"CORNICI CULTURALI, CONFLITTO, MEDIAZIONE" Marianella
Sclavi (Etnografia Urbana e arte di
Ascoltare, Politecnico, Milano)
Delle
Sette regole dellarte di ascoltare (Sclavi, 2000a) che riportiamo qui
sotto, quella che più immediatamente rende lidea di cosa si intende per Ascolto
Attivo è la seguente: Se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo, devi
assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua
prospettiva. LAscolto Attivo implica il passaggio da un atteggiamento del tipo
giusto-sbagliato, io ho ragione-tu hai torto,
amico-nemico ad un altro in cui si assume che linterlocutore è
intelligente e che dunque bisogna mettersi nelle condizioni di capire comè che
comportamenti e azioni che ci sembrano irragionevoli, per lui sono totalmente ragionevoli
e razionali. Le basi teoriche per questo approccio sono state delineate da studiosi che
hanno sostenuto la priorità dellascolto in un paradigma dialogico (Martin
Heidegger, Michail Bachtin, Martin Buber) e dai teorici dei sistemi complessi (Bateson,
von Foerster, Kurt Lewin, Emery e Trist, Ashby).
Il modello più efficace per comprendere la differenza fra Ascolto Passivo e Ascolto
Attivo è offerto dalla buona comunicazione interculturale in situazioni concrete e
contingenti (Sclavi, 2000a e 2000b) in quanto rende più facilmente evidenziabile che
uno stesso comportamento può avere significati antitetici e al tempo stesso
assolutamente legittimi. Per esempio il non guardare negli occhi una persona anziana
e autorevole in un contesto culturale può essere segno di rispetto, in un altro
segno di mancanza di rispetto. I malintesi, lirritazione, limbarazzo, la
diffidenza in questi casi non sono risolvibili in termini di comportamenti giusti o
sbagliati, ma cercando di capire lesperienza dellaltro, il che implica
accogliere come importanti aspetti che siamo abituati a considerare trascurabili o
addirittura che prima non abbiamo mai preso in considerazione (1).
L'atteggiamento giusto da assumere quando si pratica l'Ascolto Attivo è diametralmente
opposto a ciò che caratterizza quello che tradizionalmente viene considerato un buon
osservatore: impassibile, "neutrale", sicuro di sé, incurante delle proprie
emozioni e teso a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto ascolta. Al
contrario, se vogliamo entrare nella giusta ottica, dobbiamo imparare qualcosa di nuovo e
sorprendente, che ci spiazza dalle nostre certezze e dunque che ci consente di
dialogare.
Questo significa che dobbiamo essere disponibili a sentirci "goffi", a
riconoscere che facciamo fatica a comprendere ciò che l'altro ci sta dicendo: in questo
modo stabiliamo rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco che sono la
condizione per affrontare congiuntamente e creativamente il problema. È la rinuncia alla
arroganza delluomo-che-sa e laccettazione della vulnerabilità, ma anche
l'allegria, della persona-che-impara, che cresce, che cambia con gli altri invece che
contro gli altri.
La dinamica complessiva di questo tipo di comunicazione è ben rappresentata
dallaneddoto del giudice saggio, che è il seguente. Al giudice saggio
furono portati i due litiganti. Egli ascoltò molto attentamente le ragioni del primo e
commentò: Tu hai ragione. Poi ascoltò il secondo e di nuovo commentò:
Tu hai ragione. A questo punto un osservatore esclamò: Eccellenza, non
possono avere ragione entrambi!!. Il giudice saggio ci pensò sopra un attimo e poi,
serafico: Hai ragione anche tu. Nella comunicazione interculturale molto
spesso hanno ragione entrambi gli interlocutori, e al tempo stesso non possono aver
ragione entrambi perché non si capiscono fra loro. Il riconoscerlo è un indice di
saggezza. Il dialogo fra culture diverse non riguarda in primo luogo i comportamenti,ma
abitudini percettive-valutative profondamente interiorizzate e difficili da cambiare.
Quando ci muoviamo entro un sistema semplice (cornici condivise, stesse
premesse date per scontate) labitudine di pensiero più adeguata è quella della
logica classica, della razionalità analitica e lineare. Ma quando il sistema di cui siamo
parte è complesso (caratterizzato dalla comunicazione fra cornici diverse),
bisogna passare ad unaltra abitudine di pensiero guidata dallascolto attivo,
interessata alle cornici e premesse implicite, che considera losservatore parte
integrante del fenomeno osservato, circolarmente e auto-riflessivamente. Sempre più
spesso con il diversificarsi della nostra società, lascolto attivo diventa una
competenza di base, indispensabile anche nella vita quotidiana all'interno di una
"stessa cultura"(2) . Questa competenza oggi è spesso richiesta anche nei
rapporti fra genitori e figli, fra marito e moglie, fra insegnanti e allievi, fra pubblici
amministratori e cittadini, fra urbanisti e abitanti.
Le seguenti due Tavole Sinottiche (Sclavi,2000) riassumono le principali differenze fra le
"Due Abitudini di Pensiero".
