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Parte seconda

I servizi per gli immigrati

a Vicenza

 

2.1 Introduzione. Considerazioni

Qui si vuole dare una panoramica sui principali servizi ed iniziative destinati agli immigrati nella città di Vicenza: le attività svolte, la situazione attuale ed i progetti in cantiere. In appendice alla tesi vi è inoltre un breve indirizzario, diviso per argomenti, dei principali servizi della città.

Dalla mia esperienza ho potuto constatare che nel territorio effettivamente c’è da parte di molti il desiderio di confrontarsi con persone di culture diverse e allo stesso tempo di far fronte alle situazioni di emergenza in cui si trovano ancora molti immigrati nella nostra provincia. La maggior parte delle iniziative sono svolte dal volontariato e spesso c’è una carenza di documentazione sulle attività svolte dai servizi. Ho potuto rilevare altresì che sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione e coordinazione tra le diverse associazioni. Anche in questo ambito l’educatore potrebbe dare il proprio contributo.

 

 

2.2 Associazione L’Isola che non c’è

 

L’associazione L’Isola che non c’è è nata nel marzo del 1991 dalla collaborazione tra le forze sindacali confederali vicentine; non ha scopo di lucro e si prefigge i seguenti scopi sociali:

  • costituire un osservatorio sul fenomeno immigratorio e realizzare le politiche di intervento su tali problematiche;
  • promuovere la conoscenza reciproca attuando tutti gli interventi opportuni al fine di favorire l’interazione e la convivenza di diverse culture;
  • promuovere la formazione e l’alfabetizzazione degli immigrati, nonché l’inserimento scolastico dei minori provenienti da altri paesi;
  • erogare servizi, consulenza ed assistenza nell’espletamento delle pratiche amministrative inerenti la condizione di straniero, a qualunque titolo domiciliati in Italia;
  • gestire uffici e strutture di accoglienza.

 

Illustriamo ora le attività dell’associazione:

2.2.1 Ufficio Accoglienza Immigrati

Nel 1987, in concomitanza con i primi arrivi di immigrati in provincia di Vicenza, era stato attivato un servizio di informazione e di accoglienza in loro favore con sede in Contrà della Fascina a Vicenza. L’iniziativa era nata dalla collaborazione tra i sindacati, l’Ufficio Missionari e la Caritas diocesana di Vicenza; in quella sede lavoravano da volontari alcuni degli attuali operatori.

Nel febbraio del 1990 l’Ufficio Accoglienza Immigrati si trasferì nella sua sede attuale in Via S. Lazzaro al n. 73, grazie alla collaborazione del Comune che concesse l’uso dello stabile e il pagamento delle spese della gestione del servizio. Dal luglio 1992 l’associazione ha stipulato una convenzione con il Comune per la gestione dell’Ufficio Accoglienza Immigrati; la convenzione è stata successivamente rinnovata fino all’aprile del 1997.

Le attività svolte sono molte: l’ufficio fornisce informazioni sulla legislazione, in particolare per quello che riguarda l’ingresso ed il soggiorno; sulla formazione professionale; sulla fruizione dei sevizi sociali e sanitari; offre infine consulenza nelle vertenze di lavoro.

L’associazione assiste anche nell’espletamento delle pratiche amministrative presso la Questura, l’Ufficio del Lavoro e le Unità Sanitarie Locali. Presso l’Ufficio Accoglienza inoltre su appuntamento è attivato un servizio di consulenza psicologica per prevenire e attenuare il disagio che spesso gli immigrati vivono a causa dello sradicamento dal loro contesto culturale e sociale d’origine.

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2.2.2. Servizio di segretariato sociale

Dal maggio del 1994 l’Associazione gestisce sempre in convenzione con il Comune di Vicenza un sevizio di Segretariato sociale a favore di persone provenienti da paesi extracomunitari, con lo scopo principale di gestire gli appuntamenti degli immigrati presso la questura.

