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COMUNE DI SCHIO

Assessorato agli Interventi Sociali

   

 PROGETTO:

I PERCORSI DELL’INTEGRAZIONE SOCIALE

Lavoro di rete, mediazione interculturale e sviluppo di Comunità.

 

 Premessa

I fenomeni migratori rappresentano per la popolazione dell’Alto Vicentino, in ragione della conformazione topografica e delle vicende che hanno caratterizzato il proprio territorio, una realtà esperienziale vicina e concreta. Realtà legata al vissuto del dover lasciare le proprie valli e vestire i panni dello straniero emigrante in Belgio, in Germania o, più lontano ancora, in Argentina e in Australia. Realtà altresì legata all’accogliere e saper integrare le molte persone che, fin dalla prima industrializzazione, sono state qui richiamate, da altre zone del Paese o dall’estero, dalla prospettiva di un’occupazione.

In tempi più recenti il territorio di Schio e dei Comuni limitrofi ha accentuato la propria fisionomia di destinatario dei flussi migratori, divenendo punto d’approdo per molti lavoratori extracomunitari che, specie nell’ultimo decennio, vi sono transitati e vi si sono stabiliti.

Tra la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta, infatti, si è avuta un’ingente affluenza di immigrati stranieri che ha assunto i tratti di una vera e propria emergenza. A fronte delle numerose ed impellenti necessità che presentavano questi immigrati, le ragioni della solidarietà, qui così profondamente e "storicamente" radicate, hanno trovato nella sinergia tra istituzioni pubbliche e volontariato risposte fattive ed immediate. E’ in tale contesto che si colloca l’istituzione, da parte del Comune, del Centro di Pronta Accoglienza e la creazione, da parte della Charitas locale e dell’Associazione "Villaggio Globale", di alloggi di seconda accoglienza. Tali esperienze, tutt’oggi in atto, crediamo abbiano costituito e costituiscano, assieme ad altre iniziative concomitanti (distribuzione di indumenti presso il centro raccolta Charitas, erogazione di pasti caldi da parte dei padri Cappuccini, attivazione dei corsi serali di lingua italiana per stranieri, percorsi di orientamento, consulenza e formazione svolti dallo sportello immigrati del Comune e dai Sindacati, ecc.), un significativo esempio di come una Comunità Locale si possa attivare per rispondere ai bisogni primari di queste persone "lontane da casa".

Ciò è ancor più degno d’attenzione se si considera che ha avuto luogo in una delle province, quella di Vicenza, che è ai primi posti in Italia per numero di immigrati presenti (stimato nel ’98 in circa 35 mila unità).

Guardando più da vicino la situazione della nostra città, le risultanze anagrafiche evidenziano la presenza di 1106 stranieri extracomunitari, dei quali 686 maschi e 420. femmine. Tale dato, che non conteggia gli irregolari o quegli immigrati che, pur in possesso del permesso di soggiorno, non hanno ancora preso la residenza a Schio, è maggiormente interessante se se ne raffronta la composizione interna rispetto agli anni passati. Si assiste, infatti, ad un mutamento del fenomeno immigratorio secondo cui decrescono, pur non venendo del tutto meno, i "nuovi ingressi" (per la qual cosa mantengono la propria utilità i servizi di accoglienza attivati), mentre crescono gli ingressi legati ai ricongiungimenti familiari (di questa tendenza è buon indicatore l’aumento del numero dei minori stranieri residenti, che attualmente sono 254). Quello che è certamente un cambiamento positivo, poiché introduce elementi di stabilità nel processo di trasformazione verso una società multirazziale e multietnica, presenta di contro nuove problematiche, in parte legate ancora a necessità primarie ma che in altra parte investono in maniera sempre più preponderante istanze di integrazione sociale e di dialogo interculturale.

Accanto a queste trasformazioni si deve registrare la recente innovazione in campo legislativo apportata dalla Legge n. 40 del 6 marzo 1998 - "Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" - che affronta per la prima volta in maniera organica e complessiva questa difficile materia, introducendo da un lato norme più rigide per quanto riguarda gli ingressi e le espulsioni e riconoscendo e tutelando dall’altro in maniera maggiore i diritti degli immigrati "regolari". La nuova normativa assegna in particolare agli Enti Locali, accanto all’erogazione di servizi propri, il compito di promuovere forme d’integrazione sociale a favore di persone provenienti da altri paesi e portatori di altre culture.

