09.03.2010 — Seminario Bambini dittatori e bambini tra mondi diversi
L'a.ps. Centro Capta Onlus
è lieta di invitarvi al seminario "Bambini
dittatori e bambini tra mondi diversi - Le nuove sfide di insegnanti ed
educatori" organizzato dal Comune di Schio per
insegnanti delle scuola primarie e secondarie di 1° grado ed educatori che si
terrò martedì
9 marzo dalle ore 16.00 alle ore 20.00 presso l'aula
magna della scuola media Fusinato (via Vecellio 22 a Schio).
La presenza numerosa di bambini stranieri, la complessità legata a dimensioni
culturali diverse e apparentemente lontane e l’atteggiamento frequente di
prevaricazione e onnipotenza dei nuovi bambini, in famiglia e a scuola, sembrano
essere rappresentativi di mondi sconosciuti ed impermeabili. Il seminario
vuole approfondire queste problematiche particolarmente impegnative che
insegnanti ed educatori devono affrontare quotidianamente nel rapporto con i
bambini, i ragazzi e le loro famiglie. Ci si propone di offrire degli strumenti
di comprensione ma anche di azione concreta per qualificare il rapporto
educativo. Inoltre si vuole creare un’opportunità di condivisione di esperienze
positive realizzate da docenti di scuola primaria e secondaria di primo grado
perché lo scambio, l’interazione, il sostegno reciproco e la sussidiarietà sono
funzioni indispensabili non solo del vivere sociale ma anche della capacità di
attivare nuove conoscenze e nuove competenze.
Interverranno i seguenti relatori:
Dott.ssa Lina Cocco, Assessore alla Formazione e alla
Città dei bambini del Comune di Schio
Proff. Fernando Cerchiaro, Coordinatore Osservatorio
Regionale Permanente per la prevenzione del Disagio e per la Promozione
della Cittadinanza Attiva presso l’Ufficio Scolastico Regionale per il
Veneto
Dott.ssa Roberta Radich, psicologa, psicoterapeuta,
A.P.S. “Centro Capta Onlus”
Dott. Igino Bozzetto, psicologo, psicoterapeuta, Centro
Milanese di Terapia della Famiglia
Clicca
qui per scaricare il programma completo dell'iniziativa.
Cari Padani,
benvenuti nella nuova
Padania-Panjab. Da “padano doc” quale sono (padre milanese,
madre bergamasca, educazione a colpi di polenta) sono lieto di
annunciarvi che il nostro repertorio musicale, dopo
“Oh mia bèla madunìna” e
“La montanara uè” si
arricchisce di un non meno interessante contributo: bhangra music made in Berghem!
L’espressione può risultare oscura, perciò troverete un utile
dizionarietto nelle righe sotto
questo video – che forse non è un capolavoro, ma ci mostra un
pezzo di nuova realtà italiana:
la presentazione degli Indian
Culture Club di Bergamo, ovvero
Italian Bhangra Music.
(E ovviamente il video è ricco di riferimenti a
Bollywood…)
Berghem:
nome, in bergamasco, di Bergamo, ridente cittadina padana. Un
tempo sugli alpeggi dei monti bergamaschi lavoravano i
bergamini, che erano
mandriani transumanti. Oggi gli eredi dei bergamini, addetti alle
vacche nelle aziende zootecniche – non solo nella bergamasca ma in
tutta la Padania – sono
extracomunitari (quale italiano vuole svegliarsi alle cinque
del mattino per mungere?). Molto spesso si tratta di
indiani del Panjab (Punjab
secondo la traslitterazione inglese), una regione nota come
“il granaio dell’India”. Quasi sempre, questi immigrati sono di
religione Sikh. I
Panjabi tradizionalmente sono ottimi allevatori e agricoltori,
perciò oggi decine di migliaia di loro lavorano, stimati, nelle
campagne padane.
Bhangra music:
uno stile di musica e danza originario del Panjab, regione
settentrionale del subcontinente indiano (oggi divisa fra India e
Pakistan) che fu anche la terra di origine del Sikhismo. Il bhangra
era ed è suonato e ballato in Panjab in particolare in occasione di
Vaisakhi, una bellissima
festa che viene celebrata a metà aprile e che è legata
alla storia e alla spiritualità sikh. Negli anni
Novanta del secolo scorso il bhangra cominciò a diffondersi come
stile musicale a Londra,
mixandosi con la dance e
riscuotendo grande successo fra i giovani in tutta Europa grazie ad
artisti come Punjabi Mc
(che si esibì anche al Festival
di San Remo). Oggi il bhangra è la musica di riferimento di
una generazione di immigrati indiani – non solo panjabi – in Europa,
e in India è molto utilizzato nei
film di Bollywood.
Per saperne di più:potete leggere su
MilleOrienti i post della categoria “Sikh in occidente”
(qui a fianco) oppure cliccare in alto sulla pagina “chi sono”, dove
troverete la mia bibliografia sui Sikh. In particolare consiglio la
lettura del libro di D. Denti -M. Ferrari – F. Perocco (a cura di):
«I Sikh. Storia e immigrazione», edito da Franco Angeli,
perché parla specificamente
dell’immigrazione panjabi e sikh in Italia.
E’ un libro nato dalla collaborazione fra sociologi di Cremona e di
Padova – che hanno studiato le migrazioni degli indiani in Italia –
e indologi (fra cui il sottoscritto) che spiegano cosa sia la
cultura sikh.
Era ora che gli immigrati panjabi – sikh e non sikh – dopo anni
di oscuro lavoro nelle nostre campagne cominciassero a far venire
alla luce, anche in Italia, la loro cultura e la loro splendida
musica! Benvenuti in
Padania-Panjab…
From/Da: Bolzano (I)
L'associazione Lila
segnala il seguente corso di formazione:
·
Fornire metodi , strategie e tecniche di colloqui in contesti non terapeutici;
·
Utilizzare la prospettiva sistemico-relazionale che costituisce un modello
adeguato a promuovere forme di intervento utilizzabili al di fuori del setting
psicoterapeutico;
·
Avviare dinamiche di cambiamento, prerogativa non esclusiva della psicoterapia,
nei contesti educativi, sociali, consulenziali.
Obiettivi didattici
Al termine dell’intervento i
partecipanti dovranno essere in grado di:
·
Sapersi orientare nella conduzione di un colloquio individuale e/o familiare
secondo la prospettiva sistemico-relazionale;
·
Comprendere la/e problematica/che presentate dal singolo e dal contesto
familiare e individuare successivamente gli obiettivi nonché le tipologie
d’intervento educativo da porre in essere per l’individuo e/o per il nucleo
familiare in difficoltà.
Metodologia
Una
metodologia interattiva in cui l’elemento predominante è l’esercitazione
pratica, che a sua volta definisce nel percorso i continui aspetti teorici.
Pertanto si
effettueranno:
·
Role-playing/simulate;
·
Analisi di colloqui videoregistrati;
·
Esercitazioni guidate;
·
Discussione e supervisione di situazioni portate dai corsisti.
Contenuti
1.
Introduzione teorica: il colloquio con l’individuo e i suoi sistemi. a) Aspetti
epistemologici: la prospettiva sistemica b) Criteri e principi guida di
conduzione del colloquio
2.
Tecniche e strategie di conduzione del colloquio in rapporto agli obiettivi
3.
Il colloquio con l’utente, la sua famiglia nella dimensione del quotidiano
4.
Il colloquio con i sottosistemi istituzionali in particolare scuola, servizi,
centri esterni
5.
Analisi degli stili personali dei corsisti con gli utenti.
Prima parte:
mercoledì 17, giovedì 18 e venerdì 19 marzo 2010
·
Presentazione docente/corsisti/corso
·
Introduzione teorica alla prospettiva sistemico-relazionale
·
Presentazione video
·
Distribuzione analisi critica della bibliografia e dei materiali formativi
·
Il ciclo vitale della famiglia
·
Gli assiomi della comunicazione
·
Discussione
·
La conduzione del colloquio. Principi guida per la formulazione delle domande
·
La costruzione di situazioni di colloquio: per quale intervento educativo?
·
Gli stili comunicativi e relazionali
·
Linee direttive di base per la ricostruzione della storia di sviluppo per
un’autobiografica personale e per una biografia familiare
·
Esercitazioni
Seconda parte:
mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 aprile 2010
·
Modelli di attaccamento e contesti di apprendimento generativi delle principali
organizzazioni di personalità
·
Il colloquio con l’utente, la sua famiglia nel quotidiano all’interno dei
servizi della rete istituzionale: disamina casistica operatori.
·
Esercitazioni
·
Supervisione situazioni portate dai corsisti.
