Notizie / News

 


From/Da: BERGAMO (I)

                                                                                                      

Organizzano Patrocinatore morale dell’Evento

LA TUTELA DELLA DONNA STRANIERA SENZA PERMESSO DI SOGGIORNO.

Vicenza, Venerdì 16.12.2016 dalle ore 15 alle ore 17

ORDINE DEGLI AVVOCATI DI VICENZA

Palazzo Gualdo – Piazzetta Gualdi, 7

La partecipazione all’evento darà luogo al riconoscimento di 2 crediti formativi.

PROGRAMMA DEI LAVORI

Saluti e presentazione:

avv. Lorenza De Boni Volontaria Caritas e componente del Dipartimento Europa e Diritti, della Fondazione Aiga Tommaso Bucciarelli

portavoce di Caritas Diocesana Vicentina.

avv. Lucia Fazzina Presidente dello Sportello Donna chiama Donna e del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza .

Saluti conclusivi dell’Avv. Alessandra Magnabosco - Presidente di Aiga Sezione di Vicenza

MODERATORE Avv. Stefania Pesce del Foro di Vicenza - Socia Aiga

RELATORI:

Avv. Igor Brunello – Socio Aiga, Volontario Caritas e delegato Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza: La donna straniera irregolare in Italia: diritti fondamentali e percorsi di regolarizzazione.

Avv. Marta Rossi, del Foro di Vicenza- Socia Aiga e Volontaria Caritas: L’accesso al Servizio Sanitario Nazionale dello Straniero Temporaneamente Presente.

Maria Zatti, Vicepresidente e Operatrice dello Sportello Donna chiama Donna Onlus, Counsellor, operatrice volontaria e coordinatrice del Centro Antiviolenza Comunale di Vicenza: Dati e accessi al Centro Antiviolenza Comunale di Vicenza.

La registrazione della presenza attraverso l’uso della tessera magnetica sarà l’unica forma riconosciuta e prevista per gli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Vicenza e SOLO per i Colleghi di altri fori via e-mail a aiga.sezionevicenza@gmail.com. L’incontro è gratuito.


From/Da:  AIEMS
‎Sergio Boria‎ a AIEMS - Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche

Riflessioni Sistemiche
N° 14 - giugno 2016

La Redazione di Riflessioni Sistemiche è in pieno fermento e il lavoro sta per concludersi. Nella prima metà di giugno (a scanso di imprevisti) uscirà la prossima monografia della rivista dal titolo "Approcci non-direttivi ai sistemi sociali" che rappresenterà una solida base di idee, proposte e modelli (insieme a quanto già emerso nelle recenti Assemblee romane dell'Associazione) in vista della costituzione del Laboratorio AIEMS per gli approcci non-direttivi e collaborativi ai sistemi sociali che dovrebbe avvenire a settembre 2016.
La monografia N° 14 raccoglierà contributi di Giorgio Bert, Marco Bianciardi, Massimo Canevacci, Fabio Folgheraiter&Elena Cabiati, Laura Formenti&Silvia Luraschi, Saul Fuks (traduzione di Serena Dinelli), Simona Gasparetti, Milena Guarinoni, Gianfranco Minati, Alberto Quagliata&Lavinia Bianchi&Mario Cusmai, Raffaele Sardella, Maria Rosaria Strollo&Alessandra Romano, Umberta Telfner e Antonella Tramacere. Si tratta ancora una volta di un gruppo straordinario, con una folta partecipazione di Soci Ordinari e Onorari dell'AIEMS.

From/Da:  Radiondadurto

 

NON BASTA RICORDARE LE STRAGI IN MARE DEI MIGRANTI, BISOGNA EVITARLE.

foto LampedusaNella giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, istituita nella data della strage di  di 3 anni fa in cui morirono 368 migranti, sono stati circa una ventina i gommoni e le imbarcazioni intercettati nel mare . Secondo la Guardia Costiera sono state soccorse 2353 persone in 12 interventi; su un gommone è stato trovato anche il cadavere di un uomo deceduto durante la traversata.

Le morti nel Mediterraneo non avvengono per caso e non sono una tragica fatalità.  Le morti nel Mediterraneo sono conseguenza diretta e immediata delle politiche migratorie europee (e italiane).”

Delle stesse politiche che costruiscono ” l’emergenza invasione”, “l’emergenza profughi” per creare un capro espiatorio, i migranti, su cui scaricare la responsabilità di problematiche sociali come un welfare insufficiente, la mancanza di lavoro e di reddito, di alloggi popolari per tutte le persone bisognose. Ai nostri microfoni Antonio Ciniero ( curatore del blog MigrAzioni che ha insegnato Sociologia dei processi migratori all’Università del Salento, autore di diverse pubblicazioni sul tema delle migrazioni) accusa e critica le politiche europee e italiane di chiusura e di negazione della possibilità di ingressi regolari nel nostro continente, propone come interventi immediati l’apertura di “corridoi umanitari” ed il rilascio di permessi di soggiorno per ricerca di lavoro e/o per motivi umanitari e ribadisce che la distinzione tra profughi e migranti economici non ha senso. Ascolta l’intervista ascolta

Intanto a Roma la giornata della memoria e dell’accoglienza si commemora con la disumanità. Questo pomeriggio conferenza stampa degli attivisti di Baobab Experience. Dopo lo sgombero di venerdì di via Cupa la situazione resta sempre la stessa con centinaia di migranti che si trovano senza assistenza  all’esterno della stazione Tiburtina, mentre domenica è scattata una vera e propria caccia all’uomo con ronde per le vie adiacenti la stazione. Una situazione inaccettabile come ci racconta Viola, attivista del BaobabAscolta o scarica. 

 

From/Da: VICENZA


Manifesto degli Spazi Donna 2016, attività a cura del Servizio di Mediazione Culturale dell'Ovest Vicentino, con date. Locandine disponibili per le diverse sedi (Arzignano, Gambellara, S.Pietro Mussolino, Valdagno) in italiano, serbo-croato, punjabi, bangla, arabo, francese, inglese, albanese. Gli Spazi sono rivolti in particolare alle donne immigrate, per fornire informazioni su temi importanti (lavoro, salute, ecologia, relazioni familiari) e hanno lo scopo di favorire le relazioni reciproche e la socializzazione delle donne. Per favore condividete (x chi vive nella zona Ovest Vicentino).



From/Da:  VICENZA 

 

Vicenza 11-17 aprile 2016, Palazzo Opere Sociali, Piazza Duomo 2

Mostra Fotografica “ I Sikh. Storia, Fede e Valore nella grande guerra. I Sikh in

provincia di Vicenza”

 

Alcuni dati statistici sull’immigrazione proveniente dall’India.

Fonte: ISTAT a dicembre 2014

Immigrati provenienti dall’India e residenti in provincia di Vicenza:

Totale

Maschi

Femmine

6.310

3.575

2.735

Immigrati provenienti dall’India e residenti in alcuni tra i Comuni della diocesi di Vicenza:

Comune

Totale

Maschi

Femmine

Arzignano

1.103

657

446

Chiampo

667

380

287

Valdagno

589

328

261

San Bonifacio

533

295

238

Lonigo

424

237

187

Montecchio Magg.

367

233

134

Sarego

344

186

158

Montebello

294

171

123

Vicenza

204

121

83

Castelgomberto

185

95

90

Trissino

141

80

61

Brogliano

192

54

48

Malo

101

55

46

Altissimo

98

61

37

Sossano

51

31

20

Brendola

41

18

23

Schio

35

14

21

Bassano del Gr.