In tale direzione, e tenendo fede alla tradizione di solidarietà di questa Comunità, si intenderebbe - con il presente progetto - avviare un percorso di "avvicinamento", di confronto e di comprensione nei riguardi delle culture dell’ "altro", anche attraverso l’istituzione della figura del mediatore interculturale, figura prevista dalla stessa legge 40/98 e avente la funzione di facilitare i rapporti fra i cittadini immigrati, le istituzioni ed il contesto sociale.

Quest’idea nasce da una reale situazione di difficoltà verificatasi durante lo scorso anno scolastico in alcune scuole elementari della Città (ex 2° Circolo), alla quale le insegnanti e la direzione didattica hanno risposto approntando degli interventi educativi mirati (Progetto "Una scuola a colori") ed avviando con l’Amministrazione Comunale un confronto sulle azioni coordinate da intraprendere.

Risultava palese sin dall’inizio, infatti, che il problema non potesse risolversi nel solo ambito scolastico, ma che richiedesse una forte sinergia tra i soggetti (istituzionali e non) coinvolti. Parimenti si comprendeva come il problema del dialogo e dell’integrazione con i bambini stranieri e le loro famiglie non dipendesse semplicemente da barriere di comprensione linguistica, ma avesse motivi ben più profondi e resistenti.

Si sono così organizzati due incontri (14 e 21 maggio) aperti a tutti gli insegnanti elementari dei 3 circoli didattici di Schio ed ai rappresentanti delle associazioni degli immigrati. Il primo incontro, condotto da una ricercatrice esperta in pedagogia speciale, si proponeva di fornire elementi di sensibilizzazione e strumenti di analisi della problematica, portando le esperienze educative sperimentate in altre realtà. Il secondo affrontava invece gli aspetti legislativi, sociali e sanitari connessi all’immigrazione, fornendo altresì un quadro completo sulla rete dei servizi presenti nel nostro territorio, ed è stato tenuto da operatori del servizio sociale del Comune, del Distretto Socio-sanitario e della Charitas vicariale.

Riprendendo il percorso allora iniziato, si vorrebbe realizzare una progettualità condivisa e partecipata, volta all’inclusione ed all’integrazione sociale delle famiglie straniere, che trasformasse elementi di sofferenza e disagio in occasioni di crescita ed arricchimento per l’intera società.

Principi e finalità del progetto

Il progetto parte dalla convinzione che la convivenza, il rispetto e l’integrazione tra le diverse culture siano obiettivi possibili, necessari, auspicabili ed è aperto al contributo di tutti coloro che si riconoscono in questo orizzonte di pensiero.

Esso pone alla base delle proprie azioni progettuali la partecipazione dei vari soggetti istituzionali, delle organizzazioni di volontariato, dei singoli cittadini e degli stessi immigrati, secondo le modalità del lavoro di rete e dello sviluppo di Comunità.

Si tratta di un progetto di ampio respiro che mira da un lato a favorire i percorsi di inserimento di immigrati in difficoltà e dall’altro ad agire un cambiamento culturale nelle istituzioni e nel contesto sociale, fornendo opportunità di dialogo e di comprensione reciproca.

Ciò attraverso la mediazione culturale, la quale rappresenta uno strumento per favorire la conoscenza e la comprensione fra soggetti di culture diverse, concorrendo così a modificare il sistema di regolazione sociale tramite la prevenzione e la risoluzione dei conflitti nonché la rimozione delle cause che sono alla base dell’intolleranza e dell’esclusione sociale.

Il mediatore culturale, figura nuova nel panorama delle professioni sociali e dallo statuto ancora in fase di definizione, è una persona - non necessariamente straniera - che unisce alla conoscenza della lingua e degli usi e costumi di un gruppo minoritario la padronanza della lingua, della cultura e del sistema amministrativo del nostro Paese, oltre ad avere formazione e attitudine personale ai rapporti umani ed alla gestione del conflitto. Egli deve riuscire a fungere da "ponte" nell’accesso e nella fruizione dei servizi: non surrogare, quindi, l’operatore sociale o l’insegnante nell’esercizio delle proprie funzioni né tantomeno sostituirsi all’immigrato (rispetto al quale deve anzi sostenere percorsi di autonomia).

