Visual Culture in Britain - New to Routledge in 2009
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www.tandf.co.uk/journals/rvcb
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Journal of Iberian and Latin American Research – Call for Papers
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http://www.tandf.co.uk/journals/cfp/rjilcfp.pdf
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Film and Cinema in Hispanic and Latin American Studies
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Atti vandalici contro i monumenti eretti per ricordare la donna egiziana
uccisa a coltellate in tribunale dall'uomo che lei aveva citato in giudizio
Tre memoriali costruiti a Dresda per ricordare la vicenda di Marwa
el-Shirbini, la donna musulmana uccisa in tribunale l'anno scorso, sono
stati devastati. Secondo le dichiarazioni del gruppo civico Buerger Courage,
che si è occupato della realizzazione di questo omaggio alla memoria
dell'egiziana brutalmente uccisa, si tratta di un'azione con chiare
motivazioni politiche. Sembra, infatti, che in tutti e tre i casi siano
scomparse le targhe apposte ai monumenti volte a denunciare i movimenti neo
nazisti. Inizialmente il contrasto tra la vittima e il suo assassino, che si
trovava in tribunale perché citato in giudizio per i suoi insulti razzisti
alla Shirbini, era nato dal fatto che la donna indossasse il velo. L'uomo si
era poi scagliato sulla sua vittima, all'epoca incinta, accoltellandola
nell'aula di tribunale davanti al marito e al figlio di due anni. Di fronte
all'episodio, che per il suo odio razziale ha suscitato molto clamore anche
nelle comunità islamiche fuori dalla Germania, la corte ha condannato l'uomo
all'ergastolo riconoscendo l'ostilità e il pregiudizio contro un'altra razza
e religione
From/Da: Italia
Consulta: "No a disparità tra italiani e stranieri su assegno di invalidità"
ARTICOLI CORRELATI: INVALIDITÀDichiarato illegittimo l'articolo 80 della legge
338 del 2000
Roma, 31 maggio 2010 - Sull'assegno di invalidità non possono esserci disparita'
di trattamento tra cittadini e stranieri che soggiornano regolarmente in Italia.
Perche' non e' una erogazione destinata ad un minor reddito legato alle
condizioni soggettive ma punta a fornire un minimo di sostentamento finalizzato
ad assicurare la sopravvivenza. E perche' e' uno dei trattamenti previdenziali
che costituiscono diritti soggettivi.
Parola della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo l'articolo 80
della legge 338 del 2000 nella parte in cui subordina al requisito della
titolarita' della carta di soggiorno la concessione dell' assegno mensile agli
stranieri regolari.
Nel febbraio 2009 la Corte di Appello di Torino aveva sollevato la questione,
prendendo spunto dal caso di una donna romena, munita del permesso di soggiorno
e iscritta nelle liste speciali di collocamento dal 2005, alla quale l' assegno
di invalidita' era stato negato perche' non aveva la carta di soggiorno. Il
tribunale aveva accolto la richiesta solo a partire dal 1 gennaio 2007, data di
ingresso della Romania nella Unione europea, ma non per il periodo precedente.
La donna ha fatto ricorso sostenendo che la sentenza contrastava con la
Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo, in particolare con l' articolo 14 che
vieta trattamenti discriminatori.
L' Inps e la Presidenza del Consiglio si sono costituiti nel giudizio davanti
alla Consulta, chiedendo che la questione fosse dichiarata inammissibile o
infondata. E la Consulta ha accolto le ragioni del ricorso. Non solo. Ricordando
di essersi espressa nella stessa direzione anche in tema di indennita' di
accompagnamento e di pensione di inabilita', ha spiegato che la disparita' di
trattamento comporta la violazione dell' articolo 117 della Costituzione in
riferimento alle previsioni della Convenzione dei diritti dell' Uomo.
La Corte ha ribadito che una volta che il diritto a soggiornare in modo non
episodico e di breve durata non sia in discussione ''non si possono discriminare
gli stranieri , stabilendo nei loro confronti, particolari limitazioni per il
godimento dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti invece ai
cittadini''.
23 Lug. Ore: 18.16 - LIBANO: PRIMO BILANCIO DEL CAMPO DI LAVORO CON I
RAGAZZI PALESTINESI
Da una settimana attivisti e volontari italiani dei diritti del popolo
palestinese sono in libano per un campo di lavoro organizzato dall'Arci e dalla
Ong locale Pwho, con l'obiettivo di conoscere la realta dei campi profughi
palestinesi e lavorare insieme ai ragazzi all'interno dei campi. Dopo una prima
settimana Costanza, volontaria italiana traccia per noi un primo bilancio di
questa esperienza.
[Scarica
il contributo audio, durata: 6 min.]
From/Da: Office for
Democratic Institutions and Human Rights
ADDRESSING VIOLENCE, PROMOTING INTEGRATION
FIELD ASSESSMENT OF VIOLENT INCIDENTS
AGAINST ROMA IN
HUNGARY:
12/07/2010 12:55 PAKISTAN Lahore: solidarietà
interreligiosa ai sufi colpiti dal terrorismo di Inayat Bernard*
Una delegazione di cristiani, musulmani, sikh e indù
ha visitato la moschea di Data Dabar. I leader religiosi hanno condannato
l’attacco del 1 luglio, che ha causato oltre 40 morti e 170 feriti. Ieri in
città dimostrazioni di piazza, presenti la Conferenza internazionale sufi e
altre associazioni musulmane.
Lahore (AsiaNews) – Continuano le manifestazioni di protesta
contro il doppio attacco suicida del 1° luglio scorso alla moschea di Data
Darbar, a Lahore, che ha causato oltre 40 morti e 170 feriti. Ieri la Conferenza
internazionale Sufi e altre associazioni musulmane hanno dimostrato lungo le vie
della città. Solidarietà alla comunità pakistana sufi viene espressa anche da
leader religiosi cristiani, sikh, musulmani e indù che, nei giorni scorsi, hanno
visitato la moschea.
Ieri a Lahore gruppi di musulmani hanno manifestato contro
l’attentato, sottolineando che “i terroristi non hanno religione” e che i fedeli
sono stati “diffamati nel nome di atti terroristi”. I dimostranti hanno percorso
le vie della città, fermandosi davanti agli uffici amministrativi locali e al
circolo della stampa.
