Letteratura, apartheid e potere nell'opera di Bessie Head di Silvia Xillo |
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| L'opera letteraria di Bessie Head,
scrittrice sudafricana 1 è stata rivalutata negli
ultimi anni, soprattutto nell'ambito del dibattito sulla letteratura post-colonialista.
Questa scrittrice ha ottenuto un grande successo con i suoi romanzi e racconti soprattutto
in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma non nel suo paese natale, il Sudafrica e in quello
'adottivo', il Botswana. In un articolo del 1985 apparso su Africa Insight, Susan Gardner,
al tempo ricercatrice presso il Dipartimento di Letterature comparate e africane
dell'Università del Witwatersrand, scriveva, a proposito dei motivi dell'esclusione di
Bessie Head dai circoli intellettuali e accademici del Sudafrica: La fama di Bessie Head è ormai riconosciuta. Ella non è comunque così famosa in Sudafrica come dovrebbe essere, dato che gode di un successo ben maggiore oltreoceano. Una delle ragioni potrebbe essere che l'opera di critica letteraria del suo collega di un tempo, Lewis Nkosi, di gran lunga il suo lettore più sensibile e percettivo, sono censurate in Sud Africa Scrittori del calibro di Angela Carter, Nikki Giovanni, Toni Morrison e la pluri-premiata Alice Walker hanno riconosciuto il loro debito nei confronti di Head come modello e ispirazione.2 Il Sudafrica del presente e' un paese molto diverso rispetto al non lontano 1985. Il partito nazionalista (National Party) supportato dalla minoranza di origine europea, che per oltre cinquant'anni aveva dominato la scena politica del paese, è crollato con le elezioni del maggio 1994, lasciando alle sue spalle anni di terrore e soprusi. Gli effetti di questa politica discriminatoria nei confronti delle popolazioni 'non-europee', utilizzando un preciso termine del linguaggio dell'apartheid, ha creato delle forti disparità in campo economico e culturale. La censura, che per così tanti anni ha soppresso le voci di intellettuali e artisti di colore, mulatti, asiatici e bianchi dissidenti, ha creato dei vuoti incolmabili.
Questa è una di quelle cose che nessuno si immagina in Africa: la possibilità che l'Africa possa produrre molti giovani idealisti, il bisogno di un progetto esteso che aiuti la gente a risolvere secoli di sfruttamento e povertà. C'è solo una corsa affannata al potere e una specie di guerra di sterminio di chiunque sia una minaccia per coloro che mirano al potere. Per lungo tempo - per l'arco di tre romanzi - sono come rimasta intrappolata nell'intensità di questo dialogo, soffermandomi sulla stessa tematica. Vorrei deliberatamente creare degli eroi e mostrare la loro volontà di abdicare da posizioni di potere per farsi assorbire in attività che sarebbero di enorme beneficio per la gente.5 La visione concentrica delle forme di potere nell'opera di Head permette di passare
dalla dimensione 'pubblica' del potere, a quella 'privata', che ha come apice l'esperienza
alienante di Elizabeth in A Question of Power. Il discorso sull'oppressione razzista si
sposta quindi su un altro contesto, quello sessista. Questo parallelo, su un altro piano
del discorso letterario, delle forme di potere e di oppressione, ha come scopo quello di
evidenziare la complessità della struttura narrativa dei romanzi di Bessie Head, e di
dimostrare come ella sia riuscita a creare una continuità tematica ricca di implicazioni
e dibattiti, non ultimo quello della condizione femminile nella società africana. La scrittura non è un'occupazione maschile/femminile. La mia femminilità non è mai stata un problema per me, non adesso, non in quest'epoca Non devo per forza essere femminista. Il mondo dell'intelletto è impersonale, asessuato Ho lavorato al di fuori di tutte le ideologie politiche e non, inchinandomi davanti alla vita qui e lì e assorbendo tutto quello che ho ritenuto essere rilevante, ma sempre lottando per ottenere spazio e respiro. Avevo bisogno di questa libertà e indipendenza per mantenere lucida la mia mente, affinché le mie affinità rimanessero fluenti e ricettive nei confronti delle situazioni che rappresentavo.6 Bessie Head colloca il dibattito sulla questione femminile nell'ottica dell'opposizione tradizione-modernità, ricercando appunto nelle consuetudini e costumi del tribalismo l'origine dell'oppressione delle donne. In un saggio del 1975, Bessie Head affronta questo problema riferendosi appunto alla situazione delle donne in Botswana: In passato una donna veniva considerata sacra solo se stava al suo posto, che era nel cortile con sua suocera e i figli. Una sequenza di tradizioni oppressive ha finito per annullarne il valore come essere umano e pensante ed ella è stata sfruttata in tutti i modi pensabili. E' così pesante il dazio dei secoli sulle donne del Botswana, che anche nella situazione di attuale indipendenza politica del paese si scopre che le poche donne alfabetizzate del paese parlano con incertezza a proposito della loro vita e hanno paura di affermare se stesse. Nelle società fortemente tradizionali c'è un lungo strascico di continuità tra il passato e il presente, tanto che si guarda al passato per spiegare i mali sociali del presente. 