Il disegno progettuale, fortemente connotato da caratteri sperimentali e da un approccio di ricerca, si propone peraltro di esplorare, nel dinamico confronto fra teoria e prassi, le nuove frontiere della mediazione in questo ambito d’intervento, cercando in tal modo di contribuire al suo approfondimento e alla sua diffusione.

Le azioni nelle quali si articola il progetto sono 3:

  • percorso formativo;

  • incontri culturali;

  • interventi di mediazione.

 

A - Percorso formativo

L’esigenza formativa, presente in genere in ogni progetto, assume nel caso in esame un’importanza particolare in relazione al fatto che, da un lato, gli interventi da programmare richiedono la disponibilità di figure professionali del tutto nuove – i mediatori culturali appunto - radicate nel territorio ed adeguatamente preparate mentre, dall’altro, è necessario che diventi patrimonio condiviso degli operatori dei servizi il concetto, le funzioni, gli strumenti della mediazione culturale.

 

Modalità operative: Si è pensato, pertanto, ad un percorso formativo che intrecciasse momenti divulgativi e di ampia partecipazione - aperti a tutti gli operatori, i volontari, gli immigrati ed all’intera cittadinanza - ad incontri più mirati agli "aspiranti" mediatori culturali.

Il corso si snoda in 12 seminari - per complessive 24 ore d’aula - ed in 36 ore di esercitazioni e tirocinio. Gli argomenti che si affronteranno riguardano aspetti antropologici, psicologici e sociali della mediazione interculturale, elementi di legislazione (con particolare riferimento alla normativa sull’immigrazione) e la conoscenza dei principali servizi pubblici (sociali, sanitari, educativi, ecc.).

Le relazioni saranno tenute da docenti universitari e da operatori del Comune, del Distretto di Base, della Scuola, del mondo del volontariato e dei sindacati; sarà dato inoltre spazio al confronto con immigrati che hanno già maturato adeguata esperienza nell’ambito della mediazione in altre realtà locali.

Le esercitazioni costituiscono un momento di approfondimento e di scambio fra gli stessi corsisti, sulla base delle sollecitazioni e degli spunti offerti dai relatori. Nell’attività di tirocinio verranno fornite opportunità di conoscenza diretta dei servizi pubblici e delle agenzie del privato sociale operanti sul territorio. In adesione allo spirito di ricerca che anima il progetto, si procederà ad una mappatura dei soggetti che nel territorio dell’Alto Vicentino operano, a diverso titolo, nel campo dell’immigrazione, costruendo così uno strumento utile al lavoro futuro.

Al termine del percorso formativo ciascun partecipante presenterà una tesina (una monografia di approfondimento su determinati aspetti della mediazione culturale o sulla propria cultura d’origine, ovvero una relazione sull’esperienza teorico-pratica condotta durante il corso).

L’organizzazione ed il coordinamento delle attività formative sarà curato dal Servizio Sociale del Comune, che al termine del corso rilascerà un attestato di frequenza a quanti abbiano presentato la tesina finale e preso parte ad almeno due terzi dell’attività d’aula e ad almeno 20 ore di tirocinio/esercitazione. Il corso è gratuito ed è aperto ad un massimo di 18 persone.

In caso di esubero delle domande verrà attuata una pre-selezione in base ai titoli ed al curriculum vitae, con particolare riferimento alle esperienze nell’ambito della multiculturalità. In eccedenza ai posti disponibili potrà essere consentita la partecipazione ai seminari (e non anche alle esercitazioni ed al tirocinio) da parte di uditori.

Modifiche al programma del corso potranno essere apportate in itinere, previa negoziazione con gli stessi corsisti, in base alle esigenze specifiche di questi ultimi ed alle necessità organizzative.

Obiettivi : Creare una diffusa comprensione del significato e delle funzioni della mediazione culturale ed una condivisione allargata del progetto da parte di tutti gli operatori. Fornire ai futuri mediatori culturali una approfondita conoscenza sulla normativa riguardante l’immigrazione, e l’educazione interculturale, dotandoli di strumenti professionali per la gestione del proprio ruolo e di coordinate di riferimento in merito al territorio e alla rete dei servizi.

Tempi:  La realizzazione del corso coprirà l’arco di circa 2 mesi e mezzo (con inizio previsto in novembre e termine a metà gennaio)

Strumenti di verifica: La documentazione raccolta durante il corso formativo sarà conservata agli atti e consultabile presso il servizio sociale, così come il materiale bibliografico e gli elaborati dei corsisti.