Vediamo in breve la prassi di lavoro dell’Ufficio per gli appuntamenti:

  1. lo straniero si reca presso l’Ufficio per gli appuntamenti munito della documentazione necessaria per espletare la pratica;
  2. gli viene data la possibilità di scegliere un giorno per l’appuntamento in questura tra quelli disponibili;
  3. viene compilato al computer un "foglio notizie", che riporta tutti i dati che verranno poi trascritti sul permesso di soggiorno;
  4. viene consegnata una ricevuta che riporta le sue generalità, il giorno ed il numero progressivo dell’appuntamento; gli viene inoltre consegnato un promemoria con tutte le informazioni necessarie per una corretta predisposizione della eventuale documentazione mancante.

 

 

2.2.3 Villaggio L’isola che non c’è

Verso la fine del 1990 l’associazione ha gestito su base volontaria per una durata di circa otto mesi il villaggio denominato Isola che non c’è, costituito da circa cinque baracche prefabbricate ed abitato da circa cento persone. Tale iniziativa era nata per far fronte alle difficoltà abitative di molti immigrati che in mancanza di alloggi dormivano nella sala d’attesa della stazione ferroviaria a Vicenza. Il villaggio era ubicato nell’area adiacente al centro d’accoglienza di Via Framarin.

 

2.2.4 L’osservatorio invisibile

L’associazione in questi ultimi anni ha elaborato dati statistici sulla presenza dei cittadini stranieri nella provincia; ha inoltre pubblicato una guida sul lavoro dipendente tradotta in inglese, francese e serbo-croato.

 

 

 

2.2.5 Iniziative culturali

Il volto velato, un convegno organizzato in collaborazione con l’associazione Luna e l’altra;

Tracce nel labirinto, un convegno sulle difficoltà burocratiche incontrate dagli immigrati nel nostro paese;

 

Volevo diventare Bianca, convegno sui problemi degli immigrati della seconda generazione;

La Festa di Natale, che ha favorito l’incontro tra bambini italiani e stranieri;

 

La Valigia di cartone, convegno realizzato in collaborazione con l’associazione Luna e l’altra sul tema del disagio psichico dell’immigrato.

 

 

2.3 Associazione Luna e l’altra

 

L’associazione Luna e l’altra è nata nel luglio del 1991 grazie all’iniziativa di alcune donne vicentine accomunate dall’interesse per i problemi dell’immigrazione al femminile e dal desiderio di confrontarsi con donne provenienti da culture e da esperienze diverse. Attualmente all’associazione aderiscono circa una trentina di socie, una decina delle quali presta attivamente ed in modo volontario la propria opera.

Come risulta dallo statuto l’associazione si propone i seguenti scopi:

  • favorire l’incontro e lo scambio tra donne straniere e italiane e tra le stesse immigrate, promuovendo in particolare iniziative di autorganizzazione delle immigrate;
  • fungere da osservatorio del fenomeno migratorio;
  • promuovere iniziative finalizzate ad una migliore integrazione socioeconomica della donna straniera nella società italiana;
  • organizzare e promuovere iniziative culturali finalizzate al mantenimento e alla valorizzazione delle culture di origine delle immigrate;
  • organizzare e promuovere iniziative finalizzate alla conoscenza da parte della popolazione italiana della storia, delle tradizioni e della cultura dei paesi di origine delle immigrate, allo scopo di fornire una corretta informazione sulla realtà dell’immigrazione femminile e sulle problematiche ad essa connesse;
  • porsi come interlocutrice delle istituzioni sulle questioni relative alla politica di accoglienza delle donne immigrate;
  • dare risposte concrete ai problemi della donna immigrata, sia nell’emergenza che nel lungo periodo, servendosi anche del supporto di una rete di collaboratrici esterne con specifiche competenze.

Il programma dell’associazione si articola prevalentemente in tre settori:

  1. sociale, attraverso la promozione di iniziative finalizzate ad una migliore integrazione socioeconomica della donna immigrata nel territorio;
  2. culturale, con l’organizzazione di iniziative volte a favorire la reciproca conoscenza tra donne italiane e straniere nel rispetto della valorizzazione della cultura di ciascuna;
  3. di ricerca, con l’obiettivo di esplorare in modo sistematico il fenomeno migratorio al femminile nelle sue specificità.

