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From/Da: wwww.carta.org

24 settembre: appello per il Clandestino Day

Inviato da carta.org

giovedì 22 luglio 2010

Nel settembre 2009 in 60 città 500 organizzazioni diedero vita al Clandestino Day proposto da Carta. I motivi e le modalità

che spinsero alla riuscita di quella giornata sono ogni giorno più validi e ci spingono a proporre il Clandestino Day

anche per il 2010.

Le leggi razziste del governo hanno prodotto un imbarbarimento delle relazioni sociali e delle condizioni di vita dei

migranti che vivono in Italia o che provano ad arrivarci. Reato di clandestinità, prolungamento della detenzione nei Cie,

respingimenti in mare, violazione del diritto d'asilo, sanatoria-truffa, permesso di soggiorno a punti, tetto

scolastico, sono tutti tasselli di questo nuovo razzismo, istituzionale e popolare, a cui vogliamo opporci. Come risposta

a questo clima insopportabile cresce, spesso invisibile agli occhi dell’informazione ufficiale, una società aperta,

accogliente, solidale e sempre più meticcia, fatta di scuole di italiano, sostegno legale, occupazioni di case, assistenza

sanitaria, scambio culturale.

La rivolta di Rosarno e le ribellioni sempre più frequenti nei Centri di detenzione per migranti ci parlano di

un'emergenza sempre più pressante per cambiare le leggi italiane. I movimenti italiani contro il razzismo sono in

profonda trasformazione, hanno saputo parlarsi e trovare momenti comuni molto importanti, come la grande

manifestazione del 17 ottobre 2009 e come la giornata del primo marzo 2010. Nella differenza queste due giornate ci

segnalano un nuovo protagonismo dei migranti e la capacità di reinventare il lessico dell'antirazzismo. Il

Clandestino Day vuole essere una giornata a disposizione di tutti, per intrecciare e allargare reti, per dare visibilità a tutti e

a ognuno con le proprie forme e i propri linguaggi.

Quest'anno abbiamo pensato di suggerire un tema e un luogo sui quali concentrare l'immaginazione del

Clandestino Day: la formazione e la scuola. Migliaia di insegnanti, dalle materne alle superiori, fanno ogni giorno un

lavoro prezioso per far crescere e vivere insieme la prima generazione italiana compiutamente meticcia. Questo lavoro è

sempre più minacciato dalle campagne mediatiche e dalle riforme che propone il ministro Mariastella Gelmini, dai tagli

alla scuola di ogni ordine e grado all'istituzione del tetto per i figli dell'immigrazione. Per questo pensiamo

che oggi sia fondamentale difendere la scuola come luogo decisivo, dove costruire un altro modo di vivere insieme.

Per il 24 settembre 2010 proponiamo quindi di organizzare una giornata nazionale in cui promuovere le più diverse e

creative forme di protesta e di stare insieme. Un giorno nel quale ognuno di noi si dichiara clandestino. Cene, proiezioni,

concerti, partite di pallone, lezioni all'aperto, manifestazioni, presidi, presentazioni di libri, azioni, mostre

fotografiche, assemblee, feste, spettacoli teatrali; Il tema è libero, chi vuole porterà il Clandestino Day a scuola.

Ognuno è clandestino, nessuno è clandestino.

Le adesioni e le informazioni su tutti gli appuntamenti promossi vanno inviati a carta@carta.org.

From/Da: alerts@informaworld.com
Cultural Studies:  Volume 24 Issue 4
(http://www.informaworld.com/openurl?genre=issue&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email) is now available online at informaworld (http://www.informaworld.com).

This new issue contains the following articles:

Articles

TRAUMA TRAINING AND THE REPARATIVE WORK OF JOURNALISM, Pages 447 - 477
Author: Carrie A. Rentschler
DOI: 10.1080/09502380903215275
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=447&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

THE SPIRIT OF THE PEOPLE, Pages 478 - 507
Author: Matthew Scott Salt
DOI: 10.1080/09502380903411056
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=478&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

THE WORK OF (CREATING) ART, Pages 508 - 532
Author: Benjamin Fraser
DOI: 10.1080/09502380903406684
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=508&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

‘ CRASH ’ – TOWARDS A CRITICAL PEDAGOGY OF WHITENESS?, Pages 533 - 552
Author: Sanjay Sharma
DOI: 10.1080/09502380903494540
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=533&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

MUSIC RADIO AND GLOBAL MEDIATION, Pages 553 - 579
Author: Joshua Tucker
DOI: 10.1080/09502386.2010.488409
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=553&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

BRANDING, CELEBRITIZATION AND THE LIFESTYLE EXPERT, Pages 580 - 598
Author: Tania Lewis
DOI: 10.1080/09502386.2010.488406
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=580&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

Book Reviews

STRUGGLING TO MAKE IDEOLOGY EXPLICIT, Pages 599 - 601
Author: Marcus Breen
DOI: 10.1080/09502381003602909
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=599&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

‘BEYOND BELIEF’, Pages 601 - 603
Author: Gregory J. Seigworth
DOI: 10.1080/09502380903462463
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=601&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

Miscellany

Notes on Contributors, Pages 604 - 605
DOI: 10.1080/09502386.2010.501956
Link: http://www.informaworld.com/openurl?genre=article&issn=0950-2386&volume=24&issue=4&spage=604&uno_jumptype=alert&uno_alerttype=new_issue_alert,email

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Visual Culture in Britain - New to Routledge in 2009
Visit the website to find out more: www.tandf.co.uk/journals/rvcb
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Journal of Iberian and Latin American Research – Call for Papers
For further information visit: http://www.tandf.co.uk/journals/cfp/rjilcfp.pdf
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Film and Cinema in Hispanic and Latin American Studies
Rediscover key articles... read more at:
http://www.bit.ly/dzBe4K
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From/Da: www.peacereporter.net
23/07/2010
Atti vandalici contro i monumenti eretti per ricordare la donna egiziana uccisa a coltellate in tribunale dall'uomo che lei aveva citato in giudizio

Tre memoriali costruiti a Dresda per ricordare la vicenda di Marwa el-Shirbini, la donna musulmana uccisa in tribunale l'anno scorso, sono stati devastati. Secondo le dichiarazioni del gruppo civico Buerger Courage, che si è occupato della realizzazione di questo omaggio alla memoria dell'egiziana brutalmente uccisa, si tratta di un'azione con chiare motivazioni politiche. Sembra, infatti, che in tutti e tre i casi siano scomparse le targhe apposte ai monumenti volte a denunciare i movimenti neo nazisti. Inizialmente il contrasto tra la vittima e il suo assassino, che si trovava in tribunale perché citato in giudizio per i suoi insulti razzisti alla Shirbini, era nato dal fatto che la donna indossasse il velo. L'uomo si era poi scagliato sulla sua vittima, all'epoca incinta, accoltellandola nell'aula di tribunale davanti al marito e al figlio di due anni. Di fronte all'episodio, che per il suo odio razziale ha suscitato molto clamore anche nelle comunità islamiche fuori dalla Germania, la corte ha condannato l'uomo all'ergastolo riconoscendo l'ostilità e il pregiudizio contro un'altra razza e religione

From/Da: Italia
Consulta: "No a disparità tra italiani e stranieri su assegno di invalidità"

ARTICOLI CORRELATI: INVALIDITÀDichiarato illegittimo l'articolo 80 della legge 338 del 2000


Roma, 31 maggio 2010 - Sull'assegno di invalidità non possono esserci disparita' di trattamento tra cittadini e stranieri che soggiornano regolarmente in Italia. Perche' non e' una erogazione destinata ad un minor reddito legato alle condizioni soggettive ma punta a fornire un minimo di sostentamento finalizzato ad assicurare la sopravvivenza. E perche' e' uno dei trattamenti previdenziali che costituiscono diritti soggettivi.

