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IL CENTRO PADOVANO DI TERAPIA DELLA FAMIGLIA scarica presentazione CPTF Il Centro Padovano di Terapia della Famiglia, fondato dal dott. Andrea Mosconi e dal dott. Pio Peruzzi, continua la tradizione didattica e formativa alla Terapia Familiare Sistemica, iniziata dai soci fondatori a Padova sin dal 1984 per conto del Centro Milanese di Terapia della Famiglia.
Il dott. Andrea Mosconi ed il dott. Pio Peruzzi hanno
applicato il Modello Sistemico alla clinica psichiatrica, conducendo
ricerche specifiche in questo ambito.
L'attuale struttura del Centro risponde ad una duplice esigenza: da un lato, permette di organizzare lo sviluppo delle applicazioni dell'ottica sistemica agli ambiti della terapia, del counselling, della mediazione dei conflitti familiari e sociali e dell'intervento sulle organizzazioni, dall'altro, garantisce la continuità didattica e formativa alla Terapia Familiare ad indirizzo sistemico secondo le modalità sviluppate dal dott. Luigi Boscolo e dal dott. Gianfranco Cecchin, soci fondatori del Centro Milanese di Terapia della Famiglia. Il Centro Padovano di Terapia della Famiglia è responsabile dell'organizzazione deicorsi di psicoterapia sistemico-relazionale nella sede di Padova (vedi mappa) e nella sede di Trieste (vedi mappa) del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, riconosciuto dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica ai sensi dell'art. 3 della legge n. 56 del 18/02/1989, nelle sedi di Milano, Bologna, Genova e Padova (DM 24/10/1994, G.U. n. 263 del 10/11/1994), di Palermo e Torino (DM 25/2/2002, G.U. n. 39 del 13/3/2002), di Trieste (DM 27/7/2004, G.U. n. 180 del 3/8/2004), di Treviso (DM 21/09/2004, G.U. n. 232 del 21/10/2004). Nel corso degli anni, il Centro Padovano ha collaborato con Università e vari Enti, realizzando progetti di ricerca, didattica e formazione.
Il Centro si avvale della collaborazione di numerosi
didatti e assistenti, nonché del contributo di docenti e accademici
esterni, così da garantire la riflessione critica e le connessioni con
altri modelli.
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(Villach,
Austria,
25
luglio 1921 - Palo Alto, Stati Uniti, 31 marzo 2007) Paul Watzlawick ha attraversato come una
stella cometa la seconda metà del secolo scorso, illuminando con le sue
idee, il suo lavoro e i suoi scritti intere generazioni di studiosi e
professionisti, non solo nelle aree della psicologia, della psichiatria e
della sociologia ma anche in campi lontani dalle scienze umane come l’economia e l’ingegneria o
nelle scienze «pure» come la fisica e la biologia. I suoi studi sulla
comunicazione e sul cambiamento travalicano, infatti, le barriere
disciplinari e trovano applicazione in qualunque contesto ove siano
coinvolte le relazioni dell’individuo con se stesso, con gli altri e con
il mondo. La sua opera, come quella dei grandi filosofi, non si lascia
limitare né dalle ideologie, né dai confini delle singole prospettive
scientifiche: essa va oltre, sino alla radice del «come» l’essere umano costruisce, anzi, per dirla con le
sue parole, inventa la sua realtà. Sulla scia della sua luminosa stella,
numerosi sono i pensatori e i professionisti che hanno avuto la possibilità
di costruire il loro successo e la loro fama. Basti pensare che Watzlawick