7 L'attenzione al contesto socio-culturale e storico della cultura africana emerge soprattutto nelle due raccolte di racconti scritte da Bessie Head, Serowe: Village of the Rain Wind, pubblicato nel 1972, e The Collector of Treasures, pubblicato nel 1977. Questa fase della sua opera letteraria assume dei caratteri specifici rispetto ai romanzi precedenti e subisce un'evoluzione importante: dal contesto di una scrittura comunque orientata a trattare tematiche personali dell'autrice, si assiste a una apertura verso diversi problemi sociali e al recupero delle tradizioni, del passato storico e mitico. In un certo senso, Bessie Head risolve l'angoscia della ricerca di una identità all'interno della sequenza dei romanzi, per poi spaziare, con rinnovata forza e consapevolezza, verso un orizzonte tematico più vasto. Una vita tragica L'universo letterario di Bessie Head si rivela essere, per certi aspetti, lo specchio della sua esperienza di vita. I ricorrenti elementi autobiografici che ritroviamo nei suoi romanzi riscrivono la sua storia, si confondono con il sogno, la visione, rivivono in personaggi nuovi, nei quali ella riversa il suo bisogno di sfuggire alle rigide barriere del razzismo. Ibrahim Huma, in un recente lavoro sul concetto di esilio nell'opera di Bessie Head, sottolinea il ruolo del 'gesto autobiografico': E' attraverso l'esplosione dell'identità politica e personale dell'individuo che emerge, in parte, attraverso la scrittura di un'autobiografia, che Head è in grado di smantellare la "fissità" dell'identità della donna del Terzo Mondo. In altre parole, il gesto autobiografico crea dimensioni di identità rimaste congelate e fissate da stereotipi della condizione della donna del Terzo Mondo. 8 Attraverso i primi scritti di Bessie Head, in gran parte autobiografici, e attraverso le sue lettere, siamo in grado di ricostruire alcuni momenti della sua vita e della sua esperienza letteraria. Il racconto della vita di Bessie Head ci rivela un mondo privato di solitudine ed emarginazione. Le circostanze della sua nascita, per anni avvolte dal mistero 9 , hanno impresso nella sua memoria il senso profondo dell'abbandono, del rifiuto. Bessie Head commenta così i dettagli della sua nascita: Sono nata il 6 luglio 1937, nell'Ospedale Psichiatrico di Pietermaritzburg, in Sudafrica. La ragione del mio strano luogo di nascita è che mia madre era bianca, e mi aveva concepita da un uomo negro. Fu giudicata malata di mente e affidata all'ospedale psichiatrico mentre era incinta. Il suo nome era Bessie Emery e considero l'unico onore che i funzionari sudafricani mi abbiano fatto quello di avermi dato il nome di questa donna sconosciuta, dolce e imprevedibile10 Quelli erano gli anni
precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale e in Sudafrica, sebbene il regime
dell'apartheid non fosse ancora stato 'istituzionalizzato', esisteva già una marcata
segregazione razziale. La gerarchia razzista venne dichiarata nel 1948. I problemi nacquero quando arrivarono le vacanze da scuola. Fui chiamata nell'ufficio del preside, un missionario britannico, che mi disse, tagliando corto: 'Non tornerai da quella donna. Lei non è tua madre'.11 All'età di tredici anni Bessie Head scoprì la
verità, e ne venne a conoscenza in modo brutale, traumatico. Al recente abbandono da
parte della madre adottiva, alla quale si sentiva profondamente legata, si aggiunse la
consapevolezza di essere stata rifiutata alla nascita per il colore della sua pelle. Durante quei primi anni come reporter a Città del Capo, ella aveva battuto a macchina ricette e fatto altri lavori sporchi, come quello di occuparsi dei "casi di immoralità" - una rappresentazione molto più realistica dell'ambito del suo lavoro. Dopo tre anni, ella avrebbe utilizzato alcune delle sue esperienze di reporter per ricreare il colorato e scomodo sfondo del suo primo romanzo, The Cardinals.13 Gli anni trascorsi nella redazione del Golden
City Post furono comunque fruttuosi per Bessie Head, che conobbe vari giornalisti di
Drum, il famoso mensile che rappresentò per molti anni un punto di riferimento per il
pubblico di colore. Tra di loro c'erano alcuni intellettuali, al tempo reporters, che
avrebbero segnato la storia culturale e politica del Sudafrica: Dennis Brutus, Lewis Nkosi
e Can Themba.