L’associazione dalla sua costituzione ed oggi ha realizzato le seguenti attività:

  • in ambito sociale l’associazione gestisce il servizio Aisha spazio Donna e la casa di accoglienza di Via Motton S. Lorenzo;
  • in ambito culturale l’associazione ha partecipato all’organizzazione della rassegna del cinema dei paesi emergenti intitolata Lontano da dove, manifestazione inaugurata nel 1992 a Vicenza e poi estesa anche ad altre città.
  • inoltre organizza incontri rivolti alla cittadinanza per far meglio conoscere la realtà sociale e culturale delle donne straniere.

 

 

2.3.1 Aisha Spazio Donna

Aisha Spazio Donna è un servizio rivolto alle donne immigrate, aperto dall’associazione Luna e l’altra nell’aprile del 1991 ed ufficialmente inaugurato nel luglio dello stesso anno. Inizialmente le attività del servizio si svolgevano in un locale del piano terra dello stabile che ospita l’albergo cittadino e l’Ufficio Accoglienza immigrati in Viale S. Lazzaro n. 73. Successivamente la sede dell’associazione si è trasferita in Viale Torino al n.11 in un appartamento dato in comodato dal Comune per la durata di cinque anni.

Alle donne vengono offerti una serie di servizi che si possono dividere in servizi di consulenza e di aiuto:

I servizi di consulenza consistono in:

  • attività di accoglienza, ascolto, informazione sui diritti/doveri, analisi di problemi ed elaborazione di possibili soluzioni;
  • attività di sostegno a donne che abbiano subito maltrattamenti e violenza, anche in collaborazione con il servizio di consulenza psicologica presso l’Ufficio Accoglienza Immigrati;
  • attività di consulenza sulle problematiche specificamente femminili e sui temi della salute materno-infantile.

Obiettivo dei servizi di consulenza è quello di indirizzare le donne ad un corretto utilizzo dei servizi pubblici o privati esistenti, evitando inutili sovrapposizioni. Spesso infatti l’intervento consiste nella mediazione tra l’utente con problemi e gli operatori di un servizio in grado di fornire una soluzione.

I servizi di aiuto consistono:

  • nella ricerca di un alloggio, in particolare seguendo la gestione della casa di accoglienza di Motton S. Lorenzo;
  • aiuto nella ricerca di vestiario;
  • aiuto nella richiesta di lavoro in collaborazione con l’ufficio provinciale del lavoro, cercando di favorire il contatto diretto tra la domanda e l’offerta di impiego.

Nel periodo che va dall’aprile 1991 al dicembre 1993 il numero totale delle consulenze offerte è di 79. Per quanto riguarda il tipo di utenza, il 90% circa delle immigrate che si sono rivolte al servizio è costituito da donne africane, il 5% circa da donne provenienti dall’Est europeo ed in particolare dalla ex jugoslavia, il rimanente 5% da donne italiane che si sono rivolte al sevizio per poter meglio aiutare perone immigrate.

Dopo un periodo di chiusura dovuto alla mancanza di una sede, il sevizio è stato riaperto il 2 ottobre 1995. Nei primi quindici mesi di attività (dall’ottobre ‘95 al dicembre ‘96) si sono rivolte al servizio 65 donne (21 negli ultimi due mesi del ‘95, 41 nel ‘96). Le nazionalità più rappresentative sono la ghanese e la nigeriana, entrambe con 11 utenti, seguite dalla Repubblica Jugoslava (Serbia e Montenegro); le donne africane rappresentano da sempre la maggioranza dell’utenza, ma negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle donne esteuropee, nella quasi totalità provenienti dai paesi nati dalla disgregazione della Jugoslavia.

L’età media delle donne è di 30,7 anni: l’utente più giovane ha 16 anni, la più vecchia 45. Su 56 donne alle quali è stato chiesto se hanno figli, 33 hanno risposto affermativamente. Di queste 14 hanno tutti i figli con sé, 6 li hanno alcuni con sé, altri al paese di origine, 13 li hanno tutte in patria.

Di 57 donne si conosce lo stato civile: 28 risultano coniugate, 29 invece sono nubili: questo dimostra che la metà delle utenti del servizio rappresenta l’unico supporto economico per sé, i suoi figli e per la famiglia rimasta in patria.