30

20

10

Altavilla

23

14

9

Alonte

23

11

12

Recoaro

18

9

9

Creazzo

15

6

9

Monte di Malo

13

6

7

 

 
     

 

 

From/Da:VICENZA
From/Da: INTERNAZIONALE
Una rifugiata bosniaca di etnia rom, in un campo a Giugliano, in provincia di Napoli.  - Andrea Baldo, LightRocket/Getty Images

Una rifugiata bosniaca di etnia rom, in un campo a Giugliano, in provincia di Napoli.
 

 

 

 

Secondo il Pew research center, l’Italia è il paese europeo dove l’intolleranza verso i rom e i sinti è più diffusa. L’istituto di ricerca statunitense ha esaminato l’ostilità nei confronti dei rom in sette paesi d’Europa nel 2014, e in Italia l’85 per cento degli intervistati ha espresso sentimenti negativi verso questa popolazione. Nel 2014 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato 443 episodi di violenza verbale contro i rom, di cui 204 ritenuti di particolare gravità, e l’87 per cento di questi episodi è riconducibile a esponenti politici.

Gli stereotipi negativi su questo popolo sono molto diffusi, influenzano la percezione collettiva, le politiche pubbliche e hanno contribuito a fare dei rom un capro espiatorio in molte situazioni. Tuttavia alcune ricerche suggeriscono che la maggior parte della popolazione italiana conosce molto poco i rom. Uno studio di Paola Arrigoni e Tommaso Vitale per l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione ha mostrato che il 42 per cento degli italiani non conosce la cultura rom.

I rom rubano i bambini. La storia che i rom rubano i bambini è molto antica e di tanto in tanto riaffiora nelle cronache dei quotidiani.

Nell’ottobre del 2014 in Irlanda, a Dublino e ad Althon, una bambina rom di sette anni e uno di due furono sottratti ai genitori perché avevano i capelli biondi e gli occhi azzurri e le autorità pensarono che erano stati rubati. Ma gli esami del dna confermarono che i due bambini erano figli delle famiglie a cui erano stati sottratti. Il ministro della giustizia irlandese aprì un’inchiesta sull’accaduto, ma l’episodio scatenò un’isteria collettiva, commenti razzisti e una serie di false denunce di bambini rubati dai rom.

Episodi come questi sono ciclici in Italia e in Europa. La ricercatrice Sabrina Tosi Cambini nel libro La zingara rapitrice ha analizzato gli archivi dell’Ansa dal 1986 al 2007 e ha preso in considerazione le decine di notizie in cui si denunciavano presunti rapimenti e scomparse di bambini a opera dei rom. Lo studio ha analizzato trenta casi di presunti rapimenti e ha verificato che nessuno di questi casi si è dimostrato vero dopo le indagini della polizia e della magistratura. Ma spesso i mezzi d’informazione, che hanno dato la notizia del rapimento, hanno invece ignorato gli esiti delle inchieste. Quello che si sa poco, invece, è che molti bambini rom vengono sottratti alle loro famiglie dai tribunali dei minori a causa delle condizioni materiali di indigenza delle loro famiglie.

Il rapporto dell’Associazione 21 luglio, Mia madre era rom, ha mostrato che un bambino rom ha il 60 per cento di possibilità in più di altri bambini che sia aperta nei suoi confronti una procedura di adottabilità.

I rom non vogliono abitare nelle case, sono nomadi. Solo il 3 per cento della popolazione rom in Italia è nomade, mentre la maggior parte è stanziale (dati della commissione diritti umani del senato). In Italia, quattro rom su cinque vivono in normali abitazioni, lavorano e conducono una vita perfettamente integrata. Si tratta di almeno 130mila persone. Tutti gli altri (un quinto del totale, circa 40mila persone) vivono nei campi, in una situazione di emergenza abitativa. Si tratta dello 0,06 per cento della popolazione italiana.

L’Italia è l’unico paese in Europa dove esistono i campi, creati dalle autorità per risolvere l’emergenza abitativa dei cittadini rom. L’idea che i rom amano vivere nei campi perché sono nomadi per cultura è priva di fondamento. Più del 90 per cento di quelli che vivono in Italia è stanziale.

In Abruzzo per esempio le famiglie rom vivono in normali appartamenti e conservano la cultura, la lingua e le tradizioni rom. La parola nomadi inizia a essere usata per parlare delle popolazioni rom e sinti alla fine dell’ottocento. Nando Sigonadel Centro studi sui rifugiati dell’università di Oxford ha spiegato a Redattore sociale che “l’utilizzo del termine nomadi serve per giustificare la costruzione dei cosiddetti campi nomadi”, dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Secondo Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, “la parola nomade è molto pericolosa” perché giustifica la segregazione delle persone rom in campi speciali isolati dalla città. Nel suo rapporto annuale l’Associazione 21 luglio afferma: “Nel 2014 la costruzione e la gestione dei campi rom continua a essere un’eccezione italiana nel quadro europeo. Tali politiche hanno comportato voci di spesa elevatissime senza far registrare alcun miglioramento nelle condizioni di vita di rom e sinti, ma ne hanno sistematicamente violato i diritti umani. A Roma nel 2013 sono stati spesi più di 22 milioni di euro per mantenere in piedi il sistema dei campi e dei centri di accoglienza per soli rom”.

Sono troppi, devono tornare a casa loro. L’Italia è uno dei paesi europei dove abitano meno rom e sinti, al contrario di quanto percepito dalla popolazione.

In Italia abitano 180mila rom, lo 0,25 per cento della popolazione totale, una delle percentuali più basse d’Europa. La Romania è il paese europeo con la maggiore presenza di rom (circa due milioni), seguita dalla Spagna dove i rom sono circa 800mila. Nonostante il numero dei rom in Italia sia basso, nel 2008 il governo italiano ha dichiarato lo “stato di emergenza nomadi” nel Lazio, in Campania e in Lombardia. Ad aprile 2013 la corte di cassazione ha dichiarato illegittimo il piano di emergenza, perché non ha rilevato nessuna relazione tra la presenza dei rom e i presunti pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica denunciati dal governo.

I rom e i sinti sono presenti in Italia da più di sei secoli. Infatti il 50 per cento dei rom che abitano nel paese è di nazionalità italiana. Le regioni dove la presenza rom è più significativa sono il Lazio, la Campania, la Lombardia e la Calabria. In Emilia Romagna più del 90 per cento dei rom è italiano. I rom di più recente insediamento provengono dai Balcani, sono profughi della guerra nella ex Jugoslavia, molti di loro sono apolidi di fatto, non hanno i documenti, perché il loro paese d’origine non esiste più.

From/Da:VICENZA ITALY



Oggi 4 marzo 2016  insediamento del Consiglio degli Stranieri di Vicenza con
elezione del Presidente e del Vice-Presidente che siederanno nel Consiglio Comunale di Vicenza come Consiglieri Aggiunti.
Sono stati eletti:
Presidente Marina Grulovic (Serbia);
Vice Presidente Miah Muhamed Harun (Bangladesh)


From/Da:  ROMANO LILORO  


First Romani Radio Goes on Air in Turkey
 
First Romani radio has been established in Turkey. Its first guest Romani MP Özcan Purçu has said; opening a radio was a dream we have had for years.
 
Click here to read the article in Turkish / Haberin Türkçesi için buraya tıklayın.

First Romani radio has been established in Turkey, and its first guest was Romani MP Özcan Purçu.

The name of the radio which will webcast in Mersin is Romano Vast. It means Romani hand in the Romani language.

Purçu: It was a dream we have had for years

MP Özcan Purçu says “We are realizing our dreams one by one”

“The dreams we have had with Ali Dayam; study house, profession atelier, being a MP, and now a radio…they have all come true. Earlier it had always been others who told about the Romani. Now, for the first time in Turkey, the Romani will be able to explain themselves. The problems of Romani and solution proposals will be discussed on the radio. This radio is also very important for conserving the Romani culture and language”.  