è l’unico autore tradotto in ottanta lingue differenti. La cosiddetta
scuola di Palo Alto non sarebbe esistita senza la sua imponente figura e
la sua capacità di sintetizzare il lavoro di eminenti studiosi, come
Gregory Bateson o Don D. Jackson e Milton Erickson, in un unico e rigoroso
modello teorico e applicativo. D’altronde, per fare solo qualche
esempio, il padre del
costruttivismo Hein Von Foerster, amava dichiarare di essere una invenzione di Paul Watzlawick, nel senso che egli, senza il suo aiuto, non sarebbe diventato così
noto e i suoi lavori non
sarebbero stati così conosciuti. Lo stesso vale per Mara, Selvini, Palazzoli e la scuola di Milano
di terapia sistemica, che devono a lui non solo l’ispirazione tecnica ma anche la
diffusione nel mondo
del loro lavoro. Nella stessa maniera per tutti coloro che si sono inseriti nella scia della
cometa Watzlawick hanno potuto riflettere grazie alla sua luce e, spesso,
senza nessun contatto
diretto con lui. Era infatti sufficiente dichiarare di riferirsi alla scuola di Palo Alto per
acquisire status di rispettabilità scientifica e professionale. Tutto ciò vale anche per me poiché senza di lui probabilmente pochi
avrebbero conosciuto il mio
lavoro. Invece, grazie al libro L’arte
del cambiamento scritto a
quattro mani, mi sono ritrovato immediatamente sulla ribalta internazionale. Il nostro Centro
di Terapia Strategica di Arezzo se non fosse stato fondato con la sua attiva presenza non sarebbe mai divenuto il punto di
riferimento per l’evoluzione della terapia breve e il problem
solving strategico. Ad ulteriore prova della grandezza della
sua opera si pensi che Paul
Watzlawick rappresenta anche uno degli autori più copiati: c’è stato anche chi, dopo averne copiato intere
pagine per un suo
articolo, senza ovviamente citare la fonte, è in seguito divenuto uno dei suoi più acerrimi
detrattori. Paul, essendo una
persona tollerante e sempre capace di evitare conflitti – anche quando potevano apparire legittimi - in
questo caso e in altri, invece di
denunciare e svergognare pubblicamente il collega scorretto, semplicemente ha fatto notare direttamente e con stile la mala azione al colpevole, senza
andare oltre. Il lettore
può ben capire come voler sottolineare la rilevanza del contributo di quest’autore e
pensatore richiederebbe un intero volume, inoltre i suo testi parlano del suo lavoro
meglio di come
potrebbe fare chiunque altro. Per questo ho deciso di concludere questo commento finale ai
suoi scritti selezionati in maniera non accademica ma personale. Ritengo
che, avendo avuto l’onore e il piacere di condividere con Paul oltre
quindici anni di collaborazione professionale e anche di relazione
personale (insieme abbiamo tenuto oltre cinquanta workshop e conferenze in
giro per il mondo, abbiamo scritto tre libri e contribuito ad altri due
insieme agli amici Jeffrey Zeig e Camillo Loriedo) sia bello offrire al
lettore, oltre alla sua opera, qualche aneddoto che pennelli la sua
persona. Egli, infatti, è stato non solo un Maestro di scienza e
professione bensì anche un modello di stile e filosofia di vita. Paul era
un uomo di bella presenza, sobriamente elegante e capace di una sottile ironia, tanto
irresistibilmente simpatico agli uomini quanto affascinante per le donne.
Mai esibiva la sua condizione disponendosi umilmente con chiunque, con
l’atteggiamento di chi è sempre pronto ad imparare qualcosa in più.