Nei giorni scorsi una delegazione del Consiglio nazionale
per il dialogo interreligioso, guidata da p. Francis Nadeem, ha visitato Data
Dabar per condannare gli attacchi, esprimere solidarietà ai fratelli musulmani e
manifestare il cordoglio ai parenti delle vittime. La rappresentanza era
composta da cristiani, musulmani, sikh e indù.
P. Nadeem ha sottolineato che “i credenti di tutte le fedi”
si sono uniti per “manifestare solidarietà ai fratelli e sorelle musulmani”. La
moschea, ha aggiunto il sacerdote, è un “luogo di pace” e le persone “vengono
qui per ricevere la pace nei cuori”. I seguaci di tutte le religioni, inoltre,
devono prendere “misure concrete” – concludono i leader religiosi – perché il
Pakistan possa “superare il terrorismo” e “garantire pace e sicurezza” nel
Paese.
Il sufismo è una forma di islam mistico diffuso nell’Asia
del sud e in quella centrale, predicata da pellegrini ed eremiti. Esso però è
giudicato eretico dall’islam sunnita più orotodosso. I talebani del Pakistan
sono invece fautori dell’islam più duro, wahabita, che vuole distruggere tutte
le forme di islam moderato o eretico (sciiti, sufi, ahmadi, ecc…).
* P. Inayat Bernard è un sacerdote pakistano
dell’arcidiocesi di Lahore e segretario dell’Associazione stampa cattolica del
Pakistan
Nomadi, chi è in pericolo?
I nomadi rappresentano la più grande minoranza etnica in Europa.
Sono jenisch, rom, sinti o manouches: ogni estate le loro carovane attraversano
la Svizzera, creando non pochi scompigli tra la popolazione. Per far fronte a
una convivenza caratterizzata da molte incomprensioni, il Ticino si è dotato di
una mediatrice culturale. Intervista a Nadia Bizzini.
Nel Medioevo si diceva che gli zingari fossero discendenti di Caino. Oggi
rappresentano la minoranza più importante d'Europa: sarebbero circa quindici
milioni, ripartiti in diverse etnie.
Ogni anno, con l'arrivo dell'estate, la questione dei nomadi torna d'attualità.
Spari intimidatori, aree devastate, rifiuti abbandonati: la convivenza con la
popolazione locale è spesso difficile, minata da incomprensioni e pregiudizi. Ma
chi sono i nomadi? E a quali problematiche sono confrontati? Swissinfo.ch ne ha
discusso con l'antropologa Nadia Bizzini.
swissinfo.ch: Da ormai quattro anni, è attiva quale mediatrice culturale per le
questioni dei nomadi in Ticino. In cosa consiste il suo lavoro ?
Nadia Bizzini: Prendo contatto con i nomadi per capire i loro bisogni e
sensibilizzarli sui loro doveri. Parallelamente cerco di instaurare un dialogo
con la popolazione locale, di sfatare i pregiudizi.
In questi quattro anni di lavoro sono emersi principalmente due aspetti: la
paura degli autoctoni di subire atti criminali da parte dei nomadi e il
comportamento talvolta irrispettoso di questi ultimi nei confronti del
territorio, in particolare per quanto riguarda l'aspetto igienico.
swissinfo.ch: Si sente spesso parlare di zingari, rom, jenisch. A quale comunità
appartengono i nomadi che attraversano la Svizzera?
N. B.: Quelli che noi chiamiamo abitualmente "zingari", sono popolazioni
originarie dell'India del Nord e si differenziano in Rom, Sinti, Manouches,
Jenisch e Calé.
La maggior parte dei nomadi di nazionalità svizzera appartiene al gruppo Jenisch,
mentre gli stranieri sono più che altro Rom di prima generazione. Si tratta di
popolazioni immigrate in Europa all'inizio del XX° secolo e che hanno la
nazionalità francese, italiana o spagnola da ormai quattro generazioni. Non
hanno mai smesso di viaggiare e le loro tradizioni sono tuttora fortemente
legate al nomadismo.
Al contrario, i Rom di seconda generazione (Romà) sono fuggiti dal loro paese
durante o dopo la guerra nei Balcani e si sono stabiliti in aree spesso abusive
alla periferia delle grandi città, come Milano o Torino. Vivono in container di
fortuna o in alloggi precari. Hanno perso ogni legame con la cultura nomade e –
malgrado abbiano le stesse origini etniche – non hanno più nulla in comune con i
Rom di prima generazione. Non sostano in Svizzera; a volte varcano il confine
per mendicare, accompagnati anche dai loro bambini, o per rubare. Sono
disperati, senza un lavoro o impiegati quali manodopera a bassissimo costo.
swissinfo.ch: Come viene gestito il passaggio dei nomadi in Svizzera ?
N. B.: I gruppi nomadi si riconoscono subito: viaggiano in carovane, con delle
grandi parabole sulle roulotte, ma senza le tipiche biciclette dei turisti.
Appena arrivano al confine, la loro presenza viene segnalata alle autorità
cantonali. Spesso gli stessi nomadi mi avvertono direttamente o chiamano la
polizia. L'area di sosta viene allora aperta, i nomadi si installano e io vado
ad accoglierli e a spiegar loro le regole di base per una convivenza civile. La
polizia fa i controlli di routine: prende tutti numeri di targa, controlla i
passaporti e li registra.
I nomadi che sostano in Ticino sono circa un centinaio per stagione.
Appartengono a due grandi ceppi famigliari che si conoscono, ma non sempre vanno
d'accordo. La maggior parte ha una casa nel proprio paese di residenza, ma è
raro che vi si fermino perché fanno fatica a rinchiudersi tra quattro mura. Si
sentono soffocare.
swissinfo.ch: Cosa significa vivere in un'area di transito ?
N. B.: In Ticino non ci sono aree ufficiali a disposizione dei nomadi, ma
soltanto aree di emergenza, ossia zone pianeggianti dove possono sostare per un
tempo determinato. L'unica attrezzata è quella di Galbisio, nei pressi di
Bellinzona. Attrezzata per modo di dire, visto che non c'è elettricità, i
servizi igienici non sono adeguati e l'acqua corrente è solo quella di una
fontana.
Non è facile per i nomadi vivere in condizioni simili. E questa assenza di
infrastrutture rende anche più difficile il mio lavoro e quello delle autorità.