Read more on http://bianet.org/english/people/172724-first-romani-radio-goes-on-air-in-turkey

From/Da:  ROMANO LILORO 

Petition update

UPDATE VIA IDRO: This week the camp will be evicted!

ERGO Network

Mar 14, 2016 — The story of the people from Via Idro ends sadly.

After the decision of the State Council on March 2nd which has considered unfounded grounds of the residents who demanded to stop the eviction, Milan Commissioner Marco Granelli has decided to speed up the eviction of Roma families to which it has been proposed the temporary solution in the Social Emergency Centers and Housing Autonomy Centers, without any guarantee for their future. This uprooting from their homes and their lives considers a hundred people –of which half children!

In 7 months (time has passed since August 17, 2015, the date of approval of the resolution of the City Council deciding the eviction of this Roma Camp), the Milan Municipality has not been able to make appropriate proposals, much less to open a dialogue with the most of the families in order to improve the housing solutions and the stability of their lives.

So tomorrow will start the eviction: those who agree will be transferred to the temporary Centers , those who refuse will simply be put on the street, losing everything they has built together in 25 years.

We reiterate that there is no emergency to justify the treatment that violates the right to a dignified life for this Roma families. Their lives will depend on who will win the upcoming elections in Milan.

There will be the local elections in May, and we believe that the choice of the Municipality to close this camp in this way is only a part of the electoral campaign. In any case, we commit to monitor, track and make public the future of each one of these families.

Source: https://www.change.org/p/stop-eviction-roma-families-of-via-idro-milan/u/15826427

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 From/Da:   Romano Liloro                

 DEKLARACIA BASO 10-TO IRU KONGRESO AN O SKOPJE

 

The Declaration is made; 10th Congress of IRU in Skopje - Macedonia from 18th to 20th of March

 

 

The fact that the current position of the Romani in Europe and in the World is   getting harder and more complicated than ever, we witness a rising wave of discrimination towards the Romani, and watching our unity which is now split in two, but right now we need unity the most!

On the last coordinative meeting of the Cabinet of IRU in its expanded format, on the 13th of January 2016, almost all its members were unanimous in the submission of a proposed resolution for holding the 10th Congress.

 

According to the Statute of IRU and to the authority of the IRU Parliament and its President Stevo Balog, are taking the task for calling of the 10th Congress of IRU which will be held in Skopje - R. Macedonia from 18-20. 03. 2016.

 

 

Also this Congress of IRU serves as an open call for all the Romani people from all around the world who fight for the interests of the Romani and to go towards the way for unity

This call concerns all of the current delegates which were present and on the last 9th Congress of IRU in Sibiu - Romania in June 2014 and for all of the present delegates and members who were in the parallel 9th Congress of IRU in Riga - Latvia in August 2015.

 

The 10th Congress of IRU is a call for all of the past, present, actual, and future Romani - activists who can delegate up to 2-3 delegates from every country depending on the proportional numbers of Romani people who live in those countires.


On this 10th Congress of IRU despite that we will show unity it also presents a good opportunity to consider and bring a proposed Resolution which will raise the rating and the respect between the Romani and the non Romani people, and it will deepen the democracy and legitimacy of our organization IRU. On this Congress it will be also discussed about the plans for implementation of Electronic Internet Voting which should be implemented on the Congress of IRU in Skopje, it will also present a nice opportunity for discussion of bigger and more equal representation between the Romani women in the leadership and organizational part of IRU , in that way all of the inconsistencies will be eliminated, and it will promote the equal representation among the sexes, in a real way of democratic functioning of an organization

 

Only with joined forces we can solve all of the problems that the Romani Nation is facing in the world and at the same time we can go towards the way of progress.

 

 

The motto of the 10th Congress of IRU is: Brotherhood+Unity=Strenght!

IRU is one - We are all IRU

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Донесена е Декларацијата, 10-от Конгрес на ИРУ во Скопје - Македонија од 18 до 20 март 2016 година

 

Фактот дека положбата на Ромите во Европа и во светот од ден на ден е се потешка и покомплицирана, и растечкиот бран на расизмот кон Ромите, и гледајќи го единство кое сега е поделено, а во моментот најпотребно е единство и здружување.

Според соопштението на ИРУ, на последниот координативен состанок на Кабинетот на ИРУ во проширен состав, на 13 јануари 2016 година, сите нејзини членови беа едногласни во поденсување предлог резолуција за одржување на 10-ти Конгрес.

 

Според Статутот на ИРУ ,  и според ингеренциите на ИРУ Парламентот и нејзиниот Претседател Стево Балог, ја превзеде задачата за свикување на 10-ти Конгрес на ИРУ кои ќе се одржи од 18-20 .03.2016 година во Скопје - Р.Македонија.

 

Воедно овој Конгрес на ИРУ преставува и отворен повик за сите Роми од целиот свет  кои се борат за интересите на Ромите и да се тргне кон патот на единството.

Повикот се однесува и на сите актуелни делегати кои беа присутни и на последниот 9-ти Конгрес на ИРУ во Сибиу - Романија во јуни 2014 година, и за сите присутни делегати и членови на кои беа на паралелниот 9-ти Конгрес на ИРУ во Рига - Латвија во Август 2015 година.

 

10-от Конгрес на ИРУ е повик за сите минати,сегашни- актуелни, и идни активисти - Роми кои можат да делегираат по 2-3 делегати од секоја држава во зависност од пропоционалната бројност на Ромите кои живеат во тие држави.

На овој 10-ти Конгрес на ИРУ покрај што ќе покажеме единство исто така ќе преставува убава можност да се разгледа и донесе една предолг Резолуција која ќе го подигне рејтингот и респектот како меѓу Ромите така и меѓу не-Ромите, и ќе се продлабочи демократијата и легитимитетот на ИРУ. На Конгресот исто така меѓу другите точки ќе има и дискусии во врска за планови на имплементација на електронското интернет гласање кое треба да се имплементира на Конгресот на ИРУ кои се планира за 2020 година. Воедно на 10-от Конгрес на ИРУ во Скопје, ќе преставува убава можност и за дискусија на поголема и еднаква застапеност меѓу жените Ромки во раководствата и организацискито дел на ИРУ, така што ќе се елиминираат сите недоследности, а ќе се промовира еднаква застапеност меѓу половите, во вистински збор на демократско функционирање на една организација

 

Единствено само со заеднички сили можеме да ги решиме сите проблеми со кои се соочува Ромската нација во светот и воедно да се тргне кон патот на прогресот.

 

Мотото на 10-от Конгрес на ИРУ  е: Братство+Единство = Сила! ИРУ е еден - Сите сме ИРУ

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I Deklaracia si andi, o 10-to Kongreso taro IRU an o Skopje - Makedonia taro 18 dži ko 20 marto 2016 berš

 

Dikhindo i situacia e Romencar an i Europa thaj an i lumia taro dive an dive si sa majpahri thaj majkomplicirimi thaj o baro nivelo rasizmo mujal o Roma , a dikhipaja amaro jekhipa thaj phralipa so si hulavdo ko buteder kotora, ko kava momento trubul te ovel zuralo jekhipa.

Ko agorutno koordinativno mitingo e Kabineteskoro vash o IRU ko buvlo ikeripa an o 13 Januari 2016 bersh , pashe sa olakere membroa sine jekhe krleskere te del pe propozalo Rezolicia vash organizacia taro 10-to Kongreso an o IRU

 

Ikeripaja aso o IRU Statuto  (akti taro 22 dji 28 akti ) o IRU Parlamento thaj olakoro Prezidento Stevo Balog si le ingerencia te akharel o 10-to Kongreso an o IRU, so ka ikerel pes an o 18 - 20 marto 2016 bersh an o Skopje - R.Makedonia. An o kava 10-to Kongerso vash o IRU si phravdi akharin - avipa sa e Romenge an i Lumia  so keren maripa an o interes e Romenge te shaj chiden čačuno drom vash o anglunipa - progreso.

