| Cap. 5 Listituzione scolastica e le culture altre
Da un lato, la maggior parte dei docenti tende a ritenere effettivamente insufficienti e inadeguate le conoscenze possedute in materia di integrazione degli alunni stranieri. Dallaltro, le carenze dal punto di vista della preparazione specifica sono tuttavia parzialmente compensate dalla "volontà di fare", espressa dagli educatori, per recuperare il terreno perduto. In questo senso i docenti evidenziano apertura e disponibilità, accompagnate dalla consapevolezza delle trasformazioni che la figura dellinsegnante sta subendo in relazione alla società multiculturale. Dalla mia diretta osservazione di alcune scuole della provincia di Vicenza è emerso che la presenza di alunni di nazionalità non italiana ha suscitato, in un primo momento, delle differenti reazioni: da un lato gli allievi autoctoni allimpatto con questi nuovi compagni si sono dimostrati incuriositi, dallaltro docenti e dirigenti scolastici non si sono sentiti sufficientemente preparati a rispondere alle esigenze del fenomeno in questione. La situazione appena descritta può essere ritrovata in questa risposta: (Come descriverebbe, perciò, le prime esperienze?)
(Interv. n° 1- Pres.)
Francamente penso che mediare tra vari aspetti non sia una cosa facile, indipendentemente dal fatto che la persona sia interessata oppure no a tali situazioni. La realtà a cui noi insegnanti ci troviamo di fronte è davvero molto complessa. Ciò nonostante sono profondamente convinta che la presenza di alunni stranieri sia un fattore di arricchimento, un occasione per allargare lorizzonte conoscitivo attraverso lo scambio reciproco. (Interv. n° 3- Ins. C) Spesso la crescita e larricchimento culturale costituiscono gli aspetti di maggiore importanza ed i più rilevanti benefici apportati alla scuola dalla presenza degli alunni stranieri. Tale presenza, infatti, produce nella istituzione scolastica, negli alunni e, anche se con valenze diverse, nei docenti e nelle famiglie, un bagaglio di conoscenze ed un "apertura mentale" che si esprime sotto numerosi aspetti e forme concrete e specifiche che, nellinsieme, permette di conoscere in maniera diretta e più semplice le tradizioni, gli usi, i costumi, i valori e la definizione dei ruoli sociali che, diversamente, non si avrebbe lopportunità di scoprire.
Fattori di disagio e il rapporto apprendimento-adattamento Tuttavia, lincontro tra culture viene sentito, ancora oggi da alcuni, come un problema, un ostacolo che rallenta il normale svolgimento della didattica e comporta un aumento del carico di lavoro gli intervistati hanno risposto:( Come percepite il fenomeno dellimmigrazione?)Il fenomeno degli immigrati è sempre esistito! Adesso se ne parla di più, ma per noi non è certo una cosa nuova. Rappresenta uno dei tanti temi di cui la scuola si occupa. (Interv. n° 2- Pres.) (Come state vivendo il fenomeno immigrazione in questa scuola?) Noi siamo abbastanza fortunati perché abbiamo solo qualche studente di nazionalità non italiana e tra questi quasi tutti hanno cominciato a frequentare la nostra scuola dalla prima e alcuni sono stati alunni della scuola materna qui in Italia; perciò non abbiamo grossi problemi di relazione e di mentalità con loro. (Interv. n° 4- Ins. D) Da una mia osservazione posso dire che, talvolta, il singolo rapportarsi dei docenti con gli alunni stranieri fa trasparire come spesso questi partano già con pregiudizi nei confronti di tali ragazzi, inosservanti delle regole scolastiche, di un vivere democratico, creatori di disturbo e di spiacevoli disagi psicologi, di fronte ai quali leducatore si sente impossibilitato a risolverli.Ancora, la non puntualità nellesecuzione dei compiti assegnati per casa, la mancanza del materiale occorrente per la scuola (penne, matite, quaderni) e il trasgredire delle regole, sono spesso elementi sollevati dai docenti con disapprovazione. Non ci si può dimenticare che i problemi di integrazione durante il periodo di adattamento dipendono da più fattori: da come la famiglia sta entrando a far parte del Paese ospitante, quali speranze attribuisce alla scelta fatta, se la scuola si dimostra ben disposta nei confronti dei nuovi arrivati, se gli stessi insegnanti dedicano tempo ed energie allinserimento degli alunni stranieri oppure delegano ad altri queste funzioni. Tutte queste circostanze vanno a determinare il grado di integrazione dellalunno e a snellire o ad appesantire i tipici e inevitabili problemi di adattamento, quali il grado di socializzazione e di apprendimento.