L’andamento del corso e l’indice di presenza saranno costantemente monitorati dal responsabile del corso che redigerà una relazione finale sulla base anche dei giudizi e delle osservazioni espressi al termine dai partecipanti attraverso un questionario di valutazione.

 

B - Incontri culturali

Accanto al percorso formativo e di condivisione rispetto ai temi della mediazione, si intendono promuovere degli incontri culturali aperti alla cittadinanza, nei quali vengano presentate le tradizioni, i costumi e la cultura di cui sono portatori gli immigrati residenti nella nostra Città. Queste iniziative intenderebbero riprendere ed ampliare un’analoga esperienza condotta dall’Informagiovani di Schio la scorsa primavera ("esplorando in punta dei piedi"), nella quale ci si è accostati all’esperienza del viaggio in Africa ed in America Latina come occasione di crescita umana che parte proprio dal confronto e dal rispetto delle altre culture.

 

Modalità operative: L’organizzazione di questi incontri si varrà della partnership fra il Comune, il volontariato e le associazioni rappresentative degli immigrati.

Più che conferenze, gli incontri vorrebbero essere momenti di condivisione, di dialogo e di festa. L’idea non è infatti quella di inquadrare secondo categorie occidentali le culture diverse, ma "viverle" dal di dentro cercando di coglierne, al di là degli aspetti di "colore" e meramente esteriori, i valori profondi, le differenze così come le somiglianze rispetto alla nostra civiltà.

Particolare attenzione verrà posta agli elementi etnici e di vita quotidiana, come le attività ricreative, le tradizioni popolari, ecc.

Il gioco, ad esempio, può rivelarsi uno strumento potente che "rompe" le diffidenze e le distanze e crea comunicazione a volte ancor più delle parole (e non solo tra i bambini), così come il ballo e le manifestazioni teatrali.

La cultura di un popolo si può conoscere anche attraverso la sua tradizione culinaria; si vorrebbe promuovere, pertanto, dei corsi di cucina araba, africana o asiatica. In questo come in altri ambiti saranno creati dei momenti e delle occasioni di confronto e di socializzazione in cui siano protagoniste le donne immigrate, le quali maggiormente sono esposte al rischio dell’esclusione sociale, mancando spesso loro le opportunità di integrazione offerte ai mariti dal lavoro ed ai figli dalla scuola.

Gli incontri, generalmente aperti a tutta la cittadinanza, potranno anche avere specifiche destinazioni (rivolti per esempio a scuole in cui vi siano bambini stranieri, ecc.).

Tali iniziative, ciascuna dettagliata dal relativo preventivo di spesa, dovranno essere approvate, di volta in volta, con deliberazione della Giunta Comunale. Il concorso economico da parte del Comune, attuato nelle forme previste dal vigente Regolamento sulle contribuzioni economiche ad associazioni ed enti, avverrà nella misura massima del 60% dei costi ammissibili sostenuti.

Obiettivi : Favorire la conoscenza e l’accettazione delle altre culture attraverso la realizzazione di esperienze dirette. Consentire la socializzazione degli immigrati favorendo la creazione di legami interpersonali fra italiani e stranieri.

Tempi: L’avvio di queste iniziative sarà contestuale al percorso formativo, componendo - anzi - assieme ai convegni pubblici in esso previsti un ciclo omogeneo di iniziative aperte alla cittadinanza.

La programmazione di tali incontri proseguirà comunque nell’intero periodo di validità del progetto (3 anni).

Strumenti di verifica:  La documentazione relativa ai singoli interventi sarà raccolta agli atti del servizio sociale. In conformità ai caratteri dell’iniziativa, sarà valutata l’opportunità di predisporre idonei strumenti di verifica (questionari, interviste, rilevazione delle presenze, e del gradimento ecc.).

 

C - Interventi di mediazione

Se attraverso gli incontri culturali si intende lavorare su larga scala e sugli aspetti della promozione della multiculturalità, con la mediazione si interviene su singoli casi (individuali o familiari) con lo specifico scopo di prevenire e/o ridurre il disagio connesso alle difficoltà di comunicazione e comprensione tra immigrati, istituzioni e contesto sociale.