Talvolta in queste aree vi sono oltre 30 roulotte, con nomadi appartenenti a
ceppi famigliari diversi e la convivenza tra di loro non è sempre facile.
swissinfo.ch: Quali sono le priorità per i nomadi?
N. B.: È senza dubbio l'allestimento di aree di transito ufficiali in grado di
accoglierli. La questione non è se accettare o meno queste popolazioni, ma come
gestire la loro presenza. I nomadi stessi vorrebbero delle "zone protette",
munite di barriere con verifiche regolari delle entrate e delle uscite, un po'
come accade nei campeggi. Si potrebbe anche pensare ad una cauzione, in modo da
sanzionare eventuali abusi. Inoltre bisognerebbe limitare il numero di roulotte
a 15, massimo 20, tutti membri della stessa famiglia in modo che vi sia anche
una forma di controllo sociale interna al gruppo.
Da quanto mi raccontano, i nomadi risentono molto del clima di razzismo che vige
nel canton Ticino e in Italia. Rispetto alla Svizzera francese, si sentono più
sotto pressione, giudicati, stigmatizzati. In queste condizioni il mio lavoro
diventa impossibile: è un'azione d'urgenza, all'ultimo minuto. Finché non ci
saranno aree idonee, non si potrà elaborare una vera strategia di gestione dei
nomadi. Ed io continuerò a lavorare con le emozioni invece di sfruttare
strumenti più efficaci….
swissinfo.ch: Al di là dei problemi strutturali, quali difficoltà incontra nel
suo lavoro di mediatrice?
N. B.: I nomadi hanno un temperamento molto forte, un modo di comunicare al
quale non siamo abituati. Anche quando chiedono un'indicazione stradale, lo
fanno in modo molto diretto. « Hei tu, dimmi dov'è questo posto… » Sono
atteggiamenti culturali, che vengono trasmessi di generazione in generazione, ma
ai quali non mi sono ancora completamente abituata.
Quando cerco di far capire loro che hanno sbagliato a buttare i rifiuti per
strada, sono costretta ad utilizzare un registro di comunicazione che non mi
appartiene. Se parlo in tono normale e sereno non serve a niente. Così, quando
alzano la voce, giro le spalle e mi rifiuto di discutere…
In quattro anni non mi sono mai sentita in pericolo. Passo momenti piacevoli con
loro. Mi fanno sentire parte della loro famiglia, anche se io rimango sempre una
gadjé, una non zingara. L'altro giorno una signora mi ha invitata a pranzo e
quando ho rifiutato, mi ha detto: « Non trattarmi come se tu fossi una straniera
». I nomadi hanno un forte senso di solidarietà, di coesione, di rispetto, di
onore. Per loro è forse più facile sopportare atti di discriminazione che
un'offesa tra membri di quella che loro considerano una grande famiglia.
Stefania Summermatter, swissinfo.ch
From/Da : www.indika.it/
In India si aggrava la piaga della povertà. 421 milioni di
poveri in soli 8 stati.
Calcutta, 13 Luglio 2010. Anni di progresso e crescita economica non
bastano ancora a risolvere la piaga della povertà in India.
Secondo il Multidimensional Poverty Index, calcolo numerico con cui
determinare l’incidenza della povertà in un determinato contesto sociale,
sfornato dalla Oxford Poverty and Human Development Initiative, 8 stati
dell’Unione Indiana contano più poveri delle 26 più povere nazioni d’Africa
sommate assieme. Si parla di 421 milioni di poveri solo negli stati di Bihar,
Chhattisgarh, Jharkhand, Madhya Pradesh, Orissa, Rajastan, Uttar Pradesh e
West Bengal, mentre nelle 26 più povere nazioni africane si superano di poco
i 410 milioni. Questo dato la dice lunga sulle condizioni di vita cui sono
costretti gran parte degli abitanti della seconda potenza economica d’Asia.
Considerando poi l’inevitabile superficialità dei sistemi di stima adottati,
e il fatto che l’Unione Indiana conta altri 20 stati, è legittimo
interrogarsi sulle dimensioni reali del problema se preso nella sua
totalità.
Il metro di misura del Multidimensional Poverty Index prende in
considerazione un ampio ventaglio di elementi, in particolare carenza di
educazione, strutture sanitarie, servizi in generale, occupazione,
alimentazione adeguata… In base alle aspettative dei creatori, il MPI
sarebbe uno strumento utile per capire meglio le dinamiche che conducono
alla povertà, quindi potrebbe svolgere un ruolo fondamentale
nell’individuazione e attuazione di programmi di assistenza e aiuto.
From/Da :
www.aiems.eu
Associazione
Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche
Gentili amici
dell'AIEMS,
Vi segnaliamo che nella pagina Conversazioni del nostro sito internet (http://www.aiems.eu/Conversazioni.php),
si è attivata la Seconda Conversazione. Quest'ultima è dedicata all'analisi dei
saggi contenuti nell'ultimo numero della rivista Riflessioni Sistemiche.
All'apertura di Tommaso Castellani, ha fatto seguito uno scritto inviato da
Nicolò Addario.
Vi invitiamo a
partecipare, facendo presente che per proporre un proprio contributo basta
inviarlo ad
info@aiems.eu (come oggetto della e-mail mettere "contributo a
Conversazioni"). E' importante che lo scritto non superi le 400 parole.
Nell'augurarci che la vostra risposta sia positiva, ne approfittiamo per
salutarvi tutti cordialmente,
Sergio Boria e Giorgio Narducci
Carissimi
amici dell'AIEMS,
Vi scrivo a
proposito del nuovo sito dell'associazione. Infatti dopo quattro mesi di lavoro,
anche se discontinuo, è pronto!!!
I filmati del
Convegno Nazionale AIEMS non sono ancora presenti, ma lo saranno entro
pochissimi giorni.
Mi farebbe
molto piacere sapere che impressione vi fà muovervi nel sito. Oltre che la sua
struttura, la sua navigabilità ed i testi in esso contenuti, ho curato con una
particolare attenzione le immagini. Mi piacerebbe infatti che il visitatore
fosse toccato da un linguaggio anche di tipo metaforico, e perchè no,
poetico.