Tavola
1
Sistemi semplici
|
Sistemi
complessi |
Dove
"le stesse cose " hanno lo stesso significato
|
Dove
"le stesse cose" hanno significati differenti |
Stesse
premesse implicite |
Diverse
premesse implicite |
(cornici)
Ciò che diamo per scontato ci aiuta a comunicare
|
(cornici)
Ciò che diamo per scontato ci impedisce di comunicare
|
Io
ho ragione, tu hai torto ( o viceversa ) |
Tutti
hanno ragione. Anche chi dice che non possono aver ragione tutti.
|
Controllo
di primo grado (Saper prevedere larco di reazioni possibili ) |
Controllo
di secondo grado (Saper trasformare le reazioni inattese in conoscenza) |
Mondo
mono-culturale |
Mondo
pluri-culturale |
Uni/verso |
Pluri/verso
|
Tavola 2
Ascolto
passivo
Ascolto
attivo
Statico
(Una
unica prospettiva giusta) |
Dinamico
(Una pluralità di prospettive) |
Passivo(rispecchiare
la realtà) |
Attivo(costruzione
della realtà) |
In
controllo(incidenti
di percorso
e
imbarazzi: negativi ) |
Goffo
(incidenti
di percorso
e
imbarazzi:positivi) |
Soggettivo:
no, Oggettivo: sì. |
Nè
soggettivo, né oggettivo.
(esploratore di mondi possibili ) |
Neutralizzare
le emozioni. |
Centralità
delle emozioni |
Potremmo
anche aggiungere dal lato dell'ascolto passivo: "attenzione ai contenuti" e da
quello dell'ascolto attivo: "attenzione alla forma." Qualsiasi comportamento,
anche il semplice camminare per strada, può essere visto non solo come l'attuazione di un
concetto astratto: "il camminare" (attenzione ai contenuti), ma anche come un
susseguirsi di discontinuità, di microscopici incidenti e occasioni di imbarazzo che
possono essere gestiti in modi e stili diversi (attenzione alla forma). Questo vale non
solo per le persone e interazioni osservate, ma anche per l'osservatore. In un certo senso
si può dire che l'interesse principale di chi pratica l'ascolto attivo è osservare se, e
come, lui stesso e gli altri praticano l'ascolto attivo. E' una osservazione
"ecologica" alla maniera di Gregory Bateson e "polifonica" alla
maniera di Michail Bachtin.
Le Sette Regole dellArte di Ascoltare (Sclavi,2000)
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più
effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di
vista, devi cambiare punto di vista.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e
chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro
linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è
relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per
lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e
fastidiosi, marginali e irritanti,perchè incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione
interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo
appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.Ma
quando hai imparato ad ascoltare,l'umorismo viene da sè.
Bibliografia:
Bateson,
Gregory
1976,Verso unEcologia della Mente, Milano, Adelphi
1984, Mente e Natura, Milano, Adelphi
1996, Questo è un Gioco, Milano, Cortina
1997a Il Ruolo dellUmorismo nella Comunicazione Umana in aut-aut, 282
pp 4-52
1997b Le emozioni esaminate da un sociologo in G. Bateson Una Sacra Unità,
Milano, Adelphi, pp 212-219
Bert Giorgio e S. Quadrino
1999,LArte di Comunicare,Napoli, Cuen
Buber,Martin
1993, Il principio dialogico e altri saggi, Milano, San Paolo ED.
de Bono,Edward
1991,Io ho ragione,tu hai torto, Milano, Sperling e Kupfer Editorri
Kunda,Gideon
2000, Lingegneria della Cultura, Torino, Einaudi
Peters,Tom e R.H. Waterman
1982, In Search of Excellence, New York,Harper & Row
Sclavi,Marianella
1994 A una spanna da terra. Milano: Feltrinelli
2000a Arte di Ascoltare e Mondi Possibili. Milano: Le Vespe.
2000b La Signora va nel Bronx. Milano: Le Vespe
Wolvin,Andrew e C.G. Coakly
1988, Listening, Dubuque,Iowa,C.Brown Publishers
Note
1)
Per esempio, una signora anziana di un Paese occidentale probabilmente si sentirà
irritata e insospettita se la giovane coreana che laccudisce non la guarda negli
occhi. Perché la convivenza proceda bene, nellaccoglienza reciproca, entrambe
devono imparare a interpretare le proprie emozioni come informazioni sulle cornici date
per scontate e non sul significato dei reciproci comportamenti. Lirritazione
anziché dare adito a un atteggiamento difensivo-aggressivo, deve essere considerata punto
di partenza per metacomunicare (così si usa da noi..) e per porsi
come esploratrici di mondi possibili e inventrici di nuovi e più complessi
modi di convivenza. Questo richiede tolleranza, flessibilità e senso dellumorismo
(de Bono,1991).
2)
Nella famiglia patriarcale si dava per scontato che tutti condividessero le stesse
premesse implicite di cui era portatore e simbolo il pater familiae, nella famiglia
polifonica, in cui tutti sono coprotagonisti, bisogna fare grande attenzione alle premesse
implicite dei vari attori e il terreno condiviso si sposta a un livello di astrazione più
alto, riguarda i modi di gestire queste differenze; la comunicazione stessa diviene
polifonica oppure cacofonica.
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