Bessie era una persona realista. Osservava con angoscia il modo in cui molte persone mulatte, che potevano essere semi-analfabete o analfabete, erano rimaste 'intrappolate in un cerchio di miseria, povertà e fine settimana di sbronze'.16 Nel 1962 Bessie conobbe
Harold Head, un giovane cronista. I due si sposarono e presto nacque un figlio, Howard.
Subito dopo il matrimonio, la situazione divenne difficile, sia per i gravi problemi
economici della coppia, sia per difficoltà di comprensione tra i due giovani. Nel 1964
Bessie Head decise di lasciare il marito, portando via con sé il figlio, per emigrare dal
Sudafrica. Quando penso di scrivere anche una sola cosa, mi viene il panico e muoio dentro. Forse è perché ho l'orecchio troppo abituato a quei taglialegna dei politici, indaffarati a fare capitale sulle vite umane. Forse ho solo degli incubi. Qualsiasi siano i miei molteplici disordini, spero di uscirne fuori presto, perché "devo solo raccontare una storia". 17 Bessie Head dimostra già in
queste righe la sua avversione per la politica, disprezzo che accrescerà nel corso degli
anni. Ella soprattutto critica l'uso indiscriminato e spregevole del potere da parte di
una classe dominante, che sia bianca o nera. In questo paese si sente spesso il grido di leaders non-bianchi, e in particolare tra i leaders Mulatti, sulla mancanza di unità tra la gente oppressa(...)18 Un motivo del suo esilio volontario può essere quindi rintracciato anche nell'esasperazione dovuta alla mancanza di un'identità politica, oltre alla disillusione sul futuro del Sudafrica. Ma un'altra motivazione che probabilmente la spinse a lasciare il suo paese fu quella di sentirsi precipitare in un incubo, in una incapacità totale di pensare, in una perdita totale di se stessa come donna e come scrittrice. Il Sud Africa è un paese intensamente isolato, intensamente triste Per qualche motivo l'apatia e la passività ti sovrastano e ti fanno cadere in un pericoloso stato d'animo di essere imprigionato nei tuoi stessi guai e miserie. Non puoi pensare. Non puoi vivere. Tu e solo tu per tutto il tempo Ogni faccia bianca che vedi passare ti mette in subbuglio fino a che potresti gridare per essere sollevato da questo incessante tormento di odio, odio, odio. 19 L'esilio di Bessie Head
rappresentò quindi un rifiuto alla sottomissione e un disperato tentativo di ricostruirsi
una vita e un'identità al di fuori delle rigidi imposizioni razziali del regime
dell'apartheid. Ho dovuto imparare a stare un fine settimana
senza cibo. E ancora qualcosa tiene insieme la mia mente. Per giorni e giorni ho dovuto
dare tutto il cibo a mio figlio e poi passare la notte seduta a scrivere a macchina il mio
libro
Non c'è niente come la fame per un periodo prolungato per farti rimangiare le
bugie e guardare in profondità nella vita. Dall'esperienza del campo
profughi di Francistown nacque When Rain Clouds Gather, romanzo pubblicato da
Simon&Schuster a New York, nel 1969. Nello stesso anno, Bessie Head e il figlio
ritornarono a Serowe, in una situazione sempre più disperata. E' doloroso per me scoprire che tutto quello che ho costruito, per ciò che ho sofferto e sognato, mi abbia lasciato con ben pochi sogni e visioni oggi. Forse Rain Clouds è stato tutto invano dato che c'è una tale rabbia nera, amara e violenta nel mio cuore. A volte non riesco a guardare in faccia un uomo o una donna neri senza allo stesso tempo pensare che essi siano la quintessenza di tutto quello che c'è di avido, grezzo, crudele e traditore del buono dell'umanità. Per metà questa sensazione è da attribuire al fatto che sia stata ricoverata in ospedale per un esaurimento nervoso. L'altra metà è a causa di questo villaggio. 