Molto deve
essere ancora fatto per migliorare il sito AIEMS, ma questo intanto è un inizio!
Da questa settimana a Monfalcone c’è qualche letto in più: si inaugura
in questi giorni infatti una casa che ospiterà temporaneamente donne
straniere sole o con bambini in situazione di difficoltà. “Abbiamo
partecipato ad un bando ministeriale assieme alla Regione Friuli Venezia
Giulia ed oggi siamo arrivati all’inaugurazione della struttura”
racconta con soddisfazione Cristiana Morsolin, assessora alle Politiche
Sociali del Comune. “Il bando permetteva di intervenire a sostegno dei
rifugiati o delle donne migranti, vari comuni del territorio vi hanno
preso parte, ognuno secondo le proprie necessità. Era un bando del 2007,
sia chiaro!” puntualizza l’assessore. Ossia prima che in Friuli si
abolisse la legge sull’immigrazione e prima che al Governo Nazionale
salisse la Lega Nord.
L’accesso alla casa, un grande appartamento che
potrà ospitare fino a 5 persone per volta, sarà gestito dai servizi
sociali nella fase di individuazione dei casi da seguire e offrirà una
permanenza fino a un massimo di un anno per ogni nucleo familiare.
Purtroppo non mancano le richieste, oltre ad esservi situazioni note da
tempo all’amministrazione alle quali spetterà il primo accesso proprio
in questi giorni: il Comune di Monfalcone è infatti una delle realtà
friulane dove da anni si fa sentire in maniera sempre più importante
l’emergenza casa e dove è contestualmente forte la presenza dei
migranti, impiegati sopratutto nei cantieri navali. Per questo in tempi
di leggi regionali che vanno verso direzioni del tutto opposte (se
recentemente è cambiata la legge per l’accesso ai servizi sociali si
mantengono però i paletti su tante altre misure di sostegno al reddito)
storie come
questa fanno decisamente bene e raccontano che in fondo un altro Friuli
si può costruire ancora.
From/Da : AIEMS
Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche
Gentili amici dell'AIEMS,
Vi segnaliamo che nella pagina Conversazioni del nostro sito internet (www.=
aiems.eu), si =C3=A8 attivata la Seconda Conversazione. Quest'ultima =C3=A8=
dedicata all'analisi dei saggi contenuti nell'ultimo numero della rivista =
Riflessioni Sistemiche, e ad aprirla =C3=A8 stato Tommaso Castellani dell'A=
ssociazione Forma&Scienza di Roma, che ha inviato recentemente una brev=
e riflessione personale. Detto questo, invitiamo a partecipare chi di voi r=
itenga di aver letto con sufficiente attenzione la rivista, facendo present=
e che per proporre un proprio contributo basta inviarlo ad
info@aiems.eu (c=
ome oggetto mettere "contributo a Conversazioni"). E' importante che lo scr=
itto non superi le 400 parole.
Nell'augurarci che la vostra risposta sia positiva, ne approfittiamo per sa=
lutarvi tutti cordialmente,
Cari Padani,
benvenuti nella nuova
Padania-Panjab. Da “padano doc” quale sono (padre milanese,
madre bergamasca, educazione a colpi di polenta) sono lieto di
annunciarvi che il nostro repertorio musicale, dopo
“Oh mia bèla madunìna” e
“La montanara uè” si
arricchisce di un non meno interessante contributo: bhangra music made in Berghem!
L’espressione può risultare oscura, perciò troverete un utile
dizionarietto nelle righe sotto
questo video – che forse non è un capolavoro, ma ci mostra un
pezzo di nuova realtà italiana:
la presentazione degli Indian
Culture Club di Bergamo, ovvero
Italian Bhangra Music.
(E ovviamente il video è ricco di riferimenti a
Bollywood…)
Berghem:
nome, in bergamasco, di Bergamo, ridente cittadina padana. Un
tempo sugli alpeggi dei monti bergamaschi lavoravano i
bergamini, che erano
mandriani transumanti. Oggi gli eredi dei bergamini, addetti alle
vacche nelle aziende zootecniche – non solo nella bergamasca ma in
tutta la Padania – sono
extracomunitari (quale italiano vuole svegliarsi alle cinque
del mattino per mungere?). Molto spesso si tratta di
indiani del Panjab (Punjab
secondo la traslitterazione inglese), una regione nota come
“il granaio dell’India”. Quasi sempre, questi immigrati sono di
religione Sikh. I
Panjabi tradizionalmente sono ottimi allevatori e agricoltori,
perciò oggi decine di migliaia di loro lavorano, stimati, nelle
campagne padane.
Bhangra music:
uno stile di musica e danza originario del Panjab, regione
settentrionale del subcontinente indiano (oggi divisa fra India e
Pakistan) che fu anche la terra di origine del Sikhismo. Il bhangra
era ed è suonato e ballato in Panjab in particolare in occasione di
Vaisakhi, una bellissima
festa che viene celebrata a metà aprile e che è legata
alla storia e alla spiritualità sikh. Negli anni
Novanta del secolo scorso il bhangra cominciò a diffondersi come
stile musicale a Londra,
mixandosi con la dance e
riscuotendo grande successo fra i giovani in tutta Europa grazie ad
artisti come Punjabi Mc
(che si esibì anche al Festival
di San Remo). Oggi il bhangra è la musica di riferimento di
una generazione di immigrati indiani – non solo panjabi – in Europa,
e in India è molto utilizzato nei
film di Bollywood.
Per saperne di più:potete leggere su
MilleOrienti i post della categoria “Sikh in occidente”
(qui a fianco) oppure cliccare in alto sulla pagina “chi sono”, dove
troverete la mia bibliografia sui Sikh. In particolare consiglio la
lettura del libro di D. Denti -M. Ferrari – F. Perocco (a cura di):
«I Sikh. Storia e immigrazione», edito da Franco Angeli,
perché parla specificamente
dell’immigrazione panjabi e sikh in Italia.
E’ un libro nato dalla collaborazione fra sociologi di Cremona e di
Padova – che hanno studiato le migrazioni degli indiani in Italia –
e indologi (fra cui il sottoscritto) che spiegano cosa sia la
cultura sikh.