Il numero di contatti registrato dalla riapertura del servizio a oggi è di 189 (45 nel ‘95 e 146 nel ‘96) con una media di tre a persona: le utenti solitamente ritornano al servizio più volte, in alcuni casi ripresentando lo stesso problema a volte per una nuova necessità o per riferire l’esito del percorso suggerito, o semplicemente per salutare. Una novità del servizio rispetto ai primi tempi è stata l’utenza italiana (circa 15 contatti): gli italiani si sono rivolti al servizio per problemi di donne straniere loro conoscenti o in qualche caso dipendenti; altri richiedevano nominativi di donne disponibili al lavoro di colf fissa.

Anche il telefono è uno strumento che le donne immigrate usano sempre di più: le telefonate sono state complessivamente 100 (30 nel ‘95 e 70 nel ‘96). Le donne straniere telefonano soprattutto per informazioni riguardanti il nostro servizio o altri servizi, per anticipare il loro caso, per informare sugli eventuali sviluppi di un problema che hanno in precedenza presentato.

 

2.3.2 Casa di Motton S. Lorenzo

Un’altra attività dell’associazione, tramite lo sportello Aisha Spazio Donna, è la gestione della casa di accoglienza per donne immigrate ubicata in Motton S. Lorenzo. La casa, data in comodato dall’IPAI al Comune di Vicenza, è stata aperta nel gennaio 1992 per accogliere donne straniere lavoratrici, sole o con figli.

Le operatrici di Aisha Spazio Donna svolgono un’attività di supporto nella gestione della casa, autogestita dalle ospiti. L’Assessorato agli Interventi Sociali del Comune di Vicenza ne amministra l’aspetto economico e tecnico.

Le modalità di inserimento prevedono che dopo un colloquio preliminare con le operatrici di Aisha Spazio Donna si presenti domanda di ammissione presso L’Ufficio Accoglienza Immigrati che provvede ad inoltrarla all’Assessorato agli Interventi Sociali per l’approvazione. La quota di affitto che le ospiti versano direttamente al Comune è di 200.000 mensili comprensive di acqua, luce e gas, mentre è a loro carico la bolletta telefonica. La casa può ospitare fino ad un massimo di cinque donne e un bambino.

Dalla sua apertura fino ad oggi la casa ha ospitato 11 donne e due bambini sotto i due anni. Di queste donne, due sono state ospitate per meno di una settimana per motivi di maltrattamento da parte del marito; entrambe erano lavoratrici ed una era madre di un bambino di 11 mesi.

Tutte le altre donne hanno richiesto accoglienza per motivi per problemi di tipo abitativo.

Sono state ospitate due ghanesi, due nigeriane, due senegalesi, una marocchina, una mozambicana, una somala, una zairese.

L’età delle donne ospitate è tra i trenta e i quaranta anni, il loro stato civile è per lo più quello di divorziate o separate con figli all’estero. Per quanto riguarda le loro occupazioni due sono operaie, le altre sono impiegate nel settore dei servizi.

Attualmente la casa ospita tre donne, nessuna delle quali è presente fin dall’apertura. A questo proposito l’Assessorato ha sollecitato un più rapido ricambio delle presenze anche attraverso sollecitazioni scritte, cosa difficile data la difficoltà da parte delle immigrate nel reperire alloggi, anche se negli ultimi mesi tre donne hanno trovato una diversa sistemazione.

 

2.4 Caritas diocesana

 

 

 

La Caritas diocesana di Vicenza ha iniziato il suo impegno a favore degli immigrati a partire dal 1986 in concomitanza con i primi arrivi. Nello stesso anno a Vicenza in via Maffei venne aperta la prima casa di accoglienza per soli uomini che ospitava prevalentemente studenti di nazionalità marocchina. Nel 1988, in seguito all’arrivo di immigrati africani dal sud d’Italia, venne aperto, sempre in città, il pensionato Monte Berico che dava ospitalità ad una ventina di stranieri, tutti uomini.

L’anno seguente furono inaugurate ben tre strutture, in Via Monteverdi, in Via Vaccari e in Contrà Corpus Domini. Di queste l’unica che rimane a tutt’oggi aperta è la prima. L’incremento delle presenze femminili, che nel frattempo si erano ricongiunte ai mariti, ha fatto sì che queste ultime case ospitassero prevalentemente famiglie o donne con bambini e non solo uomini come avveniva in precedenza.