Taro IRU legaripa i akharin - avipa si validno vi e membronge - delegatonge amare phralenge so sine thaj an o agorutno 9-to IRU Kongreso an o Sibiu - Romania an o juni 2014 bersh, vi e phralenge delegatenge so sine an o paralelno 9-to Kongreso an i Riga - Latvia an o Augusto 2015 bersh. O 10-to IRU Kongreso si akharin vi amare phralenge Roma so si purane, terne, akanutne thaj avutne aktivistia - Roma kote shaj anen po 2-3 delegatora vash i sako them identikane prekal o propocionaliteti savo numero Roma dzivdinen an i odoja them.

 

An o kava 10-to IRU Kongreso  palpale so ka sikava jekhipa ke ovel lacho momento te keras lachi diskusia - Resolucia so ka vazdel o respekto sar e Romendar thaj em e gadzendar, thaj ka buvljarel i demokratia thaj legitimiteto vash o IRU. An o kava Kongreso an i agenda vash o diskusie ka ovel vash o plania thaj implementacia elektronsko internet votiba so trubul te ovel implementirime an o Kongreso taro IRU so trubul te ovel an o 2020 bersh. Ko jekh an o 10-to Kongreso  an o IRU ko Skopje, sikavel lacho shajdipa te kerel pe majbari diskusia basho majbaro thanjaripa thaj egaliteti ko Romane dzuvlja ko legaripa thaj i organizacia taro IRU, thaj te kerel pe eliminaciako na jekh nivelo mashkar o jeria, thaj an i chacuni forma e lafeske demokratikano funkcioniripa jekhe organizaciake.  

 

Jekhutne shaj savore te ana faisali akale problemenge so arkahel pe i Romani nacia thaj te djal pe an o drumo vash o progreso

 

I parola vash o 10-to IRU Kongreso  an o Skopje ka legarel si: Phralipe + Jekhipe = Zuralipa ! O IRU si jekh - Savore sem IRU.

 

 

 

From/Da:
From/Da: www.indika.it

UN MONDO DI PROFUGHI. IL RAPPORTO UNHCR DENUNCIA LA PORTATA DI UN DRAMMA GLOBALE.


A seguito della recente pubblicazione da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, vi proponiamo oggi un resoconto tratto dal Rapporto GLOBAL TRENDS 2014 di UNHCR. I dati qui sotto riportati, mettono in luce il drammatico bilancio della situazione dei rifugiati nel mondo.
Il 2014 si presenta come annus horribilis con 59,5 milioni di persone costrette a vivere lontano da casa per fuggire a persecuzioni, violenze o guerre (51,2 milioni nel 2013). A conti fatti, risulta che nel mondo 1 persona ogni 122 è un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. La maglietta nera del ‘maggiore produttore di profughi’ del 2014 va alla Siria (3.8 milioni), che subentra all’Afghanistan (2,59 milioni), seguito dalla Somalia (1,11 milioni). Circa metà dei profughi globali sono bambini.
A seguito dell’inasprirsi della guerra in Siria, al riaccendersi del conflitto in Iraq e dell’inarrestabile flusso di fuggitivi di provenienza afghana, risulta che la Turchia è la nazione con il maggior numero di profughi al mondo (1,59 milioni, in gran parte siriani), seguita dal Pakistan (1,51 milioni, principalmente Afghani), quindi Libano (1,15 milioni), Iran (982.000), Etiopia (659.500) e Giordania (654,100).
I dati succitati (e a breve eviscerati nel dettaglio), svelano che nel 2014 ogni giorno 42.500 persone sono diventate rifugiati, richiedenti asilo o sfollati interni. Nel loro insieme (59,5 milioni di individui), questa enorme comunità di disperati andrebbe a costituire la 24esima nazione più popolosa al mondo, pari agli abitanti dell’Italia. A rendere ancor più desolante il quadro, basta pensare che lo scorso anno soltanto 126.800 rifugiati hanno fatto rientro nelle loro città di origine, a dimostrazione di come i conflitti siano ben lungi dall’estinguersi. A tale proposito, prima di lasciare spazio alla sintesi in italiano del report di UNHCR, riporto la dichiarazione rilasciata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres: “È terrificante che da un lato coloro che fanno scoppiare i conflitti risultano sempre più impuniti, e dall’altro sembra esserci apparentemente una totale incapacità da parte della comunità internazionale a lavorare insieme per fermare le guerre e costruire e mantenere la pace.”

DA UNHCR:

Le migrazioni forzate su scala mondiale provocate da guerre, conflitti e persecuzioni hanno raggiunto i massimi livelli registrati sinora e i numeri sono in rapida accelerazione. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pubblicato oggi.
Il nuovo rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends riporta una forte escalation del numero di persone costrette a fuggire dalle loro case, con 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. L’incremento rispetto al 2013 è stato il più alto mai registrato in un solo anno.
L’accelerazione principale è iniziata nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria, diventata la principale causa di migrazione forzata a livello mondiale. Nel 2014, ogni giorno 42.500 persone in media sono diventate rifugiate, richiedenti asilo o sfollati interni, dato che corrisponde a un aumento di quattro volte in soli quattro anni. In tutto il mondo, una persona ogni 122 è attualmente un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. Se i 59,5 migranti forzati nel mondo componessero una nazione, sarebbe la ventiquattresima al mondo per numero di abitanti.
“Siamo di fronte ad un cambio di paradigma, a un incontrollato piano inclinato in un’epoca in cui la scala delle migrazioni forzate, così come le necessarie risposte, fanno chiaramente sembrare insignificante qualsiasi cosa vista prima”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres. “È terrificante che da un lato coloro che fanno scoppiare i conflitti risultano sempre più impuniti, e dall’altro sembra esserci apparentemente una totale incapacità da parte della comunità internazionale a lavorare insieme per fermare le guerre e costruire e mantenere la pace.”
Il Rapporto dell’UNHCR mostra che in tutte le regioni il numero di rifugiati e sfollati interni è in aumento. Negli ultimi cinque anni, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest’anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan). Solo poche di queste crisi possono dirsi risolte e la maggior parte di esse continuano a generare nuovi esodi forzati. Nel 2014 solamente 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d’origine, il numero più basso in 31 anni.
Nel frattempo, durano da decenni le condizioni di instabilità e conflitto in Afghanistan, Somalia e in altri paesi, e ciò implica che milioni di persone provenienti da questi luoghi continuano a spostarsi o – come si verifica sempre più spesso – rimangono confinate per anni nelle periferie della società, nella paralizzante incertezza di essere degli sfollati interni o dei rifugiati a lungo termine. Tra le conseguenze più recenti e ben visibili dei conflitti in corso nel mondo e delle terribili sofferenze che provocano può essere indicata la drammatica crescita del numero di rifugiati che per cercare sicurezza intraprendono pericolosi viaggi in mare, nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso, oltre che nel sud est asiatico.

