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bonghi.gif (5599 byte)L'APPROCCIO CON LE CULTURE

DELL'AFRICA CENTRALE

                                                             di Jean Pierre Piessou (*)

 

L'Africa si situa agli estremi del capo Bianco a Nord, del capo Hafun a Est, del Capo Verde a Ovest. E' delimitata dal Mare Mediterraneo al nord, dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano a est, dall'Oceano Atlantico a ovest, è unita all'Asia dall'istmo di Suez, mentre lo stretto di Gibilterra (14 km) la separa dalla Spagna meridionale e dalla penisola arabica dallo stretto di Bab-el Mandeb (37 Km).

1. STORIA

Dalle ricerche archeologiche l'origine dell'umanità va fatta risalire all'Africa di circa 3,5 milioni di anni fa per questo può essere considerata la culla dell'Umanità.

I maggiori avvenimenti storici:

  • la cristianizzazione (IV secolo dopo Cristo)
  • l'islamizzazione (Conquista del Nord Africa e Sudan)
  • la tratta degli schiavi (il declino dei grandi regni africani: I tre grandi regni del Nilo-Egitto-Kush-Axum, l'unico regno cristiano, i regni Ashanti del Ghana, Dahomey, il regno Zulu, il regno Oyo-Ifè, della Nigeria, il regno Monomotapam (Africa Meridionale)…

L'Africa, secondo la versione occidentale, sarebbe stata scoperta dai Portoghesi grazie alla tenacia di Enrico II. Da qui iniziò la cattura degli abitanti e la vendita degli schiavi in Portogallo nel 1444. Lo schiavo nero per i nobili portoghesi era un segno di prestigio e di fama. Si nascondeva la schiavitù col detto secondo il quale "i portoghesi vanno in Africa a portare pace e fede". Nel 1448 cominciarono a sorgere le prime fortezze europee in Africa: Arguin (Senegal), Elmina (Ghana), Porto Seguro (Benin ex Dahomey).

  • La conferenza di Berlino 1884 (convocata da Von Bismarck) fu l'inizio della spartizione dei territori africani tra gli europei.

La decolonizzazione potè realizzarsi grazie alla determinazione e alla forza di riscatto portata avanti da vari personaggi immigrati africani ed educati alla cultura europea (cfr. I padri della negritudine) - Inizio delle Indipendenze (1956-57-58-1960…): la classe di élites africane espresse nelle persone quali Kwame Nkrumah, Jomo Kenyatta, Gamal Abdel Nasser, Amilcar Cabral, Alioune Diop, Patrice Emery Lumumba, Frantz Fanon, Hailè Selassiè, Cheickh Anta Diop, Leopold Sèdar Senghor, Julius Nyèrè (deceduto da poco), Aimè Cèsaire…Purtroppo, il clima ottimista e l'entusiasmo suscitati dalla lotta per l'indipendenza si sfaldarono con i primi colpi di stato sostenuti e promossi dagli ex-colonialisti occidentali. Il primo è avvenuto in Togo il 13.01.1967 col decesso del dott. Sylvanus Olympio. Seguirono vari decessi.

  • Il neocolonialismo sotto forma di cooperazione "umanitaria" e militare.

L'Africa ripiomba completamente nella miseria e nelle morse delle politiche liberiste e nelle mani di un certo capitalismo egoistico e selvaggio con la complicità di dirigenti africani lanciati dall'occidente.

  • Il dopo 1989 (il tentativo di introduzione del multipartitismo e del pluralismo di pensiero-Riforme strutturali - Inculturazione. Qui le cose sembravano muoversi nella direzione di una maggior apertura della politica africana all'insegna della modernità e della democratizzazione a 360 gradi. Tante conferenze erano state promesse. Solo il Benin riesce ad uscire dalla dolorosa crisi con la testa alta.