A CHI È RIVOLTO:
operatori dei
servizi socio assistenziali, educatori, psicologi, assistenti sociali
massimo 20 –
operatori
DURATA:
48 ore, 1l corso si compone di due parti con frequenza
obbligatoria
DATE E ORARI:
Prima
parte: mercoledi’ 17, giovedì 18 e venerdi’ 19 marzo 2010.
Seconda parte. mercoledi’ 14, giovedi’ 15 e venerdi’ 16 aprile 2010.
Mattina dalle
9.00 alle 13.00; pomeriggio dalle 14.00 alle 18.00.
SEDE DEL CORSO
Scuola
Provinciale per le Professioni Sociali
Bolzano, via Santa Geltrude,
3
Per informazioni e iscrizioni:
segreteria Corsi Brevi tel. 0471 /414418 fax
0471/414455
La ginecologa indiana Shashikala si occupa, gratuitamente, degli
immigrati di Dubai
di Elisabetta Norzi e
Christian Elia
Il sole si è da poco alzato su Dubai. In un cortile di Karama, un
quartiere popolare della città abitato in maggioranza da migranti
indiani, cuociono sul fuoco grandi pentole di riso, curry, spinaci e
lenticchie. Comincia da qui, ogni mattina all'alba, la giornata
della dottoressa Shashikala. Un sari clorato le avvolge il corpo
minuto, i suoi movimenti sono veloci: riempie quattro bidoni di
plastica con il cibo e ci chiede di aiutarla a caricare tutto sulla
macchina. Col sorriso sulle labbra, spiega che da tre anni, tutti i
giorni, questa è la sua vita: distribuisce pasti e medicine agli
illegal workers, i lavoratori migranti che hanno perso il lavoro e
non hanno più il permesso di soggiorno. La prima tappa è Sonapur,
alle porte di Dubai. In hindi significa "città d'oro", ma a
ricordare il colore dell'oro c'è solamente la sabbia, che ricopre
tutto e si infila ovunque: Sonapur è un'immensa città dormitorio che
per chilometri e chilometri si fa spazio nel deserto. In angusti
edifici di cemento tutti uguali, vivono migliaia di lavoratori:
indiani, pakistani, bengalesi, cinesi. Da dietro un cumulo di
detriti, un gruppo di ragazzi va incontro a Shashikala appena la sua
automobile si ferma: dormono su cartoni e materassi sotto l'ombra di
un albero. Non possono pagare un posto letto, non hanno i soldi per
tornare a casa e alcuni non hanno più neppure il passaporto.
Shashikala distribuisce il riso e li ascolta, uno ad uno: qualcuno
spiega che non si sente bene, altri chiedono come possono tornare in
India, altri ancora dicono che hanno lavorato per alcune settimane,
in nero, ma non sono stati pagati. La scorsa estate in due sono
morti per il caldo e da pochi giorni Shashikala è stata chiamata per
rimpatriare altre sei salme: uno di loro è caduto da un'impalcatura
in un cantiere, gli altri sono morti di malattie per la mancanza di
assistenza e di cure.
Dottoressa
Shashikala, come ha cominciato ad occuparsi dei lavoratori migranti?
Sono arrivata a Dubai nel 2007 e ho aperto un centro medico, a
Karama. Sia io che mio marito siamo dottori e vedendo le condizioni
dei lavoratori migranti, soprattutto di chi lavora nell'edilizia,
non ho potuto fare a meno di occuparmi di loro: parlano la mia
stessa lingua, vengono dalla mia stessa terra. La mia attività
principale, oltre a ricevere i pazienti nel centro medico, è
distribuire cibo e farmaci ai lavoratori migranti rimasti senza
lavoro, specialmente a chi è malato e illegale nel paese. Riusciamo
a sfamare in media 100-200 persone ogni giorno, ma in alcuni periodi
arriviamo anche a 800. Distribuisco il cibo a Sonapur e a Sharjah, e
in quest'occasione i lavoratori mi parlano dei loro problemi, fisici
e non solo. Se non stanno bene, li porto con me al centro medico per
visitarli. Recentemente ho incontrato diversi di loro che volevano
togliersi la vita, e in due lo hanno fatto: sono morti, si sono
suicidati. Io cerco di fare il possibile, quando stanno così male mi
fermo a parlare con loro per ore, ma certe volte non basta. Veniamo
qui a dare il cibo, conosciamo tutti, ma capita che il giorno dopo
ci chiamino per dirci che qualcuno è morto. E' terribile. Quanti di
questi uomini vengono da me e cominciano a piangere perché non sanno
più che cosa fare. Il loro pianto mi penetra nel cuore, io non posso
fare a meno di occuparmi di loro. In questi due anni e mezzo,
abbiamo sostenuto oltre 10mila persone in diversi modi: li abbiamo
aiutati a tornare a casa comperando centinaia di biglietti aerei per
l'India, abbiamo distribuito cibo, medicine, vestiti.
Quali sono i problemi di salute più diffusi?
Le malattie più comuni sono la tubercolosi, la bronchite, la tosse
cronica, le infezioni intestinali e la disidratazione. Qualche volta
anche l'Aids, ma in questi casi porto i malati immediatamente in
ospedale e cerco di farli tornare a casa. Ci sono poi tutti i
problemi legati agli incidenti sul lavoro: soprattutto le fratture
alle gambe e alle braccia, che molto spesso richiedono operazioni.
Infine ci sono le patologie psichiche: in tanti soffrono di
depressione e di altri disturbi mentali legati alle condizioni di
vita, di lavoro, alla lontananza da casa. Nei giorni scorsi sono
stata chiamata a Sonapur per un ragazzo che stava male, aveva la
febbre alta ed era magrissimo: mi ha detto che è a Dubai da 11 anni
e che in tutto questo periodo è tornato in India una volta sola.
Sono otto anni che non vede la sua famiglia.
Per i lavoratori illegali ci sono forme di sostegno
sanitario da parte del Governo?
Nei casi di emergenza i trattamenti sono gratuiti, ma se i pazienti
devono seguire qualche terapia o se hanno bisogno di essere operati
devono pagare di tasca loro. La questione centrale è che non è
stabilito dal Governo chi si debba occupare dei lavoratori illegali.
Esiste un Dipartimento per i Diritti umani, ma hanno tutti paura a
chiedere aiuto perché in genere si va incontro a problemi anziché
ricevere aiuto, anche perché per accedervi bisogna passare dalla
polizia. Il problema è che ci sono migliaia di persone che hanno
bisogno. Anche se qualcuno viene aiutato, ce ne sono continuamente
di nuovi che arrivano. Recentemente ho seguito due lavoratori che si
sono rotti una gamba e hanno dovuto essere operati. A uno hanno
chiesto 6600 dirham, all'altro 3500. Abbiamo pagato tutto di tasca
nostra, ho dato il mio passaporto e la mia carta di lavoro come
garanzia, e poi abbiamo raccolto i soldi, chiedendo aiuto a tutte le
persone che conoscevamo.
E le donne migranti, cura anche loro?
Sono specializzata in ginecologia, quindi mi occupo anche delle
donne. La maggior parte di loro hanno permessi di soggiorno come
domestiche e sono qui sole. Le curo per tutti i problemi
ginecologici, ma mi occupo soprattutto dei casi di gravidanza
illecita, fuori dal matrimonio, che negli Emirati è illegale. A me
però non interessa se sono illegali oppure no, come dottore ho il
dovere di aiutarle tutte. Una ragazza è arrivata da me quando stava
quasi per partorire, abbiamo chiamato l'ambulanza, ma non è stata
portata in ospedale perché non aveva i documenti in regola. Nessuna
struttura voleva farla partorire. Così ho dato i miei documenti,
perché ci voleva qualcuno che garantisse per lei: abbiamo trovato
uno sponsor che le desse il permesso di soggiorno e ci hanno chiesto
5mila dirham per il parto; in tre giorni siamo riusciti a
raccogliere i soldi. Ora la mamma lavora e il bimbo sta bene. Se non
avessimo pagato il conto delle cure mediche, mamma e figlio
sarebbero stati arrestati. In genere per i casi simili c'è il
carcere per 3 o 4 mesi e poi la Corte decide. Molte donne vengono da
me anche perché vogliono interrompere la gravidanza. Se decidono di
proseguire, mi occupo di loro, gratuitamente: le aiuto con i
biglietti aerei per tornare a casa, ho un posto dove farle dormire,
organizzo il parto se necessario. Ognuna di loro può scegliere se
prendersi cura del bambino oppure no. Chi non riesce a farlo, per
motivi finanziari o sociali, ha il nostro supporto per la cura del
figlio, che torna poi con la mamma appena lei riesce ad occuparsene
di nuovo. Prima del parto sono spaventate, pensano di non farcela,
ma alla fine il senso di maternità prevale, e quasi tutte riescono a
prendersi cura dei piccoli.
In India le persone sanno come è la situazione qui a Dubai?