Dai progetti alle attività di intercultura Le attività finalizzate e strutturate per linserimento degli alunni stranieri, pur avvertite da tutti come esigenza reale, risultano numericamente limitate.Un ruolo particolarmente importante assume in tale contesto linsieme delle attività comunque realizzate da singoli o da gruppi di docenti che si trovano a gestire il problema: di fronte alla necessità di individuare i percorsi per facilitare linserimento e lintegrazione degli alunni stranieri i docenti adattano intuitivamente la propria competenza didattica e psicopedagogia alle nuove esigenze, inventando e improvvisando momenti di incontro e di scambio, giochi, situazioni. Esempi di esperienze concrete di quanto detto sopra si possono riscontrare nelle risposte di alcuni intervistati: (Nelle vostre classi fate intercultura?) Sì, certamente, ogni classe allinizio dellanno ha scelto un tema e lo porta avanti come filo conduttore nelle varie discipline e spesso in collaborazione con associazioni di volontariato e con organizzazioni note come lUnicef, Amnesty International, Medici senza frontiere, Beati i costruttori di pace, Non cè pace senza giustizia; talora sono venuti alcuni di loro a portarci la loro esperienza o a presentarci qualcosa di originale. Noi di seconda, per esempio, abbiamo chiesto di collaborare con lassociazione Beati i costruttori di pace, e proprio a gennaio qualcuno di loro ci verrà a parlare per raccontarci un po del loro gruppo e per fare insieme dei giochi in tema di intercultura. Vista letà dei ragazzi, abbiamo deciso di scegliere come tema il gioco; insieme stiamo imparando dei giochi tipici che si fanno in alcuni Paesi; stiamo inoltre imparando delle canzoncine e delle "conte".Tale iniziativa ci è stata proposta dalla direzione regionale del Veneto, che ci ha chiesto di partecipare al progetto "per la sensibilizzazione e la formazione degli studenti del Veneto sulle tematiche della pace, dei diritti umani, dellintercultura e della solidarietà"; a questa iniziativa hanno aderito ben 20 classi di questo istituto comprensivo. (Interv. n° 7- Ins. G) (Come descriverebbe questa esperienza?) Il laboratorio interculturale ha previsto una serie di sei incontri nella classe di due ore ciascuno a cadenza settimanale, per intraprendere tutti insieme un viaggio ideale che ha portato gli alunni a confrontarsi sullargomento delle culture e sul loro immaginario rispetto a ciò, incontri animati di volta in volta dagli insegnanti e dal gruppo teatrale in modo coinvolgente e partecipativo. Lintervento aveva come obiettivo subordinato quello di poter migliorare le dinamiche del gruppo classe, favorendo lintegrazione degli stessi ragazzi stranieri presenti. Ogni componente della classe era risorsa per il gruppo, in base al concetto elaborato dalla Cooperative Learning di interdipendenza positiva. Gli insegnanti, inoltre, hanno curato alla fine di ogni incontro la produzione di un elaborato concreto in modo che il viaggio ideale divenisse un vero e proprio percorso con risultati visibili. Ciò allo scopo di rinforzare la motivazione dei ragazzi. Alcuni incontri si sono svolti alla presenza di ospiti stranieri che hanno portato alla classe la loro esperienza e le loro conoscenze, stimolando la curiosità dei ragazzi e la discussione su argomenti riguardanti labbigliamento, i giochi, le tradizioni, la musica e le danze di culture diverse rispetto a quella italiana. Tre incontri sono stati integrati con materiali audiovisivi. (Interv. n° 4-Dir. Did.) (Quali interventi avete attuato?) Nella nostra scuola, tutte noi insegnanti di plesso ci siamo accordate nella realizzazione e attuazione di un progetto di classi aperte finalizzato allinsegnamento della lingua italiana e allintegrazione dei bambini extracomunitari. Io, per esempio, sono linsegnante dellarea antropologica per le classi quarte e spesso nellinsegnare la storia faccio approfondimenti e collegamenti con le varie culture prese in considerazione in quel preciso periodo storico. Le faccio vedere un cartellone. In questultimo mese abbiamo affrontato il tema delle Crociate, ed abbiamo rappresentato