In questo periodo l'Africa vede ritornare sulla scena mondiale un suo paese: il Sudafrica di Madiba Nelson Mandela "Il vecchio". La fine dell'apartheid. Il paese volta pagina. Cadono alcune dittature: Moussa Traorè, Sèkou Tourè, Desirè Mobutu, Bedel Bokassa.Muoiono personaggi illustri Fèlix Houphouet Boigny, Ahmadou Ahidjo, Abdel Nasser, Samora Machel, Agostino Neto (Angola), Thomas Sankara, Ken SaroWiwa (poeta nigeriano impiccato da Sani Abasha dittatore nigeriano). Sani muore circa due anni più tardi (1998).

  • L'etnocentrismo e il nazionalismo

Casi Ruanda, Burundi, Sierra Leone, Liberia, Sudan, Etiopia e Eritrea, Angola che rappresentano uno stato o nazione. Noi mettiamo sotto questa voce, in maniera sommaria alcune caratteristiche quali Lingua, Religione, culture (abitudini, insegnamenti, modi di essere...).

Le successive svolte del continente nero, culla dell'umanità...

  • Il rinascimento africano: da Kwame Nkrumah a Thambo Mbek , qui evidentemente non stiamo parlando dell'Africa araba (il Magreb), ma piuttosto dell'Africa sub-sahariana.

L'Africa è suddivisa in due grandi tronconi: l'Africa sub-sahariana e l'Africa magrebina che formano una specie di porta d'ingresso verso l'Europa, per certi aspetti questi due polmoni hanno avuto delle storie simili (es. la colonizzazione, l'islamizzazione, la cristianizzazione, la decolonizzazione e la neo-colonizzazione) e per molti aspetti delle esperienze radicalmente divergenti sia al livello politico (es. la tratta degli schiavi) che culturali (es. le esperienze legate alle tradizioni spirituali: la nascita di un figlio/a la donazione dei nomi, i riti d'iniziazione, la visione della malattia, della guarigione e della morte….). Alcune pratiche si ritrovano in tutti e due i coni Africani.

 

2. LE FORME DI LINGUAGGIO

Premettiamo subito che, in Africa, tutto viene tramandato grazie alla tradizione orale di cui le persone anziane e i cantastorie ("griots") sono i detentori.

Vi sono vari modi di comunicazione nella tradizione africana. Si parla spesso del linguaggio verbale, di cui l'Africa ne è un pozzo storico. Ha ereditato varie lingue di provenienza estera, dal periodo della tratta fino alla fine della colonizzazione. Ma oltre il francese, l'inglese, il tedesco, il portoghese, lo spagnolo, l'arabo, l'africaner, l'olandese….gli Africani messi tutti insieme parlano 600 lingue. Vi sono delle lingue etniche locali (Kabyè nel Togo o Fon nel Benin) e delle lingue regionali (Swahili in Africa orientale, Ewe in Africa occidentale, il Wolof ecc…). Vi sono delle lingue scritte e quelle semplicemente verbali. Ma sono tutte portatrici di esperienze e delle tradizioni culturali. Esse veicolano delle concezioni della vita, della persona, della famiglia, del creato, della comunità…la visione del proprio corpo, della sessualità e della riproduzione, il rapporto con l'altro, con la donna, con le altre sensibilità culturali.

Alcune forme di linguaggio sono formidabilmente estese in tutte le nazioni, anche se talvolta sono specifiche di un'area:

** L'Arte (la scultura, la maschera, il totem, gli amuleti, le acconciature, le treccine, gli ornamenti, i tatuaggi, i sacrifici, l'abbigliamento, lo sport…).

I tatuaggi possono avere un carattere sociale, estetico, curativo, magico, tribale ed erotico.

La maschera può assumere varie funzioni: rappresentativa, didattica, sociale, ricreativa, protettiva e religiosa (comunicazione col divino-funzione primordiale).

Un inno alla maschera di Lèopold Sèdar Senghor:

"Maschere! O Maschere!

Maschera nera, maschera rossa

voi maschere bianco-nere

Maschere dai quattro poli

donde alita lo Spirito

Vi saluto nel Silenzio!

Ecco che muore l'Africa degli imperi,

agonia di principessa pietosa

ed anche l'Europa a cui l'ombelico ci unisce.

Fate che noi rispondiamo presente

alla rinascita del mondo come il lievito

necessario alla bianca farina.

Chi insegnerà il ritmo al mondo defunto

delle macchine e dei cannoni?