Parola della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo l'articolo 80 della legge 338 del 2000 nella parte in cui subordina al requisito della titolarita' della carta di soggiorno la concessione dell' assegno mensile agli stranieri regolari.

Nel febbraio 2009 la Corte di Appello di Torino aveva sollevato la questione, prendendo spunto dal caso di una donna romena, munita del permesso di soggiorno e iscritta nelle liste speciali di collocamento dal 2005, alla quale l' assegno di invalidita' era stato negato perche' non aveva la carta di soggiorno. Il tribunale aveva accolto la richiesta solo a partire dal 1 gennaio 2007, data di ingresso della Romania nella Unione europea, ma non per il periodo precedente. La donna ha fatto ricorso sostenendo che la sentenza contrastava con la Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo, in particolare con l' articolo 14 che vieta trattamenti discriminatori.

L' Inps e la Presidenza del Consiglio si sono costituiti nel giudizio davanti alla Consulta, chiedendo che la questione fosse dichiarata inammissibile o infondata. E la Consulta ha accolto le ragioni del ricorso. Non solo. Ricordando di essersi espressa nella stessa direzione anche in tema di indennita' di accompagnamento e di pensione di inabilita', ha spiegato che la disparita' di trattamento comporta la violazione dell' articolo 117 della Costituzione in riferimento alle previsioni della Convenzione dei diritti dell' Uomo.

La Corte ha ribadito che una volta che il diritto a soggiornare in modo non episodico e di breve durata non sia in discussione ''non si possono discriminare gli stranieri , stabilendo nei loro confronti, particolari limitazioni per il godimento dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti invece ai cittadini''.
From/Da: CASTELGOMBERTO (VI)
From/Da: www.radiondadurto.org
23 Lug. Ore: 18.16 - LIBANO: PRIMO BILANCIO DEL CAMPO DI LAVORO CON I RAGAZZI PALESTINESI

Da una settimana attivisti e volontari italiani dei diritti del popolo palestinese sono in libano per un campo di lavoro organizzato dall'Arci e dalla Ong locale Pwho, con l'obiettivo di conoscere la realta dei campi profughi palestinesi e lavorare insieme ai ragazzi all'interno dei campi. Dopo una prima settimana Costanza, volontaria italiana traccia per noi un primo bilancio di questa esperienza.
[Scarica il contributo audio, durata: 6 min.]

From/Da: Office for Democratic Institutions and Human Rights

ADDRESSING VIOLENCE, PROMOTING INTEGRATION

 

FIELD ASSESSMENT OF VIOLENT INCIDENTS AGAINST ROMA IN HUNGARY:

Key Developments, Findings and Recommendations

June-July 2009

 

Source: http://www.osce.org/documents/odihr/2010/06/44569_en.pdf   

 

From/Da: www.asianews.it

12/07/2010 12:55
PAKISTAN
Lahore: solidarietà interreligiosa ai sufi colpiti dal terrorismo
di Inayat Bernard*


Una delegazione di cristiani, musulmani, sikh e indù ha visitato la moschea di Data Dabar. I leader religiosi hanno condannato l’attacco del 1 luglio, che ha causato oltre 40 morti e 170 feriti. Ieri in città dimostrazioni di piazza, presenti la Conferenza internazionale sufi e altre associazioni musulmane.

Lahore (AsiaNews) – Continuano le manifestazioni di protesta contro il doppio attacco suicida del 1° luglio scorso alla moschea di Data Darbar, a Lahore, che ha causato oltre 40 morti e 170 feriti. Ieri la Conferenza internazionale Sufi e altre associazioni musulmane hanno dimostrato lungo le vie della città. Solidarietà alla comunità pakistana sufi viene espressa anche da leader religiosi cristiani, sikh, musulmani e indù che, nei giorni scorsi, hanno visitato la moschea.

Ieri a Lahore gruppi di musulmani hanno manifestato contro l’attentato, sottolineando che “i terroristi non hanno religione” e che i fedeli sono stati “diffamati nel nome di atti terroristi”. I dimostranti hanno percorso le vie della città, fermandosi davanti agli uffici amministrativi locali e al circolo della stampa.

Nei giorni scorsi una delegazione del Consiglio nazionale per il dialogo interreligioso, guidata da p. Francis Nadeem, ha visitato Data Dabar per condannare gli attacchi, esprimere solidarietà ai fratelli musulmani e manifestare il cordoglio ai parenti delle vittime. La rappresentanza era composta da cristiani, musulmani, sikh e indù.

P. Nadeem ha sottolineato che “i credenti di tutte le fedi” si sono uniti per “manifestare solidarietà ai fratelli e sorelle musulmani”. La moschea, ha aggiunto il sacerdote, è un “luogo di pace” e le persone “vengono qui per ricevere la pace nei cuori”. I seguaci di tutte le religioni, inoltre, devono prendere “misure concrete” – concludono i leader religiosi – perché il Pakistan possa “superare il terrorismo” e “garantire pace e sicurezza” nel Paese.  

Il sufismo è una forma di islam mistico diffuso nell’Asia del sud e in quella centrale, predicata da pellegrini ed eremiti. Esso però è giudicato eretico dall’islam sunnita più orotodosso. I talebani del Pakistan sono invece fautori dell’islam più duro, wahabita, che vuole distruggere tutte le forme di islam moderato o eretico (sciiti, sufi, ahmadi, ecc…).

* P. Inayat Bernard è un sacerdote pakistano dell’arcidiocesi di Lahore e segretario dell’Associazione stampa cattolica del Pakistan

From/Da:  www.ilvicenza.it

From/Da : www.swissinfo.ch
Nomadi, chi è in pericolo?
I nomadi rappresentano la più grande minoranza etnica in Europa.

Sono jenisch, rom, sinti o manouches: ogni estate le loro carovane attraversano la Svizzera, creando non pochi scompigli tra la popolazione. Per far fronte a una convivenza caratterizzata da molte incomprensioni, il Ticino si è dotato di una mediatrice culturale. Intervista a Nadia Bizzini.

Nel Medioevo si diceva che gli zingari fossero discendenti di Caino. Oggi rappresentano la minoranza più importante d'Europa: sarebbero circa quindici milioni, ripartiti in diverse etnie.

Ogni anno, con l'arrivo dell'estate, la questione dei nomadi torna d'attualità. Spari intimidatori, aree devastate, rifiuti abbandonati: la convivenza con la popolazione locale è spesso difficile, minata da incomprensioni e pregiudizi. Ma chi sono i nomadi? E a quali problematiche sono confrontati? Swissinfo.ch ne ha discusso con l'antropologa Nadia Bizzini.

swissinfo.ch: Da ormai quattro anni, è attiva quale mediatrice culturale per le questioni dei nomadi in Ticino. In cosa consiste il suo lavoro ?

