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Cap. 4 Progetti interculturali

 

Nel caso italiano la scuola mette in atto misure educative provvisorie per risolvere i problemi linguistici e cognitivi degli immigrati, precedendo un progetto organico mancante da parte dello Stato. Ciò avviene non solo in campo culturale, ma anche in campo assistenziale dove volontariato e Chiesa si fanno carico del problema prima dell’intervento pubblico. In Italia è meno forte che altrove la pressione di gruppi minoritari; inoltre, essendo divenuto solo da pochi anni paese ospitante, ha potuto attingere dalle esperienze degli altri paesi (ibidem)(10).

Risorsa sono i progetti di intercultura promossi nei diversi istituti scolastici e in particolar modo nella scuola di base. La loro realizzazione è dovuta sicuramente alla concessione di recenti finanziamenti pubblici, ma soprattutto dall’esigenza di inserire l’approccio interculturale nella programmazione scolastica in modo più accurato e durevole.

L’attuazione di questi progetti è ancora in via di sperimentazione come pure gli strumenti valutativi che si esplicano, nella maggior parte dei casi, in generali relazioni di fine anno. Si può tuttavia affermare senza ombra di dubbio che essi rappresentino dei concreti punti di partenza per affrontare questo fenomeno così in espansione.

Il progetto interculturale deve non solamente mirare all’integrazione degli alunni immigrati, di minoranza, di quelli differenti per risultati scolastici o provenienza sociale, ma farlo nella consapevolezza che, in questi casi, l’attenzione alla diversità implica l’attenzione e la cura dei diritti umani (11).

E’, infatti, così profondo e radicato in ciascuno di noi il sentimento di diffidenza verso le culture diverse da quella a cui apparteniamo, che esso riaffiora ogni qual volta ci si trova di fronte a soggetti portatori di forme culturali, valori religiosi, apprezzamenti morali, stili sociali poco consueti.

Tra i progetti di sostegno linguistico finora avviati gli interventi finalizzati all’apprendimento dell’italiano prevalgono su quelli rivolti al mantenimento della lingua d’origine della famiglia. A questo proposito è bene ricordare che il mantenimento di una competenza effettiva nella prima lingua consente di evitare l’impoverimento della comunicazione tra i genitori e figli, e di non tagliare i ponti con il mondo parentale del luogo d’origine.

Un’accoglienza a scuola, inoltre, della prima lingua contribuisce alla valorizzazione delle differenze presenti tra i banchi, e al processo di costruzione dell’autostima da parte dei bambini immigrati, che saranno portati a considerare la lingua familiare come una ricchezza e una capacità in più, e non come un vecchio bagaglio diventato inutile, da gettare via.

In generale l’attuale quadro dei programmi e dei progetti di sostegno linguistico, sia della prima che della seconda lingua, mostra che l’applicazione di quanto previsto in materia dalla legge nazionale e dalle circolari ministeriali è ancora scarsa in rapporto alla consistenza, alla diffusione territoriale della popolazione scolastica straniera, e all’importanza centrale della lingua come strumento d’integrazione.

 

Commento ai progetti delle scuole

In questi ultimi anni la maggior parte delle scuole con le quali sono entrata in contatto, hanno ritenuto opportuno, di fronte al fenomeno immigrazione, attuare delle precise linee di orientamento, atte a favorire una maggiore integrazione sociale e a promuovere più efficaci strategie di apprendimento per gli alunni stranieri.

Solitamente ad inizio anno il dirigente scolastico si preoccupa di individuare l’insegnante referente che per attitudine personale, oltre che per interesse, andrà a ricoprire il ruolo della funzione obiettivo in tema di intercultura. Sarà quest’ultimo che a sua volta si preoccuperà di realizzare e di monitorare un progetto idoneo a rispondere alle esigenze della propria scuola, con l’ausilio di una commissione da lui stesso istituita.

Da uno studio dei progetti a mia disposizione si può rilevare come vi sia una tendenza di fondo a prevedere come obiettivo principale l’acquisizione o il sostegno della lingua italiana sia orale che scritta, presupponendo così di risolvere le difficoltà di comunicazione tra le culture sull’esclusivo piano linguistico.