Metà sono bambini
Il rapporto dell’UNHCR Global trends mostra che nel solo 2014 ci sono stati 13.900.000 nuovi migranti forzati – quattro volte il numero del 2010. A livello mondiale si sono contati 19,5 milioni di rifugiati (rispetto ai 16,7 milioni del 2013), 38,2 milioni di sfollati all’interno del proprio paese (rispetto ai 33,3 milioni del 2013) e 1,8 milioni di persone in attesa dell’esito delle domande di asilo (contro i 1,2 milioni del 2013). Il dato più allarmante è che più della metà dei rifugiati a livello mondiale sono bambini.
“A causa delle enormi carenze di finanziamenti e degli ampi divari nel regime globale per la protezione delle vittime di guerra, molte persone bisognose di compassione, aiuto e rifugio vengono abbandonate a loro stesse”, ha dichiarato Guterres. “In un’era di esodi forzati di massa senza precedenti, abbiamo bisogno di una risposta umanitaria senza precedenti e di un rinnovato impegno globale in favore della tolleranza e della protezione delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni”.
A livello globale la Siria è il paese da cui ha origine il maggior numero sia di sfollati interni (7,6 milioni) che di rifugiati (3.880.000 alla fine del 2014). L’Afghanistan (2.590.000) e la Somalia (1,1 milioni) si classificano al secondo e al terzo posto.
Anche nel contesto di una forte crescita nel numero di migranti forzati, la distribuzione globale dei rifugiati resta fortemente sbilanciata verso le nazioni meno ricche, mentre le più ricche risultano interessate in misura inferiore. Quasi 9 rifugiati su 10 (86 per cento) si trovavano in regioni e paesi considerati economicamente meno sviluppati. Più di un quarto di tutti i rifugiati erano collocati in paesi che si trovavano classificati nella lista delle Nazioni Meno Sviluppate, compilata dalle Nazioni Unite.

Europa (+51%)
Il conflitto in Ucraina, il numero record di 219.000 attraversamenti del Mediterraneo e la consistente presenza di rifugiati siriani in Turchia – che ha portato la Turchia a diventare nel 2014 il principale paese di accoglienza di rifugiati al mondo, con 1,59 milioni di rifugiati siriani presenti alla fine dell’anno – hanno attirato l’attenzione del pubblico, sia in termini positivi che negativi, sulle questioni relative ai rifugiati. Nell’Unione Europea, i paesi che hanno ricevuto il maggior numero di domande di asilo sono stati la Germania e la Svezia. Nel complesso, a fine anno il numero di migranti forzati in Europa ha raggiunto quota 6,7 milioni, rispetto ai 4,4 milioni alla fine del 2013, con la percentuale più elevate registrate tra i siriani presenti in Turchia e gli ucraini nella Federazione Russa.

Medio Oriente e Nord Africa (+19%)
L’intensa sofferenza provocata dalla guerra di Siria, con 7,6 milioni di sfollati interni e 3.880.000 rifugiati nella regione circostante e non solo, ha già da sola reso il Medio Oriente l’area geografica da cui ha origine e che allo stesso tempo ospita il maggior numero di migranti forzati nel mondo. Ad aggiungersi all’allarmante crisi siriana, va considerato il nuovo esodo interno di almeno 2,6 milioni di persone in Iraq, che ha portato a 3,6 milioni il totale di sfollati interni alla fine del 2014, cui vanno a sommarsi 309.000 nuovi rifugiati in Libia.

Africa sub-sahariana (+17%)
Anche se spesso trascurati, numerosi conflitti in Africa, tra cui la Repubblica Centrafricana, il Sud Sudan, la Somalia, la Nigeria, la Repubblica Democratica del Congo e altri, hanno nel loro insieme provocato un enorme numero di migranti forzati nel corso del 2014, su una scala solo leggermente inferiore rispetto al Medio Oriente. Complessivamente, in Africa sub-sahariana si sono contati 3,7 milioni di rifugiati e 11,4 milioni di sfollati interni, 4,5 milioni dei quali nuovi sfollati nel 2014. L’incremento complessivo del 17 per cento è stato calcolato escludendo la Nigeria, considerata come anomalia dal punto di vista statistico, dal momento che nel corso del 2014 è cambiata la metodologia per il conteggio degli sfollati interni. L’Etiopia ha sostituito il Kenya come più grande paese di accoglienza di rifugiati in Africa, classificandosi il quinto a livello mondiale.

Asia (+31%)
Da tempo una delle principali regioni di origine di migranti forzati a livello mondiale, il numero di rifugiati e sfollati interni in Asia è cresciuto del 31 per cento nel 2014, raggiungendo la cifra di 9 milioni di persone. L’Afghanistan, in precedenza il principale produttore al mondo di rifugiati, ha ceduto il triste primato alla Siria. Nel 2014 si è anche assistito a continue migrazioni forzate in e dal Myanmar, compresi i Rohingya in fuga dallo stato di Rakhine e nelle regioni di Kachin e di Northern Shan. L’Iran e il Pakistan continuano ad essere due tra i primi quattro paesi che accolgono rifugiati a livello mondiale.

Americhe (+12%)
Anche nelle Americhe si è assistito a un incremento delle migrazioni forzate. Nel corso dell’anno il numero di rifugiati colombiani è sceso da 360.300 a 36.300, anche se ciò è avvenuto principalmente a causa di una revisione del numero di rifugiati segnalati dal Venezuela. La Colombia ha continuato, tuttavia, ad avere una delle più grandi popolazioni di sfollati interni del mondo, stimata in circa 6 milioni di persone, con 137.000 nuovi sfollati interni colombiani durante l’anno. L’aumento del numero di persone in fuga dalla violenza delle bande o da altre forme di persecuzione in America centrale ha anche provocato un incremento di 36.800 unità (pari al 44 per cento) nelle domande d’asilo presentate negli Stati Uniti rispetto al 2013.

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From/Da: S.VITO DI LEGUZZANO (VI)
From/Da: www.repubblica.it/ ITALY

LA GESTIONE DELLA PRIMA EMERGENZA  


Quanti sono i centri d'accoglienza oggi in Italia? 
La rete dell'accoglienza in Italia è gestita dal ministero dell'Interno e  si articola in:

·        14 centri di accoglienza (Cpsa, Cda, Cara)

·        5 centri di identificazione ed espulsione (Cie)

·        1.861 strutture temporanee

·        430 progetti del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)

Quest'ultimo, istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Viminale, è affidato all'Anci (l'associazione dei comuni italiani).

Che cosa è un Cpsa? 
In questi Centri di primo soccorso e accoglienza (è il caso di Lampedusa) i migranti appena sbarcati ricevono le prime cure mediche necessarie, vengono fotosegnalati, possono richiedere la protezione internazionale. Successivamente, a seconda della loro condizione, vengono trasferiti nelle altre tipologie di centri (Cie, Cda o Cara).

Cosa sono i Cda e i Cara? 
I centri di accoglienza (Cda) garantiscono la prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione.
Lo straniero che richiede la protezione internazionale viene inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara).

A cosa servono i Cie? 
Gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale sono trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (Cie). A differenza degli altri centri qui sono reclusi e non possono liberamente uscire.

Quanto rimane in media uno straniero irregolare in un Cie? 
Nel 2014 i tempi medi di permanenza nei vari Cie sono stati i seguenti: 55 giorni nel Cie di Bari; 24 giorni nel Cie di Caltanissetta; 32 giorni nei Cie di Roma e di Torino; 50 giorni nel Cie di Trapani Milo.

Cosa è la rete Sprar? 
Lo Sprar dispone di una rete di centri di "seconda accoglienza": in principio non sarebbe finalizzato (come i Cda o i Cara) a un'assistenza immediata di chi arriva in Italia, ma all'integrazione di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale. Oggi però anche lo Sprar fa la prima accoglienza: dopo l'emergenza Nord Africa e l'aumento dei flussi migratori infatti il ministero dell'Interno ha cominciato a trasferire i richiedenti asilo appena arrivati direttamente nello Sprar, senza passare per i Cara sovraffollati.

Quali sono i centri in Italia?