Nadia Bizzini: Prendo contatto con i nomadi per capire i loro bisogni e sensibilizzarli sui loro doveri. Parallelamente cerco di instaurare un dialogo con la popolazione locale, di sfatare i pregiudizi.

In questi quattro anni di lavoro sono emersi principalmente due aspetti: la paura degli autoctoni di subire atti criminali da parte dei nomadi e il comportamento talvolta irrispettoso di questi ultimi nei confronti del territorio, in particolare per quanto riguarda l'aspetto igienico.

swissinfo.ch: Si sente spesso parlare di zingari, rom, jenisch. A quale comunità appartengono i nomadi che attraversano la Svizzera?

N. B.: Quelli che noi chiamiamo abitualmente "zingari", sono popolazioni originarie dell'India del Nord e si differenziano in Rom, Sinti, Manouches, Jenisch e Calé.

La maggior parte dei nomadi di nazionalità svizzera appartiene al gruppo Jenisch, mentre gli stranieri sono più che altro Rom di prima generazione. Si tratta di popolazioni immigrate in Europa all'inizio del XX° secolo e che hanno la nazionalità francese, italiana o spagnola da ormai quattro generazioni. Non hanno mai smesso di viaggiare e le loro tradizioni sono tuttora fortemente legate al nomadismo.

Al contrario, i Rom di seconda generazione (Romà) sono fuggiti dal loro paese durante o dopo la guerra nei Balcani e si sono stabiliti in aree spesso abusive alla periferia delle grandi città, come Milano o Torino. Vivono in container di fortuna o in alloggi precari. Hanno perso ogni legame con la cultura nomade e – malgrado abbiano le stesse origini etniche – non hanno più nulla in comune con i Rom di prima generazione. Non sostano in Svizzera; a volte varcano il confine per mendicare, accompagnati anche dai loro bambini, o per rubare. Sono disperati, senza un lavoro o impiegati quali manodopera a bassissimo costo.

swissinfo.ch: Come viene gestito il passaggio dei nomadi in Svizzera ?

N. B.: I gruppi nomadi si riconoscono subito: viaggiano in carovane, con delle grandi parabole sulle roulotte, ma senza le tipiche biciclette dei turisti. Appena arrivano al confine, la loro presenza viene segnalata alle autorità cantonali. Spesso gli stessi nomadi mi avvertono direttamente o chiamano la polizia. L'area di sosta viene allora aperta, i nomadi si installano e io vado ad accoglierli e a spiegar loro le regole di base per una convivenza civile. La polizia fa i controlli di routine: prende tutti numeri di targa, controlla i passaporti e li registra.

I nomadi che sostano in Ticino sono circa un centinaio per stagione. Appartengono a due grandi ceppi famigliari che si conoscono, ma non sempre vanno d'accordo. La maggior parte ha una casa nel proprio paese di residenza, ma è raro che vi si fermino perché fanno fatica a rinchiudersi tra quattro mura. Si sentono soffocare.

swissinfo.ch: Cosa significa vivere in un'area di transito ?

N. B.: In Ticino non ci sono aree ufficiali a disposizione dei nomadi, ma soltanto aree di emergenza, ossia zone pianeggianti dove possono sostare per un tempo determinato. L'unica attrezzata è quella di Galbisio, nei pressi di Bellinzona. Attrezzata per modo di dire, visto che non c'è elettricità, i servizi igienici non sono adeguati e l'acqua corrente è solo quella di una fontana.

Non è facile per i nomadi vivere in condizioni simili. E questa assenza di infrastrutture rende anche più difficile il mio lavoro e quello delle autorità. Talvolta in queste aree vi sono oltre 30 roulotte, con nomadi appartenenti a ceppi famigliari diversi e la convivenza tra di loro non è sempre facile.

swissinfo.ch: Quali sono le priorità per i nomadi?

N. B.: È senza dubbio l'allestimento di aree di transito ufficiali in grado di accoglierli. La questione non è se accettare o meno queste popolazioni, ma come gestire la loro presenza. I nomadi stessi vorrebbero delle "zone protette", munite di barriere con verifiche regolari delle entrate e delle uscite, un po' come accade nei campeggi. Si potrebbe anche pensare ad una cauzione, in modo da sanzionare eventuali abusi. Inoltre bisognerebbe limitare il numero di roulotte a 15, massimo 20, tutti membri della stessa famiglia in modo che vi sia anche una forma di controllo sociale interna al gruppo.

Da quanto mi raccontano, i nomadi risentono molto del clima di razzismo che vige nel canton Ticino e in Italia. Rispetto alla Svizzera francese, si sentono più sotto pressione, giudicati, stigmatizzati. In queste condizioni il mio lavoro diventa impossibile: è un'azione d'urgenza, all'ultimo minuto. Finché non ci saranno aree idonee, non si potrà elaborare una vera strategia di gestione dei nomadi. Ed io continuerò a lavorare con le emozioni invece di sfruttare strumenti più efficaci….

swissinfo.ch: Al di là dei problemi strutturali, quali difficoltà incontra nel suo lavoro di mediatrice?

N. B.: I nomadi hanno un temperamento molto forte, un modo di comunicare al quale non siamo abituati. Anche quando chiedono un'indicazione stradale, lo fanno in modo molto diretto. « Hei tu, dimmi dov'è questo posto… » Sono atteggiamenti culturali, che vengono trasmessi di generazione in generazione, ma ai quali non mi sono ancora completamente abituata.

Quando cerco di far capire loro che hanno sbagliato a buttare i rifiuti per strada, sono costretta ad utilizzare un registro di comunicazione che non mi appartiene. Se parlo in tono normale e sereno non serve a niente. Così, quando alzano la voce, giro le spalle e mi rifiuto di discutere…

In quattro anni non mi sono mai sentita in pericolo. Passo momenti piacevoli con loro. Mi fanno sentire parte della loro famiglia, anche se io rimango sempre una gadjé, una non zingara. L'altro giorno una signora mi ha invitata a pranzo e quando ho rifiutato, mi ha detto: « Non trattarmi come se tu fossi una straniera ». I nomadi hanno un forte senso di solidarietà, di coesione, di rispetto, di onore. Per loro è forse più facile sopportare atti di discriminazione che un'offesa tra membri di quella che loro considerano una grande famiglia.

Stefania Summermatter, swissinfo.ch
From/Da : www.indika.it/

In India si aggrava la piaga della povertà. 421 milioni di poveri in soli 8 stati.

Calcutta, 13 Luglio 2010. Anni di progresso e crescita economica non bastano ancora a risolvere la piaga della povertà in India.