Tale soluzione, sebbene appaia spesso facile e definitiva, nasconde il forte rischio di produrre alla lunga, lungi dal favorire l’integrazione, l’isolamento degli stranieri inseriti, enfatizzando il momento dell’intervento sull’individuo o su micro-gruppi omogenei per il recupero linguistico.

Nei progetti più aperti e flessibili, invece, emerge soprattutto il concetto di pluralismo culturale, rivolto alla salvaguardia e alla valorizzazione delle culture "altre" intese come opportunità di ricchezza e di stimolo per la formazione di tutti gli alunni (il progetto è spesso esplicitato con attività aggiuntive al normale curricolo e realizzate con la facoltativa disponibilità del personale docente).

Da un’attenta analisi dei progetti posso dire che si è venuta evidenziando nel tempo la necessità di rispondere al problema "immigrati" non solo col semplice ricorso ad una figure di docente "specialista" (cui si rischia di delegare l’intera problematica, senza che questa venga assunta come impegno educativo da parte di tutti i docenti della scuola), ma approntando una strategia più complessa, attraverso cui coinvolgere tutte le potenzialità che il territorio può offrire, con opportuni accordi di programma tra Enti.

Un contributo da non sottovalutare viene inoltre dal rapporto fra pari nel contesto scolastico (esperienze di mutuo insegnamento, situazioni ludiche, drammatizzazione, coinvolgenti tutti gli alunni, stranieri e non) che, attraverso continue e naturali interazioni verbali tra alunni, costituisce una delle principali componenti dell’integrazione.

 

Il Comune di Schio e l’Ulss di Arzignano rispondono al fenomeno immigrazione

I territori dei comuni di Schio ed Arzignano stanno vivendo, ormai da qualche anno, un fenomeno alquanto particolare: da paesi di emigranti stanno diventando paesi d’immigrazione, soprattutto extraeuropea, favoriti in ciò dalla richiesta di lavoratori.

In un primo momento i nuclei familiari di provenienza erano costituiti da soli capi famiglia che, dopo un primo inserimento lavorativo, richiedevano il ricongiungimento con i propri familiari; attualmente, pertanto, possiamo parlare di presenza di intere famiglie.

Sebbene limitati, in questi due comuni vi sono delle strutture e dei centri di accoglienza, grazie agli interventi delle amministrazioni locali o delle associazioni religiose e di volontariato come le Parrocchie o la Caritas.

La scuola viene ad essere uno dei pochi momenti d’incontro e di socializzazione sia per gli studenti sia per le famiglie, la scuola, quindi, incontro di realtà umane, morali, sociali e religiose diverse fra loro, viene ad avere un ruolo primario ed efficace nella formazione dei ragazzi e li aiuta altresì in una prospettiva umana di appartenenza ad una società multietnica, oltre che nella formazione culturale personale e nella scelta di un futuro.

In tal modo due Enti apparentemente esterni al mondo della scuola, come sono il Comune di Schio e l’Ulss di Arzignano, investiti da una decina di anni da questo fenomeno dell’immigrazione, hanno entrambi ritenuto opportuno promuovere dei progetti di intercultura, finalizzati in particolar modo all’inserimento scolastico dei minori stranieri nelle scuole della provincia.

I progetti in esame si differenziano tra loro in più aspetti, a partire dal motivo ispiratore; infatti, mentre a Schio alla domanda:

"Da cosa nasce l’idea di realizzare un progetto a Schio?", viene data la seguente risposta:

L’idea nasce da una reale situazione di difficoltà verificatasi nell’anno scolastico 1998/99 in alcune scuole elementari della Città, alla quale insegnanti e direzioni didattiche hanno risposto approntando degli interventi mirati (Progetto "Una scuola a colori") ed avviando con l’Amministrazione comunale un confronto sulle azioni coordinate da intraprendere (richiedendo, inoltre, un contributo spese per la realizzazione del Progetto).

