  

  


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