Chi lancerà il grido di gioia per risvegliare

i morti e gli orfani dell'aurora?

Dite, chi renderà memoria

di vita all'uomo dalle speranze violate?

Ci chiamano gli uomini di morte.

Siamo gli uomini della danza,

e novella forza ai nostri piedi

il suolo duramente percosso".

** La Musica, la Danza e il Canto sono probabilmente forme linguistiche più incisive in quanto nell'immediato, coi fatti esprimono lo stato d'animo della persona. Ecco perché nella cultura africana profonda vengono privilegiate a scapito talvolta del linguaggio scritto.

Inoltre la musica, la danza e il canto sono vicini alla tradizione orale, che tuttora presso la popolazione africana detiene un ruolo fondamentale nell'economia della trasmissione degli elementi fondanti e fondativi dell'intera tradizione.

Invocazioni al divino.

** Le Libagioni che sono forme sacrificali di offerta agli dei e si fanno versando in terra liquidi come il latte o altre bevande.

** Le Invocazioni che hanno luogo in particolari momenti rituali.

 

3. LA SPIRITUALITA'

Ci dobbiamo interrogare su alcune cose fondamentali quando sentiamo parlare dell'Africa.

Prima di tutto, è possibile parlare dell'Africa, in quanto entità unica, o "delle Afriche"?

In secondo luogo l'Africa ha dei valori propri oppure fa suoi dei valori che sono in qualche modo presenti in tutte le culture del pianeta Terra?

Infine, è giusto parlare dell'Africa genericamente senza accostarsi in atteggiamento di dialogo, di relazione alle sue figlie e ai suoi figli sparsi da molti secoli in tutto il mondo?

Alla prima domanda, possiamo rispondere che esistono tante Afriche, sia dal punto di vista politico, economico che sociale. Ma al livello di contenuto nei valori, nelle tradizioni culturali e dei valori profondamente umani e civili, io credo che bisogna parlare dell'Africa. Noi africani non esitiamo a parlare della madre Africa, dell'Africa dei padri-fondatori, dei miti e degli storici, cioè dell'Africa degli antenati. Difatti esistono dei valori che sono attribuiti nel corso degli anni all'Africa vista terra e non tanto come continente.

Sono dei modi diversi di vivere, di concepire la realtà, di relazionarsi con se stessa, con il creato, la natura, gli esseri umani e l'Invisibile e la concezione della vita dalla nascita alla morte.

Alcuni dei valori sono presenti nelle altre culture e quindi in quelle africane e altre sono frutto della lunga esperienza dell'Africa e dei suoi abitanti. Essi sono spesso tramandati attraverso dei leggendari cantastorie, narratori professionali ed occasionali, degli anziani dei villaggi, degli scrittori moderni, dei musicisti, dei cineasti. La figura del cantastorie, il famoso "Griot", rende grande l'Africa.

Per esempio il "Griot" racconta delle storie vere (il Mito), delle storie non vere ma piene di didascalia (favole, racconti, proverbi, indovinelli, canti profani-religiosi, preghiere, narrazione dei sogni).

Le culture africane sono fatte di personaggi (l'antenato, l'anziano, il divino, l'eroe, il sacerdote, il veggente, il preditore, l'umano, il capovillaggio, il saggio, il cantastorie…), di esperienze (nascita, donazione nome, iniziazione all'età adulta, il matrimonio, il viaggio, l'iniziazione ai riti segreti di guarigione, la trasmissione di poteri, di linguaggi verbali (la lingua), orali (narrazioni, racconti), gestuali, corporei (danze, musiche, canti, acrobazie…), artistici (cicatrici, sacrificazioni, tatuaggi, maschere, acconciature), semiologici (uso di simboli…).

Esistono dunque dei valori specifici che l'Africa, nonostante le traversie che l'hanno protagonista, è riuscita a mantenere vivi sia nella memoria che nella vita ordinaria.

"Le culture africane sono state tramandate di generazione in generazione e nelle tradizioni orali, la parola è come un secchio per chi voglia spegnere un incendio: ognuno lo passa al proprio vicino con tutta la cura possibile, per non perdere nemmeno una goccia".