Risultava palese, sin dall’inizio, che il problema non poteva risolversi nel suo ambito scolastico, ma richiedeva una forte sinergia tra i soggetti coinvolti (istituzionali e non). Allo stesso tempo si comprendeva come il problema del dialogo e dell’integrazione con i bambini stranieri e le loro famiglie non dipendesse semplicemente da barriere di comprensione linguistica, ma avesse motivi ben profondi e resistenti.

Ad Arzignano, invece, leggiamo:

L’iniziativa è partita dalla nostra équipe che, prendendo spunto dalla legge 285/95 ed esattamente dal punto D6 "Apprendere e comunicare tra le diverse culture", ha intrapreso la stesura del progetto.

Per capire più in profondità quali sono stati i motivi che hanno messo in moto la realizzazioni di tali progetti, alla domanda:

"Quali esigenze hanno spinto il Comune a realizzare dei percorsi di integrazione sociale (Schio)?", leggiamo:

 

I motivi che hanno spinto l’Assessorato agli Interventi Sociali a promuovere questi percorsi sono stati essenzialmente 3:

a- L’ingente affluenza di immigrati presenti nel nostro territorio.

b- L’aumento della presenza di famiglie e di minori stranieri per i ricongiungimenti familiari.

c- Le segnalazioni di reali difficoltà di comunicazione con gli alunni stranieri e le loro famiglie, da parte della scuola di base.

 

Ad Arzignano, invece, alla domanda: "Quali motivi vi hanno spinto attuare un progetto?", hanno risposto:

Le motivazioni principali che hanno portato me e il resto dell’équipe a considerare la necessità del progetto sono state:

  • L’emergenza quantitativa e l’impatto sociale del fenomeno immigrazione in zona
  • L’incremento della presenza di famiglie e di minori extracomunitari in seguito a ricongiungimenti familiari e nuove nascite
  • La rilevazione delle difficoltà di comunicazione interculturale tra scuola, famiglie, minori e servizi
  • L’aumento di segnalazioni di casi di minori e nuclei familiari immigrati a rischio da parte di istituzioni scolastiche, comuni e volontariato
  • La rilevazione dell’elevata percentuale di minori provenienti da nuclei immigrati tra i casi seguiti dai servizi sociosanitari (consultorio familiare e servizio minori)
  • L’insufficienza delle strutture educative e di appoggio alla famiglia esistenti in zona
  • La constatazione della necessità di una formazione permanente, orientata in senso multiculturale, degli operatori, degli insegnanti e degli educatori che hanno la responsabilità sulla crescita personale e sociale dei minori

 

I progetti si differenziano in alcune parti anche per gli obiettivi che gli ideatori si sono prefissati di raggiungere. Possiamo così vedere che i principi e le finalità del progetto attuato a Schio sono espressi in questi termini:

 

Il progetto parte dalla convinzione che la convivenza, il rispetto e l’integrazione tra le diverse culture siano obiettivi possibili, necessari, auspicabili.

Si tratta di un progetto di ampio respiro che mira a:

a- favorire percorsi di inserimento di immigrati in difficoltà;

b- promuovere un cambiamento culturale nelle istituzioni e nel contesto sociale.

Il progetto, inoltre, si propone di rispondere a tre diverse tipologie di intervento:

  • interventi di mediazione interculturale, con l’obiettivo di promuovere e agevolare l’integrazione del bambino straniero all’interno della classe (attraverso un confronto interculturale) e sostenere il rapporto tra il corpo docente e la famiglia straniera;
  • interventi in area linguistica, prioritariamente rivolti al primo inserimento degli alunni stranieri, che si integrano con le attività didattiche svolte a scuola;
  • formazione dei docenti e creazione di strumenti di lavoro nell’ambito dell’intercultura.

 

Gli obiettivi essenziali sono pertanto:

- creare dei mediatori culturali (alta professionalità)

- creare facilitatori culturali (tra insegnanti, operatori sociali, vigili urbani….)

- sensibilizzare sugli aspetti della mediazione interculturale

Le modalità e gli strumenti che permettono di realizzare gli obiettivi prefissati sono (a Schio) così enunciati:

E’ un’assistente sociale che individua i soggetti "bisognosi" e per ogni singolo caso stabilisce:

  • Obiettivi – Risorse – Tempi

In un secondo tempo, essa provvederà ad individuare un mediatore interculturale o altre figure professionali idonee a risolvere le varie problematiche.

Quanto ad Arzignano, gli obiettivi e i mezzi del progetto sono:

La finalità del progetto è di individuare e porre in atto degli strumenti educativi e di intervento per una più efficace tutela del minore di nazionalità non italiana sotto il profilo sociale, sanitario ed educativo. Il raggiungimento di tale fine è ottenuto attraverso la realizzazione di questi obiettivi:

  • La conoscenza della realtà multietnica locale e degli ambiti di intervento in cui promuovere l’approccio interculturale
  • Il miglioramento del rapporto fra scuola, minori e famiglie di origine, per favorire il processo educativo ed evitare lo scollamento e il conflitto fra le famiglie di origine e le istituzioni scolastiche, oltre che tra la prima e la seconda generazione di immigrati. La promozione dell’agio e della prevenzione del disagio per i minori e le famiglie immigrate.
  • L’attuazione di momenti di intervento rivolto alle classi in alcune scuole pilota, allo scopo di elaborare e di diffondere un modello di lavoro educativo e di relazione con i minori extracomunitari.
  • Formazione degli operatori scolastici e sociosanitari allo scambio interculturale, attraverso una sensibilizzazione alla problematica ed una riflessione sulle modalità educative e di approccio.
  • L’offerta di una risposta più razionale, coordinata e proiettata nel tempo ai problemi dei minori immigrati attraverso il coordinamento dei servizi socio- sanitari e degli altri enti ed istituzioni coinvolti.

Nei percorsi di integrazione attuati dal comune di Schio e dall’Ulss di Arzignano è previsto come obiettivo fondamentale la formazione di mediatori interculturali.

Alle due realtà è stato chiesto come dovrebbe intervenire in ambito scolastico questa nuova figura. Il dottor Hassan, dirigente del servizio sociale del comune di Schio, ha risposto:

Il mediatore interculturale è una persona, non necessariamente straniera, che unisce alla conoscenza della lingua e degli usi e costumi di un gruppo minoritario la padronanza della lingua, della cultura e del sistema amministrativo del nostro Paese, oltre ad avere formazione e attitudine personale ai rapporti umani e alla gestione del conflitto. Egli dovrebbe fungere da "ponte" nell’accesso e nella fruizione dei servizi, senza però sostituirsi all’immigrato, rispetto al quale deve anzi sostenere percorsi di autonomia.

L’intervento del mediatore interculturale nell’ambito scolastico è finalizzato a promuovere e agevolare l’integrazione del bambino straniero all’interno della classe e a sostenere il rapporto con la famiglia.

Le principali tipologie di intervento sono:

  1. Animazione interculturale in classe
  2. Mediazione del rapporto scuola – genitori
  3. Inserimento di singoli alunni stranieri

Il dottor Gonzo, psicologo e coordinatore del progetto ha risposto in questi termini:

Innanzitutto evitiamo di attribuire al mediatore delle mansioni tipiche dell’insegnante, cioè non gli viene chiesto di sostituirsi all’educatore nell’insegnamento della lingua italiana (come insegnante di sostegno). Il loro compito è quello di facilitare e sostenere i rapporti tra le famiglie degli alunni stranieri e la scuola, di aiutarci nell’integrazione degli studenti extracomunitari, oltre che nella comprensione delle varie culture e nella presentazione di attività di animazione che stimolino il confronto interculturale.

A conclusione della prima esperienza dei progetti di intercultura promossi nelle due realtà in esame, nel 2001 sono stati riproposti sia Schio che ad Arzignano dei nuovi progetti sempre inerenti allo stesso tema.

A Schio è stato chiesto: "Quali elementi sottolineano la differenza del primo corso rispetto al secondo"? Ecco la risposta:

Il primo corso ha avuto un carattere propedeutico, cioè si è voluto dare una panoramica generale su vari aspetti: legislativi, psicologici, sociologici, educativi, didattici, ecc. Nella seconda edizione, invece, si è voluto offrire delle opportunità di approfondimento attraverso una serie di laboratori tematici, utili sia per trasmettere i contenuti teorici, sia per avviare all’interno del gruppo dei momenti di dialogo e di confronto stimolanti.

Vorrei sottolineare, comunque, la presenza di elementi di continuità tra le due edizioni. Innanzitutto è stato mantenuto indiviso il target: immigrati e operatori dei servizi condividono assieme lo stesso percorso formativo e, inoltre, le conferenze, come nel primo corso, sono rimaste aperte a tutta la cittadinanza.

Ad Arzignano è stato chiesto:

"A partire da aprile di quest’anno avete dato il via ad un secondo progetto sull’integrazione. Quali sono gli elementi che lo differenziano dal primo"?

Il primo prevedeva attività di raccolta e di circolazione di informazioni, di sensibilizzazione, l’attivazione di una rete tra le scuole e i servizi coinvolti; la formazione degli insegnanti e degli operatori. Il secondo, invece, oltre ad avere una certa continuità di rete con il primo, intende stabilizzare un servizio, con la funzione di coordinamento e svolgimento di attività specifiche di sostegno linguistico al bambino immigrato e di mediazione interculturale nelle scuole, nei servizi pubblici e nei servizi sociosanitari.

Commento sui progetti degli Enti esterni

I progetti realizzati dal comune di Schio e dall’Ulss di Arzignano hanno essenzialmente le stesse finalità: quelle di formare insegnanti facilitatori e mediatori interculturali, persone queste che non necessariamente andranno ad operare nella scuola ma sicuramente ad interagire con gli immigrati.

Ciò che li differenzia è essenzialmente il fatto che mentre il progetto di Schio è nato per rispondere a delle richieste poste dalle scuole, per poi espandersi a tutta la comunità scledense, il progetto di Arzignano, invece, è scaturito proprio dalla stessa Ulss realizzatrice, in collaborazione con le scuole e le altre realtà del territorio.

Altri sono gli elementi che diversificano la concreta messa in atto di questi progetti, a partire da come questi due Enti hanno pensato di presentarsi alla cittadinanza.

Mentre il progetto di Schio ha tendenzialmente favorito sia nella prima che nella seconda edizione l’accurata formazione degli insegnanti facilitatori e dei mediatori interculturali, prevedendo numerosi incontri, convegni e seminari e ricorrendo a persone esperte di intercultura di alto calibro, Arzignano ha preferito, invece, documentarsi in un primo momento in quanto équipe sanitaria per poi chiedere la collaborazione di una cooperativa esterna per la realizzazione di laboratori di intercultura da proporre alle scuole. In un secondo tempo, visti i risultati raggiunti e la sensibilizzazione creata (fine del resto che si vuole attribuire alla prima fase), ha previsto la formazione di mediatori interculturali, ma in maniera meno scolastica rispetto a Schio. (Riguardo a quest’ultimo elemento, il dott. M. Gonzo nel corso della sua intervista ha sottolineato che ha preferito seguire questa linea per evitare, poi, degli accavallamenti di competenze tra insegnanti, psicologici, assistenti sociali, mediatori culturali.)

Posso sottolineare, infine, dai contatti presi con le scuole di queste due città che, mentre nelle scuole di Schio gli insegnanti hanno forse pensato di realizzare dei veri e propri progetti di intercultura, pur se tendenzialmente rispondenti all’apprendimento della lingua italiana, e in un secondo momento di chiedere la collaborazione anche ad entità esterne, occasione che ha permesso loro di focalizzare in maniera più incisiva l’aspetto della vera intercultura, ad Arzignano, per alcune scuole, la promozione di progetti di intercultura è stata più timida; ciò non significa che gli insegnanti di Arzignano non abbiano constatato le difficoltà dell’apprendimento linguistico per gli alunni stranieri e non si siano presi carico della loro risoluzione, magari affiancandosi speranzosi al progetto realizzato dall’Ulss.

 


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