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Uno sguardo sulla famiglia indiana.
Mauro Gonzo1. Il modello familiareNel vastissimo e variegato subcontinente indiano non esiste ovviamente un unico modello familiare, ma ne esistono molti, che corrispondono ad altrettanti ceti sociali. Esiste quello dei ricchi occidentalizzati e della classe media emergente, che vive nelle città e quindi ha un modello più vicino a quello occidentale; c’è quello dei più poveri, che vivono negli slum2, o quello dei villaggi, che insieme rappresentano la maggioranza. Anche la religione, l’etnia, la casta e la cultura di appartenenza sono altrettanti elementi di differenziazione. La famiglia è in ogni caso l’unità di base fondamentale della società indiana. Secondo la tradizione, i legami familiari sono considerati sacri. La religione gioca nella famiglia un ruolo importante; essa è vissuta come un fatto socialmente condiviso e non come scelta individuale come in Occidente. I momenti di passaggio dall'infanzia all'età adulta, il matrimonio, fino alla morte, ecc.. sono scanditi da rituali pubblici molto significativi ed elaborati. Si può dire che nella famiglia molto è incentrato sui figli (basti pensare a quanto gli indiani si indebitano per il matrimonio dei propri figli). C'è oltre a ciò un grande rispetto per i genitori e gli anziani; come riferisce un moderno manager intervistato: “Quando vado da mia madre, la saluto baciandole i piedi. Le attesto riconoscenza e onore”3. La famiglia quindi è una garanzia di continuità e sicurezza per i bambini, gli adulti e gli anziani. Ciascun membro della famiglia ‘sa come comportarsi’ perché tutto è stabilito dalla tradizione, ad es. sa quali appellativi usare per i familiari o quali servizi o riguardi si aspettano i vari membri della famiglia. Il ruolo dell'individuo è meno sentito rispetto a quanto accade in occidente: la persona stessa si considera sempre in relazione agli altri membri della famiglia e non in quanto personalità individuale autonoma4. La famiglia allargata, patriarcale, è numerosa; comprende fino quattro generazioni. I nomi delle persone ricordano solitamente i parenti defunti all’interno delle famiglie. In base al nome si può collocare una persona nella sua casta e zona di provenienza. Dopo il matrimonio, le donne diventano membri della famiglia del marito e - in generale - difficilmente possono tornare nella famiglia di origine, anche in caso di vedovanza o di divorzio. La legge stabilisce l’età minima per potersi sposare a 18 anni per le femmine e a 21 per gli uomini, ma tale norma è scarsamente rispettata5. Secondo la consuetudine del passato, dare in spose bambine e adolescenti a uomini più anziani era comune in alcune parti dell'India. I matrimoni sono molto spesso, in circa otto casi su dieci, combinati dai genitori degli sposi. Oggi si tende a interpellare maggiormente gli interessati, in particolare negli ambienti cittadini e acculturati, ma è difficile che i consigli dei genitori vengano rifiutati. Generalmente i genitori tentano di sposare i propri figli con persone di pari stato sociale e casta.
Il rapporto nasce e può nascere esclusivamente da loro, a prescindere dal contesto della comunità; è basato sul reciproco "rispecchiamento", sulla comprensione profonda e sulla sincerità. Nel rapporto matrimoniale tradizionale sikh avviene, invece, il contrario: il singolo deve cedere e mettere in secondo piano gli aspetti personali dell’amore e far prevalere gli interessi della famiglia allargata. Nel film, la protagonista femminile inizialmente tenta un rapporto di tipo "libero" o "occidentale" con un collega di lavoro, rapporto "clandestino" che poi viene lasciato perdere, in parte per delusione, in parte per seguire il dettame del dovere familiare. E’ interessante notare che anche il legame con il giovane proposto dalla famiglia viene vissuto, in qualche modo, come caratterizzato da "comprensione profonda", infatti lei comincia ad "amare veramente" il giovane quando lui, innamoratosi da subito di lei, sentendosi confessare da parte della promessa sposa la sua relazione precedente, "la comprende" e "la perdona". Secondo la tradizione sikh, la passione e l’innamoramento non costituiscono necessariamente le basi di un matrimonio riuscito, anzi, secondo alcuni fedeli, la causa dei tanti divorzi nel mondo occidentale è da attribuirsi al fatto che le persone si innamorano, si sposano, ma quando la "luna di miele " termina, non viene sostituita da impegni e obiettivi comuni. Secondo i sikh il vero amore è basato sulla volontà di sacrificio che porta a donarsi all’altro totalmente6.”