i vari personaggi in causa, gli europei e i turchi; siamo andati alla ricerca di come vestivano, di quali erano i loro costumi e le loro usanze ed abbiamo scoperto molte cose interessanti. Ciò che ha incuriosito di più è stato laspetto religioso e così abbiamo approfondito e confrontato alcuni elementi della religione cattolica e della religione mussulmana. Devo dire che da questa esperienza tutti anchio- abbiamo tratto degli insegnamenti; forse, però, la soddisfazione più grande lho potuta riscontrare in quei bambini di religione mussulmana che sono stati molto contenti di aver trattato quellargomento molto vicino a loro e soprattutto di averlo studiato insieme agli altri compagni. Penso, inoltre, che i bambini non italiani abbiano portato tale esperienza a casa, poiché lultima volta che mi è capitato di parlare con uno dei loro genitori, ho percepito una maggiore disponibilità ed una maggiore approvazione di ciò che si propone a scuola. (Interv. n° 3 Ins.- C) (Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere nel giornale di Vicenza un articolo sulla realizzazione di un progetto di intercultura messo in atto nelle scuole di Arzignano. Me ne vuole parlare?) Sì, abbiamo ritenuto opportuno promuovere un programma concertato e studiato a tavolino, in grado di avere riscontri validi. Diversi sono i settori di intervento del progetto, ma, in definitiva, si possono distinguere alcuni ambiti di problematiche cui si è cercato di dare una risposta. Grande importanza avrà laccoglienza degli alunni stranieri, che deve essere strutturata in maniera elastica. Lo stesso uso della lingua varia moltissimo: ci sono ragazzi che parlano litaliano con i coetanei e a scuola, ma quando ritornano a casa parlano la loro lingua di origine, altri che non conoscono litaliano e perciò si trovano in una situazione di incomunicabilità. Le attività specifiche si tradurranno quindi nelleducazione linguistica dellitaliano. Il progetto prevede poi listituzione di attività parascolastiche per il recupero del curriculum, con una didattica che tenga conto delle diverse competenze interculturali. (Interv. n° 3-Dir. Did.) E compito prioritario della scuola (la stessa normativa ministeriale lo prevede, oltre alle legge 40/1998 art. 36, comma III) estendere lelaborazione e lattuazione di progetti finalizzati a valorizzare la conoscenza e il mantenimento della cultura di origine del ragazzo straniero.Sarà inoltre auspicabile che, con il passare del tempo, leducazione interculturale diventi sempre più parte integrate della programmazione scolastica e magari anche mettendo a punto monitoraggi su disegni più complessi del singolo percorso progettuale.
Il difficile rapporto con le famiglie straniere I genitori degli allievi stranieri a parere del corpo insegnanti partecipano limitatamente alle attività della scuola e con scarsa regolarità si interessano del rendimento dei loro figli. Si possono notare delle differenze in base alla cultura di provenienza ma non si hanno dei riscontri tangibili, si tratta più che altro di supposizioni. Per altri, ancora, ciò dipende dal livello di conoscenza della lingua.Analizzando, tuttavia, i testi delle interviste, si percepisce la sensazione che gli stessi educatori chiedano ai genitori stranieri di imitare i genitori degli alunni autoctoni, in quanto il modello da questi ultimi adottato è considerato più adeguato, per non dire "vincente", dimenticando che questi immigrati, oltre ad essere portatori di culture meritevoli di rispetto, poco sanno del sistema scolastico italiano e spesso meno dei loro figli . Una tipica risposta che sintetizza quanto detto sopra è questa:(Che tipo di rapporti avete con i genitori degli alunni extracomunitari?) Acquistare la fiducia dei genitori stranieri è solitamente abbastanza difficoltoso: spesso sono chiusi nella loro cultura e quasi dimostrano un rifiuto della nostra. Difficilmente incoraggiano i loro figli allapprendimento della cultura italiana, perché in un certo senso hanno paura di perderli. Spesso in queste culture il modello di relazione tra le generazioni è più autoritario. (Interv. n° 4- Dir. Did.)
