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IL PROGETTO 'BENESSERE DONNA STRANIERA' - ULSS 5 'OVEST VICENTINO' ('95 -96) di Mauro Gonzo e Venceslao Ambrosini I. INTRODUZIONE La constatazione del continuo aumento dell'afflusso di immigrati nelle zone altamente industrializzate del Nord Est - come il territorio Ovest Vicentino - e la valutazione di fattori, quali il ritmo d'incremento delle nascite degli extracomunitari e la grande rilevanza sociale e sanitaria del fenomeno immigrazione da diversi punti di vista, hanno portato al recepimento e allattivazione nella nostra ULSS n. 5 del Progetto Benessere Donna Straniera, proposto dalla regione Veneto (1995/96). Il progetto è rivolto a tutelare le donne straniere e le loro famiglie, con particolare riferimento ai minori, dal punto di vista del benessere sociale, sanitario e relazionale. Essi sono infatti considerati soggetti maggiormente a rischio allinterno della più ampia "popolazione immigrata", fascia già di per sé debole rispetto agli altri cittadini per le condizioni igienico-sanitarie, abitative e per la situazione di clandestinità, laddove sussiste. Si è presa in considerazione in modo particolare la figura femminile per il suo ruolo centrale di raccordo e di mediazione tra le esigenze della famiglia e le necessità dellinserimento sociale. II. GLI AMBITI DEL PROGETTO Il progetto si orienta in tre direzioni:
A) L'obiettivo è lattivazione di una migliore dei messa in rete servizi e di un diverso modo di intendere il rapporto con la popolazione immigrata. Si tratta inoltre di preparare gli operatori a rapportarsi con il nuovo tipo di utenza e di migliorare la collaborazione tra i settori e i servizi interessati alle problematiche femminili, familiari e minorili allinterno dellU.L.S.S. ( area materno-infantile e delletà evolutiva; settore sociale; igiene pubblica; consultorio familiare; divisione ostetricia ginecologia; divisione pediatria; medici di base). B) Con questo punto del programma si tende a raggiungere i soggetti interessati con messaggi di educazione alla salute che diano origine, in prospettiva, a comportamenti sanitari e sociali più adeguati. Le iniziative previste riguardano : - maggiore conoscenza dei servizi ospedalieri e territoriali - aumento dellaccesso ai servizi da parte degli immigrati - sensibilizzazione alla maternità e paternità responsabile - riduzione del tasso di IVG fra le donne straniere - tutela sociosanitaria della famiglia - assistenza al neonato figlio di immigrati - conoscenza della realtà dei bambini immigrati attraverso lacquisizione di dati Le azioni specifiche riguardano: i) tutela del benessere della donna straniera: - disposizione di esami gratuiti nei servizi ospedalieri e territoriali di diagnosi e profilassi - organizzazione di incontri rivolti a donne in età feconda, a coppie sposate e non, riguardanti la contraccezione e la prevenzione sanitaria. La popolazione interessata sarà invitata in gruppi della stessa etnia. - invio al consultorio da parte dellospedale delle donne che richiedono linterruzione di gravidanza. Per questi casi e per quanti hanno già fatto ricorso allI.V.G. sono previsti colloqui con operatori psico-sociali e incontri informativi individuali e non, riguardo alla procreazione responsabile e alla contraccezione. ii) tutela del minore: - raccolta di dati epidemiologici e statistici sui bambini immigrati - assistenza igienico-sanitaria al neonato e ai genitori attraverso visite domiciliari Affinché lintervento raggiunga tutti i soggetti interessati è prevista la diffusione di materiale informativo in più lingue (inglese, serbo-croato) di educazione sanitaria su: gravidanza e nascita, alimentazione, puericultura, contraccezione, igiene personale e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, redatto in più lingue. Sarà inoltre predisposto materiale apposito per lillustrazione dei servizi dellU.L.S.S., redatto in più lingue. Il materiale sarà inviato anche ai medici di base e ai servizi comunali. C) Si vuole realizzare una maggiore collaborazione tra le diverse istituzioni e i diversi enti coinvolti nel problema delle condizioni sociali e del benessere psico-fisico della popolazione immigrata Gli organismi esterni coinvolti sono: comuni, associazioni di volontariato, scuole, associazioni di immigrati. A questi enti è previsto linvio del prospetto del progetto ; seguiranno degli incontri finalizzati allo scambio di informazioni sulle diverse realtà operative e sulle problematiche emergenti. III. MOTIVAZIONI E OBIETTIVI CHE STANNO ALLA BASE DEL PROGETTO Il progetto illustrato sopra rappresenta un insieme di azioni che coinvolgono la comunità a livello globale. Data la complessità del problema e la sua articolazione, occorre operare delle scelte di priorità. Lo scopo specifico del