Gli unici dati statistici disponibili sulle presenze riguardano il periodo che va dal 1990 al 1993. In questi quattro anni di attività le strutture della Caritas diocesana hanno accolto 117 persone, per tre quarti donne e bambini. Per quanto concerne i giorni di permanenza nelle strutture, nel 1990 la media per persone era di 104 giorni, 130 giorni nel ‘91, circa otto mesi nel ‘92 per superare l’anno nel 1993 e 1994. Questa media è andata crescendo ulteriormente in questi ultimi anni. Il periodo di accoglienza, che dovrebbe durare tra i sei mesi e l’anno, non viene rispettato per la difficoltà di reperire alloggi.

Attualmente la Caritas nel territorio della Provincia ha in affitto e gestisce circa una decina di appartamenti destinati a famiglie immigrate provenienti dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dal Burkina Faso e dalla Bosnia. Altri posti letto vengono gestiti in collaborazione con istituti religiosi.

 

2.4.1 Casa di accoglienza di via Monteverdi

La casa di accoglienza per le donne di Via Monteverdi è la più importante struttura d’accoglienza. Dalla sua apertura ad oggi ha ospitato donne provenienti da diversi paesi: Camerun, Nigeria, Burkina Faso, Benin, Togo, Marocco, Tunisia, Brasile. Le donne più numerose però sono di gran lunga le ghanesi. L’età media delle donne e di 25-30 anni. Attualmente la casa ospita un totale di venti persone, tra cui cinque bambini. La retta pagata da ciascuna donna si aggira attorno alle 200.000 lire, ma molte di loro non pagano. Alcune donne vivono nella struttura da più anni, in un caso da otto.

I responsabili della casa, i sigg. Zoncheddu, mi hanno riferito che a Vicenza la situazione è ancora difficile: capita che arrivino donne sole, senza denaro, senza un luogo dove andare. La Caritas cerca di supplire la mancanza di un albergo cittadino per donne non rifiutandosi di dare ospitalità.

Nella struttura prestano la loro opera, oltre a personale volontario, anche tre obiettori di coscienza. La responsabile della struttura mi parla del gravoso compito di gestione della casa e anche della difficoltà di trovare volontari che operino con una continuità tale da poter diventare dei punti di riferimento per le donne. L’instabilità della presenza del volontariato non permette una formazione a lungo termine.

La Caritas avrebbe tra i suoi progetti l’apertura di un centro pomeridiano per i bambini per venire incontro alle situazioni più difficili, che solitamente sono quelle delle donne sole con figli.

 

 

 

2.5 Il Mezzanino

 

 

 

Il centro Il Mezzanino, situato nel centro storico di Vicenza, è il prodotto di una delle iniziative promosse dall’Associazione Ozanam della S.Vincenzo. In questa associazione gravitano 28 operatori volontari, una decina dei quali gestisce fattivamente le attività del Mezzanino, che consistono in un lavoro di informazione e orientamento; oltre a ciò il centro offre ospitalità nei seguenti orari d’apertura: lunedì - venerdì dalle 9.00 alle 11.00 e dalle 16.00 alle 18.00; il sabato dalle 9.00 alle 11.00. Ogni mattina agli ospiti viene offerta la prima colazione.

La presidente dell’associazione, Sig.ra Maria Vettori, tiene a precisare che il Mezzanino non è un centro d’accoglienza o un luogo dove si fa l’elemosina, ma un centro d’ascolto, dove si cerca di alleviare la condizione di solitudine e di disagio.

Le problematiche che emergono più diffusamente riguardano la mancanza di lavoro, la casa, la famiglia e la residenza. La ricerca del lavoro è affidata alle conoscenze dei volontari, con risultati poco soddisfacenti. Per quanto riguarda l’abitazione invece, appoggiandosi all’associazione Ozanam si è riusciti a dare ospitalità in alcune case a circa 25 persone. I volontari forniscono anche utili informazioni: fino a qualche mese fa molti richiedevano delucidazioni sulla modalità della regolarizzazione in base al decreto Dini.