Magari ne hanno sentito parlare, ma nei villaggi c'è talmente tanta
povertà che i ragazzi partono lo stesso. In più a tutti viene
promesso di guadagnare più di quello che poi ricevono una volta
arrivati qui. Molti devono pagare anche le società di reclutamento
in cambio di un lavoro, si indebitano, e poi si ritrovano in queste
condizioni. Lo stipendio medio per chi lavora nell'edilizia è di
circa 500-600 dirham al mese (100-120 euro), ma spesso devono
pagarsi anche una stanza per dormire, il cibo e quello che rimane in
tasca sono 300 dirham al massimo (60 euro). Se poi devono pagare
anche le compagnie di reclutamento, per i debiti che hanno
contratto, il lavoro non basta più. Così decidono di lasciare e
iniziano a lavorare in nero, a giornata, per provare a guadagnare di
più. Ma il risultato è ancora peggiore: si ritrovano illegali, senza
permesso di soggiorno e molto spesso non vengono neppure pagati per
le ore che fanno.
Che supporto hanno dalla polizia o dalle Ambasciate?
Nessuno, nemmeno il Consolato, l'Ambasciata, il Tribunale del lavoro
li aiuta. Se ti rivolgi a loro dicono sempre e solo "vedremo quello
che si può fare". Abbiamo provato a sollevare l'attenzione dei
media, ma anche loro non hanno fatto nulla alla fine. Alcuni
giornalisti sono venuti a vedere come è la situazione, ma poi non ne
hanno scritto: sono entrati a Sonapur con l'autorizzazione della
polizia, perché questi lavoratori sono illegali, ma poi non gli è
stato dato il permesso di pubblicare. Non essendo intervenuta la
polizia, avrebbe voluto dire che i poliziotti non fanno rispettare
la legge che punisce chi è irregolare nel paese. I poliziotti però
sono musulmani e per la loro religione bisogna avere pietà per la
povera gente. Così non intervengono, non cacciano gli irregolari, ma
il risultato è che dei migranti illegali non ne parla nessuno.
In questi anni c'è stata qualche forma di protesta, di
sciopero?
Qui non è possibile scioperare, non è permesso, è illegale. E poi
questi ragazzi non hanno nessun argomento legale, sono irregolari,
contro chi protestano? Dal 2007 la legge prevede l'espulsione
immediata per chi non ha un lavoro e uno sponsor che garantisca per
loro. E' difficile anche che si auto organizzino, perché sono molto
poveri, non hanno nulla. Ed è altrettanto difficile che qualcuno li
aiuti: nessuno vuole prendersi il rischio di avere a che fare con
chi è illegale nel paese. Io riesco a farlo, però: sono più al
sicuro perché sono un medico e sono donna. La polizia sa quello che
faccio e anche se qualche volta mi ferma e mi controlla, mi lascia
continuare a lavorare.
I medici non devono denunciare migranti
non regolari che si recano nelle strutture del servizio sanitario
nazionale. Lo dice una circolare diffusa dal prefetto Mario Morcone
I medici in servizio presso strutture sanitarie pubbliche non
devono denunciare migranti non regolari che si recano nelle
strutture del servizio sanitario nazionale. Nei giorni scorsi è
stata diramata una circolare datata 27 novembre 2009 nella quale il
prefetto Mario Morcone risponde in quel modo alle richieste di
chiarimento avanzate dalla Società italiana di medicina delle
migrazioni [Simm] insieme a Medici senza frontiere, Oisg e Asgi
nell’incontro del 15 ottobre presso il ministero dell’Interno. Il
pacchetto sicurezza, come noto, ha introdotto del reato di ingresso
e soggiorno irregolare ma ha mantenuto in vigore il dispositivo
previsto dall’articolo 35 del Testo unico nel quale si vieta
espressamente la segnalazione dei cosiddetti irregolari. «Questa
circolare mette fine a quei dubbi interpretativi che avevano già
spinto quattoridici Regioni ed una Provincia Autonoma a emanare note
di chiarimento sul tema», commenta la Simm sul proprio sito, nel
quale è possibile scaricare la circolare completa [www.simmweb.it].
Nell’ordine di pubblicazione Toscana, Piemonte, Puglia, Lazio,
Umbria, Marche, Liguria, Campania, Valle d’Aosta, Veneto, Calabria,
Emilia Romagna, Provincia autonoma di Bolzano, Molise, Sicilia,
hanno sostanzialmente indicato, in vari modi e forme, che il
personale [medico, paramedico, professionale, amministrativo,
tecnico, operatori sociali, mediatori culturali, nonchè personale di
polizia presente presso la struttura sanitaria che non può procedere
a controlli o all’acquisizione di informazioni sui pazienti
stranieri relative alla regolarità del loro soggiorno in Italia] che
opera nelle strutture sanitarie, pur rivestendo la qualifica di
pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, è sottoposto
all’obbligo del rispetto del divieto di segnalazione come previsto
dall’articolo 35 del decreto legilslativo 286/98. In ottobre una
delegazione di Simm, Oisg, Msf e Asgi era riuscita a ottenere un
incontro con il sottosegretario Fazio e con il prefetto Morcone che
avevano espresso parere favorevole per emanare una specifica
circolare.
«Una vittoria del diritto alla salute per tutti e della deontologia
professionale del medico pubblico», dice il segretario nazionale
della Funziona pubblica Cgil medici, Massimo Cozza. "E’ curioso –
sottolinea Cozza in una nota – come dopo tanto clamore mediatico il
ministero dell’Interno, quasi di nascosto, abbia preso atto del
pasticcio normativo suscitato dal ‘pacchetto sicurezza’ che
rischiava di trasformare i medici in spie. La nostra battaglia a
livello nazionale e nelle Regioni aveva già impedito nei fatti le
denunce. Adesso – conclude Cozza – con questa circolare il ministero
dell’Interno ‘chiarisce’ che il vecchio divieto di segnalazione non
e’ stato abrogato e che non sussiste neanche l’obbligo di chiedere i
documenti».
Del resto, come avevano denunciato numerose organizzazioni
antirazziste e di medici quella norma del Pacchetto sicurezza era
odiosa e illeggitima, perché cercava di costringere i medici e tutti
gli operatori della salute a denunciare i migranti che si
rivolgessero alle strutture sanitarie in quanto colpevoli di essere
clandestini, violando di fatto il Nuovo Codice Deontologico dei
Medici approvato nel 2008 [che obbliga tutti Medici italiani a
garantire le cure a chiunque senza limitazioni di alcuna natura,
comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o
dalla condizione giuridica dello straniero] e privando di fatto
dell’assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti
per decreto invisibili e senza diritti, in totale contrasto anche
con la Convezione delle Nazioni unite sui diritti del fanciullo.
Per questo era nata la campagna «Rifiutiamo di obbedire», promossa
dalla rete Clan Destino Doc [www.clandestinodoc.org ],
l’associazione Liblab [www.liblab.it ], alla quale avevano aderito
anche Medicina democratica e Medici per l’Ambiente.
Prestito della Banca Mondiale per risanare il Gange
Il fiume sacro è uno dei più inquinati al mondo. Il problema riguarda
anche gli affluenti. Circa 400 milioni di persone vivono sulle sponde
del fiume. Altri programmi di risanamento sono finiti nel nulla.
L’inquinamento produce tumori nella popolazione.
New Delhi (AsiaNews/Agenzie) - La Banca Mondiale garantirà all’India un
prestito di 1 miliardo di dollari per un progetto di risanamento del
Gange. Il fiume, sacro per la popolazione indiana di religione indù, è
infatti uno dei più inquinati al mondo, e scorre per circa 2500
chilometri raccogliendo prodotti di industrie chimiche, pesticidi
agricoli e acque di scarico.
Intervenendo a New Delhi, il direttore della Banca Mondiale Robert
Zoellick, ha spiegato che il progetto di pulizia e risanamento è
inserito nella più ampia iniziativa “Mission Clean Ganga” lanciata
dall’Autorità nazionale per il bacino del Gange (Ngrba). Entro il 2020
essa pensa di porre fine allo scarico dei rifiuti non trattati nel
Gange. Il progetto dovrebbe riguardare tutta la rete di affluenti del
fiume: per questo il piano comprenderà la costruzione di impianti di
trattamento delle acque di scarico, la ristrutturazione di canali di
scolo e altre misure per migliorare la qualità dell’acqua.
Gli ambientalisti sono in allarme, perché, sostengono, “il non
abbattimento dell’inquinamento ormai senza controllo potrebbe provocare
la fine delle comunità che vivono sulle rive del fiume”. Si tratta di
circa 400 milioni di persone, che già in passato hanno visto finire nel
nulla altri progetti, compreso quello che prevedeva la potabilità
dell’acqua entro il 1989.