Soprattutto a causa di tradizioni religiose, le donne restano subordinate all’uomo per tutta la vita (‘legge di Manu’), prima al padre, poi al marito e alla morte del marito, al figlio. In base a questa ‘legge’, una donna deve rimanere fedele al marito per sempre e non sono ammessi rapporti con altri uomini. Le restrizioni per la donna riguardano secondo la tradizione anche aspetti comportamentali: una donna non deve fumare in pubblico, non dovrebbe dare la mano agli uomini e nemmeno abbracciare o baciare nessuno. Quando un uomo proveniente da una famiglia hindu ortodossa moriva, la sua giovane vedova veniva obbligata in passato a passare il resto della sua vita in un ashram per vedove per fare ammenda per i peccati commessi nella sua vita precedente, che si credono essere la causa della morte del marito. La donna quindi culturalmente è sottomessa all’uomo e tradizionalmente conta nella società in quanto "figlia di" o "moglie di". Ma è lei che porta il peso della famiglia e dell’educazione dei figli. Naturalmente questo negli strati poveri, perché negli ambienti ricchi si trovano donne avvocato, ingegnere, ecc.. La figlia a volte, nelle condizioni di estrema povertà, può essere anche venduta a chi offre per lei un buon lavoro: questo avviene ovviamente non per mancanza di scrupoli, ma per necessità. Il divorzio è raro. In un quotidiano indiano molto diffuso veniva riportato recentemente che nello stato del Karnataka, nelle zone rurali, le donne vedove spesso vengono vendute assieme ai figli alla morte del marito, per essere impiegate nel lavoro dei campi, domestico, ecc.. La nascita di figli fuori dal matrimonio è fortemente sanzionata, quindi le madri nubili cercano di nascondere in tutti i modi la gravidanza. La verginità al momento del matrimonio è un valore ancora fortemente condizionante. L’infertilità della donna è un fattore di disagio della coppia e a volte di maltrattamento7. Il maschio è importante, anche a livello simbolico, è ‘colui che accende il fuoco’ e fa le offerte agli dei nel momento della cremazione del genitore, quindi tutti i genitori hanno l’ambizione di avere un figlio maschio. Questo anche nel caso dell’adozione. Nel sud dell’India una figlia femmina è più accettata che nel Nord, dove la mentalità è più tradizionalista, l’istruzione meno diffusa. L’infanticidio femminile e l’aborto selettivo sono tuttora praticati in alcune situazioni8.
Problemi E’ artificioso dividere i problemi familiari dai problemi sociali: l’India è una nazione che nonostante lo sviluppo enorme avuto negli anni recenti, ha un’altrettanto enorme mole di problemi sociali (numero di abitanti, povertà diffusa, ulteriore recente impoverimento delle campagne, inurbazione in condizioni molto precarie, crisi di alcune industrie, analfabetismo, ecc. ). La società indiana è rigidamente divisa in caste, sebbene siano ufficialmente abolite. Le caste più basse vengono sfruttate dalle caste superiori ed hanno pochissime possibilità di emergere da una vita di sottomissione e disperazione nonostante la legislazione cerchi di correggere tale situazione favorendo ad esempio l’istruzione dei fuori casta. Anche se il prodotto interno lordo (PIL) cresce in maniera impressionante, gli economisti e i sociologi avvertono che, con un’economia liberalizzata, differenze e disuguaglianze si sono acuite e gli squilibri regionali si sono allargati al punto che l’instabilità sociale è divenuta una seria minaccia. Ad esempio il fenomeno dei suicidi dei contadini indebitati9 e dei lavoratori tessili disoccupati10 è molto forte. Non essendo più in grado di mantenere la famiglia, i capifamiglia arrivano al suicidio. Una delle più grosse piaghe dell’India dei poveri è l’alcolismo. Quando un uomo si sente frustrato perché non riesce a mantenere la propria famiglia, inizia a bere. La famiglia così s’impoverisce ulteriormente e spesso la donna è costretta a lavorare per poter guadagnare qualcosa. I figli di conseguenza sono abbandonati a se stessi. Le famiglie povere sono di norma quelle più numerose con un numero elevato di figli e persone conviventi nello stesso ambito familiare. In India la mentalità è, in generale, almeno nelle campagne e negli strati più poveri, a favore della procreazione e delle famiglie numerose. La sovrappopolazione è considerata un problema del governo e non dei cittadini, anche se ormai il numero di figli per famiglia in generale è molto diminuito in seguito alle campagne per la contraccezione e