 

Secondo il Multidimensional Poverty Index, calcolo numerico con cui determinare l’incidenza della povertà in un determinato contesto sociale, sfornato dalla Oxford Poverty and Human Development Initiative, 8 stati dell’Unione Indiana contano più poveri delle 26 più povere nazioni d’Africa sommate assieme. Si parla di 421 milioni di poveri solo negli stati di Bihar, Chhattisgarh, Jharkhand, Madhya Pradesh, Orissa, Rajastan, Uttar Pradesh e West Bengal, mentre nelle 26 più povere nazioni africane si superano di poco i 410 milioni. Questo dato la dice lunga sulle condizioni di vita cui sono costretti gran parte degli abitanti della seconda potenza economica d’Asia. Considerando poi l’inevitabile superficialità dei sistemi di stima adottati, e il fatto che l’Unione Indiana conta altri 20 stati, è legittimo interrogarsi sulle dimensioni reali del problema se preso nella sua totalità.

Il metro di misura del Multidimensional Poverty Index prende in considerazione un ampio ventaglio di elementi, in particolare carenza di educazione, strutture sanitarie, servizi in generale, occupazione, alimentazione adeguata… In base alle aspettative dei creatori, il MPI sarebbe uno strumento utile per capire meglio le dinamiche che conducono alla povertà, quindi potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nell’individuazione e attuazione di programmi di assistenza e aiuto.

 

From/Da : www.aiems.eu

Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche

Gentili amici dell'AIEMS,

Vi segnaliamo che nella pagina Conversazioni del nostro sito internet
(http://www.aiems.eu/Conversazioni.php), si è attivata la Seconda Conversazione. Quest'ultima è dedicata all'analisi dei saggi contenuti nell'ultimo numero della rivista Riflessioni Sistemiche. All'apertura di Tommaso Castellani, ha fatto seguito uno scritto inviato da Nicolò Addario.

Vi invitiamo a partecipare, facendo presente che per proporre un proprio contributo basta inviarlo ad info@aiems.eu  (come oggetto della e-mail mettere "contributo a Conversazioni"). E' importante che lo scritto non superi le 400 parole.

Nell'augurarci che la vostra risposta sia positiva, ne approfittiamo per salutarvi tutti cordialmente,

Sergio Boria e Giorgio Narducci


 

Carissimi amici dell'AIEMS,

Vi scrivo a proposito del nuovo sito dell'associazione. Infatti dopo quattro mesi di lavoro, anche se discontinuo, è pronto!!!

Il sito è consultabile presso www.aiems.eu.

I filmati del Convegno Nazionale AIEMS non sono ancora presenti, ma lo saranno entro pochissimi giorni.

Mi farebbe molto piacere sapere che impressione vi fà muovervi nel sito. Oltre che la sua struttura, la sua navigabilità ed i testi in esso contenuti, ho curato con una particolare attenzione le immagini. Mi piacerebbe infatti che il visitatore fosse toccato da un linguaggio anche di tipo metaforico, e perchè no, poetico.

Molto deve essere ancora fatto per migliorare il sito AIEMS, ma questo intanto è un inizio!

Un caro saluto a tutti

Sergio Boria

 

From/Da: www.estnord.it
Apre a Monfalcone una casa per le donne migranti
Scritto da Sara Rocutto   
mercoledì 14 luglio 2010
Da questa settimana a Monfalcone c’è qualche letto in più: si inaugura in questi giorni infatti una casa che ospiterà temporaneamente donne straniere sole o con bambini in situazione di difficoltà. “Abbiamo partecipato ad un bando ministeriale assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia ed oggi siamo arrivati all’inaugurazione della struttura” racconta con soddisfazione Cristiana Morsolin, assessora alle Politiche Sociali del Comune. “Il bando permetteva di intervenire a sostegno dei rifugiati o delle donne migranti, vari comuni del territorio vi hanno preso parte, ognuno secondo le proprie necessità. Era un bando del 2007, sia chiaro!” puntualizza l’assessore. Ossia prima che in Friuli si abolisse la legge sull’immigrazione e prima che al Governo Nazionale salisse la Lega Nord.

L’accesso alla casa, un grande appartamento che potrà ospitare fino a 5 persone per volta, sarà gestito dai servizi sociali nella fase di individuazione dei casi da seguire e offrirà una permanenza fino a un massimo di un anno per ogni nucleo familiare. Purtroppo non mancano le richieste, oltre ad esservi situazioni note da tempo all’amministrazione alle quali spetterà il primo accesso proprio in questi giorni: il Comune di Monfalcone è infatti una delle realtà friulane dove da anni si fa sentire in maniera sempre più importante l’emergenza casa e dove è contestualmente forte la presenza dei migranti, impiegati sopratutto nei cantieri navali. Per questo in tempi di leggi regionali che vanno verso direzioni del tutto opposte (se recentemente è cambiata la legge per l’accesso ai servizi sociali si mantengono però i paletti su tante altre misure di sostegno al reddito) storie come
questa fanno decisamente bene e raccontano che in fondo un altro Friuli si può costruire ancora.

 

From/Da : AIEMS
Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche

Gentili amici dell'AIEMS,

Vi segnaliamo che nella pagina Conversazioni del nostro sito internet (www.=
aiems.eu), si =C3=A8 attivata la Seconda Conversazione. Quest'ultima =C3=A8=
 dedicata all'analisi dei saggi contenuti nell'ultimo numero della rivista =
Riflessioni Sistemiche, e ad aprirla =C3=A8 stato Tommaso Castellani dell'A=
ssociazione Forma&Scienza di Roma, che ha inviato recentemente una brev=
e riflessione personale. Detto questo, invitiamo a partecipare chi di voi r=
itenga di aver letto con sufficiente attenzione la rivista, facendo present=
e che per proporre un proprio contributo basta inviarlo ad info@aiems.eu (c=
ome oggetto mettere "contributo a Conversazioni"). E' importante che lo scr=
itto non superi le 400 parole.

Nell'augurarci che la vostra risposta sia positiva, ne approfittiamo per sa=
lutarvi tutti cordialmente,

Sergio Boria e Giorgio Narducci

From/Da:       http://milleorienti.wordpress.com  (I)

Padania-Panjab: bhangra music made in Berghem!

 

 

Cari Padani,
benvenuti nella nuova Padania-Panjab. Da “padano doc” quale sono (padre milanese, madre bergamasca, educazione a colpi di polenta) sono lieto di annunciarvi che il nostro repertorio musicale, dopo “Oh mia bèla madunìna” e “La montanara uè” si arricchisce di un non meno interessante contributo: bhangra music made in Berghem! L’espressione può risultare oscura, perciò troverete un utile dizionarietto nelle righe sotto questo video – che forse non è un capolavoro, ma ci mostra un pezzo di nuova realtà italiana: la presentazione degli Indian Culture Club di Bergamo, ovvero Italian Bhangra Music. (E ovviamente il video è ricco di riferimenti a Bollywood…)

 

 


Berghem: nome, in bergamasco, di Bergamo, ridente cittadina padana. Un tempo sugli alpeggi dei monti bergamaschi lavoravano i bergamini, che erano mandriani transumanti. Oggi gli eredi dei bergamini, addetti alle vacche nelle aziende zootecniche – non solo nella bergamasca ma in tutta la Padania – sono extracomunitari (quale italiano vuole svegliarsi alle cinque del mattino per mungere?). Molto spesso si tratta di indiani del Panjab (Punjab secondo la traslitterazione inglese), una regione  nota come “il granaio dell’India”. Quasi sempre, questi immigrati sono di religione Sikh. I Panjabi tradizionalmente sono ottimi allevatori e agricoltori, perciò oggi decine di migliaia di loro lavorano, stimati, nelle campagne padane.