Modalità operative:  Il carattere di sperimentalità del presente progetto richiede da un lato un impiego mirato e su problematiche specifiche dei mediatori, mentre dall’altro è necessario uno stretto aggancio con la rete dei servizi sociali. Ciò al fine soprattutto di definire con maggiore precisione lo specifico ruolo di questa nuova figura, senza improvvisazioni e senza sconfinamenti in altri ambiti (il mediatore non può confondersi con l’insegnante "facilitatore" né con una sorta di operatore d’assistenza).

L’attivazione dell’intervento di mediazione viene effettuata su segnalazione (da parte degli operatori scolastici, sanitari, dei volontari o degli stessi interessati) all’assistente sociale competente.

(A tal fine si precisa che per l’area adulti la competenza è delle assistenti sociali del Comune, suddivise per quartiere, mentre nel caso di minori sono interessate le assistenti del Distretto Socio-sanitario.)

L’assistente che prende in carico il caso valuta professionalmente la situazione e predispone un progetto d’intervento mirato che definisca gli obiettivi, le modalità, la portata ed i tempi dell’intervento di mediazione, coordinandosi con la responsabile dello sportello stranieri per l’individuazione della persona più idonea ad effettuare l’incarico ed il relativo monte-ore.

Viene, infatti, istituito presso il Servizio Sociale del Comune un Albo dei mediatori culturali a cui possono iscriversi i cittadini (stranieri e non) che abbiano una conoscenza della lingua e della cultura di un gruppo minoritario, oltreché la padronanza della lingua, della cultura e del sistema amministrativo italiano. Gli incarichi di collaborazione occasionale saranno attribuiti "intuitu personae", di volta in volta, in base alle necessità contingenti e in ragione dei titoli, della formazione e dell’attitudine rilevabili dal curriculum e da un previo colloquio conoscitivo.

Circa all’aspetto della preparazione, sarà tenuta in particolare attenzione la partecipazioni a percorsi formativi specifici, come quello qui previsto.

Obiettivi : Risoluzione di specifici problemi legati all’integrazione, nelle istituzioni o nel contesto sociale, di cittadini immigrati e delle loro famiglie.

Definizione di uno specifico ambito di intervento della figura del mediatore culturale.

Tempi: L’istituzione dell’Albo dovrà conseguire al completamento del percorso formativo e rimarrà aperto fino a tutto il periodo di validità del progetto, previsto in anni 3.

Strumenti di verifica:  Sarà predisposta una scheda nella quale verranno inseriti da parte dell’assistente sociale i dati relativi alla progettazione del singolo intervento ed alla sua realizzazione. All’assistente sociale, infatti, è affidato il compito di monitorare tali interventi ed effettuare la verifica dei risultati raggiunti. In base a tali schede potranno estrapolarsi dati generali ed anonimi sull’andamento complessivo dell’azione progettuale.

 


 

COMUNE DI SCHIO

Progetto "I percorsi dell’integrazione sociale"

 

2° Corso di Formazione per

Mediatori e Facilitatori Interculturali

Marzo – Giugno 2001

 

Premessa

L’integrazione sociale non è un bene che si trova nei supermercati; sfugge alle logiche della produzione in serie, della grande distribuzione per venire costruita secondo modalità legate al qui ed ora, al provvisorio e al locale, all’attuale ed immanente, attraverso la mediazione personale di donne e uomini che credono che il rispetto e la valorizzazione delle differenze siano obiettivi possibili.

Emulando le antiche botteghe artigiane che hanno precorso lo sviluppo industriale della Val Leogra, questi laboratori vorrebbero costituire, appunto, dei luoghi in cui produzione e trasmissione del sapere si intrecciano in modi forse difficilmente standardizzabili, ma certamente ricchi di spunti creativi e implicazioni operative.

Se il 1° Corso ha avuto un carattere propedeutico (si è cioè voluto dare una panoramica generale su vari aspetti – legislativi, psicologici, sociologici, educativi, didattici, ecc. – connessi all’integrazione), con la presente edizione si vorrebbe iniziare ad offrire delle opportunità di approfondimento attraverso una serie di laboratori tematici. Ci sembra che la modalità del tipo "laboratorio" sia particolarmente interessante in quanto consente di trasmettere contenuti teorici, ma soprattutto di avviare all’interno del gruppo dei momenti di dialogo e di confronto molto stimolanti. Un’officina che produca ed "esporti" germi di cambiamento e occasioni di crescita per l’intera Comunità Locale.