Era ora che gli immigrati panjabi – sikh e non sikh – dopo anni
di oscuro lavoro nelle nostre campagne cominciassero a far venire
alla luce, anche in Italia, la loro cultura e la loro splendida
musica! Benvenuti in
Padania-Panjab…
Seminari organizzatiper il 2010
dal Centro Panta Rei srl con sede in via G Omboni, 7 a Milano.
SEMINARI 2010
I seminari del Centro Panta Rei sono aperti a tutte le professioni, con obbligo
di iscrizione presso la segreteria aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.15 alle
12.15 tel. 02 29523799.
Sabato 16 gennaio 2010
“Mi
racconto di me: strumenti narrativi per costruire riflessione e facilitare il
cambiamento”
Dott.
Antonio Caruso psicologo
psicoterapeuta direttore del Centro Panta Rei.
Dalle 9.30 alle 13.30, ingresso gratuito.
Venerdì 5 marzo 2010
“Sessualità
e Handicap”
Dott.ssa Tina Lomascolo, psicologa e psicoterapeuta.
Dalle 15.00 alle 19.00 costo: 30 €, massimo 30 iscritti.
Sede: Centro Panta Rei Via
G. Omboni 7 Milano
26 marzo 2010
“Sessualità e prostituzione”
Carla Corso,
Coordinatrice di progetto per la realizzazione di programmi di assistenza alle
vittime di sfruttamento sessuale e lavorativo,
Fondatrice e Presidente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
onlus.
Dalle 15.00 alle 19.00 costo: 30 €, massimo 30 iscritti.
Sede: Centro Panta Rei Via
G. Omboni 7 Milano
Sabato 27 marzo 2010
Dalle 9.30 alle 13 “Omossesualità”
Dott. Roberto Del Favero psicologo e
psicoterapeuta cofondatore dell’Istituto Gay Counselling di Roma.
Dalle 14.30 alle 18.30 “Transessualità”
Antonia Monopoli, fondatrice dell’associazione “La
Fenice -Transessuali e Transgender” a Milano e
fondatrice dello Sportello Trans nell’associazione ALA Milano Onlus.
“Prospettive per il Counselling: testimonianza di
un’esperienza”
Dott.ssa Marta
Chessa, counsellor, responsabile
del Centro Panta Rei Sardegna.
Dalle 9.30 alle 17.30, costo: 30 €, massimo 30 iscritti.
Sede: Centro Panta Rei Via
G. Omboni 7 Milano
Sabato 25 settembre 2010
“Verso
Gregory Bateson: teoria e pratica”
Dott.
Paolo Sacchetti, psicologo e
psicoterapeuta.
Dalle 9.30 alle 17.30 costo: 30 €, massimo 30 iscritti.
Sede: Centro Panta Rei Via
G. Omboni 7 Milano
Sabato 2 ottobre 2010
“La
tutela del minore e il lavoro clinico e di rete con la famiglia”
dott.
Piero Sannasardo, psichiatra e
psicoterapeuta, Direttore del Centro Siciliano di Terapia della Famiglia.
Dalle 9.30 alle17.30, costo 60 € esterni, 30 € allievi, ex
allievi, specializzandi e iscritti Sicis.
Sede: Centro Panta Rei Via
G. Omboni,7 Milano
Venerdì 8 e Sabato 9 ottobre 2010
“Tecniche di terapia strategica nella consulenza
sessuale”
Dott.ssa Laura Galimberti, psicologa e psicoterapeuta.
Dalle 15.00 alle 19.00 venerdì 8 e dalle 9.30 alle 18.30 sabato 9 ottobre, costo
60 €, 30 € allievi, ex allievi, specializzandi e iscritti Sicis, massimo 30
iscritti.
Sede:Centro Panta
Rei Via G. Omboni 7 Milano.
Sabato 16 ottobre 2010
“Facilitare il cambiamento nei contesti non clinici”
dott.
Antonio Caruso, psicologo e
psicoterapeuta, Direttore del Centro Panta Rei
dalle 9.30 alle 13.30
seminario gratuito, obbligo d’iscrizione.
Al termine del seminario verrà presentata la 12^ edizione del Master in
Counselling “Il Cambiamento nei Contesti non clinici: Teoria e Tecniche”.
La ginecologa indiana Shashikala si occupa, gratuitamente, degli
immigrati di Dubai
di Elisabetta Norzi e
Christian Elia
Il sole si è da poco alzato su Dubai. In un cortile di Karama, un
quartiere popolare della città abitato in maggioranza da migranti
indiani, cuociono sul fuoco grandi pentole di riso, curry, spinaci e
lenticchie. Comincia da qui, ogni mattina all'alba, la giornata
della dottoressa Shashikala. Un sari clorato le avvolge il corpo
minuto, i suoi movimenti sono veloci: riempie quattro bidoni di
plastica con il cibo e ci chiede di aiutarla a caricare tutto sulla
macchina. Col sorriso sulle labbra, spiega che da tre anni, tutti i
giorni, questa è la sua vita: distribuisce pasti e medicine agli
illegal workers, i lavoratori migranti che hanno perso il lavoro e
non hanno più il permesso di soggiorno. La prima tappa è Sonapur,
alle porte di Dubai. In hindi significa "città d'oro", ma a
ricordare il colore dell'oro c'è solamente la sabbia, che ricopre
tutto e si infila ovunque: Sonapur è un'immensa città dormitorio che
per chilometri e chilometri si fa spazio nel deserto. In angusti
edifici di cemento tutti uguali, vivono migliaia di lavoratori:
indiani, pakistani, bengalesi, cinesi. Da dietro un cumulo di
detriti, un gruppo di ragazzi va incontro a Shashikala appena la sua
automobile si ferma: dormono su cartoni e materassi sotto l'ombra di
un albero. Non possono pagare un posto letto, non hanno i soldi per
tornare a casa e alcuni non hanno più neppure il passaporto.
Shashikala distribuisce il riso e li ascolta, uno ad uno: qualcuno
spiega che non si sente bene, altri chiedono come possono tornare in
India, altri ancora dicono che hanno lavorato per alcune settimane,
in nero, ma non sono stati pagati. La scorsa estate in due sono
morti per il caldo e da pochi giorni Shashikala è stata chiamata per
rimpatriare altre sei salme: uno di loro è caduto da un'impalcatura
in un cantiere, gli altri sono morti di malattie per la mancanza di
assistenza e di cure.