Bhangra music: uno stile di musica e danza originario del Panjab, regione settentrionale del subcontinente indiano (oggi divisa fra India e Pakistan) che fu anche la terra di origine del Sikhismo. Il bhangra era ed è suonato e ballato in Panjab in particolare in occasione di Vaisakhi, una bellissima festa che viene celebrata a metà aprile e che è legata alla storia e alla spiritualità sikh. Negli anni Novanta del secolo scorso il bhangra cominciò a diffondersi come stile musicale a Londra, mixandosi con la dance e riscuotendo grande successo fra i giovani in tutta Europa grazie ad artisti come Punjabi Mc (che si esibì anche al Festival di San Remo). Oggi il bhangra è la musica di riferimento di una generazione di immigrati indiani – non solo panjabi – in Europa, e in India è molto utilizzato nei film di Bollywood.

 

Per saperne di più: potete leggere su MilleOrienti i post della categoria “Sikh in occidente” (qui a fianco) oppure cliccare in alto sulla pagina “chi sono”, dove troverete la mia bibliografia sui Sikh. In particolare consiglio la lettura del libro di D. Denti -M. Ferrari – F. Perocco (a cura di): «I Sikh. Storia e immigrazione», edito da Franco Angeli, perché parla specificamente dell’immigrazione panjabi e sikh in Italia. E’ un libro nato dalla collaborazione fra sociologi di Cremona e di Padova – che hanno studiato le migrazioni degli indiani in Italia – e indologi (fra cui il sottoscritto) che spiegano cosa sia la cultura sikh.

Era ora che gli immigrati panjabi – sikh e non sikh – dopo anni di oscuro lavoro nelle nostre campagne cominciassero a far venire alla luce, anche in Italia, la loro cultura e la loro splendida musica! Benvenuti in Padania-Panjab…


From/Da: conference@icmcgc.org

International Conference on Multiculturalism and Global Community
24-27 July 2010
Tehran, Iran

Culture: Diversity or Integrity

  1. Multiculturalism and Global Peace
  2. Asia: Diversity or Unity in Cultures
  3. Intercultural Dialogue: Approaches and Outcomes
  4. Media, Communication and Common Good
  5. Globalization, Religion and Common Good

Islam: New Challenges, New Perspectives

  1. Islam and the Crisis of Modern Man
  2. Islam and Other Faiths: Truth or Salvation
  3. Islam and Woman: Rights and Commitments
  4. Islam: Traditionalism or Modernism
  5. Islam and Revivalism: Needs and Necessities
  6. Islam: Spirituality, Morality and Jurisprudence

Iran: Realities and Appearances

  1. Iran, Religious State and International Challenges
  2. Iran and the Middle East
  3. Iran and New Generation: Gap or Conflict
  4. Iran and International Society: Contraction or Expansion
  5. Cultures and Religions in Iran: Heterogeneous or Homogeneous Society

The deadline for submission of abstracts is April 10th. Abstracts must be submitted via email to: conference@mcgc.ir

For more information please follow this link:

http://www.icmcgc.org/index.php?service=38559_1_e661793a6579eb3600cdf1ca27fa28d4

From/Da:  Milano (I)

 Seminari organizzati per il 2010 dal Centro Panta Rei srl con sede in via G Omboni, 7 a Milano.

SEMINARI 2010

 

I seminari del Centro Panta Rei sono aperti a tutte le professioni, con obbligo di iscrizione presso la segreteria aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.15 alle 12.15 tel. 02 29523799.

 

  • Sabato 16 gennaio 2010

Mi racconto di me: strumenti narrativi per costruire riflessione e facilitare il cambiamento

 

Dott. Antonio Caruso psicologo psicoterapeuta direttore del Centro Panta Rei.

Dalle 9.30 alle 13.30, ingresso gratuito.

 

  • Venerdì 5 marzo 2010

Sessualità e Handicap”

 

Dott.ssa Tina Lomascolo, psicologa e psicoterapeuta.

Dalle 15.00 alle 19.00 costo: 30 €, massimo 30 iscritti.

 

Sede: Centro Panta Rei Via G. Omboni 7 Milano

 

  • 26 marzo 2010

Sessualità e prostituzione

 

Carla Corso, Coordinatrice di progetto per la realizzazione di programmi di assistenza alle vittime di sfruttamento sessuale e lavorativo, Fondatrice e Presidente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute onlus.

Dalle 15.00 alle 19.00 costo: 30 €, massimo 30 iscritti.

 

Sede: Centro Panta Rei Via G. Omboni 7 Milano

 

  • Sabato 27 marzo 2010

 

Dalle 9.30 alle 13 “Omossesualità”

 

Dott. Roberto Del Favero psicologo e psicoterapeuta cofondatore dell’Istituto Gay Counselling di Roma.

 

Dalle 14.30 alle 18.30 Transessualità

 

Antonia Monopoli, fondatrice dell’associazione “La Fenice -Transessuali e Transgender” a Milano e fondatrice dello Sportello Trans nell’associazione ALA Milano Onlus.

Costo 30 €, massimo 30 iscritti.

 

Sede: Centro Panta Rei, Via G. Omboni 7, Milano

 

  • Sabato 27 marzo 2010

Il Counselling nelle organizzazioni”

 

Dott. Paolo Sacchetti, psicologo e psicoterapeuta

 

Dalle 9.00 alle19.00 presso la sede di Cagliari

Tel. per informazioni e iscrizioni 070651199 mail: segreteria@pantareisardegna.it

 

  • Sabato 18 settembre 2010

Prospettive per il Counselling: testimonianza di un’esperienza”

 

Dott.ssa Marta Chessa, counsellor, responsabile del Centro Panta Rei Sardegna.

Dalle 9.30 alle 17.30, costo: 30 €, massimo 30 iscritti.

 

Sede: Centro Panta Rei Via G. Omboni 7 Milano

 

  • Sabato 25 settembre 2010

Verso Gregory Bateson: teoria e pratica

 

Dott. Paolo Sacchetti, psicologo e psicoterapeuta.

Dalle 9.30 alle 17.30 costo: 30 €, massimo 30 iscritti.

 

Sede: Centro Panta Rei Via G. Omboni 7 Milano

 

  • Sabato 2 ottobre 2010

La tutela del minore e il lavoro clinico e di rete con la famiglia”

 

dott. Piero Sannasardo, psichiatra e psicoterapeuta, Direttore del Centro Siciliano di Terapia della Famiglia.

Dalle 9.30 alle 17.30, costo 60 € esterni, 30 € allievi, ex allievi, specializzandi e iscritti Sicis.

 

Sede: Centro Panta Rei Via G. Omboni,7 Milano

 

  • Venerdì 8 e Sabato 9 ottobre 2010

Tecniche di terapia strategica nella consulenza sessuale”

Dott.ssa Laura Galimberti, psicologa e psicoterapeuta.