L’inquinamento delle acque in India è un problema molto vasto e riguarda
tutti i fiumi del bacino del Gange. Esso ha diretta incidenza sulla
salute, essendo una delle principali cause di tumori nell’area. La
International Hepato-Pancreato-Biliary Association (Ihpba) stima che
nell’India del Nord vi siano almeno dieci vittime di tumore su 100mila.
Di tutto ciò si discuterà senz’altro anche al vertice sui cambiamenti
climatici in programma a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre. L’India ha già
dichiarato il proprio disappunto sulla bozza danese di riduzione dei gas
serra entro il 2020, sostenendo che i Paesi ricchi inquinano molto di
più e ha annunciato una proposta alternativa, concertata con la Cina,
sulla riduzione dell’intensità energetica delle produzioni industriali.
La monografia si occupa dei percorsi scolastici ed extrascolastici dei
giovani immigrati indiani, la cui presenza, già rilevante, è in costante
aumento in alcune province italiane (come quella di Cremona).
L’interesse della ricerca verso tale popolazione, tuttavia, non è
motivato solo dalla loro numerosità, ma anche da caratteristiche
specifiche di tale migrazione, quali l’elevata concentrazione
residenziale in alcune zone e una sostanziale buona accettazione da
parte degli autoctoni.
Il contributo di Francesca Galloni permette di analizzare le strategie
che gli immigrati indiani mettono in atto in ambiti educativi scolastici
ed extrascolastici e offre loro la possibilità di dare voce e senso ai
propri modelli di comportamento. In questo modo, triangolando quanto
emerso da osservazioni partecipanti e interviste a italiani ed
immigrati, si scorgono da una parte risorse e capacità degli adolescenti
indiani, dall’altra fraintendimenti diffusi nella società rispetto a
tale popolazione. Proprio per il fatto che la situazione è spesso più
complessa di quanto appare, lo studio etnografico aiuta a vedere oltre
le dimensioni culturali o i tratti comuni dell’immigrato, facendo
emergere condizioni di vita, strategie, sogni e competenzedi questi protagonisti.
Quindi, questa etnografia offre la possibilità di entrare dentro
l’immagine precostituita di giovani indiani e notare che il loro
successo personale e sociale è influenzato, più che da aspetti
culturali, dalle risorse del
contesto e dalla volontà politico-educativa di mettere in campo
strategie d’inclusione. Galloni, inoltre, indicando alcune
necessità, come quella di perseguire giustizia sociale, sollecita
domande che vanno oltre l’analisi della collettività indiana. Questo
studio, infatti, permette di riflettere ad ampio raggio sulla
formazione interculturale e
sulle scelte educative volte ad ottenere integrazione e coesione
sociale.
Visual Culture in Britain - New to Routledge in 2009
Visit the website to find out more:
www.tandf.co.uk/journals/rvcb
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From/Da: Centro
Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” Onlus (I)
XXXII CONVEGNO INTERNAZIONALE
DI AMERICANISTICA
Perugia (Italia), 4-10 maggio 2010
organizzato dal
Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” Onlus
XXXII CONGRESO INTERNACIONAL DE AMERICANÍSTICA
organizado por el Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”
Onlus, que tendrá lugar en Perugia (Italia) del 4 al 10 de mayo de 2010
.
El Congreso está organizado como habitualmente en diferentes sesiones
con temas específicos y una sesión no temática. Además de los temas
propuestos en las pasadas ediciones, será posible proponer hasta el 31
de octubre de 2009 nuevas sesiones , cuya aceptación estará subordinada
a la aprobación del Comité Científico del Congreso y a la efectiva
disponibilidad de espacio.
Para presentar una propuesta de sesión es necesario enviar a la
dirección info@amerindiano.org
:
- un abstract del tema de la sesión (entre 800 y 1200 caracteres);
- un curriculum detallado del coordinador o de los coordinadores;
- dos cartas de presentación del coordinador (de los coordinadores) por
parte de americanistas reconocidos a nivel internacional, de los cuales
por lo menos uno miembro del Comité Científico del Congreso.
El plazo para la inscripción como ponente es el 15 de enero de 2010 .
En el sitio web www.amerindiano.org
están a su disposición todas las normas de inscripción y cualquier otra
información sobre el Congreso.
PRESIDENZA
Romolo Santoni
COMITATO SCIENTIFICO
Tullio Seppilli (Presidente)
Maria de Lourdes Beldi de Alcântara
Giulia Bogliolo Bruna
Claudio Cavatrunci
Antonino Colajanni
Luciano Giannelli
Piero Gorza
Rosa Maria Grillo
Alfredo López Austin
Giuseppe Orefici
Mario Humberto Ruz Sosa
Romolo Santoni
COORDINAMENTO DELLA SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Manuela Pellegrini UFFICIO STAMPA
Claudia Avitabile ,
Andrea Niccolini
Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” Onlus
Via Guardabassi n. 10 - C.P. 249
06123 Perugia, Italia
Tel./fax (+ 39) 075 5720716 http://www.amerindiano.org
e-mail:
info@amerindiano.org
Se
sei interessato a partecipare al Convegno ti invitiamo a consultare le norme di partecipazione
La
lista definitiva delle sessioni proposte per il XXXII Convegno sarà
disponibile dal 15 dicembre 2009
From/Da: Riflessioni Sistemiche
Associazione Italiana di Epistemologia e
Metodologia Sistemiche
Si segnala la nascita della rivista semestrale a consultazione gratuita
on-line Riflessioni Sistemiche (
www.aiems.eu ), la quale ha un'impostazione di tipo monografico
ed interdisciplinare. Il primo numero è stato pubblicato il 15 agosto
2009, ed è dedicato al tema dell'incertezza nel pensiero sistemico. Vede
la partecipazione di un folto gruppo di studiosi d'eccellenza,
provenienti da diversi campi disciplinari, ma tutti afferenti ad
un'epistemologia di stampo sistemico.
Riflessioni Sistemiche è una rivista registrata al Tribunale di
Roma con autorizzazione N°194/2009 del 26 maggio 2009.
From/Da:
Montecchio M. (VI) (I)
E' uscita la rivista mensile Shako dell'Associazione Culturale e
Sociale del Bangladesh di Montecchio Maggiore (VI)
CALL FOR
PAPERS, PRESENTATIONS, WORKSHOPS AND SESSIONS
2010 International Conference of the System Dynamics Society
Seoul, Korea July 25 - 29, 2010
CONFERENCE HOST: Korean System Dynamics Society
SUPPORTED BY: Korean Tourism Organization and Seoul
Convention Bureau
KEY DATES: Papers, workshops and session proposals may be
submitted from January 2, 2010 to March 22, 2010
PROGRAM: The main theme will be “Beyond the Crisis: Greening
Economy, Society and Future,” reflecting global concerns
about the environment and economic problems. The program
will consist of invited and contributed sessions and
workshops demonstrating the state of the art in the theory
and application of system dynamics.
Submissions are encouraged on all topics. We anticipate
strong interest in the conference main theme and on the
topics of climate change and energy transition. A special
new subject will be “Eastern philosophy and systems thinking.”
A sampling of conference topics to be addressed can be found
on the conference website. The program schedule will also
include exhibits, modeling assistance workshops, panel
discussions, special sessions, a student colloquium and
Society meetings.
BONUS DAY: July 30, 2010. The extra day will be useful for
groups that wish to organize informally. Chapters and
interest groups will have an opportunity to share
information in much greater depth. Proposals are due
November 15, 2009; send to programchair@systemdynamics.org.
VENUE: The Seoul Olympic Parktel has perfect features for
international gatherings and is a landmark in the heart of
Seoul’s sports district; the Parktel vividly
reflects the proud history of
Seoul hosting the 1988 Olympic and Paralympic
Games. Visit: http://www.parktel.co.kr
CONFERENCE CHAIR: Man-Hyung Lee, Chungbuk National
University
PROGRAM COMMITTEE: Tae-Hoon Moon, Chair, Chung Ang
University
Co-Chairs: Nam-Sung Ahn, Solbridge International School of
Business - Zhiguang Cao, Shanghai University of Finance and
Economics - Tim Haslett, Monash University - Xu Honggang,
Zhongshan University - Tsuey-Ping Lee, National Chung-Cheng
University - Kaoru Yamaguchi, Doshisha University
Assistant: Young-Kyo Hong, Sookmyung Women’s University
Coordinator: Khalid Saeed, Worcester Polytechnic Institute
E-mail: programchair@systemdynamics.org
ORGANIZING COMMITTEE: Dong-Hwan Kim, Chair, Chung Ang
University
Co-Chairs: Won-Gyu Ha, Electronics and Telecom Research
Institute - Young-Min Oh, Seoul National University - Daniel
Thiel, University of Paris - Mi-Sook Yi, Korea Research
Institute for Human Settlements
WORKSHOP CO-CHAIRS: Nam-Hee Choi, Chungju National
University and Sang-Hyun Park, National Information Society
Agency
CONFERENCE MANAGER: Roberta L. Spencer, System Dynamics
Society
E-mail: conference@systemdynamics.org
SYSTEM DYNAMICS SOCIETY
Milne 300, Rockefeller College, 135 Western Avenue
University at Albany, State University of New York Albany,
NY, 12222
E-mail: office@systemdynamics.org
Phone: (518) 442-3865 Fax: (518) 442-3398 http://www.systemdynamics.org/
Australian Cultural History - New to Routledge for 2009
For further information please visit:
www.tandf.co.uk/journals/rahi
_________________________________________________________
_________________________________________________________
Journal of Australian Studies - Free Articles!