sterilizzazione (mediamente attualmente 1-2 figli). Secondo un censimento realizzato nel 2001, la popolazione indiana aveva raggiunto il miliardo: il 20 per cento in più degli 850 milioni di abitanti registrati nel 1991. Negli ultimi 60 anni gli indiani si sono triplicati. Attualmente si calcola che vi siano circa 1 miliardo e 100 milioni di abitanti. La contraccezione è legale così come la sterilizzazione. Anche l’aborto è legale e praticato, è socialmente accettato11. La contraccezione a volte è vista negativamente dai mariti in quanto può favorire la libertà sessuale della donna. La consapevolezza e la prevenzione dell’HIV sono insufficientemente diffuse12. Ciò è causa di un grande e diffuso disagio, non solo sanitario, nelle famiglie. La posizione della donna è spesso svantaggiata rispetto a quella dell'uomo, in termini sia di cultura e partecipazione alla vita sociale sia di carichi di lavoro e, talvolta, di disponibilità di cibo e altri beni essenziali. La mortalità infantile è ancora molto alta; i poveri non hanno pensioni né sicurezze sociali, e quindi l’unico sostegno per la vecchiaia sono i figli. Muoiono di parto più donne in India che in ogni altro paese del mondo, 100.000 ogni anno, il 20 per cento del totale mondiale13. Non esiste un servizio sanitario nazionale gratuito uguale per tutti; esistono ospedali gratuiti ma solo per coloro che sono considerati indigenti e hanno perciò un’apposita tessera. Di conseguenza, per molte famiglie, la malattia o l’invalidità al lavoro di uno dei membri diventa un fattore disgregante e può essere causa di abbandono o di trascuratezza dei figli. Uno dei problemi sociali, collegato alla condizione della donna, è quello
della dote che la donna deve avere per potersi sposare. Le donne,
infatti, per unirsi in matrimonio devono portare in dote una consistente
cifra in denaro.
Condizioni familiari e abbandono dei minori. Lo stato cerca di migliorare la condizione dei minori. Il 14 novembre, anniversario della nascita di Nerhu, è celebrata la festa dei bambini. Per tutta la settimana vengono organizzate gite e feste rivolte ai bambini. La povertà delle famiglie e le concezioni culturali e religiose sono i fattori che più incidono sulle condizioni di abbandono. In alcune situazioni gli strati più poveri sono di religione mussulmana, altre volte cristiana, animista o buddista, in quanto queste fasce sono spesso discriminate (gli hindu sono circa l’80% della popolazione). Negli stati del sud, il miglior grado di istruzione favorisce una migliore condizione dei minori. Le concezioni religiose influenzano fortemente la mentalità e la condizione minorile. In India ad esempio esistono l’adozione e l’affido, ma l’adozione vera e propria è possibile solo da parte di famiglie hindu. Questo per evitare la possibile commistione con persone appartenenti altre religioni. Anche l’appartenenza di casta gioca un ruolo. Al momento del matrimonio il problema dell’origine familiare del bambino ritorna: ai fini del matrimonio si deve sapere l’origine per motivi di casta e religiosi. I figli illegittimi non sono accettati e quindi sono a forte rischio di abbandono. C’è una forte pressione sociale affinché le donne non sposate portino i figli in istituto. Le ragazze madri15 non danno mai ai figli il loro nome in caso di abbandono in istituto. Anche le figlie femmine hanno maggiore probabilità di abbandono, per i motivi sopraccitati. Le stesse madri che partoriscono solo figlie femmine sono a rischio di maltrattamento. In caso di vedovanza femminile, come si è detto, la situazione della donna e dei figli è a forte rischio di sopravvivenza, soprattutto negli strati poveri. In caso di vedovanza maschile, l’uomo può decidere di abbandonare i figli. Il marito può abbandonare la famiglia con una maggiore accettazione sociale. I figli di un precedente matrimonio possono essere abbandonati. L’handicap è causa frequente di abbandono, specialmente se comporta difetti fisici visibili esteriormente; è visto come un segno di sfavore divino o di cattiva sorte. La violenza domestica e l’abuso sono tra le cause che portano all’istituzionalizzazione dei minori. Anche il traffico e lo sfruttamento minorile sono una realtà importante che incide sull’abbandono e la condizione dei minori. In generale il lavoro minorile è diffuso, i minorenni cercano di contribuire al bilancio familiare16. Molti ragazzi vivono per strada e di conseguenza hanno problemi di delinquenza, alcolismo, droga17.