Le culture africane sono anche fatte dalla natura, la savana, la foresta, dalla vegetazione, dai colori (alba, tramonto, l'azzurro del cielo, il verde delle piante, il chiaro della luna piena….), dagli odori (profumi dei mercati aperti….) e quindi dalle cose e dalla relazione dialogica che la persona umana stabilisce con esse (in primo luogo il Creato, la luce, l'acqua, il fuoco, il vento: l'harmattan del'Africa occidentale).

Le culture africane sono fatte di strumenti: rituali (oggetti sacralizzati es.: il recipiente di zucca, il fucile da caccia, amuleti, braccialetti antimalefici...), musicali (i tamburi, i cimbali, "il gong"….), di potere (lo sgabello per il capovillaggio o l'anziano-saggio).

La PAROLA riveste un'IMPORTANZA FONDAMENTALE nella cultura africana in quanto permette di STABILIRE la RELAZIONE:

  • con gli antenati mitici e storici quindi col proprio passato
  • con gli esseri umani di ogni etnia, religione e razza quindi con la propria vita fatta di sentimenti e di emozioni
  • con il creato e suoi abitanti (gli animali domestici e selvatici)
  • con il buon destino quindi col futuro
  • con la storia quotidiana (il lavoro, le visite, lo scambio di merci..)
  • con i "morti", che non sono "morti" (Birago Diop).

La Tradizione Orale:

La tradizione orale portata avanti dalle persone più anziane considerate sagge, a causa della loro esperienza, permette di mantenere vivo nella memoria il proprio passato, quello degli antenati, dei parenti, dei genitori e di tramandare all'infinito dei valori fondamentali, quali la fratellanza, la famiglia, la comunità e la solidarietà (i 4 "angoli della capanna"). Con il ricordo della memoria, si cerca di vivere seguendo le orme tracciate da chi ci ha preceduti nel tempo e nello spazio.

Quindi parlare del proprio passato non è un tentativo di evasione dal presente e dalle sue fatiche, ma piuttosto radicarsi nelle esperienze quotidiane, cercando in qualche maniera di indirizzarle nel verso giusto.

La Figura dell'Antenato:

E' l'anello che lega la famiglia, l'etnia e la tribù alla storia di oggi per poi permettere un'apertura verso il futuro. Tramite vari racconti si cerca di definire al neoarrivato in famiglia, il profilo, gli impegni e la configurazione dell'antenato vissuto in famiglia e sempre onnipresente negli eventi della vita. Ogni anziano autorevole e saggio diventa, dopo qualche periodo dal suo decesso, un antenato, cioè una suprema autorità che funge anche da intermediario tra i vivi e i morti, tra i mortali e il divino (mai afferrabile). Nell'arte figurativa, il ritratto dell'antenato è particolarmente sottolineato, grosse teste per simboleggiare le forze spirituali e l'ombelico sviluppato per significare la centralità della vita. L'antenato non viene mai considerato assente o indifferente nelle vicende della vita. Difatti è solennemente invocato in alcuni avvenimenti della vita: nascita, donazione dei nomi, rito di iniziazione, apertura della stagione della caccia, cerimonie di guarigione e di espiazione, matrimonio, circoncisione, funerale, sepoltura, partenza per un viaggio lontano ecc.. Ci possono essere nella stessa famiglia vari antenati, tra i quali le donne. Non ci sono distinzioni, visto che è la comunità che sceglie che merita una tale onorificenza. Significa che costui entra definitivamente nella memoria dei viventi di generazione. A tale punto verrà evocato in tutti gli avvenimenti della vita (riti di iniziazione, cerimonie di matrimonio, durante i riti funebri, durante le libagioni e le offerte all'inizio della stagione della semina, al parto di una nuova creatura, nelle feste rituali ecc…).

Da quanto esposto fin qui, si dovrebbe capire il ruolo che riveste la figura anziana nella cultura dell'Africa Nera. Egli prelude il volto dell'antenato, che come abbiamo detto poc'anzi è essenziale nell'economia dei legami forti ed intramontabili tra i vivi e i "morti". Inoltre l'antenato costituisce il trait d'union tra il passato e il futuro e il suo vissuto apre il cammino di tutta la comunità e dei suoi componenti al futuro.

