| UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI VERONA FACOLTA' DI MEDICINA E CHIRURGIA POLO DIDATTICO DI VICENZA
DIPLOMA UNIVERSITARIO PER INFERMIERE TESI DI DIPLOMA
NURSING, DONNA IMMIGRATA E BISOGNI DI SALUTE
Diplomando: De Toni Romina Relatore: Ostetrica Emanuela Busa Correlatore: Dott. Mauro Gonzo
ANNO ACCADEMICO 2000- 2001
INDICE:
INTRODUZIONE E' un dato di fatto che viviamo in una società multietnica. Si tratta di un processo per molti versi ancora in corso, ma che non riguarda più soltanto i grandi centri urbani, poiché tutte le regioni del nostro paese ne sono ormai coinvolte. I fenomeni migratori possono essere interpretati nella loro complessità a patto che se ne colgano le caratteristiche dinamiche e processuali; infatti spesso si parla di immigrati come di soggetti sociali uniformi e stabili. In realtà, sia che vengano considerati individualmente, sia nella loro visione collettiva, gli immigrati appaiono come persone segnate da un'esperienza sfaccettata e complessa. La popolazione immigrata presente nel nostro paese arriva con lingue, culture, e più specificatamente con modelli di organizzazione sociale e familiare diversi e spesso lontani dai nostri; mi riferisco a cose concrete che nel confronto quotidiano hanno molta rilevanza, come la crescita e la cura dei figli, le forme di autorità dei genitori, il rapporto uomo-donna e la concezione di famiglia. L'elenco potrebbe essere lungo, si tratta in ogni caso di modelli che ogni gruppo culturale ha sedimentato nel tempo e nei luoghi. Addentrandoci nello specifico dello studio condotto prendiamo in considerazione la figura femminile all'interno della popolazione immigrata: se pensiamo al ruolo che la donna può assumere come mediatrice tra due culture, quella di origine e quella acquisita, punto d'incontro con le nuove generazioni, protagonista dei percorsi d'integrazione nella società, comprendiamo come sia fondamentale garantire ad essa tutti i diritti primari dell'essere umano. Tra questi meritano un particolare rilievo il diritto alla salute e il diritto alla procreazione libera e responsabile; le donne immigrate devono avere la certezza che i loro figli possano crescere sereni e tutelati nella loro salute, proprio come i figli degli italiani. Vedremo cosa comporti il desiderio di una gravidanza o il rifiuto della stessa nel caso in cui si ricorra all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Il concetto di maternità e di identità femminile che stanno alla base del modo in cui queste donne vivono la loro sessualità, il rapporto di coppia e il ruolo familiare, si dimostra non del tutto scontato. Il disegno di questa tesi è quello di scomporre la figura della donna immigrata nei suoi vari aspetti, realizzare su di un piano reale e concreto quali siano le problematiche più significative che la riguardano in termini di approccio e utilizzo della rete dei servizi socio-sanitari, nonché focalizzare l'attenzione sul ruolo dell'infermiere quale figura di rilievo nella relazione operatore sanitario-utente. Il contesto di riferimento è un contesto interculturale e interetnico. L'interesse ad approfondire queste tematiche è sorto durante l'attività di tirocinio clinico previsto dal mio corso di studi, durante il quale ho appurato che l'affluenza degli utenti stranieri nei reparti ospedalieri è in continua crescita e rappresenta una realtà in certi casi problematica. Pertanto ho deciso di analizzare nello specifico un solo aspetto che riguarda la popolazione immigrata, scegliendo appunto come soggetto la figura femminile, cercando di capire quali fattori ruotano intorno ad essa. La scelta di realizzare lo studio in una sede di consultorio presso un servizio socio-sanitario distrettuale anziché in un reparto ospedaliero non è casuale, bensì dettata dal fatto che in questa sede la relazione operatore sanitario-utente risulta facilitata dalla continuità di consultazione del servizio e dalla modalità non urgente che caratterizza l'afflusso al servizio. Credo sia importante in questa fase introduttiva chiarire due concetti: innanzitutto le comunità etniche, pur essendo in buona parte socialmente integrate, non necessariamente sono assimilate dal punto di vista culturale; con questo intendo dire che comunque essi tentano di far riemergere gli aspetti salienti della propria cultura, per mantenere integra la loro identità etnica. D'altro canto, essi si ritrovano a confrontarsi con sistemi e valori, che appartengono al paese nel quale hanno ottenuto dimora, che non percepiscono come propri. E' un equilibrio precario, ma potenzialmente raggiungibile e realizzabile se si agisce secondo la logica della negoziazione: è necessario infatti permanere su un terreno di confronto e di considerazione delle reciproche differenze. E' in questo contesto che si deve affrontare l'approccio della persona straniera ai servizi socio-sanitari, ed in particolare il delicato rapporto che riguarda infermiere-utente, in cui questo terreno di confronto può risultare problematico, proprio perché le differenze in questione riguardano la concezione del corpo, la percezione della malattia e il rapporto tra malato e società. L'infermiere è chiamato in prima persona ad esercitare un ruolo attivo e di mediazione in questo processo di incontro e confronto, ammettendo anche l'esistenza di problematiche rilevanti che possono influenzarlo. Il presupposto dal quale è necessario partire, e dal quale io stessa sono partita, è la convinzione personale che il fenomeno dell'immigrazione racchiude in sé un ruolo attivo di promozione al cambiamento: in ogni ambito che si consideri, l'incontro tra individui appartenenti a culture diverse è lo spunto per acquisire nuove conoscenze, dettate appunto dalla diversità, e la diversità non può che determinare una risorsa in termini di crescita dell'individuo stesso. Accennavo precedentemente ad alcuni fattori negativi che entrano in gioco nella relazione infermiere-utente straniero e mi riferisco in particolare al problema linguistico che rimane un ostacolo rilevante all'interno di qualunque percorso di inserimento sociale e culturale, dal momento che l'apprendimento della lingua del paese ospite è un elemento che favorisce e rende più autonoma la persona. L'incapacità relazionale e comunicativa non dovrebbe essere giustificata dalle differenze culturali, quanto piuttosto dai fattori che ne stanno alla base. Come approfondiremo in seguito, una delle difficoltà che riguarda la fruibilità dei servizi riguarda la conoscenza delle modalità di comportamento dei potenziali utenti ed i loro bisogni di salute, associata alla difficile relazione operatore sanitario-utente, se manca la consapevolezza che l'utente è una fonte potenziale di risorse. E' necessario mettersi in comunicazione con lui e comprendere i suoi bisogni. E' necessario accettare la diversità. Nel condurre questa analisi mi sono avvalsa di uno strumento operativo di indagine allo scopo di valutare concretamente quale sia la condizione di vita delle donne straniere, le dinamiche che le spingono a rivolgersi ai servizi socio-sanitari con una connotazione particolare a ciò che riguarda l'aspetto riproduttivo, e quindi alla gravidanza. Le peculiarità del questionario a cui mi riferisco saranno esplicitate in seguito, in questa fase iniziale mi riservo solamente di puntualizzare che la procedura utilizzata per ottenere un campione rappresentativo dei soggetti è quella del campionamento casuale, ovvero in grado di fornire una rappresentazione corretta e non una selezione preconcetta del campione. [click 'next page'] |