·        Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa): Agrigento - Lampedusa, Cagliari - Elmas, Lecce - Otranto, Ragusa - Pozzallo

·        Centri di accoglienza (Cda) e i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara): Gorizia - Gradisca d'Isonzo, Ancona - Arcevia , Roma - Castelnuovo di Porto, Foggia - Borgo Mezzanone, Bari - Palese, Brindisi - Restinco, Lecce - Don Tonino Bello, Crotone - Loc. S. Anna, Catania - Mineo, Ragusa - Pozzallo, Caltanissetta - Contrada Pian del Lago, Agrigento - Lampedusa, Trapani - Salina Grande, Cagliari - Elmas

·        Centri di identificazione ed espulsione (Cie): Torino, Roma, Bari, Trapani, Caltanissetta

Quali sono le differenze tra Mare nostrum e Triton? 

·        Mare nostrum è stata un'operazione militare e umanitaria italiana partita il 18 ottobre 2013 col lo scopo di garantire la salvaguardia della vita in mare.

·        Triton è invece un'operazione condotta da Frontex, l'agenzia europea di controllo delle frontiere, alla quale partecipano 29 Paesi.
A differenza di Mare nostrum prevede il controllo delle acque internazionali solamente entro le 30 miglia dalle coste italiane.


- COSTI E FINANZIAMENTI PER L'ACCOGLIENZA - 

Quali sono i costi dell'accoglienza? 
Nel 2014 per l'accoglienza l'Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 se ne prevedono 800.

Qual è il costo pro-capite per rifugiato? 
Il costo medio per l'accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno.

L'Unione Europea partecipa alle spese per la gestione dei migranti? 
La Commissione europea ha recentemente stanziato 2,4 miliardi di euro per i prossimi sei anni. La fetta più rilevante, circa 560 milioni, è riservata all'Italia.


- I NUMERI DELL'EMERGENZA - 

Quanti sono i migranti accolti oggi in Italia? 
Il sistema d'accoglienza attualmente ospita 93.608 profughi, tra centri governativi e strutture temporanee regionali.

Chi sono i migranti che arrivano sulle nostre coste? 
Finora, nel 2015, sono per lo più eritrei (29.019), nigeriani (13.788), somali (8.559), sudanesi (6.745) e siriani (6.324). Dunque in gran parte migranti che hanno diritto a una qualche forma di protezione internazionale.

Come sono distribuiti oggi i migranti accolti in Italia? 
Ecco le prime 10 regioni con le percentuali dei migranti accolti sul totale: Sicilia 16%, Lombardia 13%, Lazio 9%, Campania 8%, Piemonte 7%, Veneto 7%, Puglia 6%, Toscana 6%, Emilia-Romagna 6%, Calabria 5%.

L'Italia ospita troppi rifugiati? 
"Il numero di rifugiati accolti dall'Italia rimane modesto se comparato a quello di altri Paesi in Europa e nel mondo  -  spiega l'Unhcr  -   in media, infatti, l'Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (con più di 11 rifugiati ogni mille) e della Francia (3,5 ogni mille). Per non parlare di casi limite: in Medio Oriente il Libano, al confine con la Siria, ospita circa 1,2 milioni di rifugiati, pari a un quarto della popolazione del Paese".


- LE PAROLE DELL'EMERGENZA - 

Cos'è un rifugiato? 
Lo straniero, che dimostri un fondato timore di subire nel proprio Paese una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, può ottenere questo tipo di protezione. Ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato "chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra".

Chi sono i minori stranieri non accompagnati? 
Per minore straniero non accompagnato si intende il minorenne che non ha cittadinanza italiana o di altri Stati dell'Unione europea. In tal caso si applicano le norme previste in generale dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori.  I minori stranieri non possono essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Che differenza c'è tra migrante, profugo, rifugiato?

·        Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio Paese a causa di guerre o catastrofi naturali.

·        Rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951.

·        Un migrante è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio Paese d'origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche.
Contrariamente al rifugiato, può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.


- LA GESTIONE DEI MIGRANTI -

Quanto tempo ci vuole ad analizzare una domanda d'asilo? 

Secondo la Guida pratica a cura del sistema SPRAR, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono svolgere l'audizione per il riconoscimento dell'asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi.

Quante sono le commissioni territoriali? 
Le Commissioni territoriali sono dieci, oltre alla Commissione Nazionale che ha compiti essenzialmente di indirizzo e coordinamento.

In quanti casi viene concesso lo status di rifugiato? 
Mediamente nei paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande d'asilo esaminate. In Italia, il 58,5%.

Cosa succede nel frattempo? 
Il diritto internazionale impone a ciascun Paese l'accoglienza dei richiedenti asilo fino all'accertamento  -  o al diniego  -  dello status di rifugiato. Nel caso italiano, la lunghezza dei tempi di valutazione delle richieste è uno dei punti critici, con effetti diretti sui tempi di permanenza nei centri di accoglienza anche per chi non avrebbe diritto alla protezione.

Cosa succede ai migranti a cui viene negato? 
Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere entro 15 giorni al Tribunale. Il Tribunale decide nel merito entro tre mesi con sentenza.

Se il tribunale nega lo status di rifugiato, cosa succede al migrante? 
Una volta divenuta esecutiva la decisione, scatta l'espulsione dello straniero.

Come funziona l'espulsione? Chi paga? 
L'espulsione, solitamente via aereo, è a carico dello Stato. I costi? Alti. Per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo Stato italiano paga cinque biglietti aerei: quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano.


- LE LEGGI ITALIANE E LE NORME UE - 

Esiste il reato di clandestinità? 
Il reato di clandestinità non è ancora stato abolito. Secondo quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi, il governo non ha ancora esercitato la delega contenuta nella legge n.67 del 2014 che affidava all'esecutivo il compito di abolire il reato di clandestinità introdotto nell'ordinamento dalla Lega nel 2009.
   
Come funziona oggi l'asilo in Europa? 
Nonostante le sollecitazioni della Commissione europea per introdurre un diritto comune d'asilo, la norma oggi è il fai-da-te. È quanto fotografa una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundation. Partiamo dai numeri: nei Paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande esaminate. Percentuale che varia molto da Stato a Stato: si passa dal 9,4% in Ungheria al 76,6% in Svezia. Ma quello che colpisce di più è altro: anche per le medesime nazionalità si riscontrano risultati diversi. A cominciare dai siriani (122mila richiedenti asilo in Europa nel 2014): le loro domande hanno percentuali di accoglimento molto alte in Svezia (99,8%), Francia (95,6%) e Germania (93,6%). Ben più basse in Ungheria (69,2%) e Italia (64,3%).

Cos'è il regolamento di Dublino?  
Il regolamento di Dublino III sul diritto d'asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce che "una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III" del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta dello Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il primo ingresso nell'Unione europea.

Cosa prevede l'agenda Junker? 
Approvata a maggio scorso prevede (tra le altre cose) di distribuire i rifugiati fra gli Stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una ripartizione che tiene conto di quattro parametri: popolazione complessiva, Pil, tasso di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale.


- L'IMMIGRAZIONE IN ITALIA -

Quanti sono oggi gli immigrati in Italia? 

Alla luce delle stime Istat per inizio 2015, gli stranieri residenti in Italia arrivino a quota 5 milioni 73mila, rappresentando l'8,3% della popolazione totale.

Chi sono i "nuovi italiani"? 
Guardando alle nazionalità, si conferma la netta prevalenza di quella romena (22%), seguita da albanese (10,1%) e marocchina (9,2%).

Dove vivono gli immigrati? 
Entrando nel dettaglio delle presenze territoriali, in tre regioni del Nord e una del Centro è concentrato il 57% dell'intera popolazione straniera: si tratta di Lombardia (22,9%), Lazio (12,5%), Emilia-Romagna (10,9%) e Veneto (10,5%).