Nella figura dell'anziano si intravede quella del guaritore, del veggente, dell'indovino e del diplomatico presso varie autorità, anche pubbliche.

Quali sono i valori universalmente riconosciuti nella tradizione culturale africana?

Sono la fratellanza (di cui la tolleranza), la comunità, la famiglia, la solidarietà (di cui l'ospitalità). I valori civili non sono distinguibili da quelli religiosi. Sono tutt'uno. Già, perché non c'è una distinzione tra il sacro e il profano, tra lo spirituale e l'umano. Dove l'umano è totalmente e completamente vissuto, li è intervenuto il divino e quindi lo spirituale.

Un altro valore tipico del continente nero è la speranza o l'ottimismo. Si riporta qui un canto di speranza:

"Giorni e giorni sono sfuggiti

siamo campo che migra nel dolore

negli occhi degli ultimi nati

piccoli dei amati

brilla in sorrisi di lacrime

una speranza

Forse davanti abbiamo giorni migliori!"

La tradizione dà alla vita una visione spirituale "tutti gli esseri e la stessa natura visibile sono considerati legati al mondo dell'invisibile, del divino e dello spirito". ciò significa che il sensibile fa tutt'uno col sovrasensibile.

La solidarietà, la comunità, la famiglia e la fratellanza esprimono nostra comune appartenenza all'unica madre: la Terra! Per un defunto, si augura che la terra gli sia leggera. Il punto centrale della solidarietà è la relazione, quell'elemento che fa dell'individuo un soggetto collettivo nel senso sia di appartenenza che di condivisione dei valori, delle storie, delle sofferenze, delle gioie e delle responsabilità. Qui possiamo parlare delle dimensioni dello spazio e del tempo: lo spazio esprime la possibilità di incontri e dei contatti, lo spazio "relazionale" socialmente ed emotivamente connotato, accogliente, incerto e talvolta precario perfino ostile. Il tempo invece esprime le vicinanze tra i simili (uomo-uomo; donna-donna; uomo-donna….nel senso anche etnico,) e tra i dissimili (uomo-natura). Il tempo abbatte le distanze geografiche.

Avere una persona anziana in seno alla propria famiglia, vuol dire possedere un "inesauribile pozzo di saggezza, di esperienza, e come dice, lo scrittore Hampatè Ba, "un anziano che muore, è una biblioteca che brucia". Il tema della malattia e della morte. Si usa un detto: "il morto non è morto, ha solo raggiunto l'altra sponda del fiume!!!"

Qui sorgono parecchi interrogativi che ci permettono di capire meglio il senso di una tale affermazione.

  1. Cos'è la morte nella cultura africana visto che si pensa e si crede ci sia una continua comunicazione tra i vivi e i morti; e che i "defunti" buoni intervengano continuamente nelle vicende umane?
  2. La morte nonostante la tristezza che la accompagna è considerata un fatto abbastanza normale in quanto non significa in alcun modo l'annullamento. Chi muore continua a vivere e ad intervenire in tutte le faccende della vita dei suoi cari. Perfino si rende in qualche modo presente nel cammino educativo dei figli. nel caso in cui avesse avuto la famiglia (moglie e figli).

    La morte è considerata dalla cultura africana e dall'africano come un passaggio necessario per raggiungere la compagnia del divino e degli antenati che ne sono i diretti intermediari. L'idea dell'africano è che quando si muore, il corpo e tutta la realtà fisica-caduca è destinata alla corruzione, ma quello che rimane per sempre vivo è il rapporto con il proprio (i propri) antenati e la comunità dei viventi. Perciò condurre una vita dignitosa, buona e virtuosa è la condizione per rimanere per sempre nella memoria dei viventi di ogni tempo e spazio. Esiste l'idea dell'immortalità che è il perpetuarsi attraverso quello che si è stato in vita, nella memoria del genere umano. Tutto quello che il divino ha creato è destinato a rimanere eterno come lui. Si muore per sempre quando non si è più presenti nella mente e nel cuore del popolo e della comunità. Talvolta la comunità viene pregata dal gruppo dei saggi di dimenticarsi dei defunti vissuti nel vizio e nella cattiveria.