For further information please visit:
www.tandf.co.uk/journals/rjau
_________________________________________________________
Massive Exodus Of Street Children Into Western
Europe
25/09/2009 - Key non-governmental groups and
officials have urged the European Union to urgently tackle the "growing
problem" of street children moving from Eastern to Western Europe, by
improving cross-border cooperation and child protection.
They made the appeal at the 'European Forum On
Street Children 2009' in Budapest, amid concerns that the EU's open
borders mean that "unaccompanied" minors from poorer member states are increasingly
roaming the streets of richer Western European cities. There are
believed to be a quarter of a million street children in Europe,
although officials cautioned that figure may be higher because as many
as 1.5 million young gypsies, also known as Roma, are "unregistered".
In September 2008, the EU devoted a summit to Roma issues,
part of a broader European effort to make 2005-15 a ‘decade of Roma
inclusion’. Valeriu Nicolae and Bernard Rorke, from Open Society
Institute’s Roma Initiatives, review progress over the year
The rhetoric may have improved, but violence is on
the rise
The attendees at the first-ever EU Roma Summit were powerful:
five European commissioners, representatives from member states and
officials from the Council of Europe, the Organisation for Security
and Cooperation in Europe, the World Bank and the United Nations all
took part.
The turnout indicated fresh political will within and outside the
EU to develop coherent, unified and effective policies to promote
Roma inclusion. The rhetoric was also suitably strong. Vladimír Špidla
spoke out powerfully against the persecution of the Roma, and his
fellow commissioner Jacques Barrot re-affirmed the Commission’s
commitment to ensuring respect for fundamental rights. The
Commission has sustained this rhetoric over the past year, putting
it at the forefront of positive Roma initiatives in Europe. This
improvement is important. Language matters. It also demonstrates
publicly a deeper change: in recent years, the Commission has moved
from passive somnolence to active engagement.
Rhetoric has its limits, though. At times, those clamouring for ‘Europe’
to do something seem oblivious to the limits of the institutions’
competence. It also feeds a wider misconception that the EU can
provide a panacea for ailments that are altogether more intimate –
the primary responsibility to protect the rights, security and
safety of citizens and to combat racism remains emphatically ‘at
home’, with national governments.
And, at that domestic level, the past year has been disturbing. A
recent report by the Roma Education Fund, for example, shows that
systemic over-representation of Roma in special education stubbornly
persists in countries such as Slovakia; increasing money for the
fund is a first step in closing the education gap between Roma and
non-Roma.
In addition, just last month, Italy’s Council of State approved
the fingerprint of all Roma, as well as obliging Roma to wear
special badges when leaving their camps, a disturbing repeat of
fascist practices from the last century. Racially motivated violence
has increased, with murders in Hungary, violence in Romania and a
mob in Northern Ireland that forced Roma to seek sanctuary.
Elsewhere, Roma houses have been set on fire, vandalized and
demolished. Hate speech too has flourished – sometimes through the
mouths of local and national leaders.
In short, a year after the summit, officials’ rhetoric has
improved, but there has been a steep rise in popular prejudice,
violence and intimidation against Roma. While the cures primarily
lie at the national level, the EU has a very important role to play.
After the summit the Commission made an unprecedented effort to
grapple with Roma issues: it created the EU Roma Platform, to bring
EU institutions and civil society together to formulate a joined-up
Roma policy, setting out a long-term strategy with effective,
consistent and concrete action.
The platform could also be a focal point for changes within the
Commission. Those, experts have suggested, should include the
creation of a unit focused on Roma inclusion and a task force on
anti-Gypsyism.
That has not happened. Nor does the Commission seem clear about
how the platform should function, something reflected in the lack of
specificity in the agenda for the platform’s 28 September meeting.
The platform needs to establish co-ordination mechanisms and
facilitate implementation and monitoring. Right now, nearly five
years into the decade of Roma inclusion, EU institutions – as well
as European governments – are still falling short.
Master in "Comunicazione e mediazione
interculturale - gestione dei conflitti in ambito aziendale, educativo,
sanitario, sociale e dei mass media"
- con formazione a distanza (e-learning) -
Terza edizione 2009-2010
Saper comunicare con
persone di differente cultura, saper mediare e gestire conflitti
attraverso le più aggiornate tecniche di comunicazione e di
negoziazione: sono queste le competenze sempre più richieste da imprese,
organizzazioni e istituzioni che hanno relazioni internazionali, che si
misurano con la globalizzazione economica e culturale, o che si
relazione con persone di origine straniera.
Dall’esigenza di
formare professionisti della
comunicazione e della mediazione in un mondo complesso e
multiculturale prende avvio la terza edizione del Master di primo livello,
con formazione a distanza (e-learning), in "Comunicazione e mediazione
interculturale - gestione dei conflitti in ambito aziendale, educativo,
sanitario, sociale e dei mass media". Il Master, diretto dal
professor Agostino Portera, docente di
Pedagogia Interculturale, è organizzato dal Centro Studi Interculturali
dell'Università degli studi di Verona per l'anno accademico 2009-2010.
Il Master è strutturato
in 280 ore di lezioni con formazione
a distanza, 120 ore di
didattica in presenza articolate in quattro seminari da tenersi nel
corso dell’anno, 100 ore
di stage e una parte di studio individuale su lezioni in
digitale, dispense e testi. Il Master si articola in cinque moduli
comuni e un modulo specialistico a scelta dello studente.
I cinque moduli comuni sono:
Globalizzazione e società complessa, rischi e opportunità; Storia e
politiche delle migrazioni; Pedagogia interculturale; Comunicazione
interculturale; Mediazione e gestione dei conflitti.
Il sesto modulo specialistico è
a scelta fra i seguenti ambiti: l'area delle imprese e delle
organizzazioni che operano in campo internazionale; l'area delle
istituzioni scolastiche ed educative; l'area del mondo sociale e
sanitario; l'area delle comunicazioni di massa e delle relazioni con i
media. Accanto a una formazione di base su temi economici, giuridici,
storici e sociologici, il Master fornisce gli strumenti pedagogici e
comunicativi per relazioni interculturali efficaci.
Il costo
dell'iscrizione al Master è di 2.500 euro. Le iscrizioni si chiudono il 23 gennaio
2010 e le lezioni online cominciano a marzo 2010 per
concludersi con la tesi entro febbraio 2011.
Al corso sono ammessi laureati dei corsi triennali, specialistici o del
vecchio ordinamento.
E' possibile iscriversi
anche a un solo modulo, con un costo ridotto, con attestazione finale
dello studio fatto. Il Master, nel suo complesso, assegna 60 crediti
universitari e si conclude con una tesi di Master e il diploma.
Per informazioni
dettagliate sul corso e sull'iscrizione:
http://fermi.univr.it/csintoppure Centro Studi
Interculturali - Università di Verona,
telefono 045.8028147 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 15).
Università degli
Studi di Verona Ufficio Stampa Telefono:
045.8028164
di Piergiorgio Moro13 / 7 / 2009
Quest'autunno il tema del razzismo e’ ritornato nuovamente al centro
della politica australiana scuotendo la tranquillità degli ultimi tempi.
Negli ultimi due anni, specialmente nella citta’ meridionale di
Melbourne, sono stati registrati numerosi casi di aggressione contro
studenti indiani. Avendo constatato che la polizia non era molto
interessata ad investigare questi crimini, le organizzazioni
studentesche indiane hanno dato vita ad una serie di azioni che hanno
portato il problema in prima pagina.
In risposta, innumerevoli ‘esperti’ si sono fatti vivi nello spiegare
che questi incidenti erano solo casi sfortunati di vita metropolitana, e
gli studenti Indiani erano stati attaccati non per ragioni di razzismo
ma perche’ visti come vittime facili. Per i politici era essenziale
minimizzare la possibilita’ che il razzismo fosse visto come una delle
ragioni di questi attacchi.
L’importanza di questo dibattito non era solo di come venisse vista
l’Australia all’estero, ma di fare in modo che queste aggressioni non
diventassero un problema anche economico . La verità è che gli studenti
Indiani che studiano nelle Universita’ Australiane sono oramai diventati
una fonte enorme di reddito per l’economia Australiana, dato che pagano
migliaia di dollari per corso per studiare alle varie universita’.