Cosa fanno i migranti? 
Sono impiegati nel settore dei servizi alla persona (39,3% sul totale degli occupati nel settore), degli alberghi e ristoranti (19,2%), delle costruzioni (18,0%), dell'agricoltura (17,1%), dell'industria in senso stretto (10,5%) e del trasporto (10,3%).

Quanti vanno a scuola? 
Nell'anno scolastico 2013/2014, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono 802.785 (di cui 415.182 nati in Italia), che corrisponde a un aumento, rispetto all'anno scolastico precedente, del 2,1%.

Quanti sono cittadini italiani? 
Sempre più cittadini: le acquisizioni di cittadinanza nel 2012 sono aumentate rispetto all'anno precedente del 16,4% (65.383). Le province con il maggior numero di acquisizioni sono Milano, Roma, Brescia, Torino e Vicenza.

Come si acquisisce la cittadinanza italiana?

·        Per matrimonio: dopo due anni di convivenza e residenza legale in Italia successivi al matrimonio.

·        Per naturalizzazione: se si risiede legalmente in Italia per 10 anni.

·        Se nato in territorio italiano da genitori stranieri: risiedendo legalmente e ininterrottamente dalla nascita fino al raggiungimento della maggiore età.

Qual è il peso dei migranti sulla criminalità? 
Dal 2000 al 2011, le denunce nei confronti di stranieri sono aumentate di ben il 339,7%, passando da 64.479 a 283.508, mentre il corrispondente aumento dei detenuti si riduce al 55,1% (da 15.582 a 24.174). Ma attenzione: "Riconsiderando l'aumento degli ingressi in carcere degli stranieri  - si legge sul rapporto Caritas e Migrantes  -  questi dipendono per lo più dalla loro permanenza in Italia senza permesso di soggiorno e dalla non ottemperanza al decreto di espulsione da parte dei giudici, punita con una pena detentiva da uno a 5 anni".

Gli immigrati sono un peso per l'Italia? 
Stando alla Fondazione Leone Moressa, il bilancio tra tasse pagate dagli immigrati (gettito fiscale e contributi previdenziali) e spesa pubblica per l'immigrazione (welfare, politiche di accoglienza e integrazione, contrasto all'immigrazione irregolare) è in attivo di +3,9 miliardi di euro.

Qual è il contributo dei migranti all'economia del Paese? 
Il Pil creato ogni anno dai lavoratori stranieri ammonta a 123 miliardi di euro, pari all'8,8% del totale nazionale. Quasi il 50% è prodotto nel settore dei servizi.

From/Da:Europe
Civil society organisations statement for the inclusion of Roma in 27 January commemorations

All victims of Holocaust deserve dignity

This year marks the 70th anniversary of the liberation of Auschwitz on 27 January 1945, closely following the liquidation of the “Zigeunerlager” (“Gypsy-Camp”) on 2 August 1944, when 2,897 elderly people, women and children, all of them the remaining Sinti and Roma in the so-called “Gypsy-Camp” at Auschwitz-Birkenau, were murdered in the gas chambers there. This was the climax of the Final Solution of the Gypsy Question. The Nazis intended to exterminate the Roma completely. Those lessons from the Holocaust have not been fully transposed into the general knowledge of the people in our societies.

Civil society organizations (named below) are strongly concerned about the rooted anti-Gypsyism in Europe and its manifestation in the general lack of involvement of Roma in the International Holocaust Remembrance Day.

Despite the pressure, and about 2000 signatures on the petition to UN officials to “take immediate action to include Romani speakers in the official commemoration of the Holocaust at the UN”, there is once again no Romani speaker at the official United Nations Holocaust Memorial Ceremony in New York on the International Day of Commemoration in memory of the victims of the Holocaust. Similarly, Romani victims have been neglected at the Czech Holocaust commemoration that will be attended by 30 heads of national legislatures from around the world as well as 500 additional quests.

Moreover, today in the Czech Republic -once a Nazi Protectorate- Roma face anti-Roma demonstrations organized by neo-Nazis that feature increasing levels of hate speech, brutality and violence and are attended by ordinary people. Instead of a respectful memorial on the Roma Genocide site in Lety u Pisku, there is a pig farm. This pig farm should be removed in memory of the Holocaust victims and the Holocaust survivors and to pave the way for full integration of Roma.

Involving Roma in the 27th January Holocaust Remembrance Day is even more needed after the failed attempt in 2014 and by lack of consensus, at the level of the Committee of Ministers of the Council of Europe, to have a specific commemoration day for Roma who were exterminated during the Second World War by the Nazi regime and its allies.

We cannot accept that the lesson of the Holocaust has not yet been learned. We cannot accept being written out of history yet another time. We need to shed light on the forgotten Roma Genocide, and on the social exclusion, anti-Gypsyism and hate speech against Roma today which is a consequence of predominant, widespread ignorance and lack of recognition of the Roma Genocide.

European Roma Grassroots Organization (ERGO) Network, Belgium, Brussels, info@ergonetwork.org, European Roma and Travellers Forum (ERTF), France, Strasbourg, info@ertf.org, R.R.O.M.A., Macedonia, Kratovo, info@rromassn.org, Roma Active Albania, Albania, Tirana, raa@albaniaonline.net  Slovo 21, Czech Republic, Prague, slovo21@centrum.cz , Integro Association, Bulgaria, Razgrad, info@integrobg.org

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From/Da:
 
From/Da: Romani Liloro
Romano Liloro

Roma Holocaust in Baltic countries short documentary, worth to see!
From/Da: LIMES



From/Da: Occupy Together 
From/Da: MELTING POT . ITALY

Erogazione di prestazioni sanitarie a cittadini stranieri non appartenenti all’Unione europea senza permesso di soggiorno

Autore: Redazione

Chi è privo di un titolo di soggiorno non è di norma iscrivibile al Servizio sanitario nazionale (Ssn). 
Tuttavia, ai sensi dell’art. 35 del D.Lgs 286/1998 “Agli stranieri non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva e salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono in particolare garantiti:
a) La tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975 n.405, 22 maggio 1978 n. 194 e del decreto del Ministro della Sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b) La tutela della della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui Diritti del fanciullo del 20 novembre 1989;
c) Le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regione;
d) Gli interventi di profilassi internazionale;
e) La profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai;
f) Cura, prevenzione e riabilitazione in materia di tossicodipendenza."

La Circ. del Ministero della Salute n. 5 del 24 marzo 2000 definisce il concetto di cure urgenti come quelle “cure che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona”; quello di cure essenziali come quelle “prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti)”. Viene inoltre garantito “il principio della continuità delle cure urgenti ed essenziali, nel senso di assicurare all’infermo il ciclo terapeutico e riabilitativo completo riguardo alla possibile risoluzione dell’evento morboso”.

In base al Dpr n.394/99 le regioni individuano le modalità più opportune per garantire le cure essenziali e continuative, che possono essere erogate nell’ambito delle strutture della medicina del territorio o nei presidi sanitari accreditati, strutture in forma poliambulatoriale od ospedaliera, eventualmente in collaborazione con organismi di volontariato aventi esperienza specifica. Tali ipotesi organizzative, in quanto funzionanti come strutture di primo livello, dovranno comunque prevedere l’accesso diretto senza prenotazione né impegnativa”.

Sull’attivazione di tali strutture le disomogeneità a livello nazionale, ma anche di singola Asl, sono molto marcate: in alcune Asl sono stati attivati degli ambulatori dedicati, mentre in altre sono stati individuati alcuni servizi ai quali fare riferimento (Sisp, consultori, Pronto soccorso, ecc..).