Dalle 15.00 alle 19.00 venerdì 8 e dalle 9.30 alle 18.30 sabato 9 ottobre, costo 60 €, 30 € allievi, ex allievi, specializzandi e iscritti Sicis, massimo 30 iscritti.

 

Sede:Centro Panta Rei Via G. Omboni 7 Milano.

 

  • Sabato 16 ottobre 2010

Facilitare il cambiamento nei contesti non clinici”

 

dott. Antonio Caruso, psicologo e psicoterapeuta, Direttore del Centro Panta Rei

dalle 9.30 alle 13.30 seminario gratuito, obbligo d’iscrizione.

 

Al termine del seminario verrà presentata la 12^ edizione del Master in Counselling “Il Cambiamento nei Contesti non clinici: Teoria e Tecniche”.

Sede: Centro Panta Rei Via G. Omboni 7 Milano.

 

From/Da: www.peacereporter.net
La ginecologa indiana Shashikala si occupa, gratuitamente, degli immigrati di Dubai

di Elisabetta Norzi e Christian Elia

Il sole si è da poco alzato su Dubai. In un cortile di Karama, un quartiere popolare della città abitato in maggioranza da migranti indiani, cuociono sul fuoco grandi pentole di riso, curry, spinaci e lenticchie. Comincia da qui, ogni mattina all'alba, la giornata della dottoressa Shashikala. Un sari clorato le avvolge il corpo minuto, i suoi movimenti sono veloci: riempie quattro bidoni di plastica con il cibo e ci chiede di aiutarla a caricare tutto sulla macchina. Col sorriso sulle labbra, spiega che da tre anni, tutti i giorni, questa è la sua vita: distribuisce pasti e medicine agli illegal workers, i lavoratori migranti che hanno perso il lavoro e non hanno più il permesso di soggiorno. La prima tappa è Sonapur, alle porte di Dubai. In hindi significa "città d'oro", ma a ricordare il colore dell'oro c'è solamente la sabbia, che ricopre tutto e si infila ovunque: Sonapur è un'immensa città dormitorio che per chilometri e chilometri si fa spazio nel deserto. In angusti edifici di cemento tutti uguali, vivono migliaia di lavoratori: indiani, pakistani, bengalesi, cinesi. Da dietro un cumulo di detriti, un gruppo di ragazzi va incontro a Shashikala appena la sua automobile si ferma: dormono su cartoni e materassi sotto l'ombra di un albero. Non possono pagare un posto letto, non hanno i soldi per tornare a casa e alcuni non hanno più neppure il passaporto. Shashikala distribuisce il riso e li ascolta, uno ad uno: qualcuno spiega che non si sente bene, altri chiedono come possono tornare in India, altri ancora dicono che hanno lavorato per alcune settimane, in nero, ma non sono stati pagati. La scorsa estate in due sono morti per il caldo e da pochi giorni Shashikala è stata chiamata per rimpatriare altre sei salme: uno di loro è caduto da un'impalcatura in un cantiere, gli altri sono morti di malattie per la mancanza di assistenza e di cure.


Dottoressa Shashikala, come ha cominciato ad occuparsi dei lavoratori migranti?
Sono arrivata a Dubai nel 2007 e ho aperto un centro medico, a Karama. Sia io che mio marito siamo dottori e vedendo le condizioni dei lavoratori migranti, soprattutto di chi lavora nell'edilizia, non ho potuto fare a meno di occuparmi di loro: parlano la mia stessa lingua, vengono dalla mia stessa terra. La mia attività principale, oltre a ricevere i pazienti nel centro medico, è distribuire cibo e farmaci ai lavoratori migranti rimasti senza lavoro, specialmente a chi è malato e illegale nel paese. Riusciamo a sfamare in media 100-200 persone ogni giorno, ma in alcuni periodi arriviamo anche a 800. Distribuisco il cibo a Sonapur e a Sharjah, e in quest'occasione i lavoratori mi parlano dei loro problemi, fisici e non solo. Se non stanno bene, li porto con me al centro medico per visitarli. Recentemente ho incontrato diversi di loro che volevano togliersi la vita, e in due lo hanno fatto: sono morti, si sono suicidati. Io cerco di fare il possibile, quando stanno così male mi fermo a parlare con loro per ore, ma certe volte non basta. Veniamo qui a dare il cibo, conosciamo tutti, ma capita che il giorno dopo ci chiamino per dirci che qualcuno è morto. E' terribile. Quanti di questi uomini vengono da me e cominciano a piangere perché non sanno più che cosa fare. Il loro pianto mi penetra nel cuore, io non posso fare a meno di occuparmi di loro. In questi due anni e mezzo, abbiamo sostenuto oltre 10mila persone in diversi modi: li abbiamo aiutati a tornare a casa comperando centinaia di biglietti aerei per l'India, abbiamo distribuito cibo, medicine, vestiti.


Quali sono i problemi di salute più diffusi?
Le malattie più comuni sono la tubercolosi, la bronchite, la tosse cronica, le infezioni intestinali e la disidratazione. Qualche volta anche l'Aids, ma in questi casi porto i malati immediatamente in ospedale e cerco di farli tornare a casa. Ci sono poi tutti i problemi legati agli incidenti sul lavoro: soprattutto le fratture alle gambe e alle braccia, che molto spesso richiedono operazioni. Infine ci sono le patologie psichiche: in tanti soffrono di depressione e di altri disturbi mentali legati alle condizioni di vita, di lavoro, alla lontananza da casa. Nei giorni scorsi sono stata chiamata a Sonapur per un ragazzo che stava male, aveva la febbre alta ed era magrissimo: mi ha detto che è a Dubai da 11 anni e che in tutto questo periodo è tornato in India una volta sola. Sono otto anni che non vede la sua famiglia.

Per i lavoratori illegali ci sono forme di sostegno sanitario da parte del Governo?
Nei casi di emergenza i trattamenti sono gratuiti, ma se i pazienti devono seguire qualche terapia o se hanno bisogno di essere operati devono pagare di tasca loro. La questione centrale è che non è stabilito dal Governo chi si debba occupare dei lavoratori illegali. Esiste un Dipartimento per i Diritti umani, ma hanno tutti paura a chiedere aiuto perché in genere si va incontro a problemi anziché ricevere aiuto, anche perché per accedervi bisogna passare dalla polizia. Il problema è che ci sono migliaia di persone che hanno bisogno. Anche se qualcuno viene aiutato, ce ne sono continuamente di nuovi che arrivano. Recentemente ho seguito due lavoratori che si sono rotti una gamba e hanno dovuto essere operati. A uno hanno chiesto 6600 dirham, all'altro 3500. Abbiamo pagato tutto di tasca nostra, ho dato il mio passaporto e la mia carta di lavoro come garanzia, e poi abbiamo raccolto i soldi, chiedendo aiuto a tutte le persone che conoscevamo.