    Gli antenati immortali rappresentano i mediatori tra l'invisibile e il mondo dei visibili (uomini e il creato tutto intero).

    Tutto consegue nel fatto che l'uomo vero trova il suo senso nei rapporti con gli altri, con il divino, gli antenati e il creato, l'uomo è l'amore del divino personificato, in quanto creatore di armonie. L'uomo direbbe il mio amico Nkafu, rimane un grosso mistero se non viene pensato in rapporto a sé, al mondo, al creato e al divino. Il tutto armonico fa della persona, una realtà immortale.

    Il vivere è il bene per eccellenza per l'africano, il morire è dolore, ma è anche un passare da una prospettiva all'altra. Nell'esperienza della morte come il raggiungimento pieno di quello per il quale si è vissuto, la vita stessa dell'individuo e della comunità di appartenenza trae valore, senso e significato vero. In questo senso la vita diventa quello che il venerabile Julius Nyerere chiama Ujama, cioè la familiarità. Essa significa il vivere in relazione e in interdipendenza reciproca, ossia sentirsi in comunione. Ed è anche in questo che la morte è in stretta comunione con la vita. Esiste il culto dei morti nella cultura africana. Esso si traduce anche nella rimemorizzazione storica di quello che i "defunti" hanno lasciato come eredità spirituale ed eziologica ai viventi. In certe etnie, ogni tre anni, il culto collettivo dei morti si ripete, e diventa il momento in cui i parenti, familiari ed amici si riuniscono per riflettere sulle questioni fondamentali e per prendere delle decisioni: possono citare due grosse etnie dell'Africa occidentale, gli Ewe (del Togo) e gli Ifè (della Nigeria).

    Potrei citarne tante altre: nella stessa morte si cela il discorso, o meglio il senso del dolore. Il dolore come un fatto naturale che è strettamente legato al vivere contingente. Gli impegni della vita col senso di responsabilità racchiudono anche il dolore, visto anche il logoramento del fisico. La sofferenza per l'africano è una compagna fedelissima della vita quotidiana. Nel dolore si pensa sempre che ci sia una rottura di rapporto con sé stesso, col mondo, con la comunità e con gli antenati. Ecco l'evocare delle cure specialistiche, pratiche in tutta l'Africa sia "animista", cristiana che in Africa islamica (Sudan, Senegal: es. il maraboutismo). C'è un proverbio africano che eloquentemente recita: "chi non soffre non è un uomo e chi non gioisce della bellezza e della bontà delle relazioni non è un essere umano". La sofferenza e la gioia sono due facce della stessa medaglia che è la vita. Chi sa soffrire, sa vivere e chi sa vivere, sa stabilire delle relazioni durature tra sé e il mondo che lo circonda. La definizione della persona umana si trova in questi opposti.

  3. Chi c'è sull'altra sponda del fiume? E perché aspettano per accogliere uno?

Sull'altra sponda, ci sono gli antenati (cfr. pagine precedenti).

Il Fiume è il simbolo del viaggio, dell'imbarco per un'avventura più o meno lontana.

Significa anche lo sbarco in una realtà insolita, curiosa e nuova. Esiste presso gli Ewe e i Fon dell'Africa occidentale, la divinità del fiume, è la dea della tranquillità, della bellezza e della purezza. E' la dea tutta profumata e non violenta. Ad essa vengono affidati i bambini disabili e le mamme in gravidanza. Sulla sponda del fiume si fanno varie cerimonie di iniziazione alla vita e alla maturità. Ora si immagina anche che il confine spirituale tra i viventi e i defunti si trova nel fiume.

Birago Diop recita che:

I morti non sono mai partiti,

i morti sono nel fiume che scorre,

i morti sono nell'albero che freme,

i morti sono nel vento che soffia,

i morti sono nella dimora,

i morti non sono mai partiti!

Ecco perché i morti sono creduti presenti nella comunità, che li rievoca periodicamente attraverso dei riti e dei segni particolari.


*) Mediatore culturale, Verona


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