Conclusione La situazione della famiglia in India quindi, nonostante sia difficoltoso parlarne senza cadere in generalizzazioni, è fortemente condizionata dalla situazione socioeconomica e dalle differenti tradizioni e concezioni religiose. Per i minori e le donne i progressi da intraprendere sono enormi, anche se esistono sforzi in questa direzione da varie parti.
Note 1 Mauro Gonzo, psicologo, psicoterapeuta, resp. Servizio mediazione culturale Ulss 5 Ovest Vicentino (VI). 2 Slum: “voce inglese, usata in genere al plurale (slums), con cui si indicano agglomerati di abitazioni che presentono condizioni costruttive, igieniche ed ambientali estremamente misere e precarie” (http://it.wikipedia.org/ ) 3 Pradeep Kumar, responsabile della St. Microelectronics in India, citato in http://www.debiase.com 4 M. Gonzo, A. Benincà (2000) "Il sé nella comunicazione interculturale". "Terapia Familiare", n.62, pp. 27-41. 5 Relazione sull’incontro con la mediatrice culturale Ginana Sundari Mallavarapu per una conoscenza più approfondita dell’India (http://ospitiweb.indire.it/ictavagnacco/ricerche/india_mediatrice_culturale.htm ). 6 E. Pieri, M. Gonzo, ‘Aspetti della cultura, della famiglia e della donna del Punjab e il contatto con l’operatore nel Consultorio Familiare’ in www.click.vi.it/sistemieculture/ 7 La violenza domestica sulle donne è addirittura in aumento secondo il sito Asia News (www.asianews.it/index.php?l=it&art=8651&size=A ) 8 In Punjab e Haryana, il sesso dei bambini rivela uno strano indice percentuale, con un'alta incidenza di feticidio femminile, che in India sarebbe illegale. Sotto i sei anni di età, in Punjab il rapporto è di 796 femmine per ogni 1000 maschi, in Haryana le bambine sono 808 e in un altro stato ricco, il Gujarat occidentale, sono 837 – classico caso di confusione tra indicatori economici e sociali (http://www.ipsnotizie.it ). 9 Il suicidio dei contadini in India è un problema sociale estremamente grave: dal 1997 al 2006 166 mila persone si sono tolte la vita. Essi si concentrano in modo particolare in 5 stati: Gujarat, Madhya Pradesh, Maharashtra, Andhra Pradesh e Karnataka (http://ecoalfabeta.blogosfere.it ) 10 Cfr. 12/01/2009 13:48 - Uttar Pradesh, depressioni e suicidi fra i tessitori di seta a causa della crisi economica in www.asianews.it/ 11 L’aborto selettivo, con l’eliminazione delle femmine, è diffuso: attualmente le bambine fino a sei anni sono solo 902 ogni 1000 maschi secondo il quotidiano “The Hindu”. 12 L’HIV è un fenomeno molto diffuso: cfr. UNAIDS 2008 Report of the global AIDS epidemic . 14 In India ogni anno migliaia donne finiscono vittime di ‘incidenti’ che in realtà sono aggressioni e tentati omicidi per questo motivo, nonostante che il parlamento di Nuova Dehli abbia votato nel 1061 una legge, il Dowry prohibition act che vietava la dote ( “Corriere della sera", 19 settembre 2002). 15 Ragazze madri, vedove, divorziate sono categorie a forte rischio (cfr. “Widowed. Divorced. Unmarried. Single mothers in India face an uphill task” http://nitawriter.wordpress.com/2006/10/05/). 16 In India , secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), si concentra il maggior numero di lavoratori fra i 4 e i 14 anni, 44 milioni, se si leggono i dati dell’OIL, 17 milioni, a detta del governo indiano. Nei grandi agglomerati urbani i minori, figli di rurali inurbati, trovano occupazione principalmente nella raccolta “differenziata” dei rifiuti, nel micro-commercio, nei lavori domestici e nella rete dello sfruttamento sessuale. 17 “India has the largest number of street children in the age group of 8-18 years. They are exposed to all kinds of risky social environment. They are prone to drinking alcohol, smoking, begging, pick-pocketing and many other similar vices. A vast majority of the street children indulge in sex at a very young age (after crossing 14 years of age). The Government of India felt that there was a potent danger of the spreading of HIV/AIDS among the street children and from them to the general public.” ( “HIV Prevention among street children in India: Lessons learned.” Mohammed MU; International Conference on AIDS, S.V.University, Dept. of Population Studies, Tirupati - Andhra Pradesh, India 2002 Jul 7-12 ).
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