E le donne migranti, cura anche loro?
Sono specializzata in ginecologia, quindi mi occupo anche delle donne. La maggior parte di loro hanno permessi di soggiorno come domestiche e sono qui sole. Le curo per tutti i problemi ginecologici, ma mi occupo soprattutto dei casi di gravidanza illecita, fuori dal matrimonio, che negli Emirati è illegale. A me però non interessa se sono illegali oppure no, come dottore ho il dovere di aiutarle tutte. Una ragazza è arrivata da me quando stava quasi per partorire, abbiamo chiamato l'ambulanza, ma non è stata portata in ospedale perché non aveva i documenti in regola. Nessuna struttura voleva farla partorire. Così ho dato i miei documenti, perché ci voleva qualcuno che garantisse per lei: abbiamo trovato uno sponsor che le desse il permesso di soggiorno e ci hanno chiesto 5mila dirham per il parto; in tre giorni siamo riusciti a raccogliere i soldi. Ora la mamma lavora e il bimbo sta bene. Se non avessimo pagato il conto delle cure mediche, mamma e figlio sarebbero stati arrestati. In genere per i casi simili c'è il carcere per 3 o 4 mesi e poi la Corte decide. Molte donne vengono da me anche perché vogliono interrompere la gravidanza. Se decidono di proseguire, mi occupo di loro, gratuitamente: le aiuto con i biglietti aerei per tornare a casa, ho un posto dove farle dormire, organizzo il parto se necessario. Ognuna di loro può scegliere se prendersi cura del bambino oppure no. Chi non riesce a farlo, per motivi finanziari o sociali, ha il nostro supporto per la cura del figlio, che torna poi con la mamma appena lei riesce ad occuparsene di nuovo. Prima del parto sono spaventate, pensano di non farcela, ma alla fine il senso di maternità prevale, e quasi tutte riescono a prendersi cura dei piccoli.

In India le persone sanno come è la situazione qui a Dubai?
Magari ne hanno sentito parlare, ma nei villaggi c'è talmente tanta povertà che i ragazzi partono lo stesso. In più a tutti viene promesso di guadagnare più di quello che poi ricevono una volta arrivati qui. Molti devono pagare anche le società di reclutamento in cambio di un lavoro, si indebitano, e poi si ritrovano in queste condizioni. Lo stipendio medio per chi lavora nell'edilizia è di circa 500-600 dirham al mese (100-120 euro), ma spesso devono pagarsi anche una stanza per dormire, il cibo e quello che rimane in tasca sono 300 dirham al massimo (60 euro). Se poi devono pagare anche le compagnie di reclutamento, per i debiti che hanno contratto, il lavoro non basta più. Così decidono di lasciare e iniziano a lavorare in nero, a giornata, per provare a guadagnare di più. Ma il risultato è ancora peggiore: si ritrovano illegali, senza permesso di soggiorno e molto spesso non vengono neppure pagati per le ore che fanno.

Che supporto hanno dalla polizia o dalle Ambasciate?

Nessuno, nemmeno il Consolato, l'Ambasciata, il Tribunale del lavoro li aiuta. Se ti rivolgi a loro dicono sempre e solo "vedremo quello che si può fare". Abbiamo provato a sollevare l'attenzione dei media, ma anche loro non hanno fatto nulla alla fine. Alcuni giornalisti sono venuti a vedere come è la situazione, ma poi non ne hanno scritto: sono entrati a Sonapur con l'autorizzazione della polizia, perché questi lavoratori sono illegali, ma poi non gli è stato dato il permesso di pubblicare. Non essendo intervenuta la polizia, avrebbe voluto dire che i poliziotti non fanno rispettare la legge che punisce chi è irregolare nel paese. I poliziotti però sono musulmani e per la loro religione bisogna avere pietà per la povera gente. Così non intervengono, non cacciano gli irregolari, ma il risultato è che dei migranti illegali non ne parla nessuno.

In questi anni c'è stata qualche forma di protesta, di sciopero?
Qui non è possibile scioperare, non è permesso, è illegale. E poi questi ragazzi non hanno nessun argomento legale, sono irregolari, contro chi protestano? Dal 2007 la legge prevede l'espulsione immediata per chi non ha un lavoro e uno sponsor che garantisca per loro. E' difficile anche che si auto organizzino, perché sono molto poveri, non hanno nulla. Ed è altrettanto difficile che qualcuno li aiuti: nessuno vuole prendersi il rischio di avere a che fare con chi è illegale nel paese. Io riesco a farlo, però: sono più al sicuro perché sono un medico e sono donna. La polizia sa quello che faccio e anche se qualche volta mi ferma e mi controlla, mi lascia continuare a lavorare.

 

From/Da: www.cisu.biz

GALLONI F.

Giovani indiani a Cremona

 Edizioni CISU, Roma, 2009

La monografia si occupa dei percorsi scolastici ed extrascolastici dei giovani immigrati indiani, la cui presenza, già rilevante, è in costante aumento in alcune province italiane (come quella di Cremona). L’interesse della ricerca verso tale popolazione, tuttavia, non è motivato solo dalla loro numerosità, ma anche da caratteristiche specifiche di tale migrazione, quali l’elevata concentrazione residenziale in alcune zone e una sostanziale buona accettazione da parte degli autoctoni.

Il contributo di Francesca Galloni permette di analizzare le strategie che gli immigrati indiani mettono in atto in ambiti educativi scolastici ed extrascolastici e offre loro la possibilità di dare voce e senso ai propri modelli di comportamento. In questo modo, triangolando quanto emerso da osservazioni partecipanti e interviste a italiani ed immigrati, si scorgono da una parte risorse e capacità degli adolescenti indiani, dall’altra fraintendimenti diffusi nella società rispetto a tale popolazione. Proprio per il fatto che la situazione è spesso più complessa di quanto appare, lo studio etnografico aiuta a vedere oltre le dimensioni culturali o i tratti comuni dell’immigrato, facendo emergere condizioni di vita, strategie, sogni e competenze di questi protagonisti.

Quindi, questa etnografia offre la possibilità di entrare dentro l’immagine precostituita di giovani indiani e notare che il loro successo personale e sociale è influenzato, più che da aspetti culturali, dalle risorse del contesto e dalla volontà politico-educativa di mettere in campo strategie d’inclusione. Galloni, inoltre, indicando alcune necessità, come quella di perseguire giustizia sociale, sollecita domande che vanno oltre l’analisi della collettività indiana. Questo studio, infatti, permette di riflettere ad ampio raggio sulla formazione interculturale e sulle scelte educative volte ad ottenere integrazione e coesione sociale.

http://www.cisu.biz

From/Da: Riflessioni Sistemiche

Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche

Si segnala la nascita della rivista semestrale a consultazione gratuita on-line Riflessioni Sistemiche ( www.aiems.eu ), la quale ha un'impostazione di tipo monografico ed interdisciplinare. Il primo numero è stato pubblicato il 15 agosto 2009, ed è dedicato al tema dell'incertezza nel pensiero sistemico. Vede la partecipazione di un folto gruppo di studiosi d'eccellenza, provenienti da diversi campi disciplinari, ma tutti afferenti ad un'epistemologia di stampo sistemico.