Importanti gli elementi di continuità fra le due edizioni. Innanzitutto la scelta di mantenere indiviso il target: immigrati e operatori dei servizi assieme, condividendo lo stesso percorso formativo. La scelta di mettere assieme questi due distinti livelli di formazione professionale risponde a precise intenzionalità. Si è convinti, infatti, che lo sviluppo e l’inserimento nella rete dei servizi di una nuova professionalità (com’è quella del mediatore interculturale) non possa sottrarsi al confronto e alla negoziazione con le figure professionali con cui dovrà integrarsi. Come pure si ritiene che tale collaborazione costringa anche queste ultime ad un cambiamento; per comprendere anzitutto quanto il mediatore può dare come ausilio al proprio intervento professionale e quanto invece deve corrispondere ad una propria crescita in termini di nuove conoscenze, competenze ed abilità relazionali.

Del resto l’approccio interculturale non può essere esclusiva di "specialisti", ma deve entrare fra gli strumenti d’uso quotidiano di ogni operatore che si trovi a lavorare nell’ambito sociale ed educativo. Con la creazione di un itinerario comune - seppur con differenti sviluppi - si è voluto dare la possibilità di conoscenza reciproca, confronto e collaborazione tra queste professionalità, diverse ma complementari.

Al di là di tali considerazioni, che avevano in realtà già guidato l’impostazione del primo Corso, la condivisione del percorso formativo ha una ragione in più che trova origine proprio nella natura stessa dei laboratori e che trasforma la diversità culturale dei partecipanti da elemento accessorio, complementare, in presupposto essenziale ed irrinunciabile del processo costruttivo. I laboratori rappresentano, infatti, dei luoghi meticci in cui si ricercano identità e differenze e si sperimentano nuovi modi per farle convivere e dialogare fra loro.

Un altro elemento di continuità rispetto alla prima edizione è rappresentato dalle "aperture" alla cittadinanza che erano state realizzate l’anno scorso attraverso le conferenze pubbliche serali. Contrariamente al passato, tuttavia, questi momenti divulgativi saranno posti alla fine del percorso, rappresentando infatti la conclusione dell’iter formativo e, nel contempo, il contributo che i corsisti esporteranno, condividendolo con la Città.


Laboratorio "A": La gestione dei conflitti nei contesti interculturali

Il laboratorio si propone come occasione di apprendimento rispetto alle competenze relative all’osservazione, analisi e gestione dei conflitti all’interno di contesti interculturali, con particolare riferimento alle situazioni educative e alle relazioni d’aiuto. L’ipotesi di partenza è che, anche all’interno di rapporti significativi e a volte profondi, l’incontro tra due identità culturalmente differenti è spesso faticoso e disturbato dalla presenza e dall’azione di paradigmi e codici culturali di cui gli attori sono portatori, ma che risultano spesso sconosciuti e difficilmente accessibili.

Possedere un quadro di riferimento metodologico e strumenti operativi di analisi e gestione per le situazioni di conflitto in contesti interculturali costituisce una competenza necessaria in particolare per chi si trova a lavorare in realtà educative e socio-assistenziali dove è sempre più frequente la presenza di soggetti portatori di culture differenti.

Obiettivi: Problematizzare il tema partendo dall’esperienza dei partecipanti e definire un modello di approccio;

Favorire il rafforzamento delle capacità di riconoscimento e identificazione della presenza e dell’azione di paradigmi e codici culturali;

Offrire metodologie e strumenti per l’analisi e la gestione costruttiva dei conflitti in contesti interculturali.

Contenuti: Fenomenologia del conflitto interculturale; L’osservazione e analisi di situazioni di conflitto; La negoziazione interculturale in situazioni di conflitto.

Tempi: Il laboratorio si articola in 2 giornate piene (sabato) per un impegno complessivo di 14 ore;

Metodologia: Si farà ricorso ad un approccio basato sul coinvolgimento diretto dei partecipanti, attraverso l’utilizzo di diverse situazioni formative (attività di simulazione, esercitazioni, sotto-gruppi di problematizzazione e ricerca, interventi di approfondimento, discussioni guidate, studio di casi, ecc.).