Capace nelle relazioni interpersonali del gelo più rabbrividente così
come del calore più confortante, ma sempre con stile impareggiabile. Una
volta, alla Sorbona di Parigi, durante una conferenza, un partecipante lo
interruppe aggredendolo verbalmente perché le sue teorie andavano contro
i fondamenti della psichiatria e della psicoanalisi. Egli, con estrema
pacatezza gli rispose: « lei ha perfettamente ragione... dal suo punto di
vista... »-, poi continuò a parlare tra gli applausi e il sorriso del
pubblico. In un’altra occasione lo osservai dare del cibo «rubato in
hotel» ai gatti randagi di una calle veneziana, lasciava che si
avvicinassero come se fossero amici di un’altra vita. Giunti a Bologna
da Roma a bordo della mia auto, Paul commentò la mia guida ironicamente,
dichiarando che l’Italia doveva essersi accorciata. Giunti all’hotel
che si chiamava «I tre vecchi » mi chiese dove fossero gli altri due. La
sua ironia fu forse ancor più proverbiale: eravamo in attesa delle
valigie all’aeroporto di Siviglia, la sua arrivò per prima e,
ovviamente, la mia per ultima. Durante la tediosa attesa, sul nastro passò
una valigia gigantesca ed egli commentò «è decisamente molto comoda
perché se non trovi una camera in albergo puoi dormirci dentro». Le sue
attenzioni nei confronti delle persone a lui care non erano mai ostentate
ma così delicate e puntuali da stupire ogni volta. Pronto a cogliere la
bellezza in ogni sua forma, dai colori delle colline toscane in primavera
al fascino tremendo dei grattacieli sulla baia di Hong Kong al tramonto;
dal rumore ancestrale delle onde del pacifico di Carmel alla musica
sublime di Rachmaninov. Infine, uno degli episodi che può descrivere al
meglio la sua personalità e il suo stile è rappresentato da un sottile
quanto potente insegnamento impartitomi molti anni fa durante un
importante convegno. In questa occasione, per la prima volta dovevo
presentare il metodo di terapia breve, messo a punto sotto la sua
supervisione, per il trattamento dei disturbi fobico- ossessivi; per di più
dovevo farlo di fronte a un’assise composta dai più importanti studiosi
e specialisti del settore. Ossessivamente avevo preparato la mia
esposizione, riservando lo spazio alla dissertazione teorica, alla
presentazione dei dati empirici e alla pratica clinica mediante delle
videoregistrazioni che dimostrassero la reale efficacia della terapia
anche a un pubblico di scettici ricercatori e colleghi. Sfortunatamente il
tecnico video e audio della sala, nel provare il mio video, per errore ne
aveva cancellato il contenuto. Mi accorsi di tutto ciò poco prima di
cominciare la mia relazione. Come il lettore può ben capire non ero solo
seccato e allibito per l’accaduto ma anche frustrato e piuttosto
depresso prevedendo il sicuro insuccesso. Procedetti nella mia
presentazione in maniera decisamente meno assertiva del solito e quando
giunsi alla parte dimostrativa della tecnica, mi scusai con l’uditorio
per il problema sopraggiunto: recitai, invece che mostrare il video, le
trascrizioni, dichiarando i loro effetti. In maniera totalmente contraria
alle mie previsioni il pubblico fu entusiasta e molte furono le
dichiarazioni di apprezzamento per il lavoro presentato. Paul, che tutto
aveva osservato dal fondo della grande sala, si avvicinò a me e
battendomi un mano sulla spalla disse: «finalmente oltre che bravo sei
apparso umile e simpatico...» Oggi tutti hanno apprezzato la tua «debolezza»
ed il tuo «errore»... Mai ho dimenticato questa sua lezione. Oggi, a
pochi giorni dalla sua morte, scrivendo queste righe sento ancor più la
sua mancanza. Tuttavia sono contento perché, oltre a una vita intensa e
piena di bellezza, egli ha avuto una morte felice accanto alla sua amata
Vera. Ritengo che in questo caso valga davvero la seguente citazione: «quando
perdi una persona davvero importante, piuttosto che pensare alla sfortuna
di averla perduta pensa alla fortuna di averla avuta ». Arezzo, aprile 2007, Giorgio Nardone.
postfazione al libro "GUARDARE DENTRO RENDE CIECHI"
e altri saggi, a cura di Wendel Ray e Giorgio Nardone,
giugno 2007, Ponte alle Grazie, Milano.
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