Non sorprende che numerose delegazioni di politici e imprenditori sono
partiti per l’India per rassicurare le famiglie Indiane che l’Australia
e’ un paese sicuro, non razzista, e possono continuare a mandare i loro
figli a studiare tranquillamente. Al momento essendo aumentata la
consapevolezza ma anche l'auto-organizzazione degli studenti stessi, le
aggressioni contro gli indiani sono diminuite.
La questione pero’, non e’ risolta, come si e’ visto la domenica 12 di
luglio a Melbourne, dove il governo statale aveva sponsorizzato una
‘camminata’ per promovuore la tolleranza e per far vedere quanto era
serio nel combattere ogni forma di razzismo. Qualche migliaio di persone
hanno partecipato a questo evento, incluso tante comunita’ estere che
hanno dato colore con la loro musica e costumi tradizionali.
Assenti pero’ erano tutte le organizzazioni studentesche indiane. Il
loro boicottaggio era dovuto al fatto che il governo non gli aveva
concesso il diritto di parlare dal palco e a concederli la possibilita’
di esporre la loro situazione. Il governo era cosi spaventato dalla
possibilita’ di policitizzare la situazione che sul palco c’erano
solamente musicisti e nessun discorso....
Un recente aumento nel numero di imbarcazioni contenenti persone in
cerca di asilo politico nelle acque australiane, ha riacceso il
dibattito su come accogliere queste persone. Questo tema era stato
usato, ed abusato, dal governo precedente per trasformare l’Australia in
uno dei paesi del mondo con leggi tra le piu’ severe nel confronto dei
rifugiati che tentavano di approdare via mare.
Il nuovo governo laborista ha rilassato parzialmente queste leggi e
migliorato alcuni dei diritti per queste persone. I cambiamenti
includono l’abolizione del debito che i rifugiati dovevano pagare per il
loro periodo di incarcerazione, piu’ diritti nel ricevere assistenza
sociale, piu’ opportunita’ di lavorare legalmente, e agevolazione nelle
pratiche per richiedere asilo politico.
Allo stesso tempo pero’, hanno continuato a giocare la carta della
xenofobia continuando a demonizzare i rifugiati, rassicurando la
popolazione australiana che con i laboristi le frontiere sono più
sicure. Cosi, i laboristi hanno ampliato il centro di detenzione
sull’isola di Christmas (nel mezzo dell’oceano Indiano), hanno aumentato
il budget per la marina militare per pattugliare il mare al nord
dell’Australia, ed intensificato gli accordi con i governi Indonesiani e
Malesi per far in modo che blocchino i rifugiati in quei paesi.
Nonostante questi avvenimenti, un tema costante della situazione sociale
australiana e’ la situazione disastrosa in cui si ritrovano gli
Aborigeni. Le statistiche sono molto chiare. Gli Aborigeni soffrono di
malattie da Terzo Mondo, hanno un tasso di poverta’ molto piu’ elevato
di qualsiasi altro gruppo, e hanno un’aspettativa media di vita molto al
di sotto del resto degli Australiani.
Sia il governo laborista che l’opposizione liberale si pronunciano
continuamente scandalizzati da questa situazione e regolarmente
annunciano nuove iniziative. Attualmente, da due anni, le comunita’
Aborigene nello stato del Northern Australia sono sotto controllo di
leggi d’emergenza dove il governo federale ha preso il controllo dei
loro affari politici, sociali ed economici, mentre la polizia e i
militari hanno mano libera per ‘proteggere’ le comunita’.
Si parla molto di questa iniziativa, o ‘intervention’ in Inglese, ma le
voci delle numerose comunita’ che sono opposte a questa ‘intervention’
stentano di farsi sentire al di sopra delle proclamazioni dei politici
di aver finalmente intrapreso la strada giusta per risolvere il
‘problema’ Aborigeno.
La verita’ e’ che le soluzioni ci sarebbero. Tante commissioni d’inquiesta
nel passato hanno gia’ espresso l’opinione che il primo passo per
migliorare le condizioni di vita degli Aborigeni e’ di dare piu’
controllo alle stesse comunita’/organizzazioni Aborigine. Questo gli
darebbe la possibilita’ di decidere se stessi su come organizzarsi e
risolvere questi problemi.
Ma questo significherebbe dare piu’ potere agli Aborigeni - e questo e’
tabu’ per le classi politiche Australiane. Lo era 200 anni fa’, e lo e’
ancora.....
Le comunita’ Aborigine pero’ non hanno rinunciato alla loro cultura,
alla loro terra, ai loro diritti, e la lotta continua.
Piergiorgio Moro
Melbourne
Luglio 2009
From/Da: IFTA
XVIII World IFTA Congress
Join us in Panamericano Hotel in Buenos Aires,
Argentina
from March 17-20, 2010 for the 18th World Family Therapy Congress
Deadline for submission of abstracts:
September 15!
Come join us at the congress that brings
together preeminent thinkers and scholars in the
field of family therapy and deals with issues regarding the crucial role that
family therapy plays
in process of coexistence, healing, and reconciliation as it relates to trauma,
violence, abuse,
and suffering throughout the world
High Level
Conference on the Security Situation of Roma in Europe
Bucharest,
12-13 October 2009
The European
Roma and Travellers Forum, in partnership with the Committee for Human
Rights, Cults and National Minorities Issues of the Romanian Parliament
and Partida Romilor Pro Europa (Roma Party for Europe), is organizing a
High Level Conference on the Security Situation of Roma in Europe.
The two-day
conference will bring together the main stakeholders, high level
representatives and decision-makers of European and inter-governmental
human rights institutions, as well as non-governmental and civil society
organizations from Council of Europe Member States. The aim of the
conference is to discuss the hostilities against Roma and the rising
Anti-Tziganism within Europe.
Background information
to the conference
The rising
hostilities against Roma, racist attacks and a series of murders, have
forced Roma to migrate from Central, Eastern and South Eastern Europe
toward the more wealthy countries of the European Union. Moreover,
relations between Roma communities and the government are increasingly
strained, and there is an alarming number of reliable reports suggesting
that the police and the para-military groups use disproportionate force
and resort to violence that could be qualified as degrading treatment.
Sixty years
ago the Council of Europe was set up to rebuild Europe on the basis of
the respect of human rights and the dignity of the individual. As the
European Union progressed towards European reunification, it was hoped
to do away with what characterised the history of this continent for
centuries, including racial hatred, pogroms, and the burning down of
settlements.
That hope
must not be shattered. We must stop the rabid political minorities of
today from becoming the governments of tomorrow. States have a
responsibility to guarantee human rights protection for everyone. The
failure of several governments to guarantee human rights protection for
Roma has led to insecurity among Roma within European Union countries.
As a result, Roma people, citizens of the European Union, are seeking
asylum outside of their country.
The European
Roma and Travellers Forum has decided to hold a high-level event on the
security issue of the Roma in order to have an in-depth analysis and
discussion on this crucial topic. This time, we intend to break away
from the well-known, good old thematic areas and try to get to the core
of rising anti-Tziganism, the fear-motivated migration, which is a real
challenge for Europe. The open labour market of the Western countries
was intended to be the solution to overcome poverty for people from the
Eastern countries. It was not expected that excluded, marginalized
people would seek shelter and safety from persecution in Western
countries.
Thematic areas to be
discussed
Having
regard to the above, the European Roma and Travellers Forum invites
proposals for papers which analyze the aspects related to this complex
issue, focusing on one or more of the areas listed below:
Historical context:
Jewish persecution, racism in South Africa and in the United
States of America; Historical parallels with the situation of
Roma, identification of possible advocacy tools or mechanisms
for the Roma movement to fight anti-Tziganism;
Methodology for
identifying economic migration and forced migration, possible
legislative and non-legislative responses and the recently
applicable standards;
Possible need for
establishing minimum standards for the integration of migrants
and for ensuring their access to citizenship and equality;
De facto and de
iure statelessness of Roma;
Implementation
deficits of the Free Movement Directive (2004/38/EC) and how the
limitations imposed by member states have affected the Roma;
Mechanisms
introduced to fight against xenophobic and racially motivated
crimes committed against Roma in Europe;
European
Initiatives, National Roma Integration Policies - possible
exchange of best practices in Hungary, Czech Republic, Slovakia,
Italy, Romania, UK;
Applicants wishing to
present their papers are invited to submit their abstract (150 words )
and CV in English to the Secretariat of the European Roma and Travellers
Forum by 28 September
2009,
at
ertf@coe.int.
The Secretariat will inform
applicants of the decision by
30 September 2009.
Final version of papers will
then be submitted by 7
October 2009. The selected paper will
be included in the first panel on
12 October 2009
after the keynote speeches.