Riflessioni Sistemiche è una rivista registrata al Tribunale di Roma con autorizzazione N°194/2009 del 26 maggio 2009.
From/Da: Montecchio M. (VI) (I)
E'  uscita la rivista mensile Shako dell'Associazione Culturale e Sociale del Bangladesh di Montecchio Maggiore (VI)

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From/Da: System Dynamics Society
Seoul, Korea Conference - July 25-29, 2010 (Bonus Day--Friday, July 30)
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th International Conference of the System Dynamics Society

Please visit the conference webpage www.systemdynamics.org/conferences/current/index.htm for all information about the Seoul Conference. Updated information on the conference will also be posted under “Announcements” on the System Dynamics Discussion Forum www.systemdynamics.org/forum. Please feel free to sign up to receive a digest of announcements and discussion via email, or to set up an RSS feed, by logging in to the Forum, click on the “User Control Panel” link and then select the “Digests” tab.

Please contact the Society office if you . . .
     -  have any questions.
     -  would like to receive only electronic messages from us, we will stop sending hard copy postal mailings to you. (This option can be changed at any time, and only affects correspondence from the Society office.)

We look forward to seeing you in Seoul!
Best Regards, The Seoul Conference Team
Email: conference@systemdynamics.org

CONFERENCE HOST: Korean System Dynamics Society

CONFERENCE PARTNERS to date:  --National Research Foundation of Korea (NRF)  --Electronics and Telecommunications Research Institute (ETRI)  --Korea Research Institute for Human Settlements (KRIHS)  --Korea Tourism Organization (KTO)  --Seoul Convention Bureau (SCB)

CONFERENCE SPONSORS to date:  --Amber Blocks Ltd.  --AnyLogic North America  --Evans & Peck Pty Ltd  --Forio Business Simulations  --Idaho National Laboratory  --International Society for the Systems Sciences  --isee systems --Jantz Morgan LLC  --The Manufacturing Game  --PA Consulting Group --Pearson NZ [with Kambiz Maani and Bob Cavana]  --Pegasus Communications Inc.  --Powersim Solutions, Inc.  –Sandia National Laboratories  --SoL, The Society for Organizational Learning  --transentis management consulting GmbH & Co. KG  --Vanguard Strategy  --Ventana Systems, Inc.  --Wiley-Blackwell  --Worcester Polytechnic Institute (WPI)
Conference Friends: Lane Press of Albany

PROGRAM COMMITTEE:  E-mail: programchair@systemdynamics.org
Tae-Hoon Moon, Chair  Chung Ang University
Nam-Sung Ahn, Co-Chair  Solbridge International School of Business
Zhiguang Cao, Co-Chair  Shanghai University of Finance and Economics
Tim Haslett, Co-Chair  Monash University
Xu Honggang, Co-Chair  Zhongshan University
Tsuey-Ping Lee, Co-Chair  National Chung-Cheng University
Kaoru Yamaguchi, Co-Chair  Doshisha University
Young-Kyo Hong, Assistant  Sookmyung Women’s University
Khalid Saeed, Coordinator  Worcester Polytechnic Institute

CONFERENCE CHAIR: Man-Hyung Lee, Chungbuk National University

ORGANIZING COMMITTEE:
Dong-Hwan Kim, Chair, Chung Ang University
Won-Gyu Ha, Electronics and Telecom Research Institute
Young-Min Oh, Seoul National University
Daniel Thiel, University of Paris
Mi-Sook Yi, Korea Research Institute for Human Settlements

WORKSHOP CO-CHAIRS: 
Nam-Hee Choi, Chungju National University
Sang-Hyun Park, National Information Society Agency

CONFERENCE MANAGER:  Roberta L. Spencer, System Dynamics Society

SYSTEM DYNAMICS SOCIETY
Milne 300, Rockefeller College
135 Western Avenue
University at Albany, State University of New York
Albany, NY, 12222, USA
phone (518) 442-3865   fax (518) 442-3398
office@systemdynamics.org
http://www.systemdynamics.org

From/Da: Etnografia Newsletter (I)

ANTHROPOLOGISTS ASSOCIATION

Portale dell'Associazione Nazionale Universitaria degli Antropologi Culturali

http://www.anuac.it 

Suddiviso in diverse sezioni, comprende Call for papers, Ricerche, Links, Eventi e Novita' editoriali costantemente aggiornati.

C'e' una nuova rubrica dedicata ALLA GENTE D'ABRUZZO, con notizie, link e numeri utili per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto.

From/Da: http://dweb.repubblica.it/

SOCIETA'

Il sesso spiegato alle indiane

di Monica Capuani
Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, il manuale di educazione sessuale 'Conosci il tuo corpo' ha superato settanta milioni di copie. Dove? Nei piccoli villaggi dell'India
Nel 1987, in arrivo da vari villaggi del Rajasthan, Nord dell’India, 75 donne a Delhi bussarono alla porta della casa editrice Kali for Women. Grazie al Women Development Program del governo, avevano frequentato workshop sulla salute e sul corpo delle donne dall’infanzia alla vecchiaia. Di lì, il loro entusiasmo aveva dato vita a un libro illustrato, intitolato Conosci il tuo corpo. Un excursus sulla vita delle donne attraverso le tappe più significative della vita biologica: la scoperta dei propri genitali, la comparsa delle prime mestruazioni, l’adolescenza e l’insorgere del desiderio, il matrimonio e la scoperta della sessualità, la gravidanza, il parto, la menopausa. Scrissero tutto il libro a mano, disegnando tutti i cambiamenti sul corpo nudo di una donna e di un uomo a fumetti. Distribuirono il libro nei villaggi per “testarlo”. La reazione fu durissima: fu giudicato spazzatura, perché non era accettabile vedere la nudità. Il gruppetto discusse a lungo su come ovviare a questa resistenza culturale, e trovò una splendida soluzione: la donna fu disegnata completamente vestita, con la gonna lunga tradizionale, la casacca, la testa coperta. Ma aprendo piccole finestrelle di carta, si vedeva la vagina, l’apparato riproduttore, il seno. Stessa cosa per l’uomo: una finestrella nel dothi, i pantaloni lenti che usava Gandhi, e si vedeva il pene e la costituzione degli organi genitali maschili.

Le 75 signore avevano sentito dire che esisteva una casa editrice femminista dal nome evocativo di Kali for Women, e che Urvashi Butalia ne era stata la fondatrice tre anni prima, con l’aiuto dell’amica Ritu Menon. Kali nel pantheon indiano è una divinità potente, vincente, che distrugge l’ignoranza, ma anche terrificante, vendicativa se serve. Quelle donne avevano un bisogno, da affermare con urgenza: dare alle loro figlie (e certo anche ai figli, ma in seconda battuta) un vademecum che le informasse sull’universo tabù della sessualità, velato da una cortina di ferro di pregiudizi tradizionali, ignoranza atavica, maschilismo radicato. Un vero e proprio manuale di educazione sessuale. Illustrato a mano, perché non vi fosse alcun fraintendimento. E in hindi, ovviamente, perché nessuna di loro parlava l’inglese, né tanto meno era a conoscenza della Bibbia americana degli anni Settanta, Our Body, Ourselves.

Il garage della dea hindu
Urvashi Butalia aveva concepito l’idea di una casa editrice femminista indiana a Delhi, ma a Londra aveva vinto una borsa di studio per sviluppare il progetto. «Non parlavo d’altro, i miei colleghi non ne potevano più di ascoltarmi. Una sera, davanti a una birra, mi chiesero se almeno avessi in mente un nome.


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Segnalato da Aristotele

 

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