22 Le radici profonde dell'esclusione di Head dalla vita della comunità devono essere ricercate anche nel fatto che ella veniva subito identificata, essendo mulatta, con il popolo dei 'Bushmen', una popolazione sottomessa a quella dei Batswana, la tribù 'dominante'. La gerarchia tra le tribù africane era una realtà quasi inconcepibile per Bessie Head, la quale aveva vissuto per molti anni nelle grandi città del Sudafrica, vivendo la gerarchizzazione sociale e politica tra "bianchi" e "non bianchi", e che non era mai venuta a contatto con il tradizionalismo della società rurale africana. Sono solo a disagio nella mia mente. Forse non mi sono resa conto di quanto quella che è conosciuta come razza mista sia realmente profondamente odiata dagli Africani. L'odio è ancora maggiore di quello rivolto all'uomo bianco perché una mezza casta ha meno difese, dignità o proprietà.23 La drammatica condizione
dell'emarginazione le fu imposta dagli abitanti di Serowe, che la costrinsero ad una
solitudine forzata. D'altro canto, Bessie Head non accettò nessun compromesso, denigrò
apertamente quello che lei considerava un atteggiamento di servilità delle donne verso
gli uomini e creò un vuoto intorno a sé. Ho vissuto ventisette anni della mia vita in Sudafrica ma non sono riuscita in alcun modo a rappresentare questa esperienza in modo diretto, come scrittrice. Un problema molto grave è che ci troviamo a vivere in una situazione dove la gente è separata in precisi gruppi razziali. Ognuno tende a pensare solo in quei gruppi nei quali si trova e viene infastidito da barriere artificiali. E' come se, con tutte queste divisioni e questi divieti, si finisca per non essere più delle persone. Il contesto mi ha completamente distrutto, come scrittrice. Vorrei solo che la gente fosse gente, così non ebbi modo di unire tutte le persone in un insieme coerente. 24 Bessie Head aspirò ad una continuità tematica nella sua opera letteraria, ad una ricerca critica che andasse oltre le istanze di liberazione dall'oppressione dell'apartheid, oltre la rabbia dei ghetti e della miseria. Il suo scopo era di rappresentare nuova vita, nuove esistenze che prospettassero un futuro migliore, nuovi valori e nuove forze per una società libera dal "male". Ciò di cui sono sicura è che la funzione principale di uno scrittore è di rendere la vita magica e riuscire a comunicare un senso di meraviglia. Ammetto di aver trovato la realtà sudafricana così negativa da non poterla gestire, in termini creativi. Il mio lavoro ha coperto l'intero spettro delle ossessioni in Sudafrica - rifugiati, questione della razza, il male e l'antico dialogo storico del Sudafrica. 25 Nel 1971 venne pubblicato
in Inghilterra il secondo romanzo di Bessie Head, Maru, ancora incentrato sulla
natura del razzismo, ma dove assistiamo alla comparsa di elementi quasi visionari, che
preannunciano l'astrattismo del suo romanzo più famoso, A Question of Power, apparso nel
1973. Negli ultimi anni della sua vita, Bessie Head trova finalmente una dimensione nuova del suo lavoro. Dedica il proprio sottile spirito d'osservazione alla vita quotidiana nei villaggi in Botswana, alle credenze animiste e alle superstizioni. La svolta 'sociale' fu segnata dalla pubblicazione nel 1977 della raccolta di racconti The Collector of Treasure, dal racconto storico Serowe: Village of the Rain Wind, del 1981; e dal romanzo storico A Bewitched Crossroad, del 1984. In questo periodo, Bessie Head riuscì a costruirsi una nuova esistenza, più tranquilla, all'interno della comunità di Serowe, il villaggio tanto amato quanto odiato. Mentre si addormentava, ella posò una mano morbida sulla sua terra. Fu un gesto di appartenenza.26 Negli ultimi anni della sua vita, Bessie Head trova finalmente una dimensione nuova del suo lavoro. Dedica il proprio sottile spirito d'osservazione alla vita quotidiana nei villaggi in Botswana, alle credenze animiste e alle superstizioni.
Epilogue - A Poem to Serowe These I have loved:
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