Fino alla fine del ‘94 il centro era stato frequentato da circa 500 persone: mediamente 25 al giorno, il 60% dei quali immigrati, soprattutto maschi in età compresa tra i 20 e i 35 anni; dall’estate di quest’anno gli utenti si sono notevolmente incrementati fino a raggiungere le 40-50 presenze giornaliere. Questa nuova utenza è composta prevalentemente da stranieri, in particolare magrebini, trasferitisi a Vicenza da un’altra provincia o dal sud in cerca di un lavoro in regola; solitamente questi immigrati coprono l’offerta di lavoro precario a tempo indeterminato e non in regola. Gli utenti italiani sono per la maggior parte persone senza fissa dimora e tossicodipendenti. I volontari ritengono che a Vicenza non sia affatto conclusa la fase di emergenza; anzi, che la situazione per molti immigrati si fa sempre più difficile anche per la difficoltà di trovare lavoro.

Gli obiettori lamentano inoltre la poca coordinazione con le altre strutture che operano nel territorio, anche con quelle tipo cattolico.

Il Mezzanino ha in cantiere i sergenti progetti:

  • un corso di giardinaggio;
  • un centro di prima accoglienza in collaborazione con il dipartimento flussi migratori della regione del Veneto;
  • un centro di prima accoglienza per persone senza fissa dimora;
  • un gruppo di aiuto per il disagio mentale.

 

 

2.6 L’Arca

 

 

 

L’Arca è uno sportello riservato agli immigrati, che attraverso consulenze specialistiche si propone di aiutarli nella risoluzione dei problemi, di dare una corretta informazione sui diritti e sulle opportunità che le leggi italiane offrono ai cittadini stranieri, di fornire inoltre consulenza legale, di svolgere infine attività creative e culturali.

Il servizio è nato su iniziativa del Comitato di solidarietà con gli immigrati di S. Pio X e del Coordinamento Stranieri. Lo sportello, con sede a Vicenza presso la Casa della Pace in Contrà Porta Nuova 2, è stato attivato nel marzo del ‘96. Attualmente il servizio è aperto al pubblico il lunedì e il giovedì dalle 17 alle 19; allo sportello operano 4 volontari.

L’iniziativa più importante dell’Arca è il servizio di consulenza legale per problemi sia penali che civili, anch’esso svolto a titolo gratuito da due avvocati per due volte la settimana. Il volontario da me incontrato, il Sig.Carlo Pertile, mi dice che la maggior parte delle richieste riguardano problemi relativi alla regolarizzazione e ai documenti; per quanto riguarda le donne ci sono stati alcuni casi di consulenza per separazioni o l’affidamento dei figli.

Purtroppo non esiste una documentazione relativa al numero delle presenze o alla loro nazionalità; il mio intervistato però mi fa presente che per la maggior parte, circa il 60%, si tratta di provenienti dalla ex Iugoslavia, seguiti dagli immigrati provenienti dal Maghreb e dall’Africa centrale, in particolare Ghana e Costa d’Avorio.

Molti si rivolgono al servizio perché cercano casa e lavoro: per quanto riguarda la ricerca di casa i volontari dell’Arca hanno cercato la collaborazione dei datori di lavoro degli immigrati interessati senza però riuscire a coinvolgerli.

Per il futuro I’Arca vorrebbe elaborare un progetto per far fronte proprio all’urgenza abitativa, attraverso l’istituzione di un fondo di garanzia da usare nel caso di danni agli appartamenti o insolvenza da parte degli immigrati.

 

2.7 Ambulatorio della CRI

 

 

 

Offre assistenza medica di base, fornisce gratuitamente farmaci e piccoli aiuti economici. Operano medici volontari.

Il servizio si rivolge sia ad adulti che a bambini (in giorni diversi).

Gli utenti sono in prevalenza immigrati che non possono usufruire dell’assistenza sanitaria .

Nell’1989 è stato aperto il servizio per gli adulti, più recentemente quello per i minori.

C’è una buona affluenza di adulti, ma scarsa di bambini. Non esiste altra documentazione, a parte le schede personali di ciascun paziente. Gli utenti comunque sono in prevalenza uomini.