Dottoressa
Shashikala, come ha cominciato ad occuparsi dei lavoratori migranti?
Sono arrivata a Dubai nel 2007 e ho aperto un centro medico, a
Karama. Sia io che mio marito siamo dottori e vedendo le condizioni
dei lavoratori migranti, soprattutto di chi lavora nell'edilizia,
non ho potuto fare a meno di occuparmi di loro: parlano la mia
stessa lingua, vengono dalla mia stessa terra. La mia attività
principale, oltre a ricevere i pazienti nel centro medico, è
distribuire cibo e farmaci ai lavoratori migranti rimasti senza
lavoro, specialmente a chi è malato e illegale nel paese. Riusciamo
a sfamare in media 100-200 persone ogni giorno, ma in alcuni periodi
arriviamo anche a 800. Distribuisco il cibo a Sonapur e a Sharjah, e
in quest'occasione i lavoratori mi parlano dei loro problemi, fisici
e non solo. Se non stanno bene, li porto con me al centro medico per
visitarli. Recentemente ho incontrato diversi di loro che volevano
togliersi la vita, e in due lo hanno fatto: sono morti, si sono
suicidati. Io cerco di fare il possibile, quando stanno così male mi
fermo a parlare con loro per ore, ma certe volte non basta. Veniamo
qui a dare il cibo, conosciamo tutti, ma capita che il giorno dopo
ci chiamino per dirci che qualcuno è morto. E' terribile. Quanti di
questi uomini vengono da me e cominciano a piangere perché non sanno
più che cosa fare. Il loro pianto mi penetra nel cuore, io non posso
fare a meno di occuparmi di loro. In questi due anni e mezzo,
abbiamo sostenuto oltre 10mila persone in diversi modi: li abbiamo
aiutati a tornare a casa comperando centinaia di biglietti aerei per
l'India, abbiamo distribuito cibo, medicine, vestiti.
Quali sono i problemi di salute più diffusi?
Le malattie più comuni sono la tubercolosi, la bronchite, la tosse
cronica, le infezioni intestinali e la disidratazione. Qualche volta
anche l'Aids, ma in questi casi porto i malati immediatamente in
ospedale e cerco di farli tornare a casa. Ci sono poi tutti i
problemi legati agli incidenti sul lavoro: soprattutto le fratture
alle gambe e alle braccia, che molto spesso richiedono operazioni.
Infine ci sono le patologie psichiche: in tanti soffrono di
depressione e di altri disturbi mentali legati alle condizioni di
vita, di lavoro, alla lontananza da casa. Nei giorni scorsi sono
stata chiamata a Sonapur per un ragazzo che stava male, aveva la
febbre alta ed era magrissimo: mi ha detto che è a Dubai da 11 anni
e che in tutto questo periodo è tornato in India una volta sola.
Sono otto anni che non vede la sua famiglia.
Per i lavoratori illegali ci sono forme di sostegno
sanitario da parte del Governo?
Nei casi di emergenza i trattamenti sono gratuiti, ma se i pazienti
devono seguire qualche terapia o se hanno bisogno di essere operati
devono pagare di tasca loro. La questione centrale è che non è
stabilito dal Governo chi si debba occupare dei lavoratori illegali.
Esiste un Dipartimento per i Diritti umani, ma hanno tutti paura a
chiedere aiuto perché in genere si va incontro a problemi anziché
ricevere aiuto, anche perché per accedervi bisogna passare dalla
polizia. Il problema è che ci sono migliaia di persone che hanno
bisogno. Anche se qualcuno viene aiutato, ce ne sono continuamente
di nuovi che arrivano. Recentemente ho seguito due lavoratori che si
sono rotti una gamba e hanno dovuto essere operati. A uno hanno
chiesto 6600 dirham, all'altro 3500. Abbiamo pagato tutto di tasca
nostra, ho dato il mio passaporto e la mia carta di lavoro come
garanzia, e poi abbiamo raccolto i soldi, chiedendo aiuto a tutte le
persone che conoscevamo.
E le donne migranti, cura anche loro?
Sono specializzata in ginecologia, quindi mi occupo anche delle
donne. La maggior parte di loro hanno permessi di soggiorno come
domestiche e sono qui sole. Le curo per tutti i problemi
ginecologici, ma mi occupo soprattutto dei casi di gravidanza
illecita, fuori dal matrimonio, che negli Emirati è illegale. A me
però non interessa se sono illegali oppure no, come dottore ho il
dovere di aiutarle tutte. Una ragazza è arrivata da me quando stava
quasi per partorire, abbiamo chiamato l'ambulanza, ma non è stata
portata in ospedale perché non aveva i documenti in regola. Nessuna
struttura voleva farla partorire. Così ho dato i miei documenti,
perché ci voleva qualcuno che garantisse per lei: abbiamo trovato
uno sponsor che le desse il permesso di soggiorno e ci hanno chiesto
5mila dirham per il parto; in tre giorni siamo riusciti a
raccogliere i soldi. Ora la mamma lavora e il bimbo sta bene. Se non
avessimo pagato il conto delle cure mediche, mamma e figlio
sarebbero stati arrestati. In genere per i casi simili c'è il
carcere per 3 o 4 mesi e poi la Corte decide. Molte donne vengono da
me anche perché vogliono interrompere la gravidanza. Se decidono di
proseguire, mi occupo di loro, gratuitamente: le aiuto con i
biglietti aerei per tornare a casa, ho un posto dove farle dormire,
organizzo il parto se necessario. Ognuna di loro può scegliere se
prendersi cura del bambino oppure no. Chi non riesce a farlo, per
motivi finanziari o sociali, ha il nostro supporto per la cura del
figlio, che torna poi con la mamma appena lei riesce ad occuparsene
di nuovo. Prima del parto sono spaventate, pensano di non farcela,
ma alla fine il senso di maternità prevale, e quasi tutte riescono a
prendersi cura dei piccoli.
In India le persone sanno come è la situazione qui a Dubai?