The author of the selected
paper will be invited to the conference and his/her costs will be
covered by the organisers.
The Secretariat
Evropako Forumo
e Romengo thaj e Phirutnengo (EFRP)
Forum européen des Roms et des
Gens du voyage (FERV)
European Roma and Travellers
Forum (ERTF) DG III - Cohésion
Sociale / Social Cohesion
Conseil de l'Europe / Council
of Europe
AGORA Bâtiment - 1 quai
Jacoutot
F - 67075 Strasbourg
Tel.: + 33 (0)3 90
21 43 31
Fax: + 33 (0)3 90 21 56 58 E-mail:
robert.rustem@coe.int
http://ertf.org
From/Da: Etnografia Newsletter (I)
CALL FOR PAPERS
Middle East Journal of Culture and Communication
Call For Papers
Intellectuals, 'Islam' and Modernity
All too often, studying 'Islam' and 'Muslims' resembles stamp collecting,
carrying the danger of putting together pieces of information without
considering the broader context. Associated with this perceived
and constructed 'singular community' is the idea that Muslims form
a cultural unity, based upon a common cultural core that only the
Orientalist is equipped to decipher. Furthermore, the 'debate' about
'Islam' and 'Muslims' is overshadowed by false binaries and a very
narrow optic of 'modernization' dichotomies: modernity v tradition,
Islam v West and secularism v religious fundamentalism. Such binaries
suppress the diversity of histories, cultures, struggles and aspirations,
and conceal real 'divides'.
This forthcoming issue of MEJCC welcomes contributions which trouble the
provincialism of perceived 'universal' theory of culture and identity,
drawing attention to the multivalent and multi-local characteristics of
culture whilst highlighting the necessity, once again, of the need and
the possibilities of going beyond the false binaries, of speaking with a
'third voice' and of recognizing the polyphonic and diverse character of
the 'Muslim Other'. A major concern of this issue is to document and
critically analyze contemporary intellectual discourse emerging about
'Islam' and 'Muslims' through an exploration of the relationship between
intellectual history, political philosophy and social theory. We intend
to publish a number of essays on this topic and suggest various themes,
amongst others, which might be considered:
1- Contemporary intellectual discourse in
the Muslim World: Responses to modernity
2- Contemporary thought in the Muslim
World and the question of historicity
3- New articulations of 'culture' and 'identity'
in Middle Eastern thought
4- Positioning Islam and Muslims in
contemporary Western intellectual/literary/media discourse
5- Re-thinking the impact of imperialism
and capitalism on cultures in the Muslim World
6- Islamic cultures and the question of
modernity
7- Muslim diaspora in the West and the
politics of identity
8- Rehearsing alternatives to
Western-centric articulations of the 'modern'
9- Resistance, subcultures and new forms
of artistic expression in the Muslim World
10- Intellectuals, communication, and culture in the
Muslim World
11- Religious intellectuals, state intellectuals and
political philosophy in the Muslim World
12- The impact of cultural salafism on intellectual
discourse in the Muslim World
13- Intellectuals and the internet in the Muslim World
Abstracts should be no more than 300 words long. They should be
submitted to both Gholam Khiabany (g.khiabany@londonmet.ac.uk)
and Tarik Sabry (sabryt@wmin.ac.uk)
by the 22nd of September 2009. The deadline for completed papers is the
25th of March 2010.
Articles should be 6000-7000 words long and include an abstract of not
more than 150 words that clearly defines the nature of the article. Up
to five keywords should be included to identify the article.
Please note that all articles will be subject to our peer review process
and that the Editors retain the discretion at all stages of the
publication process to accept or reject an article.
MEJCC is published by Brill. The first issue of the Journal can be
accessed free at www.brill.nl/mjcc.
Dr. Tarik Sabry
Senior Lecturer in Media and Communication Theory
Co-Editor Middle East Journal of Culture and Communication
Arab Media Centre, CAMRI
University of Westminster
Watford Road, Harrow HA1 3 TP, UK
Tel: +44-(0)20-7911 5000, ext. 4287(office)
Email:
sabryt@wmin.ac.uk
From/Da: Etnografia Newsletter (I)
Ragazzi, RossellaWalking on Uneven Paths The
Transcultural Experience of Children entering Europe in the Years 2000
Bern, Berlin, Bruxelles, Frankfurt am Main, New York, Oxford, Wien,
2009. XVIII, 222 pp., ISBN 978-3-0343-0042-1
Order online: www.peterlang.com
What can we learn from children traversing the liminal and transient
time-space of migration? How do migrant children and their caretakers
navigate
educational systems in Europe today? How is it to be captive in an inner
city classroom? How do children's body language and verbal dominant
languages
interface? How does a child become mediator between their family and the
educational institutions? This anthropologically grounded study,
integrated by
ethnographic film excerpts and based on a culturally-reflexive approach
to the use of media in the research practices, explores the
transcultural
experience of migrant children between 6 and 13 years, by closely
analysing the particular codes, rhythms and practices of educational
systems in Ireland
and France. The children's experiences are represented in both the film
sequences and the written text, in the form of their personal, shared
viewpoints
about cultural diversity, biographical accounts and social practices in
the family and at school. These are experiences which they have worked
through,
from a time preceding migration and to the present. The film captures
the sensibilities of migrant children and invites the reader/viewer to
embark on these
somewhat uneven paths.
Contents: Framing Migration and
Childhood: An Anthropological Film Approach - The Intercultural
Classroom in Paris - In the Migrant Family Home: The
Intergenerational Performance of Cultural Identity - The Agency of
Migrant Children: Five Narratives.
The Author: Rossella Ragazzi (1965)
is currently Research Fellow in Visual Culture Studies and Media applied
to Anthropology at the University Museum
of Tromsø University, Norway. She is also a filmmaker and worked in
Italy, France, Cameroon, Bolivia, Norway and Ireland.
From/Da: Etnografia Newsletter (I)
ANTHROPOLOGISTS ASSOCIATION
Portale dell'Associazione Nazionale Universitaria
degli Antropologi Culturali
Suddiviso in diverse sezioni, comprende Call for
papers, Ricerche, Links, Eventi e Novita' editoriali costantemente
aggiornati.
C'e' una nuova rubrica dedicata ALLA GENTE
D'ABRUZZO, con notizie, link e numeri utili per aiutare le popolazioni
colpite dal terremoto.
From/Da: Dr. Sabrina Brancato (D)
È appena uscito
in libreria il volumetto Ancor ci si imbaRAZZA: Storie di ordinaria
xenofollia (Besa Editrice, 2008). Brevi racconti agili e vivaci per
riflettere sul tema dell’interculturalità con un pizzico d’ironia.
***************************
Dr. Sabrina Brancato
Goethe Universität – Frankfurt
Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, il manuale di educazione
sessuale 'Conosci il tuo corpo' ha superato settanta milioni di
copie. Dove? Nei piccoli villaggi dell'India
Nel 1987, in arrivo da vari villaggi del Rajasthan, Nord dell’India,
75 donne a Delhi bussarono alla porta della casa editrice
Kali for Women. Grazie al Women Development Program del
governo, avevano frequentato workshop sulla salute e sul corpo delle
donne dall’infanzia alla vecchiaia. Di lì, il loro entusiasmo aveva
dato vita a un libro illustrato, intitolato Conosci il tuo corpo.
Un excursus sulla vita delle donne attraverso le tappe più
significative della vita biologica: la scoperta dei propri genitali,
la comparsa delle prime mestruazioni, l’adolescenza e l’insorgere
del desiderio, il matrimonio e la scoperta della sessualità, la
gravidanza, il parto, la menopausa. Scrissero tutto il libro
a mano, disegnando tutti i cambiamenti sul corpo nudo di una donna e
di un uomo a fumetti. Distribuirono il libro nei villaggi
per “testarlo”. La reazione fu durissima: fu giudicato
spazzatura, perché non era accettabile vedere la nudità. Il
gruppetto discusse a lungo su come ovviare a questa resistenza
culturale, e trovò una splendida soluzione: la donna fu disegnata
completamente vestita, con la gonna lunga tradizionale, la casacca,
la testa coperta. Ma aprendo piccole finestrelle di carta, si vedeva
la vagina, l’apparato riproduttore, il seno. Stessa cosa per l’uomo:
una finestrella nel dothi, i pantaloni lenti che usava Gandhi, e si
vedeva il pene e la costituzione degli organi genitali maschili.