Codice STP (Straniero Temporaneamente Presente)

L’assistenza sanitaria per chi è privo di permesso di soggiorno viene erogata attraverso il rilascio di un tesserino con codice regionale individuale STP con finalità prescrittive (prescrizione su ricettario regionale di prestazioni sanitarie, sia specialistiche sia diagnostiche, e farmaci) e di rendicontazione. Il codice dovrebbe essere attribuito in occasione della prima erogazione delle prestazioni o può bensì essere rilasciato preventivamente al fine di facilitare l’accesso alle cure, in particolare ai programmi di prevenzione. 
Il codice STP è valido su tutto il territorio nazionale e ha una durata di 6 mesi (la Regione Veneto ha esteso a un anno). La tessera viene rilasciata previa dichiarazione dei propri dati anagrafici (qualora non fosse possibile esibire un documento di identità è sufficiente la registrazione delle generalità fornite dall’assistito, in particolare nome, cognome, sesso, data di nascita e nazionalità) e sottoscrizione di una dichiarazione di indigenza, che consente di riceve le prestazioni sanitarie essenziali a parità di condizioni con il cittadino italiano per quanto riguarda le quote di partecipazione alla spesa (ticket). Anche il soggetto titolare di una tessera STP è esonerato dalla quota di partecipazione alla spesa, in analogia al cittadino italiano, per quanto concerne:
- Prestazioni sanitarie di primo livello (medicina generale, Sert, Dsm, Consultorio familiare);
- Prestazioni d’urgenza erogate al Pronto Soccorso nella stessa misura del cittadino italiano;
- Prestazioni a tutela della gravidanza e della maternità;
- Prestazioni di prevenzione (vaccini, screening);
- Prestazioni relative a patologie croniche, patologie rare e stati invalidanti (attestato di esenzione);
- Età/condizione anagrafica (inferiori ai 6 e superiore ai 65 anni);

Qualora il cittadino straniero in possesso del codice STP non avesse risorse sufficienti per il pagamento del ticket è possibile applicare, previa compilazione della dichiarazione di indigenza, il codice X01, valido esclusivamente per la specifica prestazione effettuata, e che giustifica il mancato introito al Ssn.

Ai sensi del comma 5 art. 35 del T.U. l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non deve comportare alcun tipo di segnalazione all’Autorità.


Alcune disposizioni riportate nella scheda sono ricavate dall’Accordo Stato-Regioni del 20 Dicembre 2012, documento che tuttavia non è stato recepito da tutte le Regioni e dunque ha attualmente un’applicazione disomogenea sul territorio nazionale.

- D.Lgs 286/1998, Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero
- Circolare Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, DGRUERI/VI/1.3.ba/9682/P del 4 maggio 2009
- Sentenza Corte Costituzionale n.376 del 27 luglio 2000
- Circ. Ministero della Salute n. 5 del 24 marzo 2000
- Accordo adottato dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano il 20 Dicembre 2012 “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province autonome”
- Dpr n. 394/99


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From/Da: www.meltingpot.org

La crisi non ferma l’assunzione delle badanti. In 10 anni stranieri quintuplicati

Straniera, 41 anni, 28 ore di lavoro alla settimana, guadagno annuo di 5.828 € è l’identikit della badante. Roma, Milano e Torino in testa alla classifica per numero di badanti

La richiesta di badanti non si ferma neppure di fronte alla crisi: dal 2001 il numero di lavoratori domestici stranieri è quintuplicato raggiungendo quota 711mila. Nelle casse dell’Inps sono stati versati nel 2010 700milioni di €, pari a 985 €, a persona a fronte di un guadagno medio annuo di 5.828 €. Identikit della badante? Donna, straniera, di 41 anni, proveniente dall’Est Europa, che lavora per 28 ore la settimana dichiarandone 33. Questi alcuni risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha analizzato gli ultimi dati Inps sui lavoratori domestici iscritti all’istituto previdenziale.

Quanti sono e quanto contribuiscono. In Italia si contano nel 2010 oltre 871mila lavoratori domestici regolarmente iscritti all’Inps. Di questi il 81,5% è straniero (710mila unità), e tra questi il 71,8% proviene da paesi extracomunitari. Dal 2001 al 2010 a crescere sono stati gli stranieri: in dieci anni il loro numero si è quasi quintuplicato (+408,3%), mentre per gli italiani si tratta appena del +23,7%. Complessivamente i lavoratori domestici versano nelle casse dell’Inps 834 milioni di € in contributi, di cui l’83,9% da colf e badanti di origine straniera (699 milioni di €). Nell’ultimo periodo (2001-2010) la crescita dei contributi versati è stata del +274,8%, ma se si osserva la parte riservata agli immigrati si tratta del +487,6% (quindi quasi sei volte). Se si rapporta il valore dei contributi versati e il numero di lavoratori domestici, si calcola un contributo medio annuo procapite che ammonta a 957€. Ma se gli italiani versano 834€, per gli stranieri si tratta di 985€, di cui 1.000€ per i lavoratori extracomunitari e 946€ per i comunitari.

L’identikit del lavoratore domestico. Le colf e le badanti sono per la stragrande maggioranza donne, sia per i lavoratori italiani che per quelli stranieri. Le italiane hanno mediamente 46 anni, lavorano per 20 ore la settimane e dichiarano 36 settimane lavorative all’anno. Ricevono una retribuzione media annua di 4.805 € e versano nelle casse dell’Inps 834 € a testa. Le lavoratrici domestiche straniere sono più giovani delle italiane (in media hanno 41 anni, 43 per le comunitarie), lavorano per 28 ore settimanali (quindi 8 ore in più delle italiane) e dichiarano 33 settimane lavorative all’anno (ma per le extracomunitarie si tratta di 34 settimane). Ricevono una retribuzione annua media di 5.828 €, un po’ più elevata per le donne extracomunitarie (1.000€) che per quelle comunitarie (946€). Più della metà delle lavoratrici domestiche straniere proviene dall’Est Europa (57,3%), il 20,5% dal continente asiatico. La rimanente parte si suddivide tra Sud America (10,8%) e Africa (9,4%).

La diffusione nelle province. Roma, Milano e Torino sono le prime tre province italiane per numero di badanti: la capitale, con i suoi 104mila iscritti all’Inps, raccoglie il 14,7% del totale delle badanti italiane, Milano l’11,5% e Torino il 4,4%. Sebbene in tutte le aree la presenza straniera sia molto forte, le province settentrionali mostrano un’incidenza di poco superiore rispetto alle aree meridionali. Unica eccezione è la Sardegna dove generalmente le badanti e le colf sono per la maggior parte italiane. Se si rapporta invece il numero di lavoratori domestici sul totale degli anziani over 75 si osserva come Roma e Milano si distinguono ancora una volta dalle altre province: su mille persone di quell’età si contano nella capitale 259 badanti e nel capoluogo lombardo 209, quando a livello nazionale la quota è di appena 116.

La richiesta di manodopera straniera per la cura della persona e della casa, affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, non ha conosciuto crisi. Il progressivo invecchiamento della popolazione, la maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro e la scarsità di servizi assistenziali pubblici spinge molte famiglie ad affidare a terzi la gestione dei propri anziani (e in alcuni casi anche della casa). I dati presentati non descrivono in realtà tutto il fenomeno, dal momento che molte badanti che lavorano nel nostro paese lo fanno in nero. E non è da escludere che molte famiglie, sebbene si avvalgano di manodopera regolare, non dichiarino tutte le ore effettivamente lavorate dalle badanti. Accanto alle procedure di emersione (tramite regolarizzazioni o sanatorie), la politica migratoria dovrebbe riconoscere a questo lavoro una vera e propria professionalità e incentivare le famiglie alle assunzioni regolari tramite agevolazioni fiscali dato il grosso peso economico che occorre sostenere.

- Le tabelle allegate

Fondazione Leone Moressa

From/Da:  Australia

 


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