Magari ne hanno sentito parlare, ma nei villaggi c'è talmente tanta
povertà che i ragazzi partono lo stesso. In più a tutti viene
promesso di guadagnare più di quello che poi ricevono una volta
arrivati qui. Molti devono pagare anche le società di reclutamento
in cambio di un lavoro, si indebitano, e poi si ritrovano in queste
condizioni. Lo stipendio medio per chi lavora nell'edilizia è di
circa 500-600 dirham al mese (100-120 euro), ma spesso devono
pagarsi anche una stanza per dormire, il cibo e quello che rimane in
tasca sono 300 dirham al massimo (60 euro). Se poi devono pagare
anche le compagnie di reclutamento, per i debiti che hanno
contratto, il lavoro non basta più. Così decidono di lasciare e
iniziano a lavorare in nero, a giornata, per provare a guadagnare di
più. Ma il risultato è ancora peggiore: si ritrovano illegali, senza
permesso di soggiorno e molto spesso non vengono neppure pagati per
le ore che fanno.
Che supporto hanno dalla polizia o dalle Ambasciate?
Nessuno, nemmeno il Consolato, l'Ambasciata, il Tribunale del lavoro
li aiuta. Se ti rivolgi a loro dicono sempre e solo "vedremo quello
che si può fare". Abbiamo provato a sollevare l'attenzione dei
media, ma anche loro non hanno fatto nulla alla fine. Alcuni
giornalisti sono venuti a vedere come è la situazione, ma poi non ne
hanno scritto: sono entrati a Sonapur con l'autorizzazione della
polizia, perché questi lavoratori sono illegali, ma poi non gli è
stato dato il permesso di pubblicare. Non essendo intervenuta la
polizia, avrebbe voluto dire che i poliziotti non fanno rispettare
la legge che punisce chi è irregolare nel paese. I poliziotti però
sono musulmani e per la loro religione bisogna avere pietà per la
povera gente. Così non intervengono, non cacciano gli irregolari, ma
il risultato è che dei migranti illegali non ne parla nessuno.
In questi anni c'è stata qualche forma di protesta, di
sciopero?
Qui non è possibile scioperare, non è permesso, è illegale. E poi
questi ragazzi non hanno nessun argomento legale, sono irregolari,
contro chi protestano? Dal 2007 la legge prevede l'espulsione
immediata per chi non ha un lavoro e uno sponsor che garantisca per
loro. E' difficile anche che si auto organizzino, perché sono molto
poveri, non hanno nulla. Ed è altrettanto difficile che qualcuno li
aiuti: nessuno vuole prendersi il rischio di avere a che fare con
chi è illegale nel paese. Io riesco a farlo, però: sono più al
sicuro perché sono un medico e sono donna. La polizia sa quello che
faccio e anche se qualche volta mi ferma e mi controlla, mi lascia
continuare a lavorare.
La monografia si occupa dei percorsi scolastici ed extrascolastici dei
giovani immigrati indiani, la cui presenza, già rilevante, è in costante
aumento in alcune province italiane (come quella di Cremona).
L’interesse della ricerca verso tale popolazione, tuttavia, non è
motivato solo dalla loro numerosità, ma anche da caratteristiche
specifiche di tale migrazione, quali l’elevata concentrazione
residenziale in alcune zone e una sostanziale buona accettazione da
parte degli autoctoni.
Il contributo di Francesca Galloni permette di analizzare le strategie
che gli immigrati indiani mettono in atto in ambiti educativi scolastici
ed extrascolastici e offre loro la possibilità di dare voce e senso ai
propri modelli di comportamento. In questo modo, triangolando quanto
emerso da osservazioni partecipanti e interviste a italiani ed
immigrati, si scorgono da una parte risorse e capacità degli adolescenti
indiani, dall’altra fraintendimenti diffusi nella società rispetto a
tale popolazione. Proprio per il fatto che la situazione è spesso più
complessa di quanto appare, lo studio etnografico aiuta a vedere oltre
le dimensioni culturali o i tratti comuni dell’immigrato, facendo
emergere condizioni di vita, strategie, sogni e competenzedi questi protagonisti.
Quindi, questa etnografia offre la possibilità di entrare dentro
l’immagine precostituita di giovani indiani e notare che il loro
successo personale e sociale è influenzato, più che da aspetti
culturali, dalle risorse del
contesto e dalla volontà politico-educativa di mettere in campo
strategie d’inclusione. Galloni, inoltre, indicando alcune
necessità, come quella di perseguire giustizia sociale, sollecita
domande che vanno oltre l’analisi della collettività indiana. Questo
studio, infatti, permette di riflettere ad ampio raggio sulla
formazione interculturale e
sulle scelte educative volte ad ottenere integrazione e coesione
sociale.
Associazione Italiana di Epistemologia e
Metodologia Sistemiche
Si segnala la nascita della rivista semestrale a consultazione gratuita
on-line Riflessioni Sistemiche (
www.aiems.eu ), la quale ha un'impostazione di tipo monografico
ed interdisciplinare. Il primo numero è stato pubblicato il 15 agosto
2009, ed è dedicato al tema dell'incertezza nel pensiero sistemico. Vede
la partecipazione di un folto gruppo di studiosi d'eccellenza,
provenienti da diversi campi disciplinari, ma tutti afferenti ad
un'epistemologia di stampo sistemico.
Riflessioni Sistemiche è una rivista registrata al Tribunale di
Roma con autorizzazione N°194/2009 del 26 maggio 2009.
From/Da:
Montecchio M. (VI) (I)
E' uscita la rivista mensile Shako dell'Associazione Culturale e
Sociale del Bangladesh di Montecchio Maggiore (VI)
Seoul, Korea Conference - July
25-29, 2010 (Bonus Day--Friday, July 30)
28th
International Conference of the System Dynamics Society
Please visit the conference webpage
www.systemdynamics.org/conferences/current/index.htm for all information
about the Seoul Conference. Updated information on the conference will also be
posted under “Announcements” on the System Dynamics Discussion Forum
www.systemdynamics.org/forum.
Please feel free to sign up to receive a digest of announcements and discussion
via email, or to set up an RSS feed, by logging in to the Forum, click on the “User
Control Panel” link and then select the “Digests” tab.
Please contact the Society office if you . . .
- have any questions.
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sending hard copy postal mailings to you. (This option can be changed at any
time, and only affects correspondence from the Society office.)