Nel febbraio del 1996 è stato inaugurato un servizio di assistenza sanitaria rivolto alle madri e ai bambini senza tessera sanitaria (l’iniziativa è nata dalla collaborazione della CRI e dell’Ipab "Principe di Piemonte"). L’ambulatorio pediatrico è seguito dal Prof. Zamperetti, ex primario di pediatria dell’ospedale di Arzignano, il quale ritiene tale iniziativa "importante non solo come opera umanitaria, ma anche come vera e propria tutela di tutta la popolazione. Perchè, aiutando dal punto di vista igienico-sanitario le famiglie prive di assistenza diretta, si riducono i rischi di malattie che poi potrebbero diffondersi".

 

2.8 Progetto Benessere Donna Straniera

 

 

 

Agli inizi del 1995, L’ULSS n.6 aveva avviato un progetto denominato Benessere Donna Straniera che si rivolgeva a donne immigrate in età compresa tra i 14 e i 35 anni provenienti da paesi extracomunitari poveri e dall’Europa dell’Est, nonché ai loro bambini in età fra i 0 e i 3 anni. Secondo dati statistici del 1993, l’utenza straniera che si era rivolta ai consultori familiari per problemi inerenti la contraccezione, la gravidanza e l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è stata dell’8% sul totale dell’utenza. E’ interessante notare che le donne straniere richiedenti la certificazione per l’IVG costituivano il 26 % sul totale delle utenti a cui veniva rilasciata; si rileva quindi una particolare propensione delle immigrate a rivolgersi al consultorio per problematiche legate all’IVG. Numerose erano le richieste di intervento da parte di immigrate senza regolare permesso di soggiorno e sprovviste di mezzi economici per sostenere spese per prestazioni di diagnosi necessarie.

Partendo da questi presupposti, l’ULSS aveva dato il via, nei primi mesi del 1995, al progetto che si prefiggeva i seguenti obiettivi:

  1. la riduzione del tasso di IVG tra le donne straniere;
  2. l’incremento dell’accesso ai consultori familiari per la procreazione responsabile e per la tutela sociale e sanitaria della maternità;
  3. l’incremento dell’accesso ai consultori pediatrici da parte delle madri straniere per i bilanci di salute dei loro figli in età dai 0 ai 3 anni;
  4. l’incremento delle azioni integrate tra servizi comunali, distretti, consultori, privato sociale e volontariato per la tutela della salute sociale individuale, familiare e minorile della popolazione straniera;
  5. l’incremento del numero di donne straniere che si sottopongono ad indagini diagnostiche e a profilassi sanitarie per la tutela della salute propria e dei figli.

Il progetto, previsto per la durata complessiva di due anni, era stato suddiviso in tre fasi:

  • una fase preparatoria, che consisteva nella produzione di materiale informativo plurilingue sui servizi sociosanitari dell’ULSS, nella produzione di materiale educativo sulle tematiche della gravidanza e della procreazione responsabile, nell’uso di un apposita modulistica che permettesse la rilevazione delle prestazioni effettuate, nell’uso dell’informatica per l’archiviazione e l’elaborazione dei dati;
  • una fase formativo-informativa degli operatori dell’ULSS sul contenuto del progetto e sulla presentazione del progetto al territorio;
  • una fase operativa, che prevedeva l’inserimento di una mediatrice culturale in alcune fasce d’orario per un massimo di 4 ore in ciascun consultorio e l’istituzione presso il consultorio familiare Nord, che vede il maggior afflusso di donne immigrate, di un ambulatorio di medicina generale che funzionasse nelle stessa fascia d’orario.

Tutte le prestazioni erano completamente gratuite.

Il progetto si è concluso il 31 dicembre 1996 ed è terminata la collaborazione con la mediatrice culturale. La responsabile del progetto, Dott. Zambonin, mi ha riferito delle difficoltà di gestione di un progetto così ampio e del limitato contributo da parte della mediatrice culturale, in questo caso nigeriana, nella relazione con donne non anglofone.

Per il futuro, l’ULSS avrebbe in cantiere l’elaborazione di progetti più mirati, rivolti a gruppi di donne appartenenti alla stessa comunità, con l’esclusivo coinvolgimento del volontariato.  


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