progetto è quello di modificare atteggiamenti e/o comportamenti che riguardano sia la popolazione extracomunitaria, sia gli operatori dei servizi e delle istituzioni coinvolte. Lidea di fondo, che si è tentato di mettere in atto, è che intervenendo su determinati punti cruciali con modalità attente agli aspetti comunicativi e relazionali e alla modificazione dei significati veicolati nella comunicazione sia possibile innescare direttamente o indirettamente delle modificazioni a livelli più ampi nei sistemi coinvolti. Per quanto riguarda la popolazione extracomunitaria, sarà possibile che essa recepisca leducazione sanitaria in modo efficace solo se non si avrà mera trasmissione di informazioni ma anche lassunzione di un diverso atteggiamento da parte delle persone interessate. Per operare queste modificazioni di atteggiamento in direzione dellassunzione di modelli di comportamento più adeguati, è necessario che lattività di educazione alla salute tenga conto delle matrici culturali di provenienza delle popolazioni e dei presupposti mentali che si riferiscono a tali matrici. Anche linterscambio con i servizi da parte degli extracomunitari e la fruizione più o meno qualificata dei servizi stessi sarà necessariamente alla base dellassunzione di comportamenti sanitari più adeguati. Per ottenere un più qualificato utilizzo dei servizi socio-sanitari, è indispensabile che gli immigrati extracomunitari siano in grado di conoscere tali servizi e le prestazioni che essi possono fornire. Linformazione sui servizi deve essere messa a disposizione il più possibile nella lingua di origine o in altre lingue accessibili, dato che il problema linguistico è, come è noto, un grosso ostacolo nella prima fase dellinserimento nella nuova realtà sociale. Allo stesso modo, è necessario predisporre, ove possibile, incontri pubblici di educazione sanitaria alla presenza di mediatori culturali.
Lintervento delle strutture assistenziali e terapeutiche, tra cui i servizi socio-sanitari territoriali, dovrà cercare di adeguarsi alle specificità culturali, ad esempio nel lavoro sociale con le famiglie terrà conto della diversità dei modelli familiari nelle diverse culture di origine. La famiglia deve essere un ambito di riferimento privilegiato, anche in vista del futuro inserimento delle nuove generazioni, che sarà cruciale per lintregrazione delle comunità di immigrati nella realtà locale. Lintegrazione degli immmigrati, infatti, così come è stata studiata in altri paesi in cui l'immigrazione è di più lunga data, avviene principalmente ad opera della seconda generazione, successiva a quella dei genitori che hanno attuato il progetto migratorio. Considerando il problema ad un livello più ampio, oltre a quanto è stato detto, per giungere a modificare gli atteggiamenti sanitari considerati non adeguati, è evidente che occorrono dei cambiamenti a livello dellintregazione sociale di queste fasce. Il fatto che, dal punto di vista sociale (ad es.: abitativo, lavorativo etc.), gli immigrati siano ben inseriti, o comunque le loro condizioni migliorino, favorirà lassunzione di comportamenti sanitari più idonei. Occorre poi agire anche per cambiare la percezione sociale di questa fascia di popolazione, cioè il modo in cui gli immigrati vengono percepiti dalla restante popolazione maggioritaria che già risiede nella zona. Per esempio, una loro migliore integrazione sul piano sanitario, cioè il fatto che le loro condizioni e abitudini igienico-sanitarie non diventino fonte di allarme per la popolazione (es.: paura di malattie trasmesse nellambito scolastico o lavorativo, paure peraltro attualmente non del tutto fondate), migliorerà la loro integrazione in generale. Anche la percezione degli immigrati da parte degli operatori sociosanitari dovrebbe cambiare, nello stesso tempo, per far sì che linterazione con i servizi sia più fluida ed efficace. Uno scambio di informazioni tra le agenzie e le istituzioni coinvolte (scuole, comuni, volontariato) mirante anche a correggere eventuali immagini distorte del fenomeno, può essere utile a creare un terreno più favorevole allintegrazione. Ulteriore intento del progetto ,infine, è quello di essere di stimolo per un maggiore scambio di informazioni in funzione di un migliore cooordinamento tra le istituzioni e le realtà sociali coinvolte nel problema (si noti che attualmente la legge non prevede alcuna forma di coordinamento tra le diverse agenzie e gli operatori che agiscono sul territorio). IV. ORGANIZZAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL PROGETTO Sul piano operativo lorganizzazione e la realizzazione del progetto richiedono le seguenti azioni: 1) RILEVAZIONE da fonti attendibili (Uffici anagrafe dei comuni) del numero di soggetti extracomunitari residenti nei comuni dellex ULSS n. 34 e n. 9. 