Le 75 signore avevano sentito dire che esisteva una casa editrice
femminista dal nome evocativo di Kali for Women, e
che Urvashi Butalia ne era stata la fondatrice tre
anni prima, con l’aiuto dell’amica Ritu Menon. Kali nel pantheon
indiano è una divinità potente, vincente, che distrugge l’ignoranza,
ma anche terrificante, vendicativa se serve. Quelle donne avevano un
bisogno, da affermare con urgenza: dare alle loro figlie (e certo
anche ai figli, ma in seconda battuta) un vademecum che le
informasse sull’universo tabù della sessualità, velato da una
cortina di ferro di pregiudizi tradizionali, ignoranza atavica,
maschilismo radicato. Un vero e proprio manuale di educazione
sessuale. Illustrato a mano, perché non vi fosse alcun
fraintendimento. E in hindi, ovviamente, perché nessuna di loro
parlava l’inglese, né tanto meno era a conoscenza della Bibbia
americana degli anni Settanta, Our Body, Ourselves.
Il garage della dea hindu
Urvashi Butalia aveva concepito l’idea di una casa editrice
femminista indiana a Delhi, ma a Londra aveva vinto una borsa di
studio per sviluppare il progetto. «Non parlavo d’altro, i miei
colleghi non ne potevano più di ascoltarmi. Una sera, davanti a una
birra, mi chiesero se almeno avessi in mente un nome.
Wal Mart è in attesa di assumere il controllo
dell’intero comparto della vendita al dettaglio in India, che offre
impiego al più alto numero di persone dopo il settore agricolo.
Infatti, nel contesto della crisi agraria causata dalla
liberalizzazione del commercio determinata dal WTO, la vendita al
dettaglio rappresenta per l’occupazione l’ ultima risorsa. Wal Mart
è il leader mondiale nel mercato della vendita al dettaglio. Nel
rapporto intitolato "Oligopoly Inc." del 2005" , redatto da ETC
Group viene indicato come la sua posizione di mercato consolidata,
la sua strategia basata su di una concorrenza molto aggressiva e
l’espansione globale massiccia rappresentano le forze motrici nel
settore alimentare della vendita al dettaglio. Nel 2004, le prime
dieci catene mondiali di rivenditori nel settore alimentare hanno
fatto registrare complessivamente un volume di vendite di 840
miliardi di USD, pari al 24% del mercato globale valutato 3.5 i
trilioni di USD. Esso ammontava 513.7 miliardi di USD nel 2001. Se
Wal-Mart ed altre catene di rivenditori globali riusciranno a
entrare nel mercato indiano, significherà il fallimento per tutti i
piccoli rivenditori e coltivatori del Paese. La tabella nella parte
inferiore fornisce il fatturato del comparto della rivendita al
dettaglio nel settore alimentare al livello mondiale. Questi
rivenditori stanno cambiando i supermercati in " hypermarkets". La
crescita esplosiva di questi giganti del commercio dei generi
alimentari è prevista in Asia e in America Latina. Le previsioni
affermano che l’Asia rappresenterà nel 2020 una quota pari al 41%
del mercato globale della rivendita al dettaglio. Secondo IGD, una
società di ricerche di mercato con sede in Gran-Bretagna, l’India
diventerà il quarto leader mondiale nel mercato della rivendita
delle spezie entro 2020. Wal Mart ha già annunciato che sta cercando
di entrare rapidamente in India. Le multinazionali della rivendita
di alimenti come Wal Mart dispongono di un potere economico e
commerciale straordinario. Secondo la ETC " questi grandi gruppi
decidono da dove e da chi debba essere prodotta trasformata e
consegnata una parte consistente del mercato alimentare mondiale.
Così Wal Mart riceve gran parte dei suoi prodotti da fabbriche
situate in Cina, paese in cui sono localizzate l’80% delle 6000
fabbriche che la riforniscono. L’organizzazione per l’alimentazione
e l’agricoltura ha messo in guardia sul fatto che il potere dei
supermercati globali ha prodotto delle catene di rifornimento
consolidate in cui i compratori a causa di un piccolo numero di
grandi imprese di trasformazione degli alimenti e in conseguenza
dell’aumento del potere di un ristretto numero di rivenditori sono
costretti ad accettare determinati prezzi e prefissati programmi di
consegna. Gli ipermercati annullano la diversità, la qualità ed il
gusto dei cibi e le sostituiscono con l’uniformità, la quantità e
l’aspetto esteriore. Come racconta Tobias Reichart : " per garantire
una consegna puntuale a numerosi centri di rivendita, i grandi
gruppi come Wal Mart preferiscono comprare elevati volumi di
prodotti tutti dotati di caratteristiche uniformi da un numero
limitato di fornitori. I contratti sono spesso redatti in modo da
consentire ai rivenditori di riassortire in breve tempo le dotazioni
di merce, di rifiutare quei prodotti che non corrispondono alle
caratteristiche prefissate, di pagare la merce diversi mesi dopo la
loro consegna, in definitiva trasformare in profitto il
trasferimento del rischio di impresa a carico dei fornitori e dei
coltivatori. In Kenia da quando le catene di rivenditori hanno
cominciato ad influenzare sia i produttori che i distributori del
comparto alimentare, la percentuale dei piccoli contadini impegnati
nell’export di prodotti ortofrutticoli sono diminuiti dal 70% al 18%
nel 1990, mentre le grandi aziende agricole e le imprese di export
rappresentano con la loro propria produzione più dell’ 80% del
mercato. Il profilo del comparto indiano della vendita al dettaglio
con la sua caratteristica della presenza preponderante dei piccoli
lavoratori-imprenditori è una conseguenza diretta della nostra
incapacità di fornire una attività remunerata a quei milioni di
lavoratori che si uniscono ogni anno alla massa della forza lavoro.
In base agli ultimi calcoli questi ammontano ad oltre 45 milioni.
Questi non sono solo " mamma e papà" , come i vicini del negozio di
Kirana. Per ciascuno di loro, ci sono dozzine di facchini e di
venditori ambulanti con poco più di un mucchio di verdure o di
frutta come investimento per la loro sopravvivenza. (Guruswamy,
2006) Il comparto alimentare rappresenta oltre il 14 per cento di
tutto il commercio al dettaglio e la maggior parte dei nostri
piccoli rivenditori sono impiegati in questo sotto segmento. E’
importante ricordarsi che la maggior parte di loro sono in questo
commercio per necessità e non per scelta. Un’inchiesta condotta
dalla commissione per la concorrenza del governo britannico ha
identificato 27 pratiche adottate dai supermercati e contrarie
all’interesse pubblico. La Commissione ha inoltre scoperto un genere
di vendita adottata normalmente da tutti i principali rivenditori
che consiste nel praticare un prezzo al di sotto del costo del
prodotto, una pratica seguita dai rivenditori chiamata vendita a
prezzo flessibile . Essa ha prodotto dei margini negativi per i
fornitori. I margini operativi medi erano dell’ordine del 2-4%. Con
l’espansione globale, la posizione dell’ India’ all’interno del WTO
favorevole alle liberalizzazioni dei servizi ha consentito di fare
osservare bene la walmartizzazione dell’agricoltura. La conseguenza
sarà l’espulsione di numerosi coltivatori dalla terra, o il loro
indebitamento e quindi il loro suicidio. L’ Iniziativa "USA-India
sulla conoscenza nel settore agricolo" è stata organizzata da
Monsanto e da Wal Mart. Si tratta della molto dibattuta Seconda
Rivoluzione Verde destinata ad insidiare le esistenze dei nostri
contadini e la nostra sovranità alimentare. E produrrà il fallimento
di milioni di individui le cui esistenze dipendono dalla piccola
vendita al dettaglio. Il controllo completo del settore alimentare e
di quello agricolo da parte delle multinazionali, a partire dal seme
per arrivare alla vendita al dettaglio, è una ricetta che condurrà
al disastro un contesto come il nostro caratterizzato da più di 650
milioni di coltivatori e di altri milioni di indiani impegnati nella
vendita al dettaglio ad una scala molto piccola, dal " theli wala"
che ci porta le verdure fino alla nostra porta di casa, alle donne
che trasportano i cestini dei loro prodotti per venderli
direttamente ai consumatori. La walmartizzazione dell’agricoltura
Indiana genererà una maggiore povertà per la nostra gente. Inoltre
lascerà l’India più povera dal punto di vista culturale e del
livello di civiltà, dove sulle nostre strade il libero scambio
prenderà il posto della vendita diretta e dei nostri haats e bazar.
I negozi a scatola e gli ipermercati priveranno l’India delle sue
diversità e decentralizzeranno l’economia, che rappresenta la fonte
della nostra resilienza e della ricchezza reale della gente. (Shiva,
2006) Anche prima della firma sull’accordo di cooperazione tecnica,
i rapporti sui bisogni, hanno messo in luce come due delle
principali multinazionali americane, Monsanto e Wal Mart hanno
affermato di non essere interessate alla ricerca e allo sviluppo in
India bensì all’incremento delle opportunità di commercio che
l’India offre.
Le 10 principali multinazionali della vendita al
dettaglio