Formatori: dr. Francesco Ragusa - Centro Ped. per la Pace (Piacenza) - dr. Fabrizio Lertora - Centro Ped. per la Pace (Piacenza)

Destinatari: un massimo 40 partecipanti, fra mediatori e facilitatori inteculturali, suddivisi in 2 gruppi che viaggeranno in parallelo.


Laboratorio "B": La fabbrica del sé e dell’altro. Per un approccio sistemico alla comunicazione interculturale.

Oggi ci si può avvicinare alla comprensione dell’organizzazione umana con delle teorie che, pur privilegiando gli aspetti interattivi, forniscono anche spiegazioni di natura individualistica. E’ proprio questa prospettiva integrata a sostenere l’idea che l’individuo acquisisce un sé individuale solo se lo costruisce nel suo relazionarsi con l’altro.

Questo laboratorio propone un percorso formativo che inserisca la valorizzazione del sé nella cornice di una teoria relazionale "cosmopolita" in cui non sono le persone o le culture le condizioni a priori del processo di comunicazione, bensì il processo di comunicazione stesso.

Obiettivi: Problematizzare, considerando "strano e atipico" ciò che è familiare e conosciuto; Scoprire la parzialità e la relatività del nostro approccio culturale alla realtà;  Considerare l’identità come risultato dell’interazione esperienziale e comunicativa con l’altro; Pensare le persone, le emozioni, gli eventi e le stesse culture come frutto di tali processi interattivi.

Contenuti: La costruzione del sé attraverso l’autonarrazione; l’autobiografia come storia per tessere storie collettive;la comunicazione come strumento primario per la costruzione delle realtà sociali.

Tempi: Il laboratorio si articola in 4 incontri a cadenza settimanale con orario 18.00 – 20.30 per un impegno complessivo di 10 ore;

Metodologia: Nella realizzazione del laboratorio si farà ricorso a varie metodologie didattiche, alternando lezioni frontali, role-playing, esercitazioni individuali e collettive, case-history, ecc.

Formatori: dr. Tiziano Apolloni - psicologo psicoterapeuta (Vicenza)

dr. Igino Bozzetto - psicologo psicoterapeuta (Vicenza)

Destinatari: un massimo 40 partecipanti, fra mediatori e facilitatori inteculturali, suddivisi in 2 gruppi paralleli.


Laboratorio "C":  La normativa sull’immigrazione. Aspetti applicativi.

Il legislatore nazionale è intervenuto in più occasioni per disciplinare il fenomeno migratorio che è andato via via ampliandosi negli ultimi 10-15 anni. Il processo evolutivo che ha subito il quadro normativo in questo ambito risulta estremamente interessante, compendiando esigenze economiche, istanze sociali, rispetto di diritti umani e civili. Il laboratorio intende affrontare gli aspetti che più direttamente hanno a che fare con l’integrazione, nel quotidiano, dei cittadini stranieri, soffermandosi in particolare sugli aspetti amministrativi legati all’ingresso, soggiorno ed uscita degli immigrati.

Obiettivi: Fornire strumenti di conoscenza sui diritti e doveri connessi all’immigrazione;

Far acquisire competenze per il supporto ai cittadini immigrati nell’espletamento dei più comuni adempimenti amministrativi.

Contenuti: Quadro storico della normativa italiana in materia di immigrazione; elementi di diritto amministrativo e conoscenze procedurali relative ai più comuni adempimenti amministrativi (richieste di ingresso, rinnovo del permesso di soggiorno, domande di ricongiungimento familiare, ottenimento di carta di soggiorno, ecc.)

Tempi: Il laboratorio si articola in 3 incontri a cadenza settimanale con orario 18.00 – 20.30 per un impegno complessivo di 7,5 ore;

Metodologia: Alla trasmissione frontale verranno alternate metodologie formative interattive (attività di simulazione, esercitazioni, sotto-gruppi di problematizzazione e ricerca, interventi di approfondimento, discussioni guidate, studio di casi, ecc.).

Formatori: Gabriele Brunetti - Pres. Ass. "L’isola che non c’è" (Vicenza)

Destinatari: un massimo 25 partecipanti, fra mediatori e facilitatori inteculturali.


Laboratorio "D": La nostra tradizione: la mia e la tua a confronto.