2) ANALISI DEI BISOGNI E DEFINIZIONE DELLE PRIORITA: Lesperienza di lavoro del Consultorio Familiare e dellEtà Evolutiva di Arzignano nellambito della prevenzione negli ultimi anni, ha rilevato la presenza nelle donne straniere e nei loro figli di una situazione preoccupante sotto il profilo sanitario e sociale: sovraffollamento e scadenti condizioni igienico-sanitarie nelle abitazioni; ritardo nelleffettuazione delle vaccinazioni; "pendolarismo" dei figli che vanno e vengono dai paesi di origine diventando veicolo di malattie infettive e/o parassitarie; situazione di isolamento nella realtà sociale, lavorative e scolastica; presenza di coppie miste con maggior rischio di instabilità; frequenti separazioni; problemi di alcolismo e di violenza allinterno dei nuclei familiari pratica costante del ricorso allIVG; problemi di accesso intempestivo ai servizi sanitari per le cure di base e uso eccessivo dei servizi di Pronto Soccorso. 3) DEFINIZIONE DEL PIANO DAZIONE: A) Verranno coinvolti e sensibilizzati gli operatori di servizi e reparti che quotidianamente sono a contatto con gli immigrati. In particolare: - con i reparti di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria - servizi di Pronto soccorso, Radiologia, Laboratorio Analisi, Uffici Cassa e Prenotazioni, Dipartimenti di Prevenzione, Distretti Socio-Sanitari. B) Messa in rete (vedi schema):
i ) Messa in rete dei reparti di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria e dellUfficio Cassa e Prenotazioni con lEtà Evolutiva e il Consultorio Familiare di Arzignano per: - invio mensile allEtà Evolutiva dellelenco dei nuovi nati extracomunitari e da coppie miste, nonchè dei neonati immigrati a rischio sanitario e sociale; - invio al Consultorio Familiare delle donne extracomunitarie che richiedono lI.V.G. e/o una corretta informazione sulla gravidanda e sulla contraccezione; - raccolta dati, compilazione registri dei ricoveri e delle prestazioni ( visite, esami di laboratorio,..) in esenzione ticket. ii) Individuazione presso lEtà Evolutiva e Consultorio Familiare di Arzignano dello "Sportello telefonico" per eventuali informazioni, delucidazioni su problemi insorti nellattuazione del progetto da parte degli operatori dei vari servizi. iii) Controllo e verifica periodoca dellandamento del progetto. iiii) E stato istituito un "gruppo di lavoro interservizi" composto dai referenti di servizio e di reparto per lattuazione e la verifica del progetto. 4) INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE: Il progetto per essere efficace ha bisogno di poggiare su unampia e corretta informazione nonchè su una attiva partecipazione di tutte le istituzioni deputate al benessere psicofisico della comunità. Alla messa in rete dei servizi sociosanitari, territoriali e ospedalieri deve far seguito una capillare informazione nei confronti di tutti gli organismi esterni che operano nellambito dellimmigrazione. 1)Verranno informati e sensibilizzati con lettera tutti i medici e i pediatri di base, le scuole di ogni ordine e grado, i comuni dellarea interessata, le associazioni di volontariato, i centri aggregativi e di assistenza, le associazioni degli immigrati. 2) Ai comuni e alle associazioni verrà chiesto di nominare un referente per migliorare il collegamento informativo e la partecipazione attiva al progetto. 3) Diffusione di un manifesto informativo sul progetto. 4) Realizzazione di un dépliant illustrativo sui servizi dellULSS e di due opuscoli divulgativi sullallattamento ed alimentazione e su gravidanza e contraccezione tradotti in due lingue. 5) Incontri serali con le diverse etnie presenti nel territorio, al fine di far conoscere il progetto e la sua valenza di tutela e di integrazione sociosanitaria e culturale. Tali incontri saranno coadiuvati da un mediatore interculturale e prevedono la presenza del ginecologo e di altri operatori del consultorio familiare. Sono finalizzati alla diffusione di informazioni sulla coppia, la maternità e paternità responsabile, igiene personale, malattie etc. 5) VALUTAZIONE: Il Progetto in fase di attuazione prevede verifiche di processo e di risultati a sei mesi, ad un anno ed alla conclusione tramite il gruppo di lavoro interservizi. Sarà effettuata unanalisi dellattività svolta, dei problemi operativi, degli intoppi rispetto al procedimento e allesito; si definiranno gli interventi correttivi. Sarà effettuato il controllo del flusso informativo e della messa in rete dei servizi. E' prevista l' elaborazione e somministrazione di un questionario valutativo al personale coinvolto nel progetto per una verifica di processo e di risultato e per verificare latteggiamento degli operatori coinvolti e le eventuali motivazioni. per informazioni: maugnz@tin.it
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