Prospettive per le future attività finalizzate allintegrazione Ho potuto constatare come i docenti, nellindicare quali potessero essere, secondo la loro esperienza, le più valide, utili ed attuabili iniziative per favorire linserimento, abbiano manifestato rilevante interesse, impegno e partecipazione, implicitamente testimoniando una reale e condivisa volontà di individuare percorsi e risposte adeguate per migliorare la qualità della integrazione degli alunni stranieri e la stesa tenuta dellistituzione scolastica di fronte ad una sfida così importante. Complessivamente, le proposte formulate convergono su alcune priorità condivise; è stato pertanto possibile ordinarle secondo un criterio di utilità e di emergenza, che ha visto prevalere alcune principali indicazioni. Larea problematica di maggior rilievo ed il primo degli ostacoli da rimuovere è apparso quello relativo alla conoscenza della lingua italiana da parte degli alunni stranieri; infatti, la maggior parte dei docenti indica come primo intervento la creazione di insegnanti staccati dai normali impegni di istituto e dediti esclusivamente allinserimento scolastico degli alunni stranieri al fine di raggiungere una maggior autonomia linguistica. E un tipo di risorsa che trova la sua configurazione giuridica allinterno dei progetti ex lettera "F" e "G" della C.M: n° 257/94 per la dispersione scolastica e che ha visto impegnate diverse unità di personale nelle scuole dellobbligo. Il ruolo di tale figura è quello di facilitare linserimento dellalunno straniero, curando, in primo luogo, lapprendimento linguistico nelle iniziali fasi dellaccoglienza, ma sviluppando anche tutta una serie di altre attività coinvolgenti gli altri alunni(12).(Quali soluzioni pensa si dovranno adottare in futuro?) Noi utilizziamo ore extra-scolastiche ormai già da un po di tempo, e questo è e resterà un valido sostegno. Penso, comunque, che la cosa migliore sia lassegnazione di insegnanti che seguano esclusivamente gli alunni stranieri. Personalmente ho ricoperto questo ruolo per 1 anno intero e i risultati, devo dire, sono stati abbastanza buoni. Ho "macinato" un sacco di chilometri perché andavo in tutte le scuole facenti capo a questo istituto comprensivo, sia elementari che medie. Ciò che è veramente difficile è trovare insegnanti che si rendano disponibili a farlo; spesso gli insegnanti di ruolo preferiscono la classe perché si tratta di un compito meno gravoso. (Interv. n° 1- Ins. A) Un prevedibile impatto positivo deriva anche dalla continuità orizzontale tra la scuola e il territorio. A tale proposito viene più volte richiamata la possibilità di creare un organismo che funga da canale di comunicazione tra listituzione scolastica e le strutture a carattere sociale presenti sul territorio, come Asl, Provveditorato, Ministero, Associazioni di volontariato.(Molte sono state le iniziative che avete attuato. Quali, tra quelle che mi ha illustrato, ritiene più efficaci? Pensa che ne dovrà attuare anche delle altre?) Tra le iniziative messe in atto, molte sono risultate valide ed esaurienti. Credo, comunque, che usufruire di insegnanti preparati che seguano esclusivamente alunni stranieri costituisca una validissima soluzione, in quanto ci sono risultati più immediati e inoltre diminuiscono le distanze, cè più immediatezza. Un altro aspetto che reputo essenziale riguarda linterscambio tra vari Enti che si occupano di integrazione; noi, per esempio, collaboriamo molto con lUssl, con lassessorato allimmigrazione di Arzignano e con molte associazioni di volontariato. (Interv. n° 3- Dir. Did.) Sempre allinterno degli interventi più adeguati a favorire una positiva integrazione degli alunni stranieri, si può incontrare una indicazione a carattere più strettamente operativo: si tratta della auspicata presenza di un "mediatore interculturale" che svolga funzioni di supporto alle attività didattiche svolte in classe (consentendo allalunno straniero di seguire le lezioni insieme al resto della classe), nella prima fase dellaccoglienza, recuperando gradualmente la distanza nella competenza della lingua italiana. (Quali sono le iniziative che ritiene utili da adottare per il futuro?) Credo sia indispensabile che questi ragazzi siano seguiti per un numero maggiore di ore e che si utilizzino interventi mirati. Penso sia importante, inoltre, come del resto sostiene il comune di Schio, che entrino nella