Ogni cultura umana possiede un patrimonio inestimabile dato dalle tradizioni popolari che si sono tramandate nei secoli attraverso proverbi, modi di dire, canzoni, leggende... Che sia un bene a rischio non c’è dubbio. Il pericolo non è però dato dall’integrazione con culture provenienti da altri Paesi, ma dalla massificazione imposta dal mercato. Lo sradicamento, l’omologazione, l’anonimia minacciano tanto le tradizioni valleogrine quanto quelle di cui sono portatori i nostri immigrati. Il laboratorio intende lanciare una sfida: trasformare l’incontro con altre culture "minori" in un’occasione di confronto, riscoperta, rilancio. E’ una ricerca nella memoria che vuole portare alla luce ciò di cui siamo spesso inconsapevoli portatori.

Obiettivi: recuperare la propria tradizione popolare attraverso il confronto con altre culture;

rintracciare, nelle differenze e peculiarità, elementi che accomunano le diverse espressioni umane.

            Contenuti: Verranno concordati assieme ai partecipanti 1-2 argomenti da approfondire all’interno del laboratorio,

              scegliendoli fra diverse proposte:  miti, leggende, fiabe, filastrocche; ciclo della vita umana; ciclo dell’anno;

mestieri; alimentazione; religioni, feste e riti; abbigliamento; medicina e malattie; scuola; giochi; ecc.

Tempi: Il laboratorio si articola in 4 incontri a cadenza settimanale con orario 18.00 – 20.30 per un impegno complessivo di 10 ore;

Metodologia: Il laboratorio si configura come una tavola rotonda, in cui il relatore non è figura preponderante, ma svolge di volta in volta ruolo di propositore e stimolatore di spunti, argomenti e conoscenze che partendo dalla tradizione italiana si offrano come riflessione e polo catalizzatore di tutte le tradizioni popolari.

Formatori: Prof.ssa Lina Cocco - scrittrice ed esperta di tradizioni popolari

Destinatari: un massimo 20 partecipanti, fra mediatori e facilitatori inteculturali.


Modalità organizzative

I laboratori avranno sede presso Palazzo Toaldi-Capra. La scelta degli orari (tardo pomeriggio e giornata di sabato) è stata fatta per consentire ai corsisti di conciliare la frequenza con i propri impegni lavorativi.

Al fine di realizzare una concreta esperienza formativa di gruppo, si è voluto limitare il numero dei partecipanti. Per tale ragione alcuni corsi sono stati sdoppiati.

Considerato il legame di continuità con la passata edizione, verrà data precedenza a quanti hanno frequentato per almeno 2/3 il 1° corso, cui sarà garantita priorità nell’iscrizione ad almeno 2 dei 4 laboratori. Analoga riserva sarà riconosciuta a tutti i mediatori iscritti all’albo comunale.

I posti che residuano verranno ripartiti dalla segreteria organizzativa del corso fra i vari servizi ed associazioni scledensi che operano nel campo dell’immigrazione. Tra i gruppi stranieri presenti a Schio si cercherà di coinvolgere le etnie che sinora non hanno preso parte al progetto (in particolare ghanesi).

Nella composizione dei gruppi si cercherà di equilibrare la presenza di italiani e stranieri.

La partecipazione al corso è gratuita. Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza con indicazione del numero di ore d’aula e dell’eventuale attività di esercitazione svolta.

Con provvedimento dirigenziale verranno individuati il responsabile del corso e i tutor di ciascun laboratorio. Oltre alle funzioni organizzative e di supervisione già espletate nella passata edizione, si aggiunge quest’anno alla segreteria il compito di coordinare i gruppi di lavoro per la realizzazione degli incontri finali rivolti alla cittadinanza.

Al termine di ciascun laboratorio verrà, infatti, proposta ai corsisti interessati un’attività di esercitazione con l’obiettivo di preparare uno o più momenti collettivi (Workshop) in cui poter dare un "ritorno" di quanto esperito.

Modifiche al programma del corso potranno essere apportate in itinere per necessità organizzative o per eventuali specifiche esigenze prospettate dai corsisti.


Strumenti di verifica

La documentazione raccolta durante il corso formativo sarà conservata agli atti e consultabile presso il Servizio Sociale, così come il materiale bibliografico e gli elaborati dei corsisti.

L’andamento del corso e l’indice di presenza saranno costantemente monitorati dal responsabile del corso che redigerà una relazione finale sulla base anche dei giudizi e delle osservazioni espressi al termine dai partecipanti attraverso un questionario di valutazione.

 


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