We look forward to seeing you in
Seoul! Best Regards,
The Seoul Conference Team
Email: conference@systemdynamics.org
CONFERENCE HOST: Korean System Dynamics Society
CONFERENCE PARTNERS to date: --National Research Foundation of Korea (NRF)
--Electronics and Telecommunications Research Institute (ETRI) --Korea
Research Institute for Human Settlements (KRIHS) --Korea Tourism
Organization (KTO) --Seoul Convention Bureau (SCB)
CONFERENCE SPONSORS to date: --Amber Blocks Ltd. --AnyLogic North
America --Evans & Peck Pty Ltd --Forio Business Simulations
--Idaho National Laboratory --International Society for the Systems
Sciences --isee systems --Jantz Morgan LLC --The Manufacturing Game
--PA Consulting Group --Pearson NZ [with Kambiz Maani and Bob Cavana] --Pegasus
Communications Inc. --Powersim Solutions, Inc. –Sandia National
Laboratories --SoL, The Society for Organizational Learning
--transentis management consulting GmbH & Co. KG --Vanguard Strategy
--Ventana Systems, Inc. --Wiley-Blackwell --Worcester Polytechnic
Institute (WPI)
Conference Friends: Lane Press of Albany
PROGRAM COMMITTEE: E-mail: programchair@systemdynamics.org
Tae-Hoon Moon, Chair Chung Ang University
Nam-Sung Ahn, Co-Chair Solbridge International School of Business
Zhiguang Cao, Co-Chair Shanghai University of Finance and Economics
Tim Haslett, Co-Chair Monash University
Xu Honggang, Co-Chair Zhongshan University
Tsuey-Ping Lee, Co-Chair National Chung-Cheng University
Kaoru Yamaguchi, Co-Chair Doshisha University
Young-Kyo Hong, Assistant Sookmyung Women’s University
Khalid Saeed, Coordinator Worcester Polytechnic Institute
CONFERENCE CHAIR: Man-Hyung Lee, Chungbuk National University
ORGANIZING COMMITTEE:
Dong-Hwan Kim, Chair, Chung Ang University
Won-Gyu Ha, Electronics and Telecom Research Institute
Young-Min Oh, Seoul National University
Daniel Thiel, University of Paris
Mi-Sook Yi, Korea Research Institute for Human Settlements
WORKSHOP CO-CHAIRS:
Nam-Hee Choi, Chungju National University
Sang-Hyun Park, National Information Society Agency
CONFERENCE MANAGER: Roberta L. Spencer, System Dynamics Society
SYSTEM DYNAMICS SOCIETY
Milne 300, Rockefeller College
135 Western Avenue
University at Albany, State University of New York
Albany, NY, 12222, USA
phone (518) 442-3865 fax (518) 442-3398
office@systemdynamics.org http://www.systemdynamics.org
From/Da: Etnografia Newsletter (I)
ANTHROPOLOGISTS ASSOCIATION
Portale dell'Associazione Nazionale Universitaria
degli Antropologi Culturali
Suddiviso in diverse sezioni, comprende Call for
papers, Ricerche, Links, Eventi e Novita' editoriali costantemente
aggiornati.
C'e' una nuova rubrica dedicata ALLA GENTE
D'ABRUZZO, con notizie, link e numeri utili per aiutare le popolazioni
colpite dal terremoto.
From/Da: http://dweb.repubblica.it/
SOCIETA'
Il sesso spiegato alle indiane
di Monica Capuani
Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, il manuale di educazione
sessuale 'Conosci il tuo corpo' ha superato settanta milioni di
copie. Dove? Nei piccoli villaggi dell'India
Nel 1987, in arrivo da vari villaggi del Rajasthan, Nord dell’India,
75 donne a Delhi bussarono alla porta della casa editrice
Kali for Women. Grazie al Women Development Program del
governo, avevano frequentato workshop sulla salute e sul corpo delle
donne dall’infanzia alla vecchiaia. Di lì, il loro entusiasmo aveva
dato vita a un libro illustrato, intitolato Conosci il tuo corpo.
Un excursus sulla vita delle donne attraverso le tappe più
significative della vita biologica: la scoperta dei propri genitali,
la comparsa delle prime mestruazioni, l’adolescenza e l’insorgere
del desiderio, il matrimonio e la scoperta della sessualità, la
gravidanza, il parto, la menopausa. Scrissero tutto il libro
a mano, disegnando tutti i cambiamenti sul corpo nudo di una donna e
di un uomo a fumetti. Distribuirono il libro nei villaggi
per “testarlo”. La reazione fu durissima: fu giudicato
spazzatura, perché non era accettabile vedere la nudità. Il
gruppetto discusse a lungo su come ovviare a questa resistenza
culturale, e trovò una splendida soluzione: la donna fu disegnata
completamente vestita, con la gonna lunga tradizionale, la casacca,
la testa coperta. Ma aprendo piccole finestrelle di carta, si vedeva
la vagina, l’apparato riproduttore, il seno. Stessa cosa per l’uomo:
una finestrella nel dothi, i pantaloni lenti che usava Gandhi, e si
vedeva il pene e la costituzione degli organi genitali maschili.
Le 75 signore avevano sentito dire che esisteva una casa editrice
femminista dal nome evocativo di Kali for Women, e
che Urvashi Butalia ne era stata la fondatrice tre
anni prima, con l’aiuto dell’amica Ritu Menon. Kali nel pantheon
indiano è una divinità potente, vincente, che distrugge l’ignoranza,
ma anche terrificante, vendicativa se serve. Quelle donne avevano un
bisogno, da affermare con urgenza: dare alle loro figlie (e certo
anche ai figli, ma in seconda battuta) un vademecum che le
informasse sull’universo tabù della sessualità, velato da una
cortina di ferro di pregiudizi tradizionali, ignoranza atavica,
maschilismo radicato. Un vero e proprio manuale di educazione
sessuale. Illustrato a mano, perché non vi fosse alcun
fraintendimento. E in hindi, ovviamente, perché nessuna di loro
parlava l’inglese, né tanto meno era a conoscenza della Bibbia
americana degli anni Settanta, Our Body, Ourselves.
Il garage della dea hindu
Urvashi Butalia aveva concepito l’idea di una casa editrice
femminista indiana a Delhi, ma a Londra aveva vinto una borsa di
studio per sviluppare il progetto. «Non parlavo d’altro, i miei
colleghi non ne potevano più di ascoltarmi. Una sera, davanti a una
birra, mi chiesero se almeno avessi in mente un nome.