scuola delle figure nuove come i mediatori interculturali, cioè persone preparate a ricoprire tali funzioni. (Interv. n° 1- Pres.) (Quale soluzione per il futuro, a suo giudizio, potrebbe risultare necessaria?)Credo che in relazione a questa problematica sia necessario lintervento di persone competenti che sappiano affrontare certe situazioni difficili (visto che giungono allievi stranieri in qualunque periodo dellanno), che conoscano bene la loro cultura e non semplicemente fungano da interpreti, altrimenti si risolve ben poco. Alcune volte abbiamo chiesto lintervento di mediatori, ma a poco hanno servito: devono prima essere formati, e solo poi possono intervenire con più professionalità negli ambienti pubblici e ottenere migliori risultati. Per sopperire a lacune sono intervenuti anche degli insegnanti in pensione, ma si tratta di una sorta di soluzione tampone. (Interv. n° 8- Ins. H) (Quali soluzioni ritiene opportune saranno da realizzare nel futuro?) Sicuramente bisogna continuare ad utilizzare le ore di compresenza per questi alunni, come già stiamo facendo da qualche anno. Poi, credo sia necessario che vi siano degli insegnanti staccati dallinsegnamento e che si occupino esclusivamente dellapprendimento della lingua italiana. Per il momento ricorriamo a volontari e ad insegnanti in pensione. Ma sono i mediatori culturali il nostro vero bisogno, persone che ci aiutino ad amalgamare la nostra cultura con la loro; solo così si può parlare di intercultura; in caso diverso sarà sempre la nostra cultura a dominare, perché siamo condizionati dal nostro vissuto. (Inter. n° 2- Ins. B)Inoltre, intrinseca e fondamentale competenza di questa nuova figura è quella di attribuire importanza al fatto che i bambini mantengano vivo il legame con la cultura dorigine attraverso luso della lingua madre, i ricordi, il parlare del loro Paese, la presentazione di alcune tradizioni locali e infine di valorizzare tutto questo proponendo delle attività di intercultura a tutta la classe. I mediatori interculturali sono entrati solo di recente nella scuole della provincia di Vicenza, in particolar modo nei due Comuni presi in esame e non mi è stato possibile raccogliere significative testimonianze circa il loro operato, tuttavia, in una delle mie ultime interviste uninsegnante ha espresso la sua opinione a riguardo: (Voi come istituto avete richiesto dei mediatori?) Sì, abbiamo iniziato questanno. Ci aiutano nelle comunicazioni con le famiglie dei ragazzi stranieri: ci spiegano situazioni derivanti dalla diversa cultura che noi non riusciamo a capire, oppure aiutano le famiglie quando ci devono chiedere qualcosa sui loro figli o sulla organizzazione della scuola in generale. Un altro intervento che ci è capitato di chiedere è stato quello di presentarci della iniziative sulla cultura di origine di qualche ragazzo arrivato da poco, come gesto di buona accoglienza nei suoi confronti e come atto tendente a favorire lintegrazione tra culture. (Interv. n° 7-Ins.G).(***)
2) Gruppo interdirezionale di lavoro per leducazione interculturale e lintegrazione degli alunni stranieri P. I. (a cura di), Il dialogo interculturale e la convivenza democratica (documento di sintesi), in "Annali della Pubblica Istruzione", 1994, nn. 1-2, p. 163. 3) G. Biancardi, P. Galeotti, G. Pasquini (a cura di), Materiali didattico sullimmigrazione, op. cit., p. 27. 4) Antonio Perotti è direttore del CIEMI (Centro di informazione e di studi sulle migrazioni internazionali di Parigi), citato in M. Santerini, La scuola nella società multiculturale: orientamenti per lItalia e lEuropa, in A. Agazzi (a cura di), La scuola nella società multietnica, op. cit., p. 65. 5) Ibidem, p.1 03. 6) Ibidem, p. 101. 7)M. Giusti, Leducazione interculturale nella scuola di base, La Nuova Italia, Firenze, 1995, p. 29. 8) A. Perotti, Nuovo pluralismo culturale e sistemi educativi europei, In "Aggiornamenti sociali", 1992, n 5, p. 385. 9) Centro "tante tinte", Culture, Scuola, Società. Riflessioni e contributi della realtà veronese, Cierre Edizioni, Verona, 1998. 10) Santerini M. (1994), Cittadini del mondo. Educazione alle relazioni interculturali, Editrice La Scuola, Brescia, p. 221-222. 11) F. Gobbo, Pedagogia interculturale. Il progetto educativo nelle società complesse. Op. cit. p. 220. 12) Verona, convegno